Oramai la maggior parte dei forastieri, che erano in Carnia per le
acque, pensavano a partire, e la madre di Massimina riceveva ogni
giorno visite, or dall'uno or dall'altro, che prima d'andarsene
venivano a salutarla. Contenti quasi tutti di quell'aria balsamica e di
quelle fonti veramente prodigiose, coll'aspetto della salute e colla
loro allegria crescevano a lei il rammarico del poco o quasi nessuno
profitto della sua povera figlietta. Fra gli altri, chi più le destava
invidia, era un giovine di sedici anni venuto lì in Arta dopo di lei, e
in sì miserabile stato, che il dottore credette prudenza consigliarlo a
non voler neanche tentar quelle acque, che per la loro troppa efficacia
potevano riescirgli fatali. Ma egli, a cui tutti i rimedi erano fino
allora tornati vani, si ostinò alla prova di quest'ultimo, e contro
ogni aspettazione cominciò a migliorare. Aveva racquistato il sonno e
l'appetito, i suoi occhi impietriti s'erano svegliati, e quando prima
di ripatriare venne a riverire la signora, le sue guance rifiorite
promettevano in breve perfetta la guarigione. Quanta gioia per i suoi
genitori nel rivederlo così mutato! Lo avevano mandato tra quei monti
esile, moribondo, forse senza neanche speranza di riabbracciarlo, e
tornava come una bella rosa rinfrescata dalla rugiada. Ella invece tra
pochi giorni avrebbe ricondotta al padre la sua Massimina più pallida
di prima, col dolore di non aver più nulla a tentare, e nella sola
aspettazione di vederla soccombere. Infatti la fanciulla da alcuni
giorni era tornata a tutti i suoi soliti patimenti. Stava quasi sempre
chiusa in camera, e nel suo malinconico silenzio pareva dimandasse
di partire per rivedere ancora una volta il suo paese, e morire tra
le braccia de' suoi. L'aria della montagna aveva cominciato a farsi
rigida e la mattina e la sera non permetteva più di uscire, senza
molto riparo di vesti. Anche le acque diventate fredde piombavano
sullo stomaco come una massa di pietra, e Massimina da due giorni
ricusava di beverne. Allora la madre a malincuore, come chi si vede
costretto a rinunziare a speranza lungamente vagheggiata, risolse di
ritornarsene a casa. La sera, in presenza della fanciulla, ordinò al
padrone dell'albergo una carrozza per portarsi in un villaggio vicino
a far visita di congedo a una buona signora del paese, sua antica
conoscenza, che, durante la loro dimora in Arta, era stata più volte a
farle cortese compagnia. Parve che Massimina accogliesse con piacere
questa gita; ma nel dimani mattina ella stava così male, aveva tanto
tossito tutta la notte, era sì pallida ed abbattuta, che la madre non
osò neppur proporle di accompagnarla. Col cuore raggruppato baciò in
fronte la sua povera creatura, e si mise in carrozza quasi piangendo.
