IL REFRATTARIO.

Mancava un'ora al levare del sole, e sulle ghiaie del torrente dietro i

colli di Oleis, spuntava un giovanotto avvolto in uno oscuro pastrano

col cappello calcato sugli occhi, guardingo e quasi sospettoso. Era

gonfio il torrente, la barca legata all'altra riva, deserto il paese.

Ei fisò il guardo sulle rovine del castello dei conti di Manzano che

di là dalle acque gli sorgevano di faccia sulla prima delle fertili

colline che da settentrione a levante chiudono la bella vallata

di B***. Vide le creste dei negri murazzi che incominciavano a

rosseggiare, tornò indietro, e con rapidi passi rasentava il torrente

fin là dov'ei freme profondissimo fra due muraglie d'indomabil

cretaglia. Evvi un sito dove le sponde han franato, e l'un sull'altro

in immensa congerie giacciono i sassi e riempiono il letto sicchè da

lungi odi il fragor dell'onda adirata. Ivi ei discende, e saltando

d'un masso in un altro passa il torrente: poi di nuovo si dirige verso

le colline, e par che ne fisi una, che sorge di mezzo ed ha la cima

coronata di pini. A misura ch'ei s'avanza, il suo passo diventa più

ratto, la sua fisonomia più serena. Giunto in vetta a quel colle siede

un istante vòlto all'oriente, e contempla lo spettacolo d'un'aurora del

nostro paese. Oh come bella a lui dinanzi si spande la feconda pianura!

Cento villaggi tra quel verde arridono al primo raggio del sole. Era

nel principio di primavera, e i campi seminati a frumento parevano

tappeti di morbido velluto a cui facevano frangia i filari delle viti

e i mori che cominciavano allora a mettere lungo i nitidi rami que'

lor fiocchi di foglia, il cui verde allegro e stillante di rugiada

guardato di contro al sole nascente, dava sembianza ad ogni albero di

un velo sparso a mazzolini di dorato ricamo. Egli stette buona pezza

fiso in quella prospettiva, poi surse e s'avviò verso una casuccia

che sorgeva a metà del declivio dov'erano più folte le viti, e dove

parea più fertile il suolo. Stava per entrare e già alzava la rustica

porta del cortile, quando percosso da contrario pensiero tornò piano

piano a posarla sul palo biforcato che faceva da stipite, e si ritrasse

guardingo, e si nascose dietro una siepe vicina donde vedeva il fonte

a cui sogliono attignere i colligiani di que' contorni. Da lì a pochi

minuti usciva dal casolare una giovinotta ben tarchiata e ridente, e

cantarellando e dondolando sulle spalle le secchie, avviavasi al fonte.

Ei le tenne dietro, e quando chinavasi per attignere:

— Bondì, Nencia, gridò, che fa mio padre? — La fanciulla spaurita diè

un grido, e rossa rossa fisavalo, e non sapeva ravvisarlo.

— Tu dovresti essere la Nencia, continuò egli, parmi riconoscerti alla

fisonomia; ma, mio Dio, come se' cresciuta e diventata bella! Quand'io

partiva da casa eri così piccina!

— Sareste Giovanni? diss'ella, e lo guardava maravigliata.

— Ma sì, Nencia mia, sono il fratel tuo, sono Giovanni, e vengo alle

tue nozze. L'ho saputo, or saranno un quindici dì, che sposi Meni

il nostro vicino; e all'udirvi nominare m'è venuto in cuore un tal

desiderio di abbracciarvi e di rivedere il mio paese, che ho tosto

fermato di voler essere anch'io a coteste nozze, se credessi che nel

dimani mi mozzassero il capo. Or di', si può entrare in casa?

