In automobile.
L'automobile filava a velocità moderata attraverso Piazza delle Terme
e via Venti Settembre. V'erano dentro quattro persone: la Mariannina
Moncalvo con la zia Clara, il pittore Brulati e lo _chauffeur_,
Giovanni.
A un certo punto la Mariannina gridò:
— Ferma!
Giovanni chiuse i freni e l'automobile si fermò all'angolo del
_Grand Hôtel_. Il portiere dell'albergo fece due passi credendo
che qualcheduno volesse scendere; poi, visto che la faccenda non lo
riguardava, tornò indietro sbadigliando.
— Cosa c'è? — disse spaventata la zia Clara.
— Niente, niente, — rispose Brulati voltandosi.
E la Mariannina soggiunse, mentre faceva dei cenni con la mano a un
giovinotto che s'avvicinava di corsa:
— C'è Giorgio.
Il _professorino_, che aveva ubbidito all'appello della cugina (e come
non ubbidirvi?), si accostò, rosso in viso e trafelato, all'automobile,
intorno al quale ronzavano gli sfaccendati.
— Buon giorno, — egli disse salutando tutti, ma non avendo occhi che
per la Mariannina. — Siete in gita?
— Gita artistica, — replicò la ragazza. — Vado fino a Mentana a
dipingere con Brulati.
— A Mentana! — esclamò Giorgio colpito dal nome. — Dove si son battuti
nel novembre 1867?
— Sarà.... C'è un vecchio castello dei Borghese assai pittoresco....
Almeno da quello che dice il mio illustre maestro.... Io ci vado per la
prima volta.... — Guardò maliziosamente il giovinotto e soggiunse: — Tu
hai una voglia matta di veder Mentana.... per amore della battaglia,
s'intende.... una battaglia ove c'era Garibaldi, ora ricordo....
ebbene, vieni con noi....
— Se non ci sta nell'automobile? — insinuò la zia Clara.
— Ci sta benissimo, — ribattè la nipote. — Ci sta fra noi due....
pigiandoci un poco.... Animo, monta.... È un favore che non meriteresti
perchè non ti lasci veder da un secolo.
La signora Clara, che aveva molta stima e molto affetto per Giorgio e
avrebbe voluto salvarlo dalle civetterie della nipote, rinnovò le sue
obbiezioni.
— Lo faremo star male e staremo male noi.... E probabilmente egli avrà
da lavorare.... E sarà aspettato a colazione da suo padre.
— No, — disse il giovane. — Oggi mio padre non fa colazione a casa....
È a Frascati, da un collega.... Voleva che ci andassi anch'io, ma mi
seccava.... Capisco che sono più orso di lui.
— Dunque non ci son scuse.... Si spicci, signorino.
Giorgio esitava.
— Non vorrei dar un dispiacere alla zia Clara.
— Che dispiacere vuoi darmi? — rimbeccò la zia. — La tua compagnia mi è
sempre cara.... Ma questa birichina ti farà perdere mezza giornata.
— E tutta la testa, — borbottò in modo quasi incomprensibile il pittore
Brulati, che aveva un'ammirazione sconfinata per la bellissima ragazza
e nonostante i suoi cinquantacinqu'anni sospirava platonicamente per
lei.
Intanto Giorgio aveva, alla meglio, preso posto fra la zia e la cugina.
— Ero sicura che ci si stava comodamente! — esclamò la Mariannina in
aria trionfale. E ordinò allo _chauffeur_: — Avanti!
— Siete sicure del tempo?... — chiese Giorgio guardando il cielo ch'era
percorso da grossi nuvoloni.
La signora Clara si tirò sulle ginocchia la coperta di felpa.
— Temo anch'io che voglia piovere.
— Non pioverà, — sentenziò la Mariannina. — E il cielo e la campagna
sono più pittoreschi così che quand'è sereno.
In un lampo l'automobile uscì da Porta Pia e si trovò sulla via
Nomentana, fiancheggiata di ville a destra e a sinistra.
— Ah, queste ville romane! — disse la Mariannina. E soggiunse subito
urtando il gomito di Giorgio, che trasalì al tocco della candida mano:
— A proposito; non ci siamo più visti dopo la mia visita al Palazzo e
al giardino Oroboni.... Lo sai ch'era la mia gran curiosità.
— Lo so, — rispose il giovine che quest'annunzio turbava, senza ch'egli
potesse spiegarsene il perchè. — E come ci sei penetrata?
