I due fratelli.

Era quella, dopo oltre due mesi, la prima sera che Giacomo Moncalvo

passava nel suo studio, e il volto pallido dello scienziato, ov'erano

i segni d'un'ansietà piuttosto sopita che dissipata, esprimeva altresì

la compiacenza dell'uomo abitudinario che trovandosi in mezzo a oggetti

cari e domestici ripiglia il filo dei pensieri interrotti.

Di fuori pioveva e faceva freddo. Nello studio era un dolce tepore

di stufa, era una tenue, gentile fragranza di viole che rievocava le

immagini della primavera.

— Ah, Flacci, Flacci! — disse Moncalvo rivolto al giovine e timido

assistente che gli sedeva di fronte. — Anche i fiori mi vuol

portare.... Mi tratta come la dama del suo cuore.

Flacci arrossì.

— Non ce l'ho, io, la dama del cuore.

E soggiunse: — So che le viole le piacciono, e mi son preso la libertà

di adornarne il suo studio nel giorno ch'ella vi rientra con l'animo

tranquillo.

— Grazie, Flacci.... Grazie di questa come di tante altre attenzioni

che ha avute per noi.... Eh, non ci sdebiteremo mai.... Ma non creda

ch'io abbia l'animo tranquillo....

— Oh professore, perchè?... Il medico....

Giacomo Moncalvo tentennò la testa.

— Il medico afferma che la crisi è superata, che la guarigione è

sicura.... Sarà... Ma io non oso sperare che Giorgio torni quello di

prima.... Il suo silenzio ostinato intorno alle cose, alle persone

di cui parlava nel suo delirio m'inquieta e mi turba.... Ora quasi

mi augurerei che la sua convalescenza tardasse, ch'essa non dovesse

coincidere con certi avvenimenti ch'egli non potrà ignorare e che

avranno un contraccolpo sul suo spirito.

Il dottor Flacci chiese sommessamente: — Non ha intenzione di condurlo

lontano?

— Tutto sta ch'egli voglia venire.... Non è un fanciullo.... E poi un

viaggio si risolverebbe in pochi mesi d'assenza.... È l'aria di Roma

che non fa più per mio figlio.... Quanto meglio ch'egli non si fosse

mai mosso da Berlino!... Ora anche di là ho una triste novella da

dargli.... Basta, discorriamo delle nostre faccende.... Io spero lunedì

di riprender le lezioni al punto dove le ha lasciate lei....

— Che festa sarà per gli studenti il rivederla sulla cattedra! —

esclamò Flacci.

— Gli studenti sono molto cortesi e mi accoglieranno bene, non ne

dubito.... Ma in quanto all'insegnamento, non si accorgeranno della

differenza.

— Professore, mi confonde, — balbettò Flacci. E le sue gote

s'imporporarono un'altra volta.

— Non sono uso a far complimenti, — replicò Moncalvo. — A proposito,

Flacci, resta a cena con me?... Sì, sì, senza cerimonie.... Sono

solo.... Ed ella è un così parco mangiatore che si può sempre invitarla

all'ultimo momento.... Aspetti a ogni modo che sentiamo per che ora

sarà pronto.

E si accinse a sonare, ma in quel punto si udì una scampanellata

all'ingresso.

— Chi sarà?

— Se vuol che vada a vedere? — disse il dottor Flacci.

— È inutile.... S'è qualcheduno che domanda di me, lo sapremo. Del

resto, non ho ancora tolta la consegna.

Dopo aver picchiato all'uscio, la donna di servizio s'affacciò sulla

soglia. Era perplessa, confusa.

— Ebbene?

— C'è di là suo fratello, il commendatore.... Io avevo detto che il

signor professore non riceve, ma egli insistette, e....

— Ch'entri pure, — ordinò Giacomo Moncalvo dopo un istante d'esitazione.

— Io mi ritiro, — dichiarò l'assistente.

— No, — rispose il professore, — non abbia fretta.... Si ritirerà

dopo.... se sarà necessario.

E si alzò per muovere incontro al fratello.

— Finalmente! — esclamò il commendator Gabrio avanzandosi con le

braccia aperte.