— Entrate pure, entrate liberamente, non vi sono che i vecchi; — e

lasciate sul margine della fontana le secchie, corse tutta giuliva a

portare in casa la lieta notizia. Uscirono i due vecchi ad abbracciare

il loro primogenito, e la fanciulla corse giù pel colle a chiamare i

fratelli e la cognata ch'erano già pe' campi. Ei mancava da otto anni,

erano otto anni che quei poveri vecchi piangevano perduto il loro

amato figliuolo! Sulla canuta lor fronte ei vedeva scritti a caratteri

tremendi questi otto anni di dolore a cui li aveva condannati. Oh se

avesse saputo rassegnarsi ai voleri del cielo! Ora egli avrebbe potuto

ottenere il suo congedo e ritornerebbe in famiglia contento, coll'anima

quieta a scegliersi una compagna, e sostenere la vecchiaia dei suoi

cadenti genitori. Invece non era che un esule perseguitato dalla

giustizia. Questi otto anni di aborrito servigio militare, per fuggire

i quali aveva lasciato la patria e ogni cosa amata, ora si prolungavano

su tutta la sua esistenza. Non aveva voluto essere soggetto per

un'epoca determinata, e lo era diventato per fin che viveva! Entrò in

casa, e nel rivedere gli oggetti compagni della sua fanciullezza, dei

soli anni che avea passato felici, gli si strinse il cuore. Indarno

per togliersi a quella potente commozione interrogava delle nozze

della sorella. Dovevano celebrarsi nel posdimani, egli era venuto

a tal fine. Nel luogo del suo esilio un mercatante di buoi che ne

aveva venduti un paio a suo padre, senza saperlo, così chiacchierando

gliene aveva data la notizia. Sola notizia dei suoi che dopo la sua

fuga fosse giunta sino a lui! Aveva chiesto del padre, della madre,

dei fratelli, degli amici, della patria; e all'udire quei cari nomi,

sentì risvegliarsi in cuore tutto l'affetto che loro portava, e risolse

rivederli, riabbracciarli, respirare anche una volta l'aria del suo

paese; e venne alle nozze di Nencia. Ma la sua situazione era tale,

ch'ei non poteva nè accompagnarla all'altare, nè sedersi co' suoi

cari alla mensa. Doveva contentarsi di godere di soppiatto per qualche

momento la loro compagnia in qualche angolo e separato dagli altri. Non

potè fidarsi neppure di rimaner lì in cucina. Sua sorella postasi sulla

porta del cortile faceva la guardia; ma lo spavento dei vecchi ad ogni

entrare di qualcheduno, spavento che indarno cercavano dissimulare,

era indizio troppo pericoloso; risolvette mettersi in sicuro e lasciar

in quiete gli altri col salire disopra. Tutta quella bella giornata,

ei la passò in una cameruccia oscura dalla cui picciola finestrella

vedeva i campi del poderetto su cui viveva la sua famiglia, e ardeva

di desiderio di tornarli a percorrere. Quelle viti così rigogliose i

cui festoni gli serravano l'orizzonte, egli stesso aveva dato mano a

piantarle. Colaggiù una fila di bei mori era come per incanto spuntata

dalla terra: si ricordava, ch'era stato suo il progetto del dissodare

quella lista di terreno inutile. Dall'altra parte cercava indarno una

riva di vecchie viti alla cui ombra egli aveva mille volte guidato

al pascolo i buoi. Erano state tolte, vangata l'erba e rinnovate le

piantagioni declinando la terra a mezzogiorno. Tutti questi cambiamenti

operati nella sua assenza erano per lui del più grande interesse, e

guardava accorato dall'angusta finestrella al verde dei campi e alle

patrie colline. A poco a poco mancava la luce, un velo si distendeva

tranquillamente su quel paese per lui pieno di tante memorie, ed egli

assorto ne' suoi pensieri assopivasi placidamente come la natura già

scolorita e già discesa in grembo alla notte. Le campane dei villaggi

circonvicini che ad una, a due, a tre, a più, e poi tutte suonavano

l'avemaria vennero a risvegliarlo. Ei conosceva distintamente la voce

di ognuna. Questa gli rammentava qualche allegra partita di piacere

goduta co' suoi compagni nella sagra di quella villa; l'altra un

mortorio di amata persona a cui era intervenuto, e dove il suo cuore

aveva tanto patito. Anche la memoria dei dolori sofferti è cara nel

luogo dove siam nati. Surse Giovanni, ed affacciatosi alla finestrella,

e veduto già tutto oscuro e tranquillo, pensò di scendere. In cucina

allestivano la cena; quando lo videro, Nencia andò a chiudere la

porta, e poi gli fe' segno di sedersi vicino al fuoco, che in quelle

ore fresche della notte e su quella collina, colla limpida sua fiamma,

benchè si fosse innanzi colla stagione, faceva ancora dolce invito.

Chiacchieravano insieme, espandevano il loro cuore dopo tanti anni

di lontananza, e i dolci legami del sangue, rinforzati dal dolore e

dall'amore, si facevano sentir più potenti. Picchiano, e prima ch'egli

abbia tempo di salire la scala, la porta senza catenaccio si apre,

ed entra una donna; la comare Betta, che dal colle vicino veniva a

quel casolare a chiedere a prestito cinque libbre di farina. Tutti

ammutolirono, e Giovanni tornò a sedersi, abbassò il capo e si tirò

il cappello sugli occhi; stava tutto ristretto in sè, e malediva alle

vampe del fuoco che gli davan proprio per mezzo alla faccia. Sua madre

erasi affrettata d'aprire la madia e colla bilancia in mano pesava

la farina; ma l'accorta comare, come per veder meglio dove tagliava

il romano, la trasse verso il focolare e china sulla spranga diè

un'occhiata di soppiatto allo sconosciuto, mosse le labbra ad un lieve

risolino, ringraziò ed uscì. Lo aveva alla ravvisato? Stettero in

silenzio alcuni minuti come per dimenticare, se fosse stato possibile,

questa disgustosa circostanza che avvelenava la loro gioia; poi

cenarono. La Nencia spillò una botticella di vino di ronco che tenevano

riservato pel dì delle nozze. Era nero come inchiostro, e guardato

di contro al fuoco traspariva limpido e granatino; e nella tazza

s'incoronava d'una rosa spumante che ratta dileguavasi spandendo un

gratissimo effluvio come di fraghe. In poco d'ora ei fe' loro svanire

di mente la malaugurata comparsa della Betta, e li tornò all'ilarità di

prima.