— Per merito di monsignor de Luchi.... il mio monsignore.
Giorgio scrollò le spalle.
— Curioso gusto di aver ogni momento un prete fra i piedi.
— Eh, caro mio, non siamo mica intolleranti, noi. Quel pretino si
getterebbe sul fuoco per me.
— Gli credi? Avrà i suoi secondi fini.
— Si fa presto ad accusare. Bisogna provar le accuse.
Giorgio non rilevò la sfida, e riprese:
— Dunque che meraviglie ci sono da quegli Oroboni?
— Tutto è caratteristico, tutto ha una sua impronta particolare. Me ne
appello a Brulati.
— C'è stato anche lei?
Il pittore ch'era seduto accanto allo _chauffeur_, girò su sè stesso
per rispondere.
— Sì, non mi son lasciato sfuggir l'occasione.... Oh, forse il luogo
non avrebbe tante attrattive se non fosse poco meno che inaccessibile
ai profani.... A Roma ci son giardini infinitamente più ampi e meglio
tenuti, con maggior ricchezza di piante, d'acque, di fiori.
— Ora Brulati mi cambia le carte in mano, — disse la Mariannina. —
Era d'accordo anche lui che una delle originalità del giardino Oroboni
fosse d'esser così trascurato.
— Non lo nego.... Ricorda un po' il quadro di Calderini, _Giardini
abbandonati_.
— Appunto.... Ah, quei sentieri ove cresce l'erba, quegli alberi che
nessuno si sogna di agguagliare, di pettinare....
— Sentiamo il parere della zia Clara, — disse Giorgio.
— La zia Clara non ha nessun parere, per la gran ragione che la zia
Clara non c'era, — rispose l'interrogata.
— Che la zia Clara ci fosse o non ci fosse, — riprese con calore la
Mariannina, — ciò non toglie, signorino mio bello, che quella villa
degli Oroboni nel centro di Roma non sia una magnificenza.
— Strani gusti avete! — rimbeccò Giorgio. — La putrefazione, la
morte.... Ma io amo la vita nell'aspetto delle cose e delle persone.
E avvolse d'uno sguardo appassionato la bella cugina che, in verità,
era il simbolo della vita e della giovinezza.
La Mariannina, ch'era fresca fresca della lettura delle _Vergini delle
Roccie_, disse a Giorgio ch'egli non era artista, che non capiva la
poesia delle rovine, delle acque stagnanti, delle foglie infracidate,
delle aristocrazie che si spengono.
— E c'erano i campioni di queste aristocrazie? Li hai conosciuti?
— Magari! Ma non c'erano.... Erano a Loreto.
— A sciogliere un voto?
— Chi sa? Dev'esser bella Loreto.
— La fiera delle indulgenze e il ritrovo delle ignoranze.
— Ci fosti?
— No.... fui a due passi.... a Recanati.
— Al paese di Leopardi?
— Sì, quello era un uomo.... Altro che i tuoi Oroboni!
— Chi fa il confronto?... E pure io non dispero di conoscerli.
— Tornerai?
— E perchè no?... come dice monsignor de Luchi.
— Già, monsignore ti condurrà.
— S'intende, monsignore.... O che male c'è? In che t'ha offeso quel
buon pretino mio?
— Che vuoi che ti dica? — replicò Giorgio. — Io non capisco che punti
di contatto ci possano essere tra un monsignor de Luchi e la figlia del
commendatore Gabrio Moncalvo.... Una volta....
— Una volta, — soggiunse vivacemente Mariannina, — monsignore avrebbe
cercato il modo di bruciarmi viva. Ora viene a colazione da noi.... Non
ti pare che sia meglio?
— Sicuro ch'è meglio.... Ma non mi negherai che il tuo monsignore e
quei mummificati Oroboni pei quali vai in sollucchero rappresentano un
mondo, un ordine d'idee affatto diversi dalle nostre idee e dal nostro
mondo.... Me ne appello alla zia Clara.
La buona signora, ch'era un po' paralizzata dalla corsa dell'automobile
e s'avviluppava sempre più nei suoi scialli, aveva in cuor suo
l'opinione di Giorgio, ma desiderava evitar le discussioni. E si
contentò di rispondere:
— Cari figliuoli, sopra tutto non vi bisticciate. La zia Clara lascia
che ognuno pensi a suo modo.
