Papà!....
Lulù dorme vestita, sul letto basso e ampio, sotto il baldacchino dal
parato giallo. Ha una bambola accanto, colla testina posata sul
guanciale: una povera bambola sudicia e sdruscita, col nasino rotto.
La signora Carlotta si precipita nella camera, si slancia sulla bimba,
la scuote, la solleva fra le braccia, la stringe al petto.
-- Viscere mie!... Amore!... Gioia!...
La piccina sbarra gli occhi, non capisce nulla: attonita, spaventata,
sta per mettersi a piangere.
Anche la Suzann s'intenerisce; vuol prender lei la bimba e la stringe a
sua volta coprendola pure di baci sonanti.
-- Com'è carina! Com'è bella!... No, no, non piangere, tesoro! Guarda il
signore!... Ti piace il signore?... Sai, è venuto a prenderti per
condurti a spasso! Per condurti in carrozza!...
La bimba, passata dalle braccia della vecchia in quelle della ragazza,
pare rasserenarsi, e fissa «il signore» cogli occhi grandi, rotondi e
neri, nerissimi, come i capelli folti e riccioluti, che le coprono la
fronte e le spalle.
-- Ti piace il signore?
La bimba guarda ancora il Roero per un momento, sempre fissa, sempre
seria, poi a un tratto si volta verso la sua bambola, stendendo una
manina:
-- _Titi!_
-- Vuole _Titi_!
-- Vuole la sua bambola!
La vecchia prende la puppattola e la porta alla bambina.
-- Ecco gioia, cara!... Ecco la tua _Titi_!...
Lulù corruga la fronte quando la signora Carlotta le si avvicina,
afferra Titi, la stringe col braccino contro il petto e volta le spalle
alla vecchia per non rispondere a' suoi baci.
La Suzann accarezzandola con una mano, continuando a ravviarla, a
lisciarle i bei capelli lucenti, le volta di nuovo la testolina rotonda
verso il Roero:
-- Al signore, non vuoi darlo un bel bacino?...
Il Roero si avvicina, ma la bimba rimane immobile e torna a guardarlo, a
fissarlo, di nuovo molto seria, e tenendosi _Titi_ sempre stretta contro
il petto.
Il giovinotto sorride, ma non osa avvicinarsi. Sembra quasi impacciato,
esitante.
Appena ha veduta Lulù, appena s'è trovato dinanzi a quella bambina, egli
pure ha subito compreso tutte le conseguenze dell'atto che sta per
compire, dell'impegno morale e materiale che sta per assumere.
-- Da brava -- continua intanto Suzann. -- Perchè non vuoi dare un bacio al
signore?... E tanto bello, guarda!... È tanto simpatico!...
-- Adesso -- continua pure la signora Carlotta, che ha già preso in mano
un gran cappellone di paglia alla marinara -- adesso se sarai buona, il
signore ti condurrà a trovare il papà! -- E la vecchia, soggiunge più
sottovoce: -- È l'unica promessa colla quale si può ottenere tutto ciò
che si vuole.
In fatti Lulù alza gli occhi e fissa di nuovo il Roero:
-- Papà.... gelato... rosso!
-- Vuol dire che il suo papà la conduce a prendere il gelato di lampone!
-- Spiega Suzann facendo da interprete.
-- Sì, cara! Sì! Sì! Il gelato rosso! -- Esclama il Roero con uno slancio
vivo del cuore che vince in lui ogni esitazione.
Ma Lulù continua a guardarlo, a fissarlo, poi con una mano si prende la
punta del piedino, mostrando la scarpina rotta:
-- Papà.... belle scarpine nuove.
-- Vuol dire che il suo papà le ha promesso di portarle un paio di
scarpini nuovi -- spiega ancora la ragazza.
La signora Carlotta si avvicina per metterle il cappello, ma la bimba
non vuol lasciarsi toccare.
Suzann, mettendola in piedi sul letto, le domanda:
-- Vuoi che ti vesta io?
