Per lo stradale che da Gorizia mette a Udine due magnifici cavalli neri
facevano volare una elegante carrozza discoperta. Dentro a fianco d'un
signore piuttosto avanzato in età stava mollemente adagiata una gentile
damina, la cui _mise_, benchè da viaggio, annunziava il buon gusto
della capitale. I suoi bellissimi occhi intenti al sole che tramontava
avevano un'espressione piuttosto melanconica. Era d'estate. La vasta
pianura rinfrescata da un leggero venticello moveva placidamente il
ricco suo verde indorato dagli ultimi raggi. Una quantità di picciole
nubi tinte nei più vaghi colori dell'iride s'andavano agglomerando
sull'orizzonte come per far corteo al sole moribondo che già cominciava
a tuffarsi nella lontana marina. Parevano i flutti di un immenso
mare di porpora, parevano un'infinita turba di pecore dal vello
d'oro che dopo aver pascolato tutto il giorno pegli azzurri campi del
cielo or si riducevano all'ovile dietro i passi del loro sfolgorante
pastore. La giovinetta, innamorata della magnifica scena, metteva sì
poca attenzione agli animati discorsi del suo compagno da viaggio,
che questi a trovar la parola che pur le penetrasse l'udito dovette
cercarla in un'allusione a quel bellissimo tramonto.
— O mia Cati! ei le diceva, se il nostro progetto s'avvera, i miei
ultimi giorni saranno lieti e io terminerò felice la mia mortale
carriera, come quel sole che ora in sì placida e maestosa pompa
discende all'occaso. Una lagrima corse per le guance alla giovinetta.
— Dio, che mi vede l'anima, sa come io lo preghi, padre mio, di
concedervi una lunga vita e tutta felice, — diss'ella con un timbro
di voce così soave che pareva un'armonia. — Oh! io lo sarò felice e
pienamente, ripigliò il vecchio, quando ti vedrò in possesso della
bella fortuna che ti si prepara. Fin da quando tu eri fanciulletta
nell'istituto delle Dame X*** a Vienna, e io ti vedeva crescere ogni
giorno più aggraziata e gentile, cotesto era il più caro de' miei voti;
ma non ardiva pensarci da senno, perchè troppo grande mi pareva la
distanza fra te umile figlia di un barone di provincia ed egli sangue
di principi, collocato sì dappresso alla santa maestà del trono. Chi
mi avrebbe detto che proprio nel momento in che la sua fortuna fatta
di tanto più cospicua pe' segnalati servigi prestati al nostro buon
Imperatore, io fossi così vicino a veder realizzata cotesta mia secreta
speranza? Eppure la lettera della tua nobile zia e l'invito della
Contessa che ora ci chiama in sua casa, dov'egli ritorna dopo la sua
gloriosa vittoria, mi danno certezza che il mio è qualche cosa di più
di un castello in aria. Mia Cati, poichè egli desidera di rivederti,
credi, non può essere che per deporre a' tuoi piedi la sua immensa
fortuna. E quando ti avrà riveduta non sarà, no, più sogno il mio! Le
tue adorabili qualità lo faranno superbo della sua scelta, nè l'amore
grandissimo che io ti porto mi fa ora velo dinanzi agli occhi. Allorchè
mio fratello moribondo ti confidava nelle mie braccia, io mi accorsi
subito che l'orfanella era un grande tesoro... — Tesoro, padre mio,
è stata la vostra bontà, le cure e l'affetto più che paterno che voi
sempre mi prodigaste, al quale, soggiunse ella abbassando la voce e
facendosi sempre più melanconica, al quale io sento rimorso di non
saper corrispondere come dovrei!... — Senti, Cati, noi vogliamo vivere
sempre insieme. Quando sarai maritata, io mi stabilirò a Vienna vicino
a voialtri: ti vedrò ogni giorno, la tua felicità sarà tanta vita per
me. Vienna è un gran bel paese! L'allegra, la gaia Vienna, il paradiso
terrestre delle feste e dei piaceri! Oh si sa vivere a Vienna!...