Il dimani era giornata di grande impiccio per quella buona famiglia di

colligiani. Trattavasi di apparecchiare il pasto, la dote, i vestiti,

di fare le convenienze della partenza; insomma era la vigilia delle

nozze di Nencia. Cominciò prima dell'alba un andirivieni di persone,

che continuò tutta la giornata, e che obbligava Giovanni a viversi

rintanato peggio di qualunque prigioniero. Ora, era una frotta di

giovinotte che cercavano della Nencia per salutarla; ma in fatto per

vedere l'abito nuziale, il fazzoletto, gli anelli, e su disopra nella

sua cameruccia, e un cicalío di voci acute, e un prendersi fuori

di mano l'una a dispetto dell'altra or quest'oggetto or quello, e

provarselo e sentenziare e tripudiare, e un continuo pericolo per

il povero refrattario ch'era miracolo sfuggisse ai dardi di que'

tanti maliziosi e vivacissimi occhietti. Ora venivano i suonatori

per stabilir l'ora e intendersi pel dimani. Abbasso in cucina, chi

grattugiava il pane, chi apparecchiava intrisi e tortelli, la madre

in maniche di camicia e colla gonna succinta era intenta a lustrare

i lebeti, i paiuoli, gli alari. Or entrava una comare portando tegami

ed altre masserizie; chè la povera gente in queste occasioni han tutto

comune, e si prestano l'un l'altro ciò che tengono, come fossero una

sola famiglia. Or un'altra veniva con timo, con amaroco, con menta, e

sfoderava la sua sapienza sulla fabbrica degl'indispensabili raviuoli.

E così fino all'avemmaria, senza che il povero diavolo potesse mai

un momento uscire dal suo nascondiglio. Andavano a trovarlo uno per

volta con circospezione, or il padre, or la madre, ora il cognato, or

qualcuno degli amici i più fidati, ma anche questi brevissimi istanti

di gioia erano amareggiati dalla paura. Non aprivano mai la porta

della cameruccia senza che il sangue tutto gli piombasse sul cuore; ed

immobile senza trar fiato aspettava la sentenza di morte in ogni faccia

che gli si presentava. In mezzo ai più cari discorsi, all'espansioni

di più dolce affetto, cadeva in cucina un qualche arnese, davasi

un'improvvisa serrata di porta, un abbaiare del cane, una voce od un

rumore qualunque non conosciuto bastavano per agghiacciargli sul labbro

la parola ed a farlo morire dieci volte per ora. Erano otto anni ch'ei

menava questa vita infelice, e non aveva mai tremato così. Quei poveri

vecchi, la sua famiglia ch'ei poteva da un momento all'altro gettare

nella disperazione, accrescevano di tal maniera i suoi timori, che

l'essere venuto a trovarli invece di riescirgli consolazione com'egli

si riprometteva, era tormento dei più squisiti. Nel dimani prima della

funzione per un solo momento vide la Nencia, e non gli fu possibile

d'abbracciare nessuno degli altri. Appoggiato alla sua finestrella

aspettava che passassero da una svoltata a' piedi della collina, e

di lì mentre a due a due sfilavano per andare alla chiesa, egli dal

profondo del cuore mandava loro saluti ed auguri.