-- _Cì._
-- La carrozza è pronta! -- viene a dire l'Elisa.
Allora Suzann, in fretta e in furia, le mette il cappellone, e
sull'abitino di lana bianca, tutto macchie, le infila una giacchettina
di panno blu coi bottoni dorati, corta corta e stinta.
-- Ecco fatta la toletta!
La Suzannina prende Lulù colle due mani sotto le ascelle e la posa per
terra.
-- Adesso vai a spasso col signore?...
Lulù, seria seria, si stringe _Titi_ contro il petto e cammina diritta
verso il Roero, prendendolo per una mano.
-- E non ti vedrò più?... Non verrai più a trovarmi?... -- Suzann dà un
altro bacio alla bimba e appoggiandosi, con amoroso abbandono, alla
spalla del Roero avvicina ancora al viso del giovine la bocca ridente.
Il Roero, questa volta, avvicina anche la sua e un bacio è ricambiato.
Poi si avvia per uscire, tenendo sempre la bimba per la manina.
-- Ma guarda com'è sfacciata la mia Lulù!... -- esclama la signora
Carlotta, che al rumore del bacio ha fatto una smorfia. -- Stringe subito
amicizia coi bei giovinotti!
Il Roero pure è maravigliato e soddisfatto della confidenza,
dell'amorevolezza che gli dimostra la bambina. Si china, un momento,
verso di lei e le domanda sottovoce:
-- E adesso?... Vuoi darmelo un bacino?
La bimba alza ancora gli occhioni, che in quel momento sembrano più neri
e più grandi, lo fissa sempre seria, poi ad un tratto, per non lasciar
andare _Titi_, scioglie la sua manina dalla mano del Roero, piega di
colpo la testolina rotonda, e riversando innanzi i lunghi riccioli dei
capelli offre al bacio del giovine il candido solco della piccola nuca.
La ragazza e la vecchia a quell'atto danno in ismanie:
-- Come col suo papà!
-- Tal'e quale, come col suo papà!
-- Il povero signor Savoldi faceva sempre così! La baciava sempre lì,
sotto i capelli!
Il Roero sfiora appena il collino fine, delicato, respirando l'odor dei
capelli, e sentendo sulle labbra il calore della piccola vita.
-- Dunque.... andiamo?
Lulù con una scrollata di testa si riaccomoda i riccioli sulle spalle,
stringe più forte la bambola contro il petto, prende di nuovo la mano
del giovinotto e si avvia, tirandoselo dietro, per uscire.
Quando sono nel brum, il Roero torna pensieroso guardando la piccina,
che sembra solo intenta nel pettinare e nello strappare i capelli di
stoppa di _Titi_.
-- E adesso che cosa fò? Che cosa si fa?... Non ho pensato a niente e
bisogna pensar a tutto!... Bisogna intanto vestirla di nuovo!... Poi?...
Ci vuole una donna!... Metterla in collegio è troppo presto... Tenerla
con me?... È impossibile!...
Continua a osservarla, a studiarla.
-- È bellina assai.... È molto bella!... È una bellezza!... Soltanto è
sformata da quel cappellone orribile, da quei brutti vestiti....
-- Voi bene... a _Titi_?
-- No.
-- No?... Perchè no?
-- Oggi _Titi_ cattiva. Cattiva col suo papà.
Il Roero tace un momento, continua a osservar la bambina, e le domanda
di nuovo:
-- Sei stata altre volte in carrozza?
-- _Cì._ Col mio papà.... -- Poi il pensiero del papà gliene fa
sopravvenir un altro: alza la gambina e si prende di nuovo colla mano lo
scarpino rotto: -- Papà.... belle scarpine... nuove. -- Poi domanda cogli
occhi inquieti: -- Papà?... Papà?...
-- Sì! Sì... Il papà! Ti condurrò dal papà!... E andremo a prendere anche
il gelato, subito, il gelato rosso. Sai che il papà.... ha tanto da
fare.... Forse è lontano oggi.... ma torna... andremo domani dal
papà.... Intanto ti prenderò io il gelato rosso e anche le belle
scarpine nuove.