Rimasta sola Massimina, si chiuse nella sua camera, aprì l'armadio e
cominciò a cavarne vestiti, biancheria, libri e a tutto disporre per la
partenza. Ma era così svogliata! Ogni qual tratto si sedeva, affisava
languida languida il pavimento, e colle mani abbandonate in grembo
stava lunga pezza come assorta in tristi pensieri. Poi di nuovo tornava
in traccia or di quest'oggetto, or di quello, e li apparecchiava in
fila sul letto, perchè la Marietta trovasse più facile l'allestire i
bauli. Aprì la sua cassettina da lavoro, riordinava gomitoli, forbici,
ditale, metteva a suo luogo quei mille nonnulla indispensabili alla
donna, quando le venne tra le mani la busta delle sue gioie: sorrise
d'averla portata lì in Carnia, indi pensierosa tornò ad assidersi,
e guardava la sua bella collana, gli orecchini, le smaniglie. Era
ancora in semplice sottanino, e sulle spalle per ripararsi dal freddo
aveva gettato una mantiglia color grigio perla che in altri tempi le
avea servito per uscire dal ballo, e che ora disusata strapazzava
per camera. Tornò col pensiero a quando per la prima volta, adorna
di quelle gioie, ella lasciava la festa coperta da quella stessa
mantiglia allora elegante. Col gomito posato sul tavolo velava colle
dita bianchissime gli occhi semichiusi, e le sue labbra abbandonate ad
un lieve sorriso, e la sua mesta fronte inchinata, da cui scendevano
in vago disordine i lunghi capelli non ancora pettinati, le davano
sembianza d'una delle _Malinconie_ di Natale Schiavoni. Rifaceva
colla memoria tutti i pensieri di quella sera. Sul primo fiore degli
anni, elegantemente abbigliata, ella aveva danzato e sorriso: mille
sguardi di ammirazione l'avevano dolcemente applaudita, s'era sentita
bella, e il suo cuore di fanciulla aveva balzato di emozioni ignote
in allora, ma così vive e soavi, che col solo ricordarsene ne sentiva
ancora l'oscillazione. Quando assisa nel suo cocchio ella tornava a
casa per la notte stellata, la sua anima piena di vita si slanciava
nell'avvenire con più impeto di quello con cui i suoi giovani cavalli
divoravano la via. Erano passati tre anni. Quante illusioni svanite
in sì breve spazio di tempo! Oramai una alla volta l'erano morte in
cuore tutte le speranze della giovanezza. A que' bei sogni dorati era
successo il disinganno; pochi passi lontana dal sepolcro, ella quasi vi
si gettava contenta per riposare dall'aspra via a cui la sorte l'avea
condannata. Surse, e meccanicamente si cinse al collo i diamanti e
poi serrò sui polsi i manigli: le andavano larghi. Alzò il braccio,
e si guardava quella mano pallida e quasi trasparente che pareva di
cera. Si affacciò allo specchio. Oh come cangiata! Le sembrava d'esser
appena l'ombra di sè stessa. Si posò la destra sul cuore, e mentre ne
contava i palpiti pensò: tra poco dormiremo! E s'immaginava d'esser
distesa sul suo letto di morte, attorniata da' suoi cari, e di ordinare
che le mettessero intorno quelle gioie a cui stavano legate tante
memorie della sua vita passata, e pensava l'ultimo addio, e le lagrime
della sua povera madre.... Ma già in questo mondo ella pativa troppo!
e dinanzi al trono di Dio avrebbe tanto pregato per lei, che la si
sarebbe finalmente racconsolata. E continuava colla mesta fantasia a
figurarsi la pompa funebre, il canto freddo e posato dei sacerdoti,
tanti volti sconosciuti, che sarebbero venuti a vederla, tanti di
persone amate, e allora indifferenti.... e le passavano dinanzi tutte
le fisonomie di cui si ricordava, e per caso anche quella della giovane
contadina al cui dolore pochi giorni prima ella aveva tanto compatito.
Pensò: Anch'essa così giovane e così infelice! Come lampo improvviso
le si affacciò allora un'idea. Non avrebb'ella potuto rimediare alla
disgrazia da cui era stata colpita? fare la felicità di due poveri
sfortunati?.... assumere per essi le veci della Provvidenza?... per
quei pochi giorni che ancora le restavano, privarsi d'una memoria anche
cara, e donare ad altri quel bene ch'ella non potea più godere? Ah sì!
Consolare quelle due afflitte creature, aprir loro i tesori dell'amore,
vivere benedetta nella loro memoria, le parve in quel momento gioia
tale da compensare le molte sue lacrime! Prese un foglio di carta, e
scrisse rapidissima una letterina al dottore che diceva così:
«Mi preme di parlar con voi. Fatemi la cortesia di venir subito. —
Massimina.»
Poi chiamò la Marietta, le diede il foglio, e le disse di tornar a
vestirla e pettinarla. Il dottore appena l'ebbe in mano che ravvisò
i caratteri, e l'aprì involontariamente agitato. Che mai poteva
volere?... Prese il cappello, e fantasticando si mise sulla via di
Arta. Arrivò all'albergo.