Nella villa la gente s'era affollata lungo la via, e quando

attraversavano la piazza e sulla porta della chiesa, Meni osservò

alcuni gruppi di curiosi che guardavano alla comitiva nuziale con

interesse un po' troppo vivo, e tra loro chiacchieravano, pareva a

lui, con qualche sinistro sogghigno. Ma finita la messa, all'udire gli

evviva d'una frotta di giovanotti suoi coetanei che lo aspettavano

all'uscire di chiesa, e univano la loro voce allo scoppio delle

pistole e alle arcate dei violini, tranquillossi, e si persuase che

da non altro provenivano i suoi sospetti, se non dall'esser conscio

a sè stesso d'un pericoloso segreto. Stavano per sedersi a tavola,

quando entrò il Parroco: tutti rispettosi col cappello in mano lo

salutavano, e la sposa rossa come un bel pomo corse a baciargli la

mano; il buon vecchio le diede un leggiero buffetto sulla guancia, e

dicendole alcune parole affettuose e sorridendo con pacata dolcezza,

coll'occhio indagatore cercava di Meni, e tiratolo innanzi univa nella

sua le mani dei due amorosi giovinotti. Poi si sedeva alla mensa, alla

sinistra della sposa, e con quel suo fare tutto alla buona procurava

d'inspirare confidenza a que' semplici contadini che tenevano per un

grande onore l'aver lì a commensale il loro Piovano, ma non sapevano

uscire dal silenzio che loro imponeva la presenza di sì autorevole

e venerata persona. Un po' alla volta col vuotare delle tazze

cominciarono a trarsi di soggezione, ed alla terza o quarta portata

già tutti chiacchieravano a voce alta, ed erano divenuti eguali e

sentivansi a lor agio. L'allegria s'era fatta generale, ed il Parroco

godeva nel vederli lì tutti insieme festeggiare le nozze della sua

buona figliozza. Solamente l'acuto suo sguardo aveva scoperto una nube

d'inquietudine sulla fronte aperta e sincera del vecchio Valentino, ed

anche, l'allegria di Meni gli pareva forzata. In quanto alla Nencia,

più d'una volta l'aveva sorpresa che si asciugava le lagrime; ma un

po' di malinconia in fanciulla ch'esce dalla casa paterna è cosa tanto

naturale, che non ci aveva posto caso. Tutto ad un tempo s'ode abbaiare

il cane, e poi una forte picchiata. Il più giovane dei fratelli della

Nencia corre ad aprire, ed entrano l'agente comunale, il cursore, tre

contadini dei più anziani, e nella corte seguivano altri ancora. Il

Parroco dà una rapida occhiata a sè d'intorno, e vede messer Valentino

pallido come la morte, Meni che pareva lì basito, la Nencia che tremava

come una foglia. Si alzò, si fece incontro ai sorvenuti dimandando loro

il perchè di una tal visita. Allora l'agente comunale si fe' innanzi

cavando di tasca un ordine con cui gli si era comandato d'impadronirsi

di Giovanni.

— Date qua — disse il Parroco; e cercava degli occhiali. Quando gli

ebbe inforcati spiegò la carta come per leggere; ma invece cogli occhi

al disopra dei vetri guardava attentamente i circostanti, e stette

buona pezza in simile attitudine, che nessuno ardiva disturbarlo,

tant'era la venerazione in che l'avevano.

— Intanto, buoni amici, accomodatevi, e voi compare, continuò egli

rivolgendosi a messer Valentino, fate girare il boccale, chè qui si

fa allegria e devono tutti partecipare. — Il povero vecchio, come

rianimato dalla voce di lui, cominciò a mescere ed a far sedere

i nuovi venuti. Ma sulla porta un contadino faceva cenno ad altri

ch'entrassero, e mormorava del ritardo. Se ne accorse il Parroco, e

posata la carta sulla mensa, ed incrociate le mani, così cogli occhiali

ancora sul naso fisava severo; e ravvisato un giovanotto che si

disponeva a salir primo le scale:

— Ehi! disse, Michele, facciamo un brindisi alla sposa, — e gli offriva

il suo proprio bicchiere; poi vòlto all'agente comunale:

— Mi pare, disse, che avrebbero potuto lasciarci almeno terminar di

pranzare; non dico mica a voi; voi non fate ch'eseguire il vostro

dovere, e fate bene; — e cavata la scatola in atto amichevole

gli offeriva una presa, poi ne annusava un'altra, e lentamente

assaporandola:

— Via, messer Valentino, allegri! che grazie al cielo non ci sono

disgrazie. Credevano che vostro figlio Giovanni fosse stato così gonzo

da venire alle nozze di Nencia, ma poichè cotesta, come si vede, è una

mera fanfaluca, non v'è ragione di spaurirsi. Voi già permetterete a

questi galantuomini che salgano disopra, e se ne accertino coi propri

occhi. Intanto date loro da bevere, e voi altri accomodatevi; che

vi assicuro io che niuno uscirà di qua. — Erano parole di persona

autorevole e grandemente amata, sortirono effetto; e tranquillati,

cominciarono a girare intorno il boccale, e a fare evviva agli sposi.

Alcuni peraltro s'erano posti a' piedi della scala come per essere

più certi che nessuno discendesse, tra questi Michele l'ultimo dei

coscritti di quell'anno, e che sperava esentarsi, se fosse stato preso

il refrattario. La maggior parte, che un certo interesse non avevano,

già cominciavano a pentirsi d'esser lì venuti a mettere in iscompiglio

quella buona famiglia, e trovavano assurdo d'aver potuto credere che

Giovanni fosse ritornato in paese e in famiglia proprio in un giorno di

nozze, ed alcuni già ridevano di aver bevuto così grosso e si traevano

dietro gli altri, che in una moltitudine il pensare di pochi dà sempre

norma al rimanente. Avviene come in un vaso di acqua, se lasci cadere

due o tre gocce di vino, d'indaco, o di altro liquore colorante, che

tutta la massa si tinge in quello. Un contadino d'aspetto franco,

dal gran cappellone e dalla giubba tagliata all'antica, s'era intanto

avvicinato al Parroco, e con aria di confidenza soffregava le dita,

come per chiedere una presa:

— Oh, compare Martino! gli disse il buon vecchio porgendo la

tabacchiera, voi pure siete qui?

— Che vuole, reverendissimo? dietro questi matti....

— Io vi credeva ancora a Venezia.

— Siamo ritornati ieri sera, e, sia ringraziato il cielo, non l'han

voluto il mio Tita. Ma ne ho avuto una! la mi capisce... se mel

facevano buono, oh ci toccava di morir di crepacuore, mia moglie, mia

figlia, e tutti noi!