La bimba non sembra persuasa; si mostra invece sempre più inquieta.
Il Roero allora le domanda:
-- Se non torna oggi il papà, vuoi aspettare il papà con me, o vuoi
tornare dalla signora Carlotta?
-- Con te, -- risponde risoluta la bimba.
E di nuovo torna ad occuparsi attenta, seria, dei capelli di _Titi_.
-- Cattiva _Titi_? -- Domanda ad un tratto al Roero.
-- Sì, cattiva.
Ma quando sono giunti a casa s'intorbida la pace.
Lulù, sempre colla bambola stretta contro il petto, ha presa una mano di
Francesco e non c'è verso, non vuol lasciarlo più; gli sta sempre
attaccata, seguendolo per tutte le stanze, non lasciandogli far nulla.
E la bimba non vuol Giovanni!...
Giovanni, vedendo la piccina, sapendo chi è, e com'è disgraziata, ha
voluto farle subito una carezza; ma la bimba ha allontanato il capo
fieramente.
Non vuol Giovanni. Se egli fa per parlarle ella si stringe più dappresso
al Roero; se fa appena un atto per toccarla, comincia a strillare.
-- È un affar serio!... -- Il giovinotto, fissa inquieto il servitore,
come per chiedergli consiglio.
-- Sicuro: il signor padrone ha trovato il suo bel da fare!
-- Bisognerà vedere... Parlerò anche coll'avvocato Olivieri. Ci vuole una
donna, una governante.
-- Metterla in collegio è troppo presto.
-- Non ha ancora cinque anni!...
-- Potrebbe collocarla da una qualche maestra privata. Raccomandarla
molto...
-- Andrei a trovarla tutti i giorni...
-- Ma, intanto, dove la farà dormire?
-- Per stasera in camera mia. C'è un sofà: ne fai un lettino.
-- Se la piccina vuol star sempre con lei... sarà un affar serio!
-- È impossibile!.... Ci mancherebbe altro!
Si sente suonare il campanello: Lulù, guardando sospettosa verso
l'uscio, corruga la fronte e si stringe più forte al Roero.
È il portinaio con un libro.
-- Da parte di donna Stefania Arcolei. Il servitore ha raccomandato di
consegnarlo subito.
Il Roero ha un lampo di gioia:
-- La Fáni! La Fáni!... Come ho fatto bene stamattina a non farmi
vedere!... È lei, adesso, è lei stessa che mi cerca!
Scioglie la mano, con forza, dalla manina di Lulù, e in fretta toglie il
libro dalla carta che lo avvolge.
-- Gyp! Gyp! L'autore favorito!
Un libro di Gyp, vuol dire: «Venite subito; sul momento». Il libro
invece di un autore italiano: «Aspettate. Venite soltanto prima di
pranzo.»
Il Roero non pensa più ad altro e ordina a Giovanni di portargli di
nuovo -- subito! -- il cappello e il paltò, per uscire.
Ma Lulù, lasciata la mano, gli ha presa, stretta, una falda dell'abito.
-- Senti, Lulù, -- le dice serio il giovinotto con tono più risoluto. -- Tu
devi voler bene anche a Giovanni che è tanto buono e che ti farà
giocare.
La bimba sta attentissima a quello che dice, non risponde... ma la
manina non si stacca dalla falda dell'abito.
-- Lasciami andare: tu stai qui con Giovanni e con... _Titi_; e giocate
insieme tutti e tre.
Gli occhioni della bimba gettano un lampo; le sue ciglia s'increspano.
-- Lasciami andare. Torno subito, subito!
E il Roero crede di aver trovato un espediente buono soggiungendo:
-- Vado a prenderti il gelato rosso e le scarpine nuove!
Povero Roero! Non avesse mai detto!
Lulù scoppia in un piatto dirotto; slancia la bambola con ira addosso a
Giovanni, poi si butta a un tratto per terra, rotolandosi sul tappeto e
strillando:
-- Papà! Papà! Papà!... No gelato! No gelato!... Papà! Papà! Papà!...