Giacomo gli tese la mano e lo accompagnò verso il canapè.

— Siedi.

— Finalmente! — ripetè il banchiere. — Avevi dato i catenacci alla tua

porta.

— Non vedevo nessuno.... tranne questo giovinotto.... per dovere

d'ufficio.... Il mio assistente, dottor Flacci..

Il commendatore chinò il capo senza pronunziar parola. Lo turbava la

presenza di un estraneo.

Flacci, ch'era già sulle spine, si dileguò in silenzio.

— Lo credevo uno studente, — notò Gabrio. — È così giovine.

— È giovanissimo, ma mostra anche meno della sua età.

— Dunque, — riprese il commendatore, — io mi sono informato sempre....

ogni giorno....

— Lo so.... grazie.

— T'ho fatto chiedere un'infinità di volte se potevo venire....

— Devi scusarmi.... Non avevo la forza....

— Credi, mi era tanto pesato dir di no a quella tua domanda.

Una fiamma salì al viso di Giacomo Moncalvo.

— La mia domanda era assurda, — egli rispose affrettatamente,

precipitosamente, come se le parole gli bruciassero la lingua. — Avevo

perduto la testa.... Giorgio aveva sempre quel nome sulle labbra....

«Ella sola potrebbe guarirmi, — egli ripeteva. — Mi basterebbe vederla

un minuto, accanto al mio capezzale.... Siete voi che la tenete

lontano».... E la chiamava, la chiamava.... Era uno strazio.... I

medici non davano più quasi nessuna speranza.... Fu allora che chiesi:

«Se provassi a pregarla?...» «Provi», mi dissero. E ti scrissi.... Ma

lo capisco, il rifiuto era inevitabile.

— Non mi serbi rancore, dunque?

Giacomo fece un segno negativo col capo.

— Se Giorgio fosse morto non ti avrei perdonato più.

— Invece, grazie al cielo, guarisce.

— Lo spero.

— Ma sì, ma sì, non c'è dubbio.... Ho parlato io stesso col vostro

medico oggi.... Anzi fu allora che pensai: Poichè è fuori d'ogni

angustia mi riceverà.

Giacomo sospirò.

— Ci vorrà del tempo prima che io sia fuori d'ogni angustia.... Del

resto, è vero, tu non hai colpa.

— Nessuno ha colpa, — ribattè Gabrio. — È stata una fatalità.

Il professore taceva.

— Ella non può averlo lusingato, — insistè l'altro. — Ella lo trattava

con confidenza, come un fratello.... La conosci, non ha sussiego....

— Doveva averne in quest'occasione, — interruppe Giacomo, — doveva

accorgersi del male che faceva.... Ma, per carità, non fermiamoci su

questo terreno scottante.... Giorgio metterà giudizio.... o qui, o

altrove....

— Giorgio lascerà Roma? — esclamò il commendatore. — Lascerà il suo

posto, la carriera in cui è avviato?

— Se non potrà esser salvo diversamente.... L'essenziale è ch'egli

viva.... e che sia un uomo.

— E tu?

— Io? — disse il professore. — Sono stato solo per tanti anni; ci

starei ancora.... In caso disperato, mi farei liquidare la pensione, e

seguirei mio figlio.

Ma si pentì di questa debolezza, e soggiunse:

— No, no.... anzi non lo seguirei.... I vecchi sono un impiccio.

— Sei uno stoico, — borbottò Gabrio Moncalvo.

— Mi piego all'inevitabile, — riprese il fratello.

Gabrio si fece coraggio.

— E alla questione economica hai mai pensato?... La malattia di Giorgio

deve importi ben gravi sacrifizi.

— Non tali ch'io non sia in grado di sopportarli.... Nella peggiore

ipotesi farò qualche risparmio sulla mia sola spesa di lusso, sulla mia

biblioteca.

— E non t'è venuto in mente, — insisteva il banchiere, — ch'io son

ricco, molto ricco, e che mi terrei fortunato se tu mi permettessi

d'aiutarti?

— La tua offerta non mi fa maraviglia.... Sei stato sempre generoso....