— Or via, me ne consolo; ma dite un po' (e qui appiccavano un dialogo e

tutti i circostanti attenti ad ascoltare), come vi è piaciuta Venezia?

— Niente affatto, reverendissimo!

— O diaccine! Non vi è piaciuta Venezia?

— Ma reverendissimo no! che ci preferisco qui il nostro piccolo

villaggio di Bolzano.

— E perchè, di grazia, tutta questa antipatía?

— Perchè.... perchè.... da Bolzano, signore, si può uscire quando

pare e piace. Io vado, vengo, torno e nessuno mi fa le freghe. Ma da

Venezia.... oh! è un altro paio di maniche!

— Siete pure tornato sano e salvo.

— Sì, perchè in fondo sono un galantuomo, ma ce ne ha voluto!... Io

l'ho per me, reverendissimo, che quello sia un paese di gran curiosi.

— E il Parroco sorridendo e tornando ad offrire la tabacchiera,

lo incoraggiava a dirne di belle; e anche gli altri s'erano fatti

d'intorno e sghignazzavano a spalle del buon cappellone che col suo

tuono spropositato continuava:

— Dappertutto volevano saper chi mi fossi, figlio di chi, quant'anni

m'avessi; e poi — le carte! e taffete le spiegazzavano, e squadrarmi

dalla punta del naso alle unghie dei piedi. Misericordia! Io vo

mille volte in un anno a Bolzano, a Media, a Z*** e nessuno ne fa le

maraviglie, e se entro in una osteria sono il ben capitato; e se anche

non ho un quattrino, mi danno da bere e da mangiare sul credo quanto al

nostro agente comunale e quasi quasi come a vossignoria illustrissima.

— Ridevano, ed egli un po' mortificato:

— Io per me, ci sono ito perchè si trattava di Tita; ma prima che ci

torni, prima che mi ci facciano mettere più piede in quelle lor brutte

bicocche nere, che chiamano gondole....

— Vi ha fatto paura il mare?

— Eh! reverendissimo, non so mica se possa far buon bevere il

trovarsi lì in quel brodo in una cuna mal connessa a due sole dita

da Patrasso.... E serio serio narrava d'una brutta avventura di cui

diceva d'essere stato egli stesso testimonio, e in mezzo all'incredulo

sghignazzare degli ascoltanti asseverava:

— Ma se li ho veduti io, padre madre e un loro bimbo; e il mariuolo

che li guidava, quando vide imbrogliato l'affare, gettò il remo; e dato

un salto nell'acqua, via come un ranocchio si è salvato, e quelle tre

povere creature avevano un bel gridare misericordia e tirar giù santi

e sacramenti: la barcuccia, dopo aver un poco girandolato come una

trottola, ha fatto un buco nell'acqua, che si è tosto rimarginato, e

giù in fondo, e nessuno li ha mai più veduti.

— Vi sarà sembrato, compare.

— Eh signore!... È stato lei a Venezia?

— Ma sì, caro compare, più volte, e non mi è mai toccato di vedere

nessuna disgrazia.

— Basta.... e lungo la laguna tutte quelle tante gondoline affondate,

che stanno lì ancora col becco in aria...? ne ho contate io un numero

infinito di qua e di là, e mi sentivo sudar i piedi ne' zoccoli, e non

vedevo l'ora d'esserne fuori. Oh insomma, sono stati i gran matti que'

primi che si sono pensati d'andar a fare il loro nido proprio nel bel

mezzo dell'acqua!

— Ho capito, disse il Parroco ridendo, quando avete scambiato per tante

gondole affondate anche i pali che segnano la via, è inutile più oltre

contrastare. Ma parmi, diss'egli rivolgendosi all'agente comunale, che

la vostra intenzione era di fare un sopraluogo....

— Signore, diss'egli, l'ordine ricevuto.... Ella peraltro ci ha

rassicurati....

— No no, buona gente, fate pure il vostro dovere; qui già messer

Valentino m'immagino che non vorrà mica averselo a male. Accompagnateli

disopra, compare, diss'egli al povero vecchio, che a queste parole

tramortito cercava indarno tanta forza da potersi reggere sulle gambe.