— È questo professorino che vorrebbe imporsi, — replicò con petulanza
la ragazza...
— Smetti anche tu, — pregò la zia.
— Io mi diverto a farlo arrabbiare, — rispose con voce raddolcita
la Mariannina. — E poi voglio avere il merito di raffinare i suoi
gusti.... È uno scienziato.... ma è un borghese....
— Che cosa significa?
— Significa.... significa, — disse la Mariannina andando un po' a
tastoni, — uno che accetta le opinioni correnti....
Giorgio fece un segno negativo col capo.
— Sissignore.... Oggi è di moda far gli spiriti forti, protestare
contro l'oscurantismo, il clericalismo....
— Ma che? Ma che? — interruppe il cugino. — Anzi i clericali tornano in
auge.
— Adagio, Giovanni! — gridò la signora Clara. — C'è un baroccio.
— Eh, lo vedo.
Il baroccio, a due ruote, tirato da due cavalli coi fiocchi rossi,
scendeva rumorosamente da Ponte Nomentano. Di sotto al caratteristico
ombrellone blu, il barrocciaio degnò appena di un'occhiata l'automobile
che gli passava rasente. Un canino ringhioso abbaiò.
Di là dal Ponte Nomentano la strada, già così larga e diritta, si
ristringeva, diventava irregolare e tortuosa, avvallandosi spesso,
alzandosi talora fino a dominar la campagna malinconica e suggestiva.
Qualche buttero a cavallo percorreva le grandi praterie ove pascolavano
le mandre disperse, qualche macchia d'eucaliptus, qualche quercia
solitaria, qualche pino rompeva la monotonia della verde pianura
leggermente ondulata.
— Adagio! — seguitava a raccomandare la signora Clara.
Di sotto alla pesante coperta di felpa, ch'era abbastanza grande da
servire per tre e di cui la Mariannina aveva reclamato la sua parte,
Giorgio Moncalvo cercò la mano della bella cugina e la strinse forte
nella sua. Ella, sempre calma, rispose con una leggera pressione delle
dita; poi liberò la mano prigioniera e si ravviò il velo sul viso. Un
sorrisetto enigmatico errava sulle sue labbra.
— A momenti piove, — sospirò la zia guardando il cielo ch'era più scuro
di prima.
La Mariannina fece un gesto d'impazienza.
— Nemmen per sogno. Scommetto che torneremo col sole.
E Giorgio, ormai disposto a darle ragione in tutto, soggiunse:
— Infatti lì in fondo c'è una striscia d'azzurro.
Brulati, ch'era invece di pessimo umore, si voltò per contraddire.
— Ma che azzurro?... Anzi quei monti eran chiari e ora son coperti....
Pioverà senza dubbio, e, se stesse in me, farei fare un dietro front
all'automobile e filerei per Roma.... Non è giornata, no, da dipingere.
— Credo che Brulati non abbia torto, — disse la signora Clara, ma i due
giovani le diedero sulla voce. Tornare indietro? Ora che s'era quasi
arrivati? Per la paura d'un po' di pioggia? Come se in ogni caso non
fosse meglio giungere in un paese ove sarebbe stato facile di mettersi
al riparo!
La Mariannina se la prendeva particolarmente col pittore. Non si
vergognava d'esser così pusillanime?
Giorgio dichiarò che, in quanto a lui, piuttosto che rinunziare a veder
Mentana, ormai che s'era a pochi chilometri, avrebbe finito il viaggio
a piedi.
— Bravo! — esclamò la Mariannina. — Vengo anch'io.
— Vuoi? — chiese Giorgio fissandola negli occhi.
— Siete matti? — interruppe la signora Clara.
La Mariannina fece una spallucciata.
— Cara zia, tu hai bisogno di esser catechizzata da miss May.
— Miss May non ha da catechizzarmi niente affatto, — ribattè la signora
Clara. — Ella è padrona di regolarsi secondo i suoi usi americani. Noi
seguiamo gli usi europei.
Queste cose la signora Clara le disse senza scomporsi, senz'alzar
la voce d'un punto, ma con un'intonazione che contrastava con la sua
apparenza di persona esile, malaticcia, remissiva.
Nè la Mariannina si ribellò, benchè fremesse in cuor suo e trovasse
inesplicabile la soggezione che, in certi momenti, la zia le inspirava.
— Manca molto a questa benedetta Mentana? — chiese la signora Clara a
Giovanni.