Ma io penso che ogni uomo, finchè sia sano di corpo e di spirito, deve

bastare a se stesso.

— Dunque rifiuti?

— Ringrazio, ma rifiuto.

— Sei superbo, superbo.... Ti offende l'idea di dover qualche cosa a

tuo fratello.

— Se non ho bisogno di nulla?... Se non mi sento povero?...

— Perchè ti sei avvezzato a privarti di tutto.

— T'inganni, Gabrio.... O, almeno, ti assicuro che nessuna delle

mie privazioni mi pesa.... Quando mi confronto con tanti a cui manca

perfino il necessario, a me pare di nuotar nel superfluo.... Hai visto

quel giovane ch'è uscito di qui?

— Il tuo assistente?

— Sì, il dottor Flacci, un ragazzo che diventerà un grande

matematico.... Or bene, quello, per anni e anni, finch'era studente,

viveva in una soffitta e pativa il freddo e la fame. Oggi, con uno

stipendio di milleduecento lire, più il frutto di tre o quattro lezioni

alla settimana, mantiene, oltre a sè, la madre vedova.... Mi sembra

ch'egli meriterebbe d'essere assai più commiserato di me.

— Che significa questo? — ribattè il commendatore. — Per male che uno

stia può trovar sempre chi sta peggio di lui.

— E pure il dottor Flacci è contento.

Ma Gabrio Moncalvo protestò contro questa concezione umile della vita.

— Sì, sì, sarete ammirabili, ma vi manca un grande stimolo e una

grande soddisfazione. E ancora voi altri, tu, tuo figlio, il tuo dottor

Flacci, siete scienziati, avrete la persuasione di giovare all'umanità

con le vostre scoperte, con la vostra dottrina.... Non mi negherete

però che vi è del bene che non si può fare che col danaro e che le

migliori intenzioni del mondo non servono quando non si abbiano i mezzi

per attuarle.

— Ognuno opera nei limiti delle sue forze, — obbiettò il professore.

— Naturale. Ma dev'essere una gran pena.... che dico dev'essere?...

è, perchè l'ho provata anch'io nei primordi della mia carriera, è una

gran pena il sentirsi gridare ogni momento: «Alto là. Non si passa».

Non si passa perchè non vi son quattrini; ch'è quanto dire: Oggi non

si può assistere un amico, domani non si può proteggere un artista,

doman l'altro non si può partecipare a una impresa che sarà fonte di

prosperità e di lavoro, e nè oggi, nè domani, nè mai si può levarsi un

capriccio, si può compiacere a una voglia della moglie, dei figliuoli,

di qualche persona cara.... Eh via, avete un bel bandir la crociata

contro noi ricchi, avete un bel dire che a contar l'oro e i biglietti

di banca c'insudiciamo le mani; io affermo che una delle nostre mani

sudicie sparge intorno a sè più beneficî di mille delle vostre mani

pulite....

Giacomo sorrise.

— Ora sei tu che fai il processo a noi poveri spiantati.

Il commendatore si strinse nelle spalle.

— È tattica di guerra.... Per difendersi validamente bisogna portar

l'attacco nel campo avversario.

— E tu attacchi a fondo.... Ci stritoli addirittura.

— Tu non c'entri, — ripetè Gabrio. — Tu hai una specie di ricchezza che

noi onoriamo....

— Ma che non figura nei listini di Borsa, — completò Giacomo.

— Può figurarci anch'essa quando si trasformi in scienza applicata.

— Vedi dunque che non è il caso mio, — disse il professore. — Io non ho

il merito della più piccola applicazione.

— Non importa. Non c'è nessuna verità che resti perpetuamente

inapplicabile. Quando il seme è buono, o presto o tardi darà frutto.

— Speriamo, — soggiunse Giacomo Moncalvo che non era in vena di

discutere.

E, macchinalmente, guardò l'orologio appeso alla parete dirimpetto, ciò

che richiamò il suo interlocutore all'altro scopo della sua visita.

— Senti, — principiò Gabrio col tuono dimesso di chi sta per toccare un

argomento scabroso, — la Mariannina si sposa sabato.