Qui, poverina, tu se' fuori di sito. Chi sa comprenderti qui? Cotesti
rozzi provinciali non possono apprezzare le grazie squisite della tua
nobile educazione; le tue amabili maniere, il tuo buon gusto, i tuoi
distinti talenti qui sono perduti, sprecati, e per questo mi sei così
melanconica. Ma a Vienna avrai campo di brillare. Tu se' nata fatta
per essere la delizia di una capitale, per destare l'ammirazione e la
simpatia nei nostri eleganti _salons_. Oh pensa la mia gioia quando
ti vedrò finalmente collocata nella luminosa atmosfera che unica ti si
conviene! Il riverbero di tanto splendore farà ringiovanire il povero
vecchio. Non dubitare, torneranno i bei tempi della pace. In breve le
armi vittoriose del nostro sovrano finiranno di ristabilire dovunque
l'ordine e la tranquillità. Una volta estirpata la ribellione, tu
pure tornerai lieta. Il tuo cuore sensibile non è fatto pe' trambusti
della guerra. Essi ti turbano, ti fanno male, ed è perciò che le
tue belle guance si sono illanguidite. Povera la mia Cati! Tu se' un
nobile fiore, ma dilicato: coteste villane bufere ti offendono, ed hai
bisogno della ricca e tepida serra per poter spiegare tutto il tesoro
de' tuoi colori e de' preziosi profumi. La tua serra è la capitale.
Là mi tornerai fresca ed allegra, colle tue belle rose sul volto,
cogli occhi pieni di vita e di brio.... Ed entusiastato continuò per
buona pezza a discorrere dell'avvenire che gli prometteva un così
dolce sorriso. La fanciulla taceva, e contemplava gli ultimi sprazzi
della luce che quietamente facevano rubiconda la cima dei nostri
monti. Una volta nel passare dinanzi a un cimitero campestre i suoi
occhi si fermarono sui tumuli coperti di recente erbetta a' piedi
degli ulivi le cui frondi commosse dall'aura vespertina tremolavano
or bianche ed or verdi lasciando piovere la porpora del tramonto che
come un affettuoso addio pareva accarezzare quei poveri morti, e sentì
che a tutte quelle gioie mondane ella avrebbe preferito di dormire
eternamente, ma lì nella sua terra nativa. Frattanto la carrozza giunta
a N*** s'era soffermata alla sbarra dove si paga il pedaggio. Vedendo
signori, una povera donna trasse innanzi a chiedere l'elemosina. La
seguivano tre bambini, portava il grembo fecondo di un altro. L'atto
strano con cui stese la destra volgendo dall'altra parte la faccia
vergognosa e queste parole: Abbruciati di Jalmicco! — ch'ella proferì
invece di preghiera, ferirono il barone. Ei rimise nel borsellino la
moneta che già stava per gittarle e guardandola con severo cipiglio
— Ribelli eh? disse, oh bene vi sta la terribile punizione che vi
tiraste addosso! A simile genia nessuna compassione! — e ordinò al
cocchiere di sferzare i cavalli. Come l'inesperto, che nell'adoperare
un coltello a due tagli s'insanguina le mani, così quel rimprovero
ferì tremendamente da due parti. La pietosa fraile vide quella povera
donna farsi di bragia e tirare a sè l'ultimo de' suoi bambini che
stendeva ancora le mani ad implorare misericordia dalla carrozza che
partiva, videla accarezzarlo con un sorriso d'indefinibile amarezza,
mentre inavvertite le gocciavano a quattro a quattro le lacrime sulla
bionda testa dell'innocente. Un'orribile scena d'incendio, di rapine,
di dolori e di miseria le si dipinse dinanzi all'anima commossa...
