MARIA.

Maria era una contadina nata in un'amena villetta sulla sponda

sinistra del Natisone, e venuta a marito in una famiglia di buoni

mezzaioli, abitante a poche miglia di distanza dall'altro lato del

torrente. La giovanezza passò per lei in un momento, ed appassitasi

prima del tempo, a trentacinqu'anni ne mostrava quasi cinquanta. Non

erano i suoi capelli che fossero imbiancati, ma la sua pelle delicata

e fina aveva assunto una tinta giallastra. La sua fronte appariva

solcata da rughe precoci, ed i suoi grandi occhi celesti parevano

come impietriti. Chi si ricordava d'aver veduto nelle sagre del

paese pochi anni innanzi danzare questa bionda e ricciuta contadina,

le cui braccia fresche e vellutate vincevano in candore le maniche

della camicia che le velava per metà, non poteva darsi pace che un

così breve spazio di tempo avesse bastato a scolorire le rose vivaci

delle sue guance, ed a trasformarla in modo da non poterla più

quasi ravvisare. Era uno di quegli irrecusabili testimoni dell'umana

caducità, che nostro malgrado ci fanno pensare alla vita che fugge,

e ci riempiono il cuore di amarezza. Moglie di un uomo che l'amava,

e ch'ella stessa aveva scelto, innestata in una famiglia di villici

bensì, ma sufficientemente agiata, e dove il numero delle braccia non

era scarso al lavoro, madre di cinque figli robusti e morigerati,

la sua vita scorreva abbastanza tranquilla per non dar a divedere

nessun adequato motivo di questa sua precoce consunzione. Ella aveva

sortito da natura una gentilezza d'animo e una squisitezza di sentire

in armonia forse coi delicati lineamenti del suo volto, e colla fina

tessitura del suo individuo, ma poco comuni alla sua classe, e poco

convenienti alla vita laboriosa e alla società grossolana a cui era

destinata. Una parola, un pensiero, il cangiarsi del tempo, uno de'

suoi cari in pericolo, la minima disgrazia o contrarietà bastavano

talvolta a conturbarla. Si fabbricava sola le angosce, il suo cuore

appassionato batteva rapido, e i suoi battiti avevano forse così

anzi tempo consumata la fragile corteccia di che viveva avviluppato.

Tutti i vari accidenti della vita lasciavano un'orma indelebile

su questa dilicata creatura, simile alla candida campanella del

convolvolo silvestre che non può senza offuscarsi sopportar l'ala del

più leggiero fra gl'insetti. Una volta vennero ad avvisarla che suo

padre trovavasi gravemente ammalato. Era tardi, e pioveva a dirotto;

nulla di meno, ella, preso il suo fazzoletto da testa, e gettatavi

sopra un'ampia tovagliola di tela ben fitta, correva per la strada

più breve alla volta del villaggio nativo. Ma giunta al torrente, e

guadato il primo ramo, s'accorse che l'acqua cresceva. A cavalloni

giù per la ghiaia veniva un secondo, un altro più lungi torbido e

spumante percuoteva con gran fragore nella riva, e rosicchiandola in

cerchio faceva cadere le zolle del prato a cui aveva sotto cavate le

fondamenta; capì che sarebbe stato vano il tentar di superarlo, tornò

addietro, e costeggiando giunse fino a Manzano, dove sperava di trovar

la barca che la tragittasse. Impossibile: le piogge cadute nei monti

lo avevano talmente gonfio, ed ei precipitava con tanta furia, che

per allora bisognava lasciarlo correre. Chi può dire l'affanno della

povera donna? Ella guardava quell'immenso volume di acque biondastre

che pareva volessero strascinar seco i villaggi fabbricati sulle sue

sponde, stendeva le braccia come se avesse voluto trapassarlo a volo,

piangeva, e stette lì tutta la notte esposta alla piova disperandosi,

ed aspettando angosciata che venisse il momento di poter pur finalmente

varcare. Un'altra volta ell'era al campo assieme con una sua cognata

più giovane, a cui ella voleva un gran bene, e il bambino della quale

ella spesso sovveniva del proprio latte e curava come fosse stato

suo. Or egli avvenne che così chiacchierando, non so su che fatto

domestico, la giovane si lasciò scappare una parola di rimprovero.

