La scuola del villaggio era posta in mezzo ai campi fuori assolutamente
dell'abitato, e per giungervi c'era da fiaccarsi il collo tre o quattro
volte lungo i sentieri sassosi, o su ponticelli formati d'un tronco
d'albero spartito in due che traversavano i ruscelli ed i fossi.
Un casolare tenuto in piedi come Dio vuole, costituiva ad un tempo
l'edifizio destinato all'_istruzione pubblica_ e la dimora del maestro
e della sua numerosa famiglia. La stanza ove si raccoglievano i bimbi
era a pian terreno, e qualche maiale osava talvolta aprire col muso
la porta forse per approfittare della lezione. Ma i fanciulli non
la intendevano così, e traevano partito dal comparire della sconcia
bestia per alzare il vessillo della rivolta: chi si fingeva atterrito,
chi montava sulla panca come se arringasse le moltitudini, chi
raggomitolandosi nel miglior modo possibile spingeva l'audacia fino a
gettar qualche nocciolo di pesca sulla cattedra del _professore_. Era
come un guanto di sfida che il maestro raccoglieva coraggiosamente.
Egli ponevasi in tasca con aria di mistero quello strumento d'infamia
e brandendo uno scudiscio, che solea tenersi vicino, scendeva dal
suo posto a passo di carica e menava colpi a dritto e a rovescio.
Un osservatore giudizioso, vedendo quello spettacolo, si sarebbe
convinto sempre più della superiorità degli eserciti disciplinati
sulle moltitudini, abbenchè numerose ed ardite. Il maestro di scuola,
solo contro una cinquantina di ragazzi, sapeva ottener la vittoria per
la celerità dei movimenti, per la sicurezza degli scopi, per l'unità
del comando. I fanciulli debellati uscivano precipitosi della stanza
traendo urla da ossessi, il porco manifestava la sua disapprovazione
con ispaventevoli grugniti, e il vincitore non riposava sugli allori,
finchè non gli fosse svelato il furfante che osava lanciare un nocciolo
di pesca sulla sua cattedra. La sconfitta mette a galla i vizî degli
uomini e i delatori non mancavano mai. Severe punizioni erano inflitte
al colpevole, che per ultimo doveva chieder perdono a mani giunte e
protestare in nome di tutti i santi che _non l'avrebbe fatto più_.
Nondimeno simili scene ripetevansi quasi ogni giorno e sottraevano allo
_studio_ due lunghe ore. Molte famiglie ne pigliavano pretesto per non
mandare i loro bimbi alla scuola: poi c'erano i freddi dell'inverno,
poi gli ardenti calori della state, e così di seguito. Insomma, nel
paese il saper leggere era poco men che un miracolo; s'immagini quindi
lo scrivere. I numeri si conoscevano fino al 90 per merito del lotto,
giuoco grandemente morale ed educativo. Non che siffatta benedizione
vi fosse precisamente nel villaggio, ma i gonzi incaricavano il
portalettere di giocare per loro conto nella città, e il libro dei
sogni era gravemente discusso nella domenica e negli altri giorni
festivi.
A malgrado d'una condizione di cose sì miserevole, quando il conte
Alberto insistette presso alcuno degli _ottimati_ sulla necessità di
qualche provvedimento, le sue proposte furono malissimo accolte. Si
levò anzi un grido d'inquietudine, e per poco non si credette vederci
l'intervento di Satana. Alberto non si smarrì dell'animo, e poichè
il paese respingeva così sdegnosamente il suo consiglio, deliberò
d'occuparsi soltanto de' suoi coloni. Era nel centro della tenuta una
fattoria bella e spaziosa, ma costruita in guisa da riuscir piuttosto
un edifizio di lusso che non un locale acconcio al suo ufficio. Il
conte dispose due vaste sale all'uso di scuola, destinando l'una
all'insegnamento del leggere, dello scrivere e del far di conto, e
serbando l'altra per qualche lezione da darsi agli adulti su cose
elementari attinenti all'agricoltura. Per istruire i bimbi ottenne,
non senza difficoltà, l'aiuto del suo fattore, al quale sapeva male
di diventar maestro di scuola: il resto dell'insegnamento pesava per
intero sulle sue spalle, e non era peso sì lieve; altro è sapere, altro
spiegar popolarmente ciò che si sa. Nondimeno, triste e singolare a
dirsi, la parte più ardua dell'impresa era quella di trovar discepoli.
Nulla al mondo uguaglia l'albagia dell'ignoranza. La fondazione di
questa scuola fu accolla assai freddamente, e qualcuno se ne dolse
come d'una offesa recata al decoro dei contadini. — Questi signori, si
mormorava, vogliono farci sentire a ogni momento la loro superiorità.
Per che motivo il conte apre una scuola? Per dirci a un dipresso:
queste cose che voi ignorate, io le so, io sono un brav'uomo e voi
siete somari. Io vi farò toccar con mano la vostra nullità al mio
cospetto, e voi me ne ringrazierete per soprammercato.... — A malgrado
di queste insinuazioni maligne, la costanza e l'energia del conte
Alberto vinsero il punto. Tanto fece e disse per suscitar l'amor
proprio de' suoi coloni; tanto si adoperò perfino presso le madri
e i bimbi medesimi, che a lungo andare le lezioni sì nell'una come
nell'altra scuola poterono rallegrarsi di un uditorio sufficientemente
fiorito.
Un giorno che il concorso era più numeroso del solito, Alberto,
radunati insieme gli adulti e preso un tuono confidenziale, tenne ad
essi all'incirca questo discorso:
— Tra l'altre ragioni, per le quali io ho insistito che interveniate a
questa scuola, ve n'è una che non vi dissi finora e che pure, secondo
il mio modo di vedere, non è la meno importante. Io desidero che noi
altri ci comprendiamo a vicenda; siamo pur destinati a vivere insieme.
Ora m'è noto che parecchî de' miei atti incontrarono presso di voi una
severa censura. Io credo che abbiate torto, ma appunto perciò mi sta
a cuore di dimostrarvelo. E a tale scopo mi sono proposto di pigliare
una via lunga sì, ma infallibile, e invece di spiegarvi a dirittura il
perchè di questo e di quello, determinai di cominciare coll'insegnarvi
a leggere. La mia idea vi fa ridere? Eppure, vedete, la non è tanto
strana come par sulle prime. Ve lo proverò con un esempio. Quando
volete salire al secondo o al terzo piano d'una casa senza paura di
rompervi il collo, che cosa fate? Spiccate forse un salto? No, davvero;
vi contentate di salir la scala. Ebbene; anche nell'istruzione bisogna
andar su scalino per scalino, e tante cose non si capiscono o almeno
non si ritengono se non si hanno certe cognizioni elementari. Partendo
dal basso faremo meno strada, lo ammetto, ma avremo anche meno paura di
sdrucciolar per indietro. E di mano in mano che ascenderemo, vi darò
ragione dei fatti miei, e credo che in fin dei conti vi persuaderete
che il nuovo padrone tanto flagellato non operava così fuor di
proposito, come vi si vorrebbe far credere. Per me vi assicuro che
il giorno in cui ne sarete convinti, sarà uno dei più belli della mia
vita. —