Pre-poco, così chiamavasi per dileggio un povero prete che visse
cinquanta e più anni nella nostra parrocchia, una creatura che pareva
nata per essere il paria della società, tant'era il disprezzo di cui fu
colmato tutto il tempo della lunga sua vita. Sono ora due anni ch'egli
riposa nel cimitero, e sarebbe difficile trovare il suo tumulo, ch'egli
non ha lasciato alcuno che lo bagnasse di lagrime, o che vi spargesse
un fiore od una preghiera. Visse non consolato d'amicizia nessuna, nè
lasciò eredità di affetti. Ho visitata per caso la piccola cameruccia
ch'egli abitava. Chiusa tra quelle quattro mura come in una scatola di
pietra visse anni e anni un'anima, e pensava, e i suoi pensieri non
sono caduti in nessun'altra anima: simili a ruscello che rientra in
sè stesso, simili a favilla che si spegne in grembo alla stessa cenere
dove fu accesa, essi sono nati e morti nel cranio di cotest'uomo senza
che nessuno li scrutasse. Chi sa quali gioie romite, quai sogni, quai
fantasmi ei vide dispiegarsi l'un dopo l'altro sulle brune pareti di
questa povera cameretta! Chi sa quai dolori, e quante lacrime furono
qui versate!
È una notte freddissima: dalle fessure degli usci e dalle impòste delle
finestre s'ode un sibilo acuto: è il vento di dicembre che turbinando
percorre la nuda campagna e a grandi ondate viene a rompersi nelle
muraglie. Mi sono svegliata, ho acceso il lume e in queste ore di
solitudine e di sonno il pensiero mi dipinge la vita di questo povero
prete. Nel rammemorarlo e investigarne le azioni e gli affetti, nel
rintracciare, per così dire, il solco leggiero ch'egli ha lasciato su
questa terra dalla quale scomparve, io provo una specie di piacere.
La nostra anima gode nel contemplare le opere del Creatore; e sia
che fermiamo lo sguardo sovra gli animali, sulle piante, sulle
reliquie del passato, o sovra noi stessi, ci disfavillano da per
tutto i raggi della sua sapienza; e colui che ritrasse nel marmo una
fanciullina che raccolte sulla spiaggia del mare alcune conchiglie
ne appressa una all'udito come in atto di spiarne la tenuissima
vita, ci ha dato un'idea giusta di questa secreta compiacenza che
emana dall'osservazione. Mentre seduta sul mio letto io sto qui
delineando questa specie di bizzarra biografia, è facile che nessuna
altr'anima si ricordi di lui. Eppure per più di cinquant'anni fu veduto
invariabilmente intervenire alle sacre funzioni. Sempre nello stesso
posto, cogli stessi arredi, questa figura singolare era l'ultima fra
i ministri della Chiesa, e portava senza mai alterare la sua pacata
fisonomia il disprezzo di che veniva continuamente caricato. Quand'io
dopo sette anni di assenza ritornava dal collegio, trovai mutato il
parroco, altri gli accoliti; le fanciulline mie coetanee, abbandonati
i banchi della dottrina, sparse per la chiesa come tanti bei fiori
già sbocciati, od altre in lor vece le cui fisonomie non aveva più mai
vedute, e mille volti nuovi, e que' che brillavan per giovinezza già
appassiti, ed altri dispersi, e tutta quasi la popolazione cangiata.
Solo quest'uomo era rimasto immobile al suo posto. Sette anni volati
sul suo capo non avevano fatto che leggermente più pallida la sua
faccia, e più bianchi i suoi radi capelli, e un po' più grigia la sua
vecchia sottana. Pareva che il tempo avesse solamente scolorata la
forma, del resto come i pilastri dell'altare, come le statue che ne
lo adornano, fra tanti rivolgimenti egli era ancora lo stesso. Vestito
della còtta più gualcita e più povera, sia che uscisse dalla sacristia
portando l'incensiere, o che a piedi dell'altare inginocchiato
servisse la Messa, o che dopo la funzione dietro la turba dei preti
attraversasse la navata di mezzo, i suoi occhi continuamente avvallati
non guardavano che la terra, o, per meglio dire, pareva che immobili
a tutti gli oggetti circostanti non avessero più la forza di accorne
l'immagine. Anche la sua voce era in disaccordo cogli altri suoni
come quella di un sordo per cui tutta la natura è muta. Quando nei
vespri della Domenica cantava, al suo solito, l'ultima delle Antifone,
le parole rotte, ineguali e in un accento come straniero, parevano
il suono di una campana appesa a sterminata altezza a cui un vento
furioso rapisce la voce appena creata. Avresti detto che dinanzi alla
mente di quell'uomo stava fitta una memoria di altri luoghi, e di
altri tempi, e che alle sue orecchie suonavano altre armonie, per cui
era impotente a mettersi all'unisono della realtà che lo circondava.
