Il terribile seccatore.
Francesco, piombando addosso all'amico Nespola che continua a chiamarlo
sotto la finestra:
-- Via! Via!... Vieni via!
-- Sei in collera?... Invece di lavorare alla commedia, di' la verità,
c'era Dalila con te? M'è venuto in mente adesso. -- E l'amico scoppia in
una grande risata.
Francesco è furibondo: afferra Nespola per un braccio e lo trascina giù
lungo la strada, verso piazza del Duomo.
-- Vieni con me! E finiscila!
-- Che viso! Che occhi!... C'è proprio Dalila? -- E l'importuno ride
ancora più forte.
Dalila è una divetta della compagnia Scalvini, così chiamata dalla parte
che fa in un'operetta-parodia -- _La Mascella d'asino_ -- la gran novità
del giorno che _spopola_ alla _Canobbiana_.
-- E ricordati che sia la prima e l'ultima volta che ti prendi con me
simili licenze! In casa mia, comando io; e quando non ci sono, non ci
sono per nessuno, e tanto meno per te, ricordatelo bene!... Non sei nè
mio fratello, nè mio padre! Non sei altro che un seccatore!
Nespola sorpreso, mortificato, fa forza e si ferma:
-- Se ti arrabbi così, piuttosto torno indietro! Torniamo indietro!
-- Avanti! Avanti! E in fretta! E spicciati! Che cosa vuoi? Perchè sei
venuto?... Perchè?... Che cosa c'è di tanta premura?
-- Ho un duello.
-- Al solito!... Lo troverai un giorno o l'altro quello che ti spaccherà
la testa!
-- Grazie dell'augurio. I rappresentanti del mio avversario si troveranno
al _Caffè dell'Accademia_ alle sette e mezzo.
-- Che cosa c'entro io?
-- Tu mi servirai da testimonio e mi aiuterai a trovarne un altro. Adesso
in piazza del Duomo saltiamo in un _brum_ e andiamo a pescarlo. Uno
qualunque. Non c'è tempo da perdere! Son quasi le sette!
-- Io non posso! Sai del resto che i duelli, i tuoi pasticci non sono
cose che mi divertano.
A questo punto si sente stringere il braccio dall'amico: si volta.
-- Che cosa c'è?
-- Guarda, per Dio, che bella donna!... Per lei mi batterei volentieri,
altro che per Depretis!
Era la baronessa Arcolei, che passava loro dinanzi svelta, diritta, con
quel suo _tic-tac_ misurato, ritmico, veloce.
Dileguato lo spavento, le era tornata l'audacia: voleva vedere quel tipo
curioso che si chiamava «Nespola» e voleva godersi a mettere in
imbarazzo l'amico, a intimidirlo, a confonderlo con la propria
impudenza.
-- Depretis?... -- Francesco ha la voce leggermente alterata. -- Perchè
Depretis?
-- Perchè mi batto per Depretis! Non te l'ho detto?
-- Tu?... Ma non fai il repubblicano?
-- Ho difeso Depretis a proposito della riforma elettorale. Con questa
legge è Barbabianca, appunto, che viene a me; non sono io che vado a
lui!
-- Con chi ti batti?
-- Col Bonaldi della _Difesa Lombarda_.
Il Roero, sempre più seccato, si morde i baffi.
-- Ma io... sono in ottimi rapporti col Bonaldi.
-- A me invece è antipaticissimo con quel viso giallo-verde, sbarbato,
che non sa decidersi fra il viso del prete e quello del servitore!... E
poi io sarò più meno a spasso, ma lui è un giornalista più bestia di me!
-- E per questo vuoi batterti con lui?
-- Per questo non posso soffrire la sua aria d'importanza, la sua
affettazione di volersi mettere in frac tutte le sere!... Vero Tony di
sagrestia.
-- Ma io, ti ripeto, sono in ottimi rapporti col Bonaldi e non posso
andarlo a sfidare a nome tuo, per simili... sciocchezze.
L'altro guarda il Roero e sorride.
-- Ma è lui che sfida me!... L'ho mandato a rotolare sotto i tavolini del
_Caffè Manzoni_: aveva dato del cinico, del traditore a Barbabianca,
perchè, pur di rimanere al potere, non esitava a spalancare alla piazza
le porte del parlamento. Io gli ho dato dell'imbroglione, della
canaglia, e credo anche quattro pugni.