— Ah! — fece Giacomo senza scomporsi. — Sapevo ch'era fidanzata.... non

da te.

— Come potevo dirtelo s'eri invisibile?... E poi.... insomma mi

capisci.... Tu non assisterai alla cerimonia?...

Il professore non rispose, ma l'espressione della sua fisonomia

esprimeva abbastanza chiaro com'egli fosse maravigliato della domanda.

— Intendo, intendo, — ripigliò Gabrio Moncalvo. — Non puoi

assistervi.... Tu disapprovi tutto.... la conversione, il

matrimonio....

— In quanti vi convertite? — chiese Giacomo.

— La sola Mariannina, per ora.... La Rachele più tardi....

— E tu?

— Oh, per me non c'è fretta.... Prevedo che mi convertirò anch'io, ma

non c'è fretta.

— In fatti, — disse Giacomo ironicamente, — sarà bene lasciar scorrere

qualche anno di più dal tempo ch'eri un mangiapreti.

— A chi non è accaduto di cambiar opinioni? — ribattè il commendatore.

— Il male si è, — rispose pronto il fratello, — che le tue opinioni

sono schiave del tuo interesse.... almeno di quello che credi il tuo

interesse. Le tue convinzioni di oggi non sono più salde di quelle di

sett'anni fa.

— Che ne sai tu?... Sett'anni fa ho imparato a mie spese quello che

valgono i demagoghi.

— E oggi vuoi imparare quello che valgono i reazionari.

— A ogni modo, — riprese Gabrio, — allora perchè mi hanno respinto?...

Non potevo essere un miglior deputato di tanti altri? Non avevo dato

prove sufficienti d'ingegno, d'energia, di spirito d'iniziativa?

— Nessuno lo nega, — consentì lo scienziato. — Ma le tue stesse parole

confermano che il tuo mutamento dipende in gran parte dall'amor proprio

ferito.

— E se fosse? Chi non reagisce contro l'ingiustizia? Chi non si ribella

contro l'ingratitudine?... Io sono ambizioso.... Meno la povera Clara,

siamo stati tutti ambiziosi in famiglia.... Anche tu, d'apparenza così

modesta.... Vuol dire che la tua ambizione è d'indole più nobile della

mia.... Non importa.... Ci tenevi a essere uno dei primi matematici

d'Italia, e sei riuscito....

— Tu sei riuscito a essere uno degli uomini più ricchi, — disse il

professore.

— Non mi basta, — esclamò impetuosamente Gabrio Moncalvo. — Voglio

per me, voglio per mia moglie, per la mia figliuola una posizione

sociale che sia al disopra delle fluttuazioni della ricchezza....

Ecco il motivo pel quale approvo il matrimonio e la conversione della

Mariannina, ecco perchè, presto o tardi, la Rachele ed io abbracceremo

la religione della maggioranza.... La Rachele lo farà anche per fede

— Davvero?

— Sì. Monsignor de Luchi, che le dà qualche lezione, afferma di non

aver mai trovato un terreno meglio preparato.... Ridi?

— Tutt'altro.... Anzi, s'è così, riconosco che tua moglie è superiore a

te....

Gabrio alzò gli occhi in atto interrogativo.

— Sicuro, — riprese Giacomo, — perchè farebbe per una ragione seria una

cosa seria.

Gabrio tentennò la testa.

— Non è seria ormai.... Si esce da una religione a cui non si crede....

— .... per entrare in un'altra a cui si crede anche meno, — continuò

Giacomo. — Lo so, Gabrio, questa è la frase con cui si giustificano le

conversioni alla moda.... Ma io preferisco le antiche, quando c'era un

po' d'idealità, un po' d'entusiasmo....

— Sei curioso tu, coi tuoi scrupoli.... Qual'è la tua fede?

— Ah, io sono un eretico; sono un positivista, un materialista....

Tutti lo dicono, e sia.... Senonchè, io conservo il rispetto per

le cose in cui migliaia e migliaia di uomini credono e sperano. Le

religioni si possono combattere in nome di una verità più alta e più

pura; non è lecito servirsene come d'un vestito che a piacere s'indossa

e si smette.