— Se mi lascia dar un po' più di forza alla macchina, ci siamo in
cinque o sei minuti.
— Sia pure.... con giudizio però.
— Non dubiti.
L'automobile accelerò la sua corsa; gli squilli della cornetta di
allarme echeggiavano quasi ininterrotti lungo la via solitaria.
La zia Clara aveva chiuso gli occhi e arrovesciata la testa sulla
spalliera del sedile. I due giovani invece, col busto proteso innanzi,
aspiravano voluttuosamente l'aria frizzante che batteva loro sul viso.
— Auff! — disse la Mariannina alzando il velo che le si appiccicava
alle tempie e alle gote. — Così mi piace.... Tagliare il vento, divorar
lo spazio.... esser padroni della strada....
— Io così farei il giro del mondo, — dichiarò Giorgio a voce bassa.
— È lunghetto.
— In buona compagnia mi parrebbe breve, — soggiunse il professorino
parlando quasi nell'orecchio della cugina.
Ella riprese il suo tuono ironico.
— La buona compagnia sarei io, s'intende....
— Sfido!
— Un ratto in automobile.... Non mancano gli esempi. Sta a vedere se lo
_chauffeur_ sarebbe disposto....
— Ah, senza _chauffeur_.... diamine!
— Allora guiderei io.... perchè tu non sai nemmeno tenere il
manubrio.... questo si capisce a volo.
— Pur troppo, — confessò Giorgio, mortificato.
— In questo caso.... perchè anch'io guido come posso.... si farebbe una
gran frittata....
— Sarebbe una bella morte.
— Grazie.... Per te.... Ma ci sarei anch'io.
— Ecco Mentana, — annunziò Brulati. E additò un gruppo di case. —
Quello più alto è il castello Borghese.... Lo chiamano castello tanto
per dire, ma in fondo non è che un vecchio palazzone diroccato....
assai pittoresco.... specie quando c'è il sole.... Oggi pur troppo....
— E la battaglia, — domandò ansioso Giorgio Moncalvo, — dove la si è
combattuta?
Brulati, benchè romano, ne sapeva pochino....
— Qui intorno.... Credo che Garibaldi, coi suoi, fosse dentro Mentana,
in marcia per Tivoli.... I papalini avevano occupato i poggi, le
ville.... Ero un ragazzo allora.... Più avanti c'è un'ara ai caduti....
e stanno costruendo un museo per collocarvi le reliquie della
giornata....
E poichè Giorgio insisteva nelle sue domande:
— Oh, — disse la Mariannina, — è storia di quarant'anni fa. Ci vuol
altro a ricordarsi!
La zia Clara si scosse e protestò energicamente.
— E storia di ieri, è storia nostra, e bisogna ricordarsene....
Anch'io, come Brulati, ero poco più d'una fanciulla in quel tempo, e
pur rammento quanto se ne discorreva.... A casa nostra biasimavano i
giovani che avevano risposto all'appello di Garibaldi e io scandalizzai
i nonni dichiarando che se fossi stata un uomo sarei corsa subito ad
arruolarmi....
— Ma! — disse Giorgio con un sospiro. — Io invidio sempre quelli che
son nati mezzo secolo prima di me.... Avevano almeno la possibilità di
morire da eroi.
— Bah! — fece la Mariannina con una smorfia. — Come se bastasse morire
in battaglia per essere eroi.... Una palla può buscarsela anche uno che
scappa.
Erano giunti al limite del paese, e Brulati suggerì di fermarsi e
di scendere. Se si doveva tornar indietro per la medesima strada era
meglio voltar l'automobile addirittura. Quelli che volevano vedere il
monumento ai caduti potevano recarvisi a piedi.... Non erano che pochi
passi, fino a quella specie di piazzetta che c'è a metà della via III
Novembre.... Egli il monumento lo sapeva a memoria e preferiva d'andar
verso il castello a riconoscere i luoghi, per fissar il punto più
adatto per fare uno schizzo.... se non oggi, un altro giorno.
— Io intanto vado con Brulati, — annunziò la Mariannina saltando giù
dall'automobile. — Poi egli mi accompagnerà fino al monumento, ove
la zia Clara e Giorgio possono precederci.... Caro Brulati, se pur il
monumento lo sa a memoria, niente impedisce che lo veda una volta di
più.
Lusingato dall'idea di far da cavaliere all'affascinante ragazza, il
pittore s'inchinò profondamente.