Nondimeno si mosse, come per servir loro di guida, fece due o tre

scalini e, appoggiatosi al muro, lasciò che gli altri salissero senza

di lui. Ivi passò alcuni minuti in sì terribile aspettazione, che

potrebbe solo descrivere chi, posato il capo sul ceppo fatale, avesse

provato lo spavento dell'imminente ghigliottina. Visitarono a una a una

tutte le camerucce, salirono sul granaio; poi di nuovo giù in cucina,

in corte, nelle stalle e sul fienile, cercarono ogni angolo, e indarno,

che non v'era anima viva. Alcuni ridevano di chi aveva prestato così

bonariamente fede alle ciance di madonna Betta; altri erano mortificati

d'esser lì venuti a far sì brutta figura: si gettavano la colpa l'un

su l'altro; e se li avessi chiesti separatamente, ognuno era venuto

per pura curiosità, e in quel momento ti sarebbe stato difficile

trovare i caporioni dell'impresa se ne eccettui chi aveva segnato il

ricorso. Fecero alla meglio le loro scuse, e partirono, lasciando

quella povera famigliuola ancora tramortita e incredula d'un esito

così insperato. Ch'era dunque stato di Giovanni? Dal suo nascondiglio

egli li aveva veduti venire, aveva spiato ogni loro mossa, e quando

s'accorse che la maggior parte già stava in cucina, era corso nella

cameruccia di sua sorella, e dalla finestra che metteva sull'orto,

col coraggio che in simili circostanze presta il pericolo, spiccò un

salto, e poi arrampicatosi a un albero aveva scalato il muricciuolo e

giù pel ronco attraverso i seminati dov'era più folto il verde, e in

un batter d'occhio trovossi su di un viottolo che mette al villaggio

dalla parte del cimitero; e passata la chiesa, nella sua confusione

corse a rifugiarsi entro la prima porta che vide aperta, ed era

il cortile della canonica. Una giovinetta mingherlina e pallida,

ma di gentile aspetto, stava intenta ad innaffiare un quadrettino

di terra pulitamente rastellato, netto di sassi e cinto di mirto.

V'erano anche alcuni vasi su d'una panca lì dappresso, e certo aveva

essa lasciato aperto l'uscio nell'entrare, carica dell'acqua ch'era

stata ad attignere al fosso vicino. Giovanni non la ravvisò; ma

incoraggiato dalla sua dolce fisonomia, le si prostrò dinanzi, e: —

Per carità, gridava, salvatemi! ch'e' mi son dietro. — Adelina depose

l'innaffiatoio; corse a chiudere l'uscio, e poi, fisato quel povero

giovane:

— Possibile, disse, Giovanni? Or via, non temete, che qui nessuno

ardirà entrare. — Si ricordò egli allora della nipotina del Parroco,

e tutti i lineamenti della fanciulletta di quell'epoca gli balzarono

repentinamente alla vista della ragazza che gli stava innanzi; l'età

peraltro coll'accrescerne le forme le aveva abbellite, e ne' suoi

grandi occhi pensosi s'era svegliato un raggio che prima non esisteva.

Con rapide parole narrò il pericolo nel quale si trovava, e la pregò

di volerlo nascondere finchè si fossero tranquillati e potesse di nuovo

espatriare.

— Oh povero Giovanni! diss'ella. Avete fatto bene a venir qui. Ci

scommetto che lo zio ne avrà piacere. Questi anni passati vi nominava

sempre, e si rammaricava della vostra lontananza. Oh! egli vi

proteggerà. E poi, lo pregheremo tanto tanto!... ma voi siete ancora

tutto spasimato. — E correva in casa, e poi quand'era per entrare:

— Badate, soggiugneva, se a caso picchiassero, che non vi venisse

il pensiero d'andar voi ad aprire! — E tornava con una bottiglia di

refosco e con una tazza. Giovanni non voleva bevere.

— Or via, ripigliava Adelina, due dita per amor mio. Sapete pure ch'io

vi ho voluto bene. Vi ricordate di quelle lunghe sere d'inverno, quando

insieme con Meni, con Luca, cogli altri vostri compagni venivate qui

a imparare a far di conto, e poi con lo zio vi preparavate per cantare

sull'organo il _Missus_ della novena di Natale...?

— Che bei tempi! diss'egli, e depose la tazza sul vassoio ch'ella

teneva in mano.

— Ancora un tantino?

— No, vi ringrazio. — Ella posava la bottiglia sulla panca dov'erano i

vasi de' suoi fiori, si sedeva lì dappresso e facevagli luogo perchè

ei pure si sedesse. Ma Giovanni era inquieto; ad ogni lieve rumore

tendeva l'orecchio, e parevagli sempre che la porta si spalancasse ed

entrassero a catturarlo.

— Se a caso venissero, disse la fanciulla, intanto ch'io vo ad aprire,

voi correte disopra e chiudetevi nello scrittoio dello zio. Crederanno

ch'egli abbia la chiave; e poi, state pur certo che nessuno ardirà

entrare là entro.

— Buona Adelina! e la fisava cogli occhi lagrimosi e pieni di

gratitudine.

— Ma voi vi eravate dimenticato di me!... Siete stato tanto tempo

via....

— Dite piuttosto che voi siete cresciuta, e che mi era difficile a

potervi così a prima vista ravvisare.

— Eppure io ho conosciuto subito voi.... e mi pare che se steste mille

anni lontano, tanto vi riconoscerei. Mi ricordo sempre le vostre buone

grazie. Quand'era malata, e voi ogni sera tornavate dal pascolo con un

piattello di fraghe selvatiche per la povera Adelina! E quando dicevano

che le more di rovo mi facevano bene, e voi e vostra sorella ce le

portavate ogni giorno! e quel vispo passerino che mi regalaste l'ultimo

anno prima di partire, e che avevate nudrito a posta per me, e sul capo

gli avevate attaccata quella bella crestina rossa di velluto.... Mi

è durato più di due anni, sapete? Era così grazioso! Mi volava sulle

spalle, sul capo, mi correva dietro come una pollastrella.... — Udivasi

un passo posato che si faceva sempre più vicino.