Prima che il commendatore potesse rispondere, Giacomo si levò in piedi

e soggiunse:

— Ma basta di ciò. Non separiamoci con male parole.... Sei venuto a

farmi una offerta generosa, e ancora una volta, grazie; sei venuto ad

annunziarmi il matrimonio di tua figlia.... e che ella sia felice....

— E, — balbettò Gabrio, disponendosi a prender commiato, — non ti

vedremo da noi neppure quando non ci sarà più la Mariannina?

— Se tu avessi bisogno di me, — disse il professore, — io sarei sempre

a tua disposizione..... Ma tu, così ricco, così influente, che bisogno

puoi avere d'un povero insegnante di matematica che vive fuori del

mondo, chiuso nelle sue formule?

— Quanto orgoglio, quanta ironia c'è nella tua modestia, — esclamò il

banchiere.

E s'avviava verso l'uscio.

Ma nel punto di varcar la soglia e mentre Giacomo stava per sonare si

voltò improvvisamente e afferrò tutt'e due le mani del fratello.

— Credi davvero ch'io non possa mai aver bisogno di nulla? Credi

davvero ch'io sia felice?

E Gabrio Moncalvo non pareva più lo stesso uomo che un quarto d'ora

prima magnificava la condizione dei milionari.

— Del denaro! — egli seguitò. — Sicuro, in quello si nuota, almeno fin

che si ha il vento in poppa.... Ma credi ch'io non sappia che c'è il

rovescio della medaglia?... Credi che non mi sgomenti l'idea di dover

star sempre sulla breccia, sempre alla vedetta perchè nessuna buona

occasione ci sfugga, perchè nessun pericolo ci colga impreparati?

— Chi t'impedisce di liquidare, di metterti in quiete? — domandò

Giacomo.

Gabrio sorrise amaramente.

— Come si vede che non hai pratica di queste faccende!... È proprio

facile di liquidare una sostanza come la mia! Una sostanza investita

in centinaja d'imprese diverse, rappresentata da centinaja di

titoli esposti a tutte le oscillazioni della Borsa, da centinaia

di cointeressenze, di partecipazioni che mi tengono impegnato per

anni e anni!... E quando avessi liquidato, ridotto tutto allo stesso

denominatore, so forse io stesso quello che mi resterebbe? Forse

trenta, forse venti milioni....

— Ti par poco? — interruppe il professore.

— Eh, caro mio, il giorno in cui ti ritiri dagli affari e li impieghi

al tre o al tre e mezzo per cento non hai da far troppa baldoria....

E scorgendo la faccia attonita del fratello, Gabrio spiegò il suo

concetto:

— Dico _non hai_ per modo di dire.... Si sa che per te otto o novecento

mila lire di rendita sarebbero un'enormità, ma tutto dipende dalle

abitudini.

— Da ragazzi, — obbiettò Giacomo, — ci tenevano a stecchetto....

— Ah, quelle abitudini lì, — interruppe il banchiere, — io le ho

perdute da un pezzo.

— Quanto spendi, in nome di Dio?

— Ti lascio nella curiosità per non scandalezzarti.... E ora figùrati

se non dovrò colmare i vuoti del connubio Oroboni.

— Non dài un milione di dote alla tua figliuola?

— Un milione e il palazzo che ho comperato apposta per fargliene un

regalo.

— E hai paura che gli sposi muojano di fame?

— Ho la certezza che il frutto di quel milione basterà tutt'al più

per un trimestre.... I principi costano cari: e la Mariannina sente la

dignità del suo nuovo stato. Aggiungi al resto i fumi di mia moglie che

crescono ogni giorno.

— Pensare che rimanete in due soli in casa!... — notò lo scienziato.

— La Rachele vale per mille.... Non era così una volta, lo riconosco,

ma ormai è nell'ingranaggio, e non c'è rimedio.... Nel _loro_ mondo,

vedi, quelli che ci son nati se la cavano con poco o nulla; noi altri

non si finisce mai di pagar la tassa di buoningresso.... E se tutto si

pagasse in moneta!