-- Ma... il Bonaldi avrà reagito, avrà risposto?
-- Quando lo pescarono sotto i tavolini e l'ebbero rimesso in piedi, mi
rispose tranquillamente, accendendo la sigaretta e senza guardarmi in
faccia, -- non guarda mai in faccia quel falso baciapile!, -- che se, per
caso, avessi potuto trovare due persone appena rispettabili, disposte a
rappresentarmi, alle sette e mezzo al _Caffè dell'Accademia_, due suoi
amici le avrebbero aspettate: in caso diverso, una querela. Io subito ho
pensato al deputato Traversa. -- Scoppiando in una risata: -- Più
rispettabile di un onorevole!... Sono persino sinonimi! Ma poco fa, ho
saputo che il Traversa è a Roma. Allora ho pensato a te: mi dispiace di
doverti far alzare domattina alle sei, ma come si fa? -- Nespola ride di
nuovo e più forte. -- Il Bonaldi vuole una persona rispettabile? E io gli
mando, nientemeno, che l'amante della moglie d'uno dei suoi padroni.
Francesco si ferma di colpo, lo fissa:
-- Come parli!
-- Volevo dire l'amico, il galante, il cicisbeo l'adoratore: per Dio,
quanti nomi per lo stesso giuoco! Ma sì, che cosa credi? Che non si
sappia? Lo dicono tutti!
-- Abbassa la voce! Dicono che cosa?
-- Dicono che Dalila è il _pot-au-feu_, ma che la moglie dell'Assessore
Arcolei è la musa del commediografo, la donna romantica, il... piatto
dolce! È bella, almeno? È clericale?.... Amica dell'Arcivescovo?...
Farete prima il segno della croce?
-- Basta! Finiamola!
Francesco, più che irritato, offeso, si sente ferito da tali parole.
-- Sono chiacchiere, falsità, ancora più stupide che maligne. E per
quanto mi chiedi, sono dolentissimo, ma devo dirti di no, assolutamente
no. Prima di tutto, non ho tempo. Stasera non posso, e domani vado a
Venezia. Ho poi anche molti obblighi di buona cortesia verso il signor
Bonaldi. La _Difesa Lombarda_, in ogni occasione, si è sempre occupata
di me e delle cose mie, con molto interesse e con molta benevolenza. In
fine... -- L'ira di Francesco è sul punto di scoppiare, ma il suo tatto
diplomatico riesce ancora a frenarlo: -- Infine... io voglio essere
rispettato e perciò rispetto gli altri e non posso e non voglio servire
da comparsa, da burattino, da marionetta ne' tuoi colpi di scena per
quanto falsi e grotteschi. Addio! Buona sera!
Sono giunti in piazza del Duomo: Francesco vede passare un _brum_ e fa
una corsa per fermarlo.
-- Brum! Brum!...
L'altro afferra Francesco per il polso: non ride più, la sua faccia è
pallida, costernata:
-- Si tratta del mio onore!... Roero! Roero!.. Hai ragione!... Sono
leggero, troppo impetuoso, matto, ho avuto torto; ma adesso si tratta
del mio onore. È troppo tardi, ormai! Alle sette e mezzo bisogna essere
al _Caffè dell'Accademia_. E adesso, a quest'ora, chi potrei trovare?
Sono tornato dall'America da quindici giorni! Ancora non conosco nessuno
su cui poter contare, e ho già tanti nemici! E poi un altro come te,
stimato come te, dove lo trovo? E si tratta del mio onore! Si tratta del
mio onore!
Francesco è già con un piede sul montatoio del _brum_, ma gli manca il
coraggio di salire e di andarsene:
-- T'ho detto che non posso, che ho un impegno per stasera.
-- Non hai altro che da passare dall'_Accademia_, e ti sbrighi in un
attimo. Io accetto tutte le condizioni del mio avversario: anche quella,
se vuole, di battermi in frac.
L'amico Nespola è sicuro ormai che il Roero non gli scappa più e torna a
ridere spensieratamente.
In fatti Francesco fa cenno al brumista di aspettare un momento e torna
vicino al suo terribile seccatore: lo manda al diavolo assai
cordialmente, ma pensa anche, in cuor suo, che non può abbandonarlo.