Era come l'assetato di Dante che in mezzo ai tormenti dell'inferno
vedeva continuo i freschi pratelli e i rivoletti del Casentino. Ma
quali esser potevano coteste memorie? Era venuto ad abitar qui fin
dalla sua prima giovinezza, nè più mai dopo, che si sappia, uscì di
parrocchia. Menava una vita precisamente di chiesa e casa. Un suo zio
che gli aveva fatto il patrimonio, e che morì cappellano del villaggio,
gli aveva lasciato in eredità alcuni campi e la casuccia dov'era la
cameretta in cui dimorava. Nessuno gli prestò mai il minimo servigio.
Viveva, come il più austero anacoreta, di erbaggi senza condire, o di
qualche frutto, o di patate e di rape ch'egli solo abbrustolava sul
suo picciolo caminetto. Nessuno gli vide mai in dosso un abito nuovo.
Quelli che portava, erano di sì vecchia data e cotanto smontati di
colore, che lo avresti preso per uno di quegli antichi ritratti dei
nostri nonni, a cui il tempo ha rosicchiate le tinte. Dormiva su di
un saccone di paglia, ed aveva un tal guanciale che meglio una pietra.
Quella casuccia dov'egli abitava, è situata quasi dietro la chiesa nel
vicolo più deserto e più melanconico del villaggio. Non vede quasi mai
sole; e di questa stagione solamente dopo mezzo giorno, quando egli
ha superato il culmine della chiesa, le getta una zona di luce che si
rompe in angolo dall'ombra del campanile.
Io mi ricordo d'averlo veduto una volta che sedeva leggendo sul breve
pianerottolo a cui appoggia la scala esterna di legno, che mette nella
sua camera; aveva gli occhiali; scoperta la fronte: pareva che fosse
profondamente assorto, non tanto nella lettura, come in qualche grande
pensiero ch'ella gli avesse risvegliato; e nella sua faccia pallida, e
nelle sue labbra semiaperte ed immobili v'era un senso di tranquillo
dolore, come quello d'un uomo che ha ricevuto un gran torto di cui
sdegna lagnarsi, o di chi tradito dalla fortuna senta morirsi in cuore
una speranza lungamente vagheggiata. Mi par ancora di vedere in cima a
quella rozza scaletta quella figura meditabonda, quell'ampio librone e
il dolce riverbero del sole che dorava la muraglia. La fantasia me ne
dipinge un quadro colla sottoscritta — _annos eternos in mente habui_.
La quaresima insegnava catechismo ai fanciulli, e anche via per l'anno
nelle Domeniche dopo la messa parrocchiale addottrinava i più bamboli,
assisteva immancabilmente a tutte le funzioni, eccetto a funerali ed
a quelle dov'è annessa limosina; per altro, se moriva un mendico, era
questo prete che sulla sua fossa pregava per carità. Non celebrava:
e narravano che lo avesse fatto solo otto giorni quando fu consacrato
sacerdote, e un'altra volta in un'epoca più tarda per condiscendere al
parroco defunto, uomo di rara pietà e santa discrezione che fra noi
ha lasciato una memoria ogni giorni più benedetta e più cara; ma poi
fu veduto restituire la limosina ai devoti che gli avevano commesso
il sacrificio, e quando si lasciò ridurre a nuovamente dir messa,
si accostò all'altare tremando, patì tanto, e pianse, ed era così
annichilito, che il buon parroco non glie ne parlò più mai, avendo
compreso che era pena superiore alle sue forze. Talvolta il Giovedì
santo s'accostava alla comunione cogli altri sacerdoti. Più sparuto
del solito, egli veniva all'altare in atto così umile e così contrito,
che non era possibile guardarlo senza sentirne commozione. Pareva che
compreso della sua nullità si tenesse indegno d'appartenere al clero,
o che la memoria gli rinfacciasse qualche gran colpa commessa, o che
nel suo cuore ci fosse qualche tremenda passione cui non valevano a
domare nè gli anni, nè li patimenti, nè la vita orribile a cui si era
spontaneamente condannato. Presso il volgo, questo suo non dir messa,
e non essere mai progredito d'un passo nella carriera sacerdotale, gli
valeva dispregio: aggiungi che la gente giudica spesso dall'esterno
anche la capacità morale; ed egli esile e meschino della persona,
vestito all'antica, di panni scolorati, con un rancido cappello ch'era
sempre lo stesso, senza amici od aderenze di sorta, si era guadagnato
il soprannome di Pre-poco, e veniva pubblicamente canzonato, e la sua
vita austera si diceva sordida avarizia, e nessuno si faceva scrupolo
di deriderlo e recargli molestia. Dopo la morte del parroco suo
protettore, questi dispregi crebbero a tale, ch'ei più non comparve
in canonica nei giorni d'invito al clero, come soleva per lo innanzi.