— La signorina vi aspetta nella sua camera, — gli disse Marietta
tosto che lo vide, e gli fece balzare il cuore con un tremito di cui
non sapeva rendersi conto. Trovò Massimina seduta sul sofà. Vestiva
un semplice accappatoio a fondo bianco, chiuso con nodi rosati. Era
assai sparuta, e in mezzo al suo visibile soffrire lo salutò con un
lieto sorriso, e nella sua gratitudine gli rivolse uno sguardo pieno
d'affetto, ma così puro e così giovanile, ch'ei non potè a meno di non
paragonarla a un di que' freschi germogli, che sul finire d'ottobre
mette talvolta il rosaio, la cui fragile e dilicata tessitura e il
verde malaticcio ci richiamano con un mesto desiderio alla stagione che
passa.
— Perdonate, dottore, diss'ella, se ho ardito disturbarvi. Ma voi mi
sembrate così buono.... e mi avete inspirato tanta confidenza....
— Se fosse vero!... Se io potessi in qualche maniera esservi utile....
— Anzi voi solo.... E continuava con una specie di timidezza, che suo
malgrado le colorava le guance.
— Ho approfittato di questo momento che la mamma è fuori....
Il dottore, che pieno delle sue idee era già assai innanzi, e credeva
di capir la cose a mezz'aria, appressò la sedia, e fisandola con
rispettoso affetto:
— Gli è un pezzo, disse, che io vi osservo.... Le mie cognizioni sono
scarse, Madamigella, ma l'interesse che voi mi destate!... Se voi
voleste accettarmi per vostro amico, e come a tale aprirmi il vostro
cuore.... dirmi tutti i vostri patimenti.... Credete: il morale ha
grande influenza sul fisico.... e io non sono di quelli che prescrivono
di dimenticare. Vi sono dei dolori che l'anima non può dimenticare!
e l'ostinarsi a chiuderli dentro di noi, lungi dall'esser rimedio,
è rovina: giova invece confidarli all'amicizia, trovar chi sappia
piangere con noi....
La povera fanciulla s'era fatta bianca bianca, teneva chinati gli
occhi, e avrebbe voluto poter troncare un discorso ch'ella aveva bene
involontariamente provocato, e che a guisa di ferro in piaga ancora
aperta le rincrudiva il patire. Quando credette di poter parlare, senza
che le sgorgassero le lacrime:
— Non si tratta di me, disse con un suono di voce che aveva del mesto e
del rassegnato insieme. In quanto a me, credo già fissa la mia sorte,
nè se anche il potessi, vorrei cangiarla.... Oh no, no! Io ho già
compíta la mia carriera. L'arte vostra potrebbe forse restituirmi la
vita.... ma, a che mi varrebbe senza le dolci illusioni che la fanno
bella?
Scosse la testa, come se volesse scacciarne qualche pensiero, poi
ricomponendosi:
— Vedete dottore, io vi ho chiamato qui, soggiunse, perchè mi aiutiate
a procurarmi un piacere.... Un piacere che mi compensa dei mali che
soffro.... — e titubando girava tra le mani la busta delle gioie. — Voi
avete salvato la vita a una bella ragazza di questo paese, che io ho
poi veduta l'altro giorno assai misera....
— La fidanzata, interruppe il dottore, di quel disgraziato che ha
perduto domenica?...
— Sì, la Rosa. In quel giorno abbiamo fatto amicizia insieme. Queste
gioie io non le porterò più.... Avevo pensato che me ne adornassero
quando sarò morta, ma è meglio che servano alla felicità di quei due
poveri giovani.... Pregheranno per me!....
— E vorreste?...
— Ch'essi godano quel bene che io non posso.
— Oh signora! sclamò il dottore, e nell'impeto della sua ammirazione
allungava la mano per prendere una delle sue e baciargliela.
— Tenetemi il segreto, gli disse la fanciulla mettendogli in pugno la
busta, e ricordatevi che vi siete profferto d'essermi amico!
E alzatasi si ritirava nella cameretta contigua.
L'indomani il dottore colla Rosa e con Giacomo tornava ad Arta per
presentarli alla loro benefattrice. I due giovani erano fuori di sè
per la gioia, e non vedevano l'ora di gettarsi a' piedi dell'angelo
celeste, che senza conoscerli aveva loro fatto tanto bene. Giunsero
all'albergo, chiesero di lei.... Era partita da due ore. Rivolti verso
il Friuli piangevano e pregavano, e il Signore li avrà certamente
ascoltati.