— Lei comandi e io ubbidisco.
— Va bene, — disse la signora Clara prendendo il braccio del nipote. —
Ci raggiungerete.... È di qua?
— Sissignore, questa è la via III Novembre, — rispose un cicerone del
paese, che, non invitato, s'era messo al fianco dei forestieri.
— Li lasci soli? — chiese Giorgio. E seguiva con l'occhio i due che
s'allontanavano.
La zia non potè trattenersi dal ridere.
— Che scrupoli!.... Pur dianzi avresti voluto far solo con la
Mariannina il giro del mondo.... Parlavi piano, ma ho buoni orecchi.
Giorgio arrossì, balbettò qualche frase sconnessa.
— Oh, non ti confondere.... Non ho paura che tu scaldi la testa a tua
cugina.... Non c'è nessuno che gliela possa scaldare.... Vedi se ho
da darmi pensiero perchè la ho lasciata a tu per tu con Brulati che
ha cinquantacinqu'anni e non è compromettente.... In ogni caso, è più
in pericolo lui.... Ma se non sa difendersi, tanto peggio.... Egli
m'interessa fino a un certo punto.... Tu, tu mi stai a cuore e non
vorrei che tu avessi a perdere la tua pace.... Se dovess'esser così,
sarebbe stato mille volte meglio che tu fossi rimasto in Germania.
Erano all'incirca i discorsi che Giorgio Moncalvo aveva uditi da suo
padre e di cui gli era forza riconoscere la piena ragionevolezza.
Tanto per dir qualche cosa alla zia, egli negò d'esser innamorato della
Mariannina. Gli piaceva, questo sì, e quando l'era vicino subiva il
fascino ch'ella esercitava su tutti, ma aveva ancora abbastanza sale in
zucca da capire che non era pane per i suoi denti....
Poco persuasa, la zia Clara tentennava la testa.
— Non la cercare, dunque.... È pericolosa, te lo assicuro io.
— Anche tu, come il babbo, sei ostile alla Mariannina, — notò Giorgio
con amarezza.
La signora Clara, s'impazientì.
— Io?... Io le voglio un bene dell'anima.... Me la son vista crescere
sotto gli occhi, sento che la casa mi parrà deserta quand'ella ne sarà
uscita.... Ma la conosco con le sue qualità e coi suoi difetti.... Farà
molto, molto soffrire.... E non è responsabile.... Sa di trionfare
con la sua bellezza, con la sua grazia, con le stesse bizzarrie del
suo carattere; sa che gli uomini vanno in estasi per un suo sguardo,
per un suo sorriso, e dispensa sguardi e sorrisi credendo di far dei
felici.... Che colpa ne ha lei se la felicità d'oggi diventa sventura
domani?.... Che colpa ha la fiamma se brucia?... Fuggila, fuggila.
— Non dovrei dunque venir mai, mai più da te, dallo zio?... Ci vengo
così poco....
— Se non puoi armarti d'indifferenza, non ci venire.... Ma bada.... La
guida ci fa un segno.
Per un lieve declivio giunsero allo spazio dove sorgeva, cinta da una
cancellata di ferro, l'ara ai morti di Mentana. Vi si leggeva scolpita
la bella epigrafe del Guerrazzi: «La bocca di questo sepolcro manda ai
viventi una voce che dice: deh! siate men vili, e fate, deh fate che
per la patria e la libertà non siamo morti invano».
La custode arrivò con le chiavi, aperse la cancellata, aperse una
porticina che metteva nell'interno del monumento, accese una candela
sopra una mensola. Nel centro di quella cella quadrata, dalle pareti
scure e massiccie, un sarcofago di marmo conteneva, visibili attraverso
il coperchio di cristallo, ossa e teschi dei caduti nella giornata del
3 novembre. Sulla mensola, vicino al lume, era una coppa piena di carte
da visita. Silenziosamente Giorgio vi depose la sua.
— Poveri giovani! — sospirò la signora Clara.
— No, zia, non li compiangere, — protestò Giorgio. — Sono morti per una
grande causa.
— Ci può esser in ogni tempo qualche grande causa per cui combattere,
e, se occorre, morire.
La custode credette doveroso di mettere una parola.
— Io c'ero.
Zia e nipote si voltarono. In fatti la donna, che aveva l'aria di non
aspettar più il mezzo secolo, poteva esserci stata.
— Ero una bimba, — ella soggiunse.