Forse ch'egli comprese, che la sua età avanzata, il suo silenzio, la
sua costante malinconia lo rendevano esoso, e potevano turbare il lieto
umore degli altri; e visse più solitario e più ritirato. Vi fu perfino
chi negli ultimi suoi anni, quando perduto ogni vigore, infermiccio e
cadente strascinavasi a stento alla chiesa, e il tremolante suo capo
pareva implorare il riposo del sepolcro, vi fu chi ardì deriderlo in
un'oscena canzone, che cantavasi per le vie, e forse ferì le orecchie
del vecchio moribondo. Questa fu l'ultima goccia del tremendo suo
calice! e allora che disteso sulla paglia del suo miserabile giaciglio
chiese di venir consolato da quel Signore ch'è padre anche degli
sfortunati, fu visto raccogliere tutte le sue forze per inginocchiarsi
a riceverlo, e stese la mano a' suoi offensori, e pregò pace e perdono
a tutti i fratelli; quella pace e quel perdono che a lui gli uomini
non concessero. Oh! se quel tale avesse meco visitata la sua cameretta
pochi giorni dopo la sua morte, ed avesse letto sulla sua scrivania,
tra le pagine d'una vecchia bibbia che appariva in più luoghi logorata,
questa nota scritta di suo pugno fin dagli anni suoi giovanili, come
rilevasi dalla data 1784!
«Per guarire....
»Alzarmi invariabilmente ogni giorno alle quattro del mattino:
»Recitare l'Uffizio, leggere un capo del Kempis, poi due ore di
meditazione, indi in Chiesa ad assistere alla Santa Messa.
»Nei giorni che non si fa dottrina, e il tempo che avanza dalle
funzioni sacre occuparmi in qualche lettura divota.
»Dopo pranzo studiare la bibbia, poi di nuovo due ore di meditazione.
»La sera leggere in ginocchio sino alle dieci.
»A mezza notte alzarmi per recitare i salmi e piangere a' piedi del
Crocifisso.»
Oh! se avesse veduto dinanzi al suo oratorio logorato il suolo a forza
di starvi inginocchiato, e cangiato il colore del tavolino su cui era
piantata la croce dalle tante lacrime versate, e avesse pensato un
momento all'anima che visse lì sepolta cinquanta e più anni, e lottò
tutto quel tempo contro un pensiero od un affetto che doveva essere
più potente della sua volontà.... oh! invece di deriderlo, l'avrebbe
facilmente compianto! Negli scaffali della sua libreria v'erano molte
opere de' Santi Padri, v'era la Somma dell'Angelico, le _Confessioni_
di Sant'Agostino, v'era un piccolo libercoletto tutto sdrucito, la
Lettera di San Girolamo a Nepoziano. Vidi un libro di conti dove
appariva che tutti i suoi risparmi servirono ad estinguere un debito
incontrato dallo zio per mantenerlo nel collegio de' Somaschi a
Cividale, e per costituirgli il patrimonio. Pochi giorni prima della
sua morte, si parlava in paese di un lascito alla Compagnia di Gesù,
per cui diventava probabile che se ne erigesse in Cividale una Casa; e
sul suo oratorio era spiegata una copia della famosa bolla di Clemente
XIV.