È lo zio che ritorna, — disse Adelina, dopo essere stata un momento in

attenzione.

— Andate di sopra, potrebbe darsi che fosse in compagnia. — E il

giovane obbedì tosto, mentr'ella con precauzione pian piano apriva la

porta. Era infatti il Parroco. Adelina gli corse incontro, lo fece

sedere lì presso a' suoi fiori, e gli narrò di Giovanni. Il vecchio

si fe' tetro, posò la fronte sul pomo del suo antico bastone e stette

alcuni minuti senza dir parola.

— E dove è egli? — chiese poscia con accento un po' brusco.

— Di sopra nel vostro scrittoio. — Si alzò, e frastornato entrava

in casa; la fanciulla col capo chino tutta mortificata lo seguiva

in silenzio. S'era fatto notte, ed egli sulla soglia si fermò come

irresoluto.

— Ho fatto male, n'è vero?... disse Adelina quasi piangente.

— Accendi un lume. — Poi quand'ella ritornò prese la candela e salì

sopra. Giovanni in atto rispettoso corse a baciargli la mano. Egli

tirò innanzi, posò il lume sulla scrivania, si sedette nella sua ampia

seggiola a bracciuoli, guardava serio serio quel povero giovane che

avvilito stava nel suo cospetto come un delinquente.

— Giovanni.... disse finalmente il prete, povero Giovanni! E chi

mai mi avrebbe detto di vederti in questo stato, quando negli anni

passati venivi qui tutto allegro coi tuoi compagni, e mi consolavi di

tante belle speranze? Tu il primo nella scuola, tu il più morigerato,

l'esempio della parrocchia, il mio confidente, il mio giovane amico!...

Avevano un bell'inorgoglire di te i tuoi poveri vecchi! Credevano

che tu dovessi essere il conforto degli ultimi loro anni.... e Dio ti

aveva dato braccia e cuore! Ma non hai saputo resistere all'infortunio

e li hai abbandonati.... e hai tradito la famiglia che il Signore ti

aveva destinata. Che mai erano otto anni di servizio militare? Che

consolazione, se ora ottenuto il tuo congedo, in vece di ritornare come

un proscritto fossi venuto a sostenere la loro vecchiaia, e a vivere

nel tuo paese da uomo onesto con una compagna che ti amasse e che

ti desse dei figli buoni e costumati? Oh! ma la gioventù non pensa a

cotesto: il presente è tutto per lei. Si crede libera, padrona di sè, e

vuole a ogni costo fare a suo modo, se anche per fuggire una disgrazia

dovesse abbracciarne una peggiore. Sai tu quante lacrime hai fatto

versare a tua madre? Tremar sempre! piangerti irreparabilmente perduto!

non saper nulla di te! Ogni anno della tua lontananza sono stati dieci

che tu loro accorciavi di vita! Sono invecchiati, incanutiti prima del

tempo, hai mangiato loro il cuore. Nel tuo esilio tu non hai veduto

i loro patimenti. Potevi star allegro, perchè la gioventù gode di

tutto e presto si affà ad ogni sorte di vita. Tuo padre era malato di

crepacuore... e tu forse neppur ti ricordavi di lui.

— Oh mi credete cattivo!

— No Giovanni, no; il rammarico di vederti fuori di strada mi cava

queste parole che forse ti offendono. Oh se tu sapessi quanto dolore

mi ha recato la tua fuga inconsiderata! Ho peraltro più volte dubitato

che l'esser lungi dal tuo paese, il menar vita raminga, e Dio sa con

che gente! non distruggesse nel tuo cuore quei semi di religione e di

affetto, ch'io con tanta consolazione aveva veduto germogliare fin

dalla tua prima infanzia, e non ti nascondo che questo pensiero mi

faceva un gran male.... ma le lacrime che ora ti vedo mi dicono che sei

ancora il mio Giovanni. Fatti in qua poveretto! Oh tu pure devi aver

molto sofferto nel viver così lontano da tutti quelli che ti amavano!

— E il giovane prostravasi a lui dinanzi, e singhiozzando posava la

faccia bagnata di pianto sulle sue ginocchia.

— Dì, e non ti è mai caduto in mente, che mentre eri così lontano

potevano morire i tuoi, senza neanche la consolazione di darti l'ultimo

addio? E se oggi che sei ritornato, avessi chiesto di questo povero

vecchio e per risposta ti avessero mostrato il mio sepolcro, dì, e

non avresti avuto rammarico di avermi lasciato partire da questo mondo

senza neanche salutarmi?

— Dio mio! Voi mi squarciate il cuore.... Io che vi debbo tanto! io che

anche quest'oggi son salvo in grazia vostra?... Ero disopra che sentivo

tutte le vostre parole e vorrei potervi ringraziare....