Uscita da quelle labbra ch'ella aveva le tante volte baciate col più

sincero affetto, la ferì nel cuore come freccia avvelenata. Pianse

molto per quella parola, e fu sì afflitta, che quando gli altri neanche

più se ne ricordavano, ella ammalò e stette più giorni a letto. Non

era già che se le succedeva d'esser talvolta offesa od ingiuriata

ella rompesse in lamenti. Chiudeva il suo dolore in sè; ma come una

dimostrazione di benevolenza, una buona grazia qualunque, destavano

in lei una gratitudine, così del pari manteneva a lungo la ricordanza

dei mali tratti ricevutine, il suo cuore era tardo a rimarginare le

ferite, e al minimo tocco rinsanguinava da capo. Un dì vide la suocera

affaccendarsi ad ammannire non so che ghiottoneria per il bambino d'una

sua figlia; si ricordò che sedici anni prima le era stato negato un

po' di pan bianco per il suo primogenito che delicato e malaticcio non

poteva trangugiare la polenta; e pianse, come s'egli avesse tuttora

patito la fame di quel giorno. Questo eccesso di sensibilità era il

lato debole della buona Maria, era l'ombra, la polvere che appannava

un poco le altre belle qualità del suo carattere, perchè qualche volta

oppressa dal dolore trascurava i doveri di famiglia, all'adempimento

dei quali senza questo difetto sarebbe stata sempre zelantissima:

ma più che agli altri era funesto a lei, che mangiava spesso il suo

pane bagnato di lagrime, e non le spuntava quasi mai una gioia, che

non le si volgesse tosto in amaro. Povera Maria quando le mancarono

i genitori, quando le andò via soldato l'ultimo de' fratelli! ella

pianse tanto e parve così distrutta, che in pochi giorni le erano

volati sul capo degli anni interi. Ma la disgrazia che maggiormente

la ferì, e per la quale mostravasi tanto disperata ed inconsolabile da

far temere per la sua ragione e per la sua vita, fu la morte della sua

ultima figliolina. Difatti quella bimba era così cara, che portò via

il cuore a tutti quelli che la conoscevano. Io mi ricordo di una sera.

— Si celebravano le nozze d'un cugino della Maria; e invitata da quei

buoni villici a partecipare alla loro gioia, io sedeva presso al fuoco

in compagnia d'alcune vecchie comari, mentre nella stanza contigua si

ballava. La fanciulletta avrà contato allora quattr'anni. Venne con

tutta libertà a sedersi su' miei ginocchi. Indarno le buone donne la

sgridavano, e per poco mi toglievano il piacere di quelle innocenti

carezze, ch'ella, protetta da miei baci, continuò a trattarmi come

se fossi stata sua madre. Bisognava vederla, fatta allegra dal suono

dei violini, danzare intorno per la cucina tenendosi il grembialino,

e poi alla fine d'ogni scambietto mi saltava di nuovo in braccio, mi

accarezzava i capegli e voleva che la baciassi. Ella mi conservò a

lungo l'amicizia di quella sera. Tutte le volte che mi vedeva dappoi in

chiesa attraverso di que' suoi ricci biondi che parevano oro filato, mi

sorrideva e non era contenta finchè non l'avessi salutata d'un guardo.

Se nelle sere festive, mentre ritornava dal rosario, s'accorgeva

ch'io fossi a goder la notte seduta al mio solito su d'una pietra in

fondo al villaggio, lasciava la compagnia delle sorelle, e in punta di

piedi s'appressava. Mi par ancora di vederla sbucare dietro la siepe

dei mori, e soffermarsi lì tacita al chiaro della luna finchè trovava

il destro di dirmi quel suo affettuoso _Mandi!_[2] ch'era un saluto

venuto dal cuore, e che per il mio cuore valeva per ben mille studiati

complimenti. La Menicuccia era una candida fanciulletta, sempre

sorridente e diritta sulla ben complessa personcina, che non temeva

la presenza dei signori, e che, per quanto procurassero di farla stare

in rispetto, non voleva capire le differenze di condizione. Io l'amava

per quella sua ingenua famigliarità, che mi lasciava guardare a fondo

nel suo cuore non ancora chiuso dalla trista esperienza che insegna

al povero a trattare da nemici i più fortunati di lui, per quel _tu_

affettuoso e confidenziale che faceva sparire le cieche divisioni della

sorte e mi rivelava i tesori di quella semplice e bella animetta. Or

ella è volata in paradiso. Vi sono dei dolori che passano inosservati,

o tutt'al più leniti di un breve compianto; dei dolori che non si osa

di effondere, perchè la simpatia non sempre li propaga negli altri.