Gabrio Moncalvo fece l'atto di inghiottire un boccone amaro e poi

riprese abbassando gli occhi e la voce:

— La Rachele mi ha sposato per amore, e nonostante i suoi difettucci è

stata sempre una buona moglie, aliena dalle galanterie.... So di molto

io se oggi non mi tradisce....

— Eh, che idee!

Gabrio scrollò le spalle con affettata indifferenza.

— Non sarà.... Se ne dicono tante.... È curioso; fino a pochi anni fa

non avrei dubitato della Rachele per tutto l'oro del mondo.... com'ella

non avrebbe avuto ragione di dubitare di me.... Ora, sul tramonto,

questa fede reciproca non c'è più.... _Les Dieux s'en vont._ Ti ricordi

come i nostri nonni magnificavano, tra le virtù della razza, la fedeltà

coniugale?... Anche questa è una leggenda.... segno di più che la razza

degenera....

— Ci si livella agli altri nelle qualità e nei difetti, — osservò

Giacomo. — Dalla razza non puoi uscire nemmeno per merito dell'acqua

battesimale.

— Verissimo. Ma dopo qualche tempo dimentico e faccio dimenticare di

avervi appartenuto.

— Bel guadagno! — esclamò il professore. — Val la pena, per questo, di

commettere una vigliaccheria?

— Non sei equo, — rispose Gabrio Moncalvo decidendosi finalmente ad

andarsene. — Tu consideri le cose dal tuo punto di vista di uomo

incorruttibile, dedito tutto alla scienza, superiore alle nostre

piccole miserie.... Se tu fossi ne' miei panni!... _Fata trahunt_,

c'insegnavano in liceo. Siamo schiavi del nostro destino.... Il tuo è

d'isolarti nel mondo del tuo pensiero, per scoprire le verità eterne

che cresceranno il patrimonio intellettuale dell'umanità; il mio è

di gettarmi nella baraonda degli interessi economici per aumentare le

ricchezze materiali del paese.... e le mie. Tu non dipendi che dal tuo

genio, non hai paura di avversari, non hai da stare al beneplacito di

alleati, di amici.... Io dipendo da tutti.... Se pur la macchina del

tuo cervello s'arresta, l'opera che hai compita rimane; se s'arresta

la mia, che _débâcle_!... Sì, sì, dei due io sono il più debole; io son

quello che può aver bisogno di venir a chiedere da desinare all'altro.

— Se intanto vuoi chiedermi da cena? — disse in tuono scherzevole il

professore, mentre premeva col dito il bottone del campanello.

— Grazie.... Per oggi no.... Ho un invito e devo correre a vestirmi....

Quindi Gabrio ripetè, come a scarico di coscienza:

— Sai.... è per sabato.... alle nove antimeridiane.... Alle due gli

sposi partono....

— Per dove?

— Vanno in Terra Santa.

— Oh, — fece Giacomo. — In omaggio al Vecchio o al Nuovo Testamento?...

Ma sono indiscreto.... Scusa.... E buona notte.

— Buona notte! — replicò Gabrio infilando la pelliccia che la donna di

servizio teneva spiegata davanti a lui. — Saluta Giorgio.... se credi

che ciò non possa dispiacergli.

Il professore borbottò una frase di ringraziamento. Poi, accompagnato

ch'ebbe il fratello sino alla porta della scala, si rivolse alla

domestica:

— Il dottor Flacci?

— È dal signorino.

— Sta bene. Andrò io a chiamarlo. E tu porterai in tavola.

— Ci sarà poco da portare in tavola, — dichiarò la fantesca breve ed

arguta.

— Perchè?

— Perchè tutto è bruciato, — fu il lugubre responso. — Con questa

visita di Santa Elisabetta!

Giacomo accolse la notizia con filosofia.

— Ci vorrà pazienza.... Però era meglio non avvisarci. Probabilmente

non ce ne saremmo accorti nè Flacci nè io.

La donna alzò le braccia al cielo per invocare la misericordia del

Signore sugli esseri imperfetti che non hanno palato, e si precipitò

verso la cucina.

I Moncalvo · 第 26 / 32 题