Se tu avessi visitato nel 18... il villaggio di B***, una figura
singolare ti colpiva. Era una giovinetta di diciotto anni, di civile
condizione, che rimasta orfana, viveva coll'unico suo parente, il
venerando parroco di B***. Ei l'aveva raccolta fin dagli anni più
teneri, ed affezionatosi alla fragile creatura, non aveva potuto
distaccarsene neppure in vista di procurarle un'educazione più adatta
al suo sesso ed alla sua nascita. Sacerdote interamente dedicato ai
doveri del suo ministero, in una campagna abitata da soli contadini,
se ne eccettui le due o tre famiglie signorili che venivano a far
vendemmia a B*** o in quei dintorni, come poteva egli intendere
all'educazione d'una fanciulletta? Le insegnò a leggere, a scrivere,
qualche regola di morale, qualcuna di economia: del resto ella filava,
o cuciva grossolanamente una camicia. Non sapeva di trapunti, non
di musica, e tranne l'animo gentile per natura, e fatto più gentile
dalle scelte pagine che lo nutrivano, la sua educazione era affatto
semplice, anzi quasi contadinesca. L'autunno, in grazia dello zio, uomo
venerando, la cui memoria dura ancora in benedizione, veniva ammessa
nelle famiglie dei signori. Que' due mesi, in cui ella godeva della
società, era accarezzata dalle dame, saggiava i modi cittadineschi,
partecipava alla musica, alle danze, ai conviti, alle partite di
piacere, non erano i più belli del suo anno. In que' due mesi era
costretta a rinunziare a tutte le sue gradite consuetudini: mille
catene suo malgrado la costringevano, ed i piaceri che in cambio le si
offerivano, non valevano per lei la vita solitaria sì, ma liberissima
a cui era avvezza. Aggiugni, che il suo amor proprio restava spesso
offeso dall'orgoglio con che quelle signore spiegavano a lei dinanzi
tutta la pompa delle loro mode. Ella vestita di semplice tela, ella
coi capegli costantemente ad una foggia annodati, senza gioielli,
adorna solo di qualche fiore campestre, ignara dei modi e delle gentili
costumanze del vivere cittadino, in que' convegni era straniera, era
come un fiore di prato posto a morire nella calda serra dove fiorisce
la pomposa camelia. Non le cadde però mai in pensiero d'imitare le
fogge in che brillavano quelle galanti damine, contentavasi della
vesticciuola fina, ch'ella stessa aveva filato, e del suo rozzo
cappellino di paglia. Eppure quella figura sì umile non era la meno
interessante del crocchio. Tuo malgrado fra tante belle donne ti si
fermava involontario lo sguardo su quella giovine testa così semplice,
e nello stesso tempo così affettuosa. Orfana dai primi anni, avvezza
al dolore, malaticcia, la sua fisonomia aveva un non so che di
malinconico, e il candore della sua pelle faceva aggradevole contrasto
colla nerezza delle sue chiome e co' suoi grandi occhi pensosi. Ma non
era in una stanza riccamente addobbata, non era tra gli specchi, e i
mobili eleganti, e i fiori, e le seriche cortine, che bisognava vedere
Adelina. La solitudine dei campi, e la rusticità d'una capanna facevano
più adeguata cornice a quest'ingenua figura. Bisognava vederla nella
canonica dello zio quando riceveva le visite dei curati dei contorni,
e faceva gli onori della casa. Lì era a suo agio; lieta del piacere
che sentiva il buon vecchio nell'essere visitato da' suoi amici, la
vedevi far loro accoglienza co' modi i più schietti e i più cortesi. Lì
presentava della bottiglia, faceva colle sue mani un caffè così fresco
ed aromatico, ch'era passato in proverbio. Bisognava vederla quando,
partiti i signori, sedeva in fila colle giovani contadine al chiaro
della luna, e con quelle sue mani picciolette filava, filava un lino,
le cui finissime agugliate non avevano pari. Talor cantava in coro le
villotte del paese, e fra tutte quelle voci argentine distinguevasi la
sua per una tinta di soave malinconia ch'era anche ne' suoi sguardi,
nel pallor della sua fronte, nell'espressione delle labbra, in tutti i
suoi moti. Bisognava vederla, quando, raccolti i lembi della leggera
sua gonna, errava pei campi scegliendo erbette salubri ed odorosi
funghi, e quando armata d'una canna, alla cui estremità faceva rete
candido velo, inseguiva pei prati le mille farfallette di che va ricca
la nostra primavera. Ma se poi l'avessi veduta sul fare dell'alba
ritornare dall'aver visitato un vecchio mendico, o un qualche malato
in lontano casolare, oh allora bisognava confessare, che anche Adelina
era bella! Ella soleva levarsi assai per tempo, spillava una botticella
di limpido cividino, o di vecchio piccolit, metteva la bottiglia in un
suo forzierino, vi aggiungeva alcune picce di candido pane, talvolta
dello zucchero, del caffè, od altre siffatte provvigioni, e postosi in
capo il suo leggiadro cappellino, ed impugnata una verghetta, via pei
campi lesta lesta, e solitaria arrivava alla capannuccia del misero,
come l'angelo consolatore, e prima che fosse surto il sole era già
di ritorno. Molti anni dipoi i contadini di quei contorni narravano
ancora mille di questi tratti. Ma dov'era allora la buona fanciulla?
Sposa fortunata, e madre di figli amabili come lei, godeva ella forse
il premio dovuto al suo cuore pietoso? Nessun lo sapeva. Da quel paese
era disparsa; e solo durava la memoria di lei, come la fragranza
del garofano che una mano indiscreta recise, come il raggio che fa
bionda la neve delle nostre montagne molte ore dopo che il sole è
tramontato....