Era una disperazione; era una convulsione di grida, di lacrime, di
dolore, da rabbia.
Il Roero comincia un po' anche a spaventarsi:
-- No! No! No!... Lulù! Ma Lulù! Resto qui!... Resto qui con te!
-- Papà!... Papà! Papà!... No gelato!... Papà!
Il Roero non sa più che cosa fare, prega e supplica:
-- Non esser cattiva, Lulù, la mia Lulù! Non piangere più!... Calmati!...
Il papà verrà domani! Lo vedrai domani!... Intanto resterai con me!
Sempre con me!
-- Il padrone ha trovato il suo bel da fare, -- mormora Giovanni
sottovoce, senza più cercare di avvicinarsi alla bambina, che continua a
piangere, a strillare e a rotolarsi per terra.
-- Può farsi anche del male! Che non batta la testina contro qualche
mobile!
-- Vuoi che lo mandi via Giovanni?... Sì! Lo manderò via!... Va via! --
Poi, più piano, il Roero soggiunge al servitore: -- Va dal signor
Olivieri... che venga subito! Che venga a vedere, ad aiutarmi!
Appena uscito Giovanni, le strida, le convulsioni, cominciano a calmarsi
e Lulù si lascia di nuovo prendere in braccio dal Roero. A poco a poco i
singhiozzi si fanno più radi, i begli occhi tornano a fissare il
Roero... poi ad un tratto stende la manina per riprendere _Titi_.
Il Roero, tenendo Lulù sempre in braccio, si china, prende la bambola e
gliela dà.
-- Cattiva, _Titi_? -- Domanda la bimba sorridendo.
-- Cattivissima! -- Risponde il Roero.
Lulù guarda la bambola, la stringe di nuovo contro il petto, e chinando
la testolina, solleva coll'altra mano i capelli e offre ancora al
giovinotto il collino da baciare. Poi quando ha ricevuto il bacio, dà la
solita scrollatina ai capelli, guarda _Titi_, guarda il giovinotto, e
torna a sorridere: ha vinto lei, e s'è rappacificata con tutt'e due!
Che fare?... Bisogna aspettare l'Olivieri. Chi sa che l'Olivieri non le
sia simpatico...
-- Mi consiglierà!... Vedremo insieme che cosa si potrà fare...
combinare...
Francesco siede sul canapè, e Lulù, sforzandosi colle braccia e colle
gambine, si arrampica sui cuscini e gli siede accanto, vicinissimo.
Quell'attaccamento della bambina, così improvviso e così forte, finisce
però col commuovere il Roero e anche, quasi, col lusingarlo, per quanto
gli renda impossibile in quel momento di correre da Stefania.
-- Andrò più tardi... e forse è meglio. Meglio così!
Rivede Stefania come l'ha veduta quella mattina sul corso, tra l'Estensi
e il Faraggiola, e sente ridestarsi in cuor suo, contro «quella
civetta», un impeto d'ira e di gelosia.
-- Meglio così!... Vedrà che non può fare di me tutto ciò che vuole!...
Capirà che io non sono senza fierezza, senza dignità, come quelle due
marmotte! No! No! Deve chiamarmi ancora molte volte! Deve aspettarmi
ancora per un pezzo!
E il Roero ha un sentimento di gratitudine, di riconoscenza verso la
bimba, verso la piccola Lulù, che gli ha dato tanta forza... che gli ha
impedito di correre subito dalla Fáni, come un imbecille innamorato!
Si volta a guardarla; Lulù è occupata ad avvolgere _Titi_ nel fazzoletto
col quale il Roero le ha asciugato le lacrime. È seria, tranquilla,
intenta. Egli si china, l'accarezza, poi le rialza colla mano tutti i
capelli, e la bacia sulla fossetta morbida e tepida della piccola nuca.
La bimba non si muove: continua quietamente, attentamente a vestire e a
svestire la bambola col fazzoletto.