V'era in più luoghi di suo pugno sul muro inciso il nome di Premariaco
villaggio del quale egli era oriundo. Ciò mi fece venir l'idea di
visitarlo. Partii sull'alba della mattina susseguente. Attraversava le
liete prateríe che si stendono all'oriente delle colline di Buttrio,
udiva il fremito del Nadisone che le taglia, senza poter vederne le
acque, chè l'alveo scende lì assai profondo e le rive gremite di erba
dinanzi alla vista si uniscono e fanno tutta una spianata. Il villaggio
è ameno per molta verzura, e per le tante selvette di pioppi che fanno
argine alle acque. Due passi fuori dell'abitato sta un piccolo ponte
eretto su due macigni che si sporgono incontro, e tra cui sepolto come
in un abisso, passa mugghiando con grand'impeto tutto il torrente.
Ei viene dall'antica Cividale dritto come freccia. Presso Premariaco
si frange ad un creto, s'allarga e forma una spezie d'oasi di ghiaja
minutissima che fa parer più verdi le macchie dei giunchi silvestri,
e dei saliceti onde è cinta; poi fatto un angolo acuto e tutto in sè
ristretto, si precipita sotto il ponte e si perde in mille zampilli tra
un'immensa congerie di cretaglia ch'egli ha smosso dalle sponde e che
per lungo tratto ingombra il suo letto. Que' grebbani si dispiegano
alla vista in forme svariate e bizzarre. Surgono alcuni in piramide,
altri pendenti dalle rive paiono pronti a precipitare: ve n'ha di
piatti, pensili sull'onda sotto cui s'interna ampio cavo che pare una
grotta, altri, piombati nel mezzo, fanno isolette su cui vive ancora
qualche annosa pioppa che nella caduta s'è piegata e con parte dei rami
lambe la corrente. Uno ve n'è nel bel mezzo che s'erge come campanile
ed ha la testa forata, e sulla pigna cresce un virgulto; altri tutti
nudi ed irti di punte stanno accavalciati ed infranti, e le acque
chiuse nel loro grembo formano pozzi che dal cupo verdastro giudichi
profondissimi. I nativi chiamano questo luogo _Businot_, nome che in
friulano indica l'assordante fragore che manda, e i qui nutriti hanno
nella loro pronunzia alcun che dell'aspro di cotesto fragore. Pre-poco
ne conservò l'accento fino alla morte. Non gli valse a dimenticarlo nè
la lunga dimora in Coteggio, nè la vita menata tutta fuori di patria.
Quest'uomo che qui ha passato gli anni della sua prima gioventù, che
avrà mille volte errato a diporto su coteste rive e custodito il gregge
pei pratelli che le inghirlandano, che nella sua oscura cameretta
su tutte le pareti ne segnava il nome, facilmente doveva aversele
sempre dinanzi. Qui forse egli gustò qualche rapida gioia che gli si
volse in lutto dall'ambizione di chi gli strappò di mano la verga per
sostituirgli la penna. Guardando dal ponte l'umile casuccia dov'egli
nacque, pensai alle speranze tradite de' suoi poveri genitori. Era
figlio unico. — Avranno raggranellato tutti i loro risparmi per unirli
a quelli dello zio, e farne un giorno o l'altro un bravo piovano presso
cui trarne nell'opulenza gli ultimi loro anni. Donna Tomasa sua madre
chi sa quanti bei sogni avrà fatto, quando sel vide la prima volta
dinanzi vestito degli abiti clericali! Doveva essere stata un'epoca,
nella quale questo povero prete tanto disprezzato brillava per
leggiadria e lindura, e forse anche per acutezza d'ingegno. Rivelavano
il primo le stesse sdruscite sue vesti non mai rinnovate, poichè faceva
d'uopo che fosse assai ricco il suo mobile, se durò quasi sessant'anni;
in quanto al secondo, nato contadino fu posto in un collegio rinomato,
disse messa giovanissimo, e i libri che leggeva bastano a farci
comprendere che la sua mente doveva valere alcun che di più dello zero.
Una catastrofe successe in quest'anima che tarpò tutti i suoi voli, e
la ridusse ad aspettare la fine senza più fare un passo nella vita.
Vi sono degli uomini che sanno vivere a seconda degli eventi, che
cangiano amici ed opinioni colla stessa facilità con cui si cangia di
camicia; degli uomini che tengono schiava la fortuna, e che in ogni
posto del mondo sanno crearsi un Eden che li circonda di beni; ma
ve n'ha anche degli altri il cuore dei quali una volta piagato non
guarisce più mai, e per cui un affetto è come un destino. Il mondo
li chiama pazzi. Questa parola toglie di più vederne i patimenti, ed
è come la pietra che si getta in bocca al sepolcro e che nasconde
il cadavere. Forse il mondo ha ragione, ma mi perdonerà, se io li
compiango.