Certi amici sono come le malattie: capitano quando vogliono, e si può
soltanto sperare che passino presto!
Il Roero conosce Nespola già da vari anni. Lo ha incontrato la prima
volta sul palcoscenico del teatro _Manzoni_. Adesso il Roero, nel bel
mondo delle _prime_ milanesi, è il giovane commediografo alla moda,
dalla raffinata casistica bourgettiana: allora lo si credeva ricco
soltanto di quattrini e di gusto. Non amava ancora il teatro, ma
soltanto le attrici ed appunto ad una di queste, una sera, senza
pensarci, avea promesso un proverbio per la beneficiata; senza quasi
pensarci lo aveva scritto, lo aveva letto ai comici, agli amici, al club
e in casa D'Orea; lo aveva dato a copiare e messo in prova, e soltanto
alla vigilia di andare in iscena gli si erano aperti gli occhi e aveva
cominciato a pensare con spavento, al pericolo e al ridicolo di fare un
gran fiasco.
-- Ritirare la commedia?... Con tutto il teatro già venduto?... Che
chiasso! Gli amici, gl'invidiosi, i rivali, gl'imbecilli, che già
pregustano il piacere di fischiarlo e la voluttà della piccola
distruzione!... Come si sarebbero vendicati!
Nespola, il già terribile seccatore, si trova appunto sul palcoscenico
alla penultima prova, e scopre nella nuova commediolina ciò che agli
altri era passato inosservato: il talento dell'autore e una fresca e
spontanea originalità.
-- La vostra commedia, signor Roero, ha un difetto solo; è troppo lunga e
troppo corta. Fatevi dare il manoscritto, andiamo a far colazione e poi
lavoriamo insieme un paio d'orette. Per domani sera, scommetto e giuro,
avrete un grande successo!
Nespola, in quel tempo, era pure un autore drammatico; soltanto faceva i
suoi drammi colla forbice e colla gomma, tagliandoli dalle appendici del
_Secolo_. Il Roero lo guarda mortificato, ma poi accetta, per
disperazione. Invece di un paio d'orette, stanno insieme a fare, a
disfare, a rifare e a mangiare e bere allegramente tutto il giorno,
tutta la notte... ma la sera dopo il Roero ha un trionfo; il pubblico e
la critica lo portano alle stelle!
Potrebbe il Roero dimenticare tutto ciò? Potrebbe il Roero rifiutarsi al
povero Nespola che ricorre a lui, in nome del suo onore? No, certo;
tanto più che lo scrittore _bohémien_, sempre in collera col pranzo e
sempre in caccia di quattrini con chi non gli deve nulla, a lui, a
Francesco Roero che invece gli deve pur qualche cosa, anzi appunto per
questo, non ha mai domandato nemmeno cinque lire in prestito.
No, non lo può abbandonare! Assolutamente, no.
Una seccatura, per altro!... Una grande seccatura!... Fare da padrino a
un repubblicano, lui, Francesco Roero?
Che cosa avrebbero detto al club?
Fare da padrino all'avversalo del Bonaldi?... L'anima... politica, di
don Giulio Arcolei?
Il Roero dà un'alzata di spalle:
-- M'importa assai di don Giulio!...
E Stefania?.... La collera, i musetti lunghi di Stefania? Stefania
clericale e così aristocratica?... Stefania che in odio alla democrazia
aborre i giornalisti in generale e, all'infuori della moda e della
musica, tutto ciò che è moderno?...
Il giovine innamorato, invece d'intimorirsi, ha un impeto di sdegno e di
fierezza:
-- Stefania deve comprendere la mia condizione; i miei obblighi. Io non
sono un insignificante damerino! Un qualunque imbecille sportista! Non
deve confondermi colla folla che le riempie il salotto! Io sono uno
scrittore, un commediografo, un uomo d'ingegno. Il mio mondo è più vasto
del suo, io non appartengo soltanto a lei, ma anche al pubblico!
E se per vendetta non tornasse più?... Ma ricorda l'ultimo saluto, gli
occhi lucenti della Fáni e sorride:
-- Verrà!... Tornerà!...
