MARCHESE DELLA GORGONA.

[1513-1526.]

[15 marzo 1513.]

I. — Quanto vi avea di grande nelle scienze, nelle lettere e nelle arti

per tutta l'Italia, in un'epoca straordinariamente feconda di belli

ingegni, quasi tutto al principio del secolo decimosesto erasi raccolto

in Roma: però papa Leone, eletto ai quindici di marzo del 1513, non ebbe

a durare gran fatica per mettere a festa la sua corte col primo fiore

delle dotte e virtuose persone del tempo. Suoi secretarî il Bembo e il

Sadoleto, suoi teologi il Silvestro ed il Gaetano, suoi pittori

Raffaello e Giulio, suoi architetti il Sangallo e Michelangelo; e suo

capitano sul mare, mi sia presto concesso questo passaggio, il nobile

Paolo Vettori, pari a chiunque nella grandezza dell'animo, nella

gagliardia del braccio e nella perizia dell'arte nautica[108].

La famiglia dei Vettori, ammessa a tutti gli onori della repubblica

fiorentina, prima che si tramutasse in Roma col titolo del marchesato,

fioriva in questi tempi per uomini eminenti nelle lettere e nelle armi,

tutti apertamente seguaci della fortuna trionfante di casa Medici: Piero

il giovane, sommo filologo del suo tempo[109]; Piero il vecchio,

celebrato per senno politico e per la molta perizia nelle lettere latine

e greche; il nome di Francesco ritorna ad ogni pagina delle storie

patrie, dalla cacciata di Pier Soderini, fino all'elezione del duca

Cosimo; e il nome di Paolo, secondogenito di Piero il vecchio e fratello

di Francesco, spicca a gran rilievo nelle vicende di Roma durante il

pontificato di Leone, d'Adriano, e di Clemente. Sollevato dai favori e

dagli encomî singolarissimi della casa e dei partigiani de' Medici; ed

altrettanto depresso dal biasimo degli avversarî, può essere chiamato ad

esempio della sorte comune di chiunque entra troppo nei partiti, e con

questo corre diversamente accagionato nei giudizî degli uomini e delle

storie. Due sole cose di lui tuttafiata amici e nemici a vicenda

confermano: l'eccellenza di marino, e l'intrinsichezza di confidente

appo il cardinal Giovanni dei Medici. Il quale, divenuto Papa, anche

nella sublimità del nuovo grado, continuò a comunicare con lui i suoi

pensamenti: e sapendo quanto poteva ripromettersi dal valore di un uomo

non solo da discorrere, ma da operare fortemente, datogli subito il

capitanato delle galèe, lo mandò con questo titolo a Torino, compagno di

Giuliano suo fratello per le nozze con Filiberta di Savoja.

Paolo era nei trentasei anni: sottile e rubizzo della persona, fronte

sporgente, ricca e crespa capigliatura all'occipite, rada alla sommità,

naso affilato e non breve, piccoli mustacchi, poca barba, alto il

ciglio, e lo sguardo acutissimo e penetrante come di succhiello. Restaci

il suo ritratto inciso in gran foglio tra le immagini degli uomini

illustri della Toscana, vestito di ricca armadura, il bastone del

generalato sotto al braccio, bussole, rombi, compassi, e carte marine

sur un trespolo, ed egli presso il verone fisso cogli occhi al mare,

alle galèe ed agli stendardi dalle chiavi incrociate. Sotto vi è

scritto[110]: «Paolo Vettori, capitan generale delle galèe della Chiesa

nel pontificato di Leone X, Adriano VI, e Clemente VII; dalla corte di

Roma e dalla repubblica fiorentina spedito al campo imperiale di

Lombardia. Nato nel 1477, morto nel 1526.»

Più altre notizie di lui ci fornirà la storia scritta dal fratello,

recentemente pubblicata con molte annotazioni nell'Archivio storico di

Firenze[111]: e ricchissima mèsse avremmo potuto raccogliere

dall'archivio privato dei marchesi Vettori di Roma, se i moderni

discendenti ed eredi avessero saputo custodire quel tesoro di lettere e

di corrispondenze originali, che ora non si sa dove sia perduto[112].

La guerra dei pirati e la marina pontificia dal 1500 al 1560, vol. 1 · 第 58 / 177 题