— E che cos'ha visto? Ha visto Garibaldi? — le chiesero.
— Ah, no.... Sono rimasta tutto il giorno nascosta in cantina.
Proprio nel momento in cui questo testimonio oculare dava così preziose
informazioni sulla battaglia, la Mariannina e Brulati s'affacciavano
alla porta.
— Siamo qui, — disse la Mariannina. — Per oggi bisogna rinunciar a
dipingere. Comincia a cader qualche goccia di pioggia.
— Lo prevedevo io! — esclamò la signora Clara. — Era meglio accettare
il consiglio di Brulati.
— Brulati dà sempre buoni consigli, — affermò il pittore con comica
solennità.
Giorgio invitò la cugina ad entrare nel monumento, ma ella accennò col
dito che non entrava.
— Perchè?
— Ho inteso da Brulati che ci son degli orrori lì dentro. No, no. È
inutile. Non ho simpatia per gli ossari. Su, Brulati. Andiamo a goderci
la bella vista. Ha detto lei che di quassù c'è una vista magnifica.
— Col cielo sereno, però.
— In ogni modo io vado, — riprese la ragazza. — Chi vuole mi segua.
Brulati le tenne dietro come un cagnolino.
La custode dava altre spiegazioni, mostrava un cranio forato da una
palla.
— Che pietà! — sussurrò la signora Clara giungendo le mani. E ricordò
la frase tristamente celebre: _Les Chassepots ont fait merveille._
— Chi sa poi s'era un garibaldino o un francese? — obbiettò Giorgio
guardando verso la porta.
— È lo stesso, — rispose la zia. — Forse aveva vent'anni; aveva una
madre che lo aspettava.... Tu sei sulle spine.... Usciamo pure.... Dove
sono quei due?
— Qui, a un passo, — disse la custode.
Dal ciglio del poggio si dominava la Sabina. Brulati enumerava i paesi.
— Ecco, a sinistra Fara Sabina, Montelibretti, Morigoni, Palombara; a
destra Sant'Angelo, Monte Celio, Tivoli nascosto dietro quegli ulivi.
— Se non sa dire più di così.... — principiò la Mariannina. E
s'interruppe per rivolgersi alla zia e a Giorgio che sopraggiungevano.
— Tutta la scienza di Brulati consiste a sciorinare una quantità di
nomi.... Allora tant'è prendere il Baedeker.... Quando gli si domanda
dov'erano i papalini, dov'erano i francesi, che strada hanno tenuto per
piombare addosso a Garibaldi, resta a bocca aperta.
— Se ho confessato prima che non conosco i particolari della battaglia!
— Io c'ero, — ripetè la custode intascando la mancia datale da Giorgio
Moncalvo.
— Brava! Racconti.
Giorgio scoppiò in una risata.
— Oh sì.... Ha passato la giornata nascosta in cantina.... Non ha visto
nulla.
— Sentivo le fucilate.
— Gli ossari mi fanno ribrezzo, — disse la Mariannina. — Ma una
battaglia la vedrei volentieri. E scommetto che non avrei paura, che
m'inebbrierei del fumo, della polvere, del frastuono....
— Piove davvero, — osservò la signora Clara. — Che si fa, figliuoli?
Dopo aver agitato i varii partiti, e visto che a Mentana non c'era
una trattoria possibile, conclusero che il meno peggio era di risalir
subito in automobile e di andare a far colazione a Sant'Agnese. Anche
senz'affrettarsi troppo, ci potevano arrivare in poco più di mezz'ora.
Quando si misero in cammino la pioggia affittiva e l'ombrello aperto
dalla signora Clara non riparava nè lei nè gli altri, ond'ella
si decise di chiuderlo e tirò su lo sciallo fin sulla faccia. Il
cattivo tempo influiva sull'umore di tutti; Brulati brontolava collo
_chauffeur_; lo _chauffeur_ se la prendeva con la strada tortuosa e
ineguale; Giorgio meditava sulle gravi parole della zia; la Mariannina,
non avvezza a tollerare serenamente le contrarietà, aveva tanto di
muso. La infastidiva anche il contegno del cugino, che, senza dubbio,
era stato catechizzato dalla zia Clara e non pareva più quello di
prima.
— Bah! — ella pensò. — Pur ch'io voglia....