Il mondo non dona che poche lagrime ad un vecchio che ha compiuta la

sua mortale carriera: eppure quelli che lo amavano non devono sentir

meno la sua perdita perchè la sua testa era grigia. Anzi una lunga

abitudine e molti anni di affetto, col rafforzare i legami del cuore,

dovrebbero farci sentire più viva e più irreparabile la ferita quando

la morte viene a lacerarli. Chi pensa al fanciullino che dalla culla

passa alla tomba quasi senza toccare la vita? Lo si cinge di candide

vesti, lo s'inghirlanda di fiori, gli si canta un salmo di gioia, e

si lascia pianger sola la madre che ha sentito con lui spegnersi parte

della sua anima e che vede portar nel cimitero il suo sangue e la sua

carne. Così trascorsi alcuni giorni, nessuno più pensava al dolore di

Maria. Le restavano altri quattro figli, e poi non era giusto pianger

un'angioletta beata nel cielo, e non avevano riguardo a parlargliene,

e con improvvide consolazioni accrescevano la desolazione della povera

madre. Essa pensava continuamente a' pochi anni della sua Menicuccia,

la rammemorava dappertutto ov'era solita vederla; e quando, nel

coricarsi, presso al suo letto gettava lo sguardo sulla culla deserta o

sulle vesticciuole ancora appese alla parete, il cuore le s'infrangeva

e passava tutta la notte piangendo. Gli ultimi momenti della fanciulla

particolarmente erano per essa diventati una memoria indelebile. Nei

quindici giorni ch'ella stette ammalata aveva voluto aver sempre sua

madre daccanto; e, come la face che prima d'estinguersi manda più

vivo splendore, così ella in quelle ore estreme aveva dato segno di

un'intelligenza e di un affetto superiori alla sua età. Una sera mentre

ritornava dal campo, passò in vicinanza al cimitero. Si ricordò che

quando era a giornata in altra casa, la fanciulla andando pei campi

e passando per di lì, soleva fermarsi ore e ore seduta sul limite

della porta, affine di darle il buon giorno. Le parve di vedersela

innanzi pallida pallida, che la rimproverava d'averla dimenticata e di

passarle dappresso senza darle un abbraccio. Tornò addietro piangendo;

s'inginocchiò sulla porta del cimitero, e chiamandola coi più dolci

nomi la salutava e le parlava come se realmente l'avesse veduta. Un

vecchio prete, che era stato a visitare un infermo in un molino poco

di là distante, e che se ne tornava a casa attraverso la campagna,

udì quel lamento. Chiuse il breviario, e stato un attimo in orecchi,

s'incamminò a quella volta. Egli era d'un esteriore alquanto ruvido, ma

il suo cuore schietto s'apriva alla compassione; e subito che ravvisò

la donna, sentì rimescolarsi il sangue, le si appressò, e con la voce

piana e più che poteva amorevole, — Comare! le disse, comare, che fate

voi qui a quest'ora?

— Ah! rispose la donna additando una sepoltura, ogni giorno ella veniva

a salutarmi. Ogni sera sulla porta di casa ella stava aspettandomi per

corrermi in braccio prima di coricarsi! — Il prete la lasciò piangere,

e parlò a lungo con lei della fanciulla, e si fece raccontare tutti i

particolari della malattia che l'aveva rapita; poi le stese una mano,

e mostrava di volerla accompagnare a casa. Ma la donna tornò ai suoi

pianti, e protestò che voleva rimaner lì presso a sua figlia. Ei le

si assise vicino, e con voce calma: — Ella non è qui! le disse. Qui

hanno posto il suo corpo, ma la sua anima è in cielo dove aspetta con

gioia di rivedervi.... Sentite, Maria; se il Signore vi avesse detto:

io vi lascio la vostra Menicuccia, ma dei figliuoli che v'ho dato

questa piegherà a male e dopo la vita sarete sempre divisa da lei!

dite, non sareste contenta d'avergliela invece donata adesso? Oh! la

vita è breve, Maria, e sarà una gran consolazione il ritrovare lassù

tutti quelli che abbiamo amato in questo mondo! Coraggio adunque, e

affatichiamoci per questo poco di tempo! Ella intanto prega per voi,

pe' suoi fratelli, per tutti i suoi cari. Pensate che avete dinanzi

a Dio una creatura che è vostra. Sì; quell'anima che ora insieme

cogli angeli gode il paradiso, l'avete voi donata al Signore!....

— E continuò a confortarla colle pietose idee della religione. La

donna aveva sollevata la faccia, e teneva gli occhi lagrimosi al

cielo ch'egli le additava. Il suo dolore s'era fatto quieto, come la

notte che già occupava l'orizzonte. Alcune rare stelle scintillavano

nell'azzurro, e la rugiada tacita e lenta si diffondeva su tutto il

creato. Si avviarono insieme al villaggio. Nel dividersi, il buon prete

le promise che avrebbe ogni giorno pregato per lei, e che sarebbe

spesso venuto a visitarla per piangere insieme e parlare della sua

figlioletta.

Maria aveva finalmente trovato un amico, e dopo di quella sera, la sua

vita, se non fu lieta, scorse almeno rassegnata e tranquilla.

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