Quai che si fossero le colpe di quella meschina, ella pativa: pativano
quei poveri fanciulletti che certo non potevano aver colpa. Chi sa
quante lacrime erano condannati a versare!... Quella moneta rifiutata
avrebbe pur potuto tergerne qualcuna! ed ella, che in tal momento
avrebbe voluto tergerle a costo di sangue, sentiva di abborrire quel
metallo rimasto lì inerte. Oh! ei le pesava sul cuore come un rimorso.
E le pareva peccato pensare a comparir bella e spiritosa nell'istessa
ora che quella raminga piangeva per non aver pane da dare alle sue
creature; far pompa di mille inutili adornamenti, godere una lieta
serata, tutti i comodi e il lusso della vita, mentre colei senza tetto,
gittata su d'una strada nel profondo della miseria rammemoravasi forse
la crudeltà di quei signori, che invece di soccorrerla l'avevano
rimproverata.... E lo sforzo terribile di dimandare l'elemosina
pagato con un rifiuto!... Doveva averle costato quell'umile dimandare
l'elemosina! Tutto il sangue l'era corso alla faccia. L'aveva ben'ella
veduta come si nascondeva e come le tremavano le labbra, quando proferì
quella solenne parola: Abbruciati di Jalmicco! E le si ridusse dinanzi
alla memoria la sera in cui salita sulla terrazza della sua casa aveva
veduto ardere quel povero villaggio insieme cogli altri in quella notte
distrutti. Quando smontò nel cortile della Contessa, e fatta salire
nella camera da ricevere ella fu accolta con ogni maniera di cortesia
così dalla padrona di casa come da diversi graduati austriaci che lì
stavano aspettandola, la sua mente funestata non ravvolgeva che tristi
pensieri. Era pallida fuor di misura, un cerchio di ferro le strigneva
le tempia, di modo che parevale sentirsi scoppiare il cervello, la luce
dei doppieri le offendeva la vista; nondimeno procurò di raccogliere
tutta la sua forza per corrispondere ai gentili complimenti che le
venivano indirizzati. Un bel giovane biondo dalla tinta dilicata e
dagli occhi cerulei le si assise dappresso. Parlavano della capitale,
dov'ella era stata educata, delle conoscenze comuni ad entrambi, di
un magnifico giardino, che da fanciulli avevano una volta visitato
insieme.... Procurava di comporre al sorriso le labbra smarrite;
discorreva di fiori, e cogli occhi dell'anima non vedeva che macchie
di sangue. Le pareti della stanza erano adorne dei ritratti dei più
famosi tra i generali dell'armata austriaca. La luce dei doppieri dava
nei vetri e nelle cornici dorate dei quadri, e quel riverbero agli
occhi ammalati di lei pareva lo splendore infausto degli incendi altre
volte veduti e dappoi continuamente meditati; cominciò ad offuscarsele
la vista. I lumi, la stanza, le persone che la circondavano, i quadri,
tutto le si mesceva. Quelle immagini ch'ella vedeva come a traverso
le fiamme, le si tramutavano dinanzi: assumevano le forme esecrabili
di cadaveri scarnati, di serpenti, di luridi vampiri. I muri le si
mostravano tutti insozzati di larghe strisce di sangue, il pavimento
un bulicame di sangue; perfin la croce di brillanti che scintillava
sul petto del suo giovane interlocutore le parve grondante di sangue.
Chiuse gli occhi inorridita e lasciò sfuggire un gemito. Tutti
s'accorsero che le veniva male, e la contessa s'affrettò a condurla
sulla terrazza a respirar l'aria fresca della notte. Rimbombava il
cannone di Palma e l'aria appariva ad intervalli accesa dalle bombe
che da quattro lati lanciavansi contro la fortezza. I loro scoppi
facevano tremare fin dalle fondamenta la casa, e talmente offesero i
nervi di lei, che spaventati per la sua vita dovettero subito pensare
a coricarla.