E sotto la coperta che avevano stesa sulle gambe e che, bene o male, li
difendeva dall'acqua fece una manovra simile a quella che il professore
aveva fatto prima; avanzò cioè pian pianino la mano fino a toccar
quella di lui. Ma appena l'ebbe toccata ritirò bruscamente la sua come
per fuggire il contatto. Giorgio s'imporporò in viso; una fiamma guizzò
ne' suoi occhi.
La Mariannina non si mosse, ma l'espressione della sua fisonomia si
raddolcì alquanto.
— Mariannina! — disse Giorgio quasi involontariamente. E non potè
continuare perchè l'automobile si fermò di colpo e per poco non sbalzò
fuori quelli che vi si trovavano. Era scoppiata una gomma.
— Ne ho una di ricambio, — avvertì Giovanni ch'era saltato giù per il
primo. — Ma ci vuol tempo.
— Quanto?
— Un'ora.... tre quarti d'ora....
— Benone. Bel lavoro avete fatto! — borbottò stizzita la Mariannina.
— Son casi che nascono.... La strada è piena di sassi.
— Cari miei, — dichiarò la signora Clara che Giorgio aveva aiutata
a scendere, — il peggio è di star qui fermi sotto la pioggia....
Camminiamo.... In qualche posto si arriverà.
— Si dev'esser vicini a Ponte Nomentano, — disse Brulati. — Lì c'è
un'osteria, e ci metteremo al coperto.
— Intanto, — ripigliò la signora Clara, — io ho necessità assoluta di
sgranchirmi le gambe.... Giorgio mi farà ombrello.... Prendilo, via,
l'ombrello.... Nell'automobile devono essercene due.... Uno servirà per
Brulati e la Mariannina.... Coraggio, e avanti!
Gli ordini della zia erano così precisi e perentorii che Giorgio non
osò disubbidire.
— E voi, Giovanni, — ripigliò la signora Clara, — se vi spicciate,
raggiungeteci, dando un'occhiata all'osteria di Ponte Nomentano pel
caso che ci fossimo fermati là. Se no, saremo a Sant'Agnese.
S'avviarono, sgambettando nel fango. La pioggia seguitava a
cadere lenta, fine, minuta. Il cielo era tutto grigio; a fatica si
distinguevano i contorni dei monti lontani.
La Mariannina, tirato su il cappuccio, dichiarò che non voleva saperne
nè del braccio, nè dell'ombrello di Brulati. Volteggiava di qua e di
là, presta, leggera, segnando appena nella mota l'orma del piccolo
piedino elegantemente calzato. Di sotto il cappuccio le lampeggiavano
gli occhi ch'ella posava ora su Giorgio, ora su Brulati, con
un'espressione tra provocante ed ironica.
A Ponte Nomentano si fermarono solo qualche minuto per _parlamentare_
con l'oste. Ma a dispetto dei cartelli che portavano scritto: _Vini
di Frascati — Buona cucina — Sala superiore_, — l'oste confessò che,
tranne il vino, non c'era nulla di pronto; nemmeno la _sala superiore_,
in ristauro da una settimana. Al pianterreno invece tre o quattro
barocciai semiubbriachi trincavano allegramente cantando certe loro
canzonaccie.
La stessa signora Clara, benchè fosse stanca, espresse il desiderio che
si tirasse innanzi fino a Sant'Agnese.
— Ormai siamo in ballo, — ella disse. — A Sant'Agnese riposeremo....
E poi, se Dio vuole, prenderemo una carrozza o il tram, e torneremo a
casa.... Sarà una gita da ricordarsene per un pezzo.
— Se davano retta a me, — borbottò Brulati, — a quest'ora saremmo a
Roma.
— Invece di dir cose inutili, — replicò la Mariannina, — lei dovrebbe
affrettare il passo e precederci a Sant'Agnese per ordinar la
colazione.
— Non mi comprometto.... Se viene anche lei per assistermi coi suoi
consigli....
La ragazza accennò negativamente col capo.
— Non vengo. È troppo brontolone.
La signora Clara osservò che Sant'Agnese non doveva esser lontana e
ch'era meglio arrivarci tutti insieme.
— Già farete colazione voi altri.... In quanto a me, non ho fame, e mi
basterà bevere una tazza di tè caldo.
Camminarono in silenzio per un buon quarto d'ora. In prossimità di
Sant'Agnese furono raggiunti da una vettura di rimessa, chiusa, a un
cavallo, guidata da un cocchiere vestito di nero, col cappello a staio.