— Ringraziarmi? di che? Ma credi tu, che quando sono venuti a cercarti

io sapessi del tuo ritorno? Credi che se lo avessi saputo, gli avrei

lì trattenuti in cucina?... E in buona coscienza, avrei io potuto

valermi di quel poco di ascendente che ho sui miei parrocchiani per

impedire ciò che poi infine era giustizia? Dio lo sa se mi duole di

vederti così. Vorrei col mio sangue ridonarti al paese, alla tua povera

famiglia: non mai però col danno di un altro. La sorte era toccata

a te! Oltre il dovere che abbiamo tutti di sottostare alle leggi del

nostro paese, col solo presentarti a cavare il numero, tu promettevi

nella maniera la più solenne di accettare, qualunque ei si fosse,

il destino ch'ei ti sortiva. Il servigio militare era un debito tuo,

che colla tua fuga hai gettato sul capo di un altro, obbligandolo a

pagare per te. È stata una mala azione, di cui tu devi render gran

conto! Se io ti avessi abbastanza inculcato questi principj, tu forse

non l'avresti commessa. Ma non vale richiamare il passato, se non

per pensarci a ripararlo. Fra poche ore tu lascerai di nuovo questo

paese; e forse per sempre. Io son vecchio, Giovanni, e facilmente non

ci rivedremo più! Nel darti l'ultimo addio, lascia che ti preghi di

una grazia. Io non vo' sapere come tu sia vissuto questi otto anni;

profugo perseguitato dalla giustizia, senza mezzi di sussistenza, senza

famiglia, solo nel mondo, la vita a cui ti sei condannato è pochi passi

lontana dal delitto. Quando le passioni colla loro prepotenza vi ti

spingeranno, ricòrdati degli anni innocenti della tua fanciullezza....

ricòrdati di questo povero vecchio che ti scongiura a voler essere

onesto! — Si alzò, e fattosi sulla porta, colla voce ancora commossa

chiamò Adelina.

— Vedi di dar da cena a questo giovane, le diss'egli.

— Vi ringrazio, rispose Giovanni, ma non ho bisogno di nulla. Vi prego

solamente a far sapere ai miei che son partito, e a consolarli....

— Or bene, ripigliò il Parroco, e apriva la scrivania, spero che non

vorrai ricusare questi pochi soldi: tu sai che son povero e non posso

offerirti di più. — E insieme colla nipote lo accompagnava sin sulla

porta della canonica. Il giovane li salutò, e baciò la mano al buon

sacerdote, e gliela bagnò di lacrime. Essi stettero buona pezza sulla

porta, e in silenzio ascoltavano i passi di lui che se ne andava,

finchè finalmente anche quel leggiero rumore si perdette nelle tenebre

della notte.

. . . . . . .

Circa due anni dopo, sulla sera d'una bella giornata d'autunno Giovanni

ritornava a quella canonica. Nel luogo del suo esilio gli giunse una

lettera nella quale gli si dava notizia che il buon Parroco si era

tanto adoperato coi signori di que' contorni, da poter mettere insieme

la somma necessaria per un cambio, e col mezzo di un amico potente

ch'egli aveva nella città di Venezia aveva ottenuto il suo completo

perdono. Pieno di gratitudine, egli aveva divorato la via, e suo primo

pensiero era di correre a' piedi del suo benefattore. Veniva col cuore

gonfio di mille affetti. Trovò la porta semichiusa, entrò nel cortile;

non v'era anima viva, solo gli ferì la vista il giardinetto di Adelina

tutto in disordine. Quel quadrettino ch'ella teneva con tanta cura,

era ingombro di male erbe e pieno di sassi, il mirto che lo circondava

ingiallito e in più luoghi disseccato, non v'erano più fiori nei vasi,

solo un'ortica cresceva nell'angolo dov'egli si ricordava di aver

veduto alcune rigogliose pianticelle d'amorini. S'inoltrò in cucina:

una vecchia stava filando seduta presso il fuoco: chiese del Parroco.

— Sta poco bene, disse la donna, nondimeno aspettate, che lo avvertirò.

— L'ordine e la nettezza che ivi altre volte regnavano, erano spente:

parevagli tutto deserto. Scese il vecchio, e accolse freddo la

riconoscenza e l'amore di lui. Le sue labbra sbiancate non avevano più

sorriso. Era morto il raggio eloquente che soleva animargli lo sguardo,

ed ora i suoi occhi si movevano lenti e come assiderati. Un'arbore

percossa dal fulmine ha un aspetto meno tremendo di quel che avesse

per Giovanni quell'uomo così cangiato. Avesse almeno veduta Adelina! Ma

quell'amabile orfanella il cui dolce sorriso poteva ravvivare tutti gli

oggetti che la circondavano, non comparve quel giorno, ed egli partì

confuso, presago di qualche disgrazia. Si ricordava d'essersi ancora

spiccato da quella porta piangendo, ma questa volta le sue lacrime

erano senza misura più amare!

. . . . . . .

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