Intanto Francesco e il suo seccatore camminano sempre su e giù poco
lungi dal _brum_ e dal brumista, che continua a tenerli d'occhio:
Nespola ripete, con tutti gli incidenti più comici la scena successa al
_Caffè Manzoni_ e conclude ancora dichiarando che avrebbe accettato
tutte le condizioni imposte dall'avversario.
-- Sta bene, ma per l'altro testimonio?
-- Un tuo amico, un tuo collega, un ufficiale, così si fa più presto!...
-- Ho già trovato! Nicoletto Loreda..... Un giovine guerriero di
complemento. Un eroe sempre pronto e felicissimo quando si tratta di far
battere gli altri.
-- Allora, in compenso, ci pagherà da pranzo.
-- No, oggi, t'invito io.
-- Invece andremo alle _Tre Spade_, dove ho credito illimitato e dove ti
farò sentire un barolo degno della circostanza.
-- Come vuoi!
Francesco chiama il brumista, fa salire l'amico in carrozza, e poi monta
egli pure, gridando l'indirizzo al cocchiere:
-- Borgonuovo, 115!
Una sferzata alla rozza e il _brum_ parte di corsa, traballando.
Francesco, dopo un momento; appena la vettura ha varcato l'acciottolato
e cessa il rumore assordante dei vetri e delle ruote:
-- Dimmi un po'; per presentarti al Loreda, come ti chiami? Tutti ti
chiamano Nespola!... Io ti ho sempre chiamato Nespola....
Il giornalista risponde con una risata:
-- Sicuro!... Se qualche volta non ci fosse l'usciere, avrei dimenticato
anch'io di chiamarmi Savoldi. Pippo Savoldi.
-- Nespola è sempre stato il tuo pseudonimo?
-- No. Prima è stato il nome di una mia cagnetta. Una piccola terrier,
intelligentissima, affezionatissima! E sì che non la mantenevo sempre a
bistecche, povera Nespolina!... Quand'è morta, per memoria e per
gratitudine, ho preso il suo nome.
Un lungo silenzio: il viso del giornalista s'è fatto serio mentre
osserva l'amico suo, che soffia lentamente dallo sportello il fumo della
sigaretta, Nespola ha qualche cosa in quel momento che gli vorrebbe
confidare... Il suo viso diventa più serio, con una espressione quasi di
angoscia. Ad un tratto lo chiama battendogli sopra una spalla:
-- Sai?... Adesso... ho un'altra...
-- Un'altra cagnetta?
-- Sì.
-- E si chiama Nespola come la prima?
-- No; questa... si chiama _Lulù_! Vuoi vederla? Te la faccio vedere!...
È un momento! È qui vicino!
Il Savoldi fa per aprire lo sportello: Francesco lo ferma.
-- Non faremo poi troppo tardi?
-- Hai ragione!... Anzi, meglio così!
Il viso del giornalista muta di colpo ed egli scoppia in una delle sue
rumorose sghignazzate.
-- Meglio così; potrei commuovermi e diventar vile! Invece, resta inteso:
se morrò infilzato come un rospo, _Lulù_ è tua. Ti rimane _Lulù_ in
eredità!
Francesco ride a sua volta:
-- Va bene!
-- Qua la mano.....
-- Accettato!
I due si stringono la mano, sempre ridendo, mentre la carrozza si ferma
dinanzi al numero 115 di via Borgonuovo.
Nicoletto Loreda è in casa. Appena sente dal Roero di che si tratta,
rimanda il pranzo con entusiasmo.
-- Eccomi a sua disposizione, caro signor Savoldi; e con tutto il
piacere! S'accomodi!... Accomodatevi!... Senza complimenti! Alla
militare! Vado a mettermi il paltò e torno subito.
In fatti il Loreda va e torna in un lampo: paltò nero, guanti neri,
cappello a cilindro, aspetto più che mai risoluto e marziale.
-- Dunque, abbiamo da fare col Bonaldi, della _Difesa_? Oh! Oh! L'ho
visto più volte in sala di scherma. _Sacré Tonner!_ Tira benissimo di
sciabola e di fioretto!
Nespola strizza l'occhio a Francesco ridendo alle spalle del giovine
guerriero:
-- Tanto meglio!... Sul terreno chi più ne sa, le piglia.