Un giovinotto elegante che si trovava nella carrozza sporse la testa
dal finestrino, ravvisò le signore e Brulati e ordinò al cocchiere di
fermarsi.
— Oh, signora Moncalvo, come mai qui, a piedi con questo tempo?
— Tò, Cherasco! — esclamarono la Mariannina e la signora Clara.
Era quel segretario del Ministero degl'interni che veniva qualche volta
la sera da loro e che anche Giorgio aveva visto.
Dopo che la Mariannina ebbe spiegato l'accidente automobilistico che
aveva costretto lei, sua zia e i suoi compagni alla non gradevole
passeggiata, il cavaliere Cherasco (era cavaliere, che già s'intende)
scese con gran premura dal legno e dichiarò che se le due signore
andavano a Roma egli sarebbe ben lieto di accompagnarle dove
volevano.... Era dispiacente di non poter offrire un posto anche ai
loro due cavalieri, ma proprio non c'era modo di accomodarli.... Per
non gravare troppo il bilancio, un Ministro di S. M. il Re d'Italia
non aveva diritto che a un miserabile _fiacre_.... Perchè quello era
il _fiacre_ di S. E., per conto di cui egli, Cherasco, aveva dovuto
far un'ispezione.... Ma Sua Eccellenza sarebbe stato lietissimo
d'apprendere che il suo legno aveva servito a togliere d'impiccio due
dame gentili.
Le dame gentili si guardarono.
— In verità, — disse la signora Clara, — ch'io quasi quasi
approfitterei.... se mia nipote non avesse troppa fretta di far
colazione....
— Fretta? — interruppe la Mariannina, ch'era sempre avida di novità e
si divertiva un mondo a veder l'aria disgustata di suo cugino Giorgio e
del pittore Brulati. — Non ne ho punta. Mezz'ora fa avevo fame. Adesso
non ne ho più.... E in ogni modo, son sicura che a casa troverò da
mangiare meglio che a Sant'Agnese.... Dunque, Cherasco, la prendiamo in
parola.
— Naturale!... È quello che voglio.
Il segretario, raggiante, si profondeva in ringraziamenti pel grande
onore che gli si faceva.
La signora Clara ebbe uno scrupolo di coscienza.
Ma lei, poi, come ci sta?
— Io?... Perfettamente.... Non ho che da abbassare questo sedile.... da
una persona.
E Cherasco sottolineò la frase per far capire una seconda volta che non
c'era posto per altri.
— Mòntino; signore, mòntino.
— Voi ci scuserete, — disse la signora Clara tendendo la mano ai due
uomini ch'eran lì mogi mogi. — È stata una gita disgraziata.... Ma ne
faremo una col bel tempo.
— Arrivederci, Giorgio. Arrivederci, Brulati, — soggiunse la
Mariannina. — Mi dispiace proprio, ma non posso lasciar sola la zia....
M'immagino che dopo colazione tornerete a Roma col tram.... Se venite
al palazzo Gandi, prenderete il tè con noi.
Lo sportello della carrozza si chiuse. Il cocchiere frustò il cavallo
che partì al trotto.
Brulati gettò via dispettosamente un mozzicone di sigaro e posò sulla
spalla di Giorgio Moncalvo la mano che aveva libera dall'ombrello.
— Lei non conosce ancora sua cugina come la conosco io. Di questi tiri
ne fa continuamente, e bisogna prenderla com'è. Mi meraviglio piuttosto
della signora Clara....
Giorgio pensò che sua zia aveva colto con entusiasmo l'occasione di
separarlo dalla Mariannina, e questo pensiero l'irritò. Perchè tanto
zelo? O che quella benedetta donna lo credeva un bimbo che non sapesse
difendersi da sè?
— Non istaremo mica qui a infracidire, — ripigliò il pittore, visto
che il suo compagno di sventura non si moveva. — In dieci minuti saremo
a Sant'Agnese e ci si potrà rasciugare e ristorare.... Vuol ripararsi
sotto il mio ombrello?
— Grazie, — rispose Giorgio. — La pioggia non mi disturba.... E ormai
non mi par che valga la pena di fermarsi a Sant'Agnese.... Almeno io
non mi fermo.... Approfitterò del tram.
— Padronissimo, — replicò Brulati avviandosi con passo affrettato. —
Io non intendo far la fine del conte Ugolino, e infilo la porta della
prima bettola che trovo.