IV.

Poscritto.... rimasto a casa.

_15 luglio 18..._

Strano incontro e bizzarra conversazione, con questa signorina Wilson.

Ben a ragione l'ho chiamata viragine. S'è fatta avanti arrossendo un

poco, anzi diciamo pur molto, se molto ce ne voleva per trasparire dal

bruno della carnagione, e ridendo in pari tempo, ridendo alto, più

gradevolmente di Buci, che ha il riso muto.

--Il signor Morelli!--diss'ella, inoltrandosi.--Capisco ora perchè

Buci voleva venire quassù ad ogni costo. Ma che cosa faceva Lei qui?

dormiva, accanto all'acqua? Narciso ci si sarebbe voluto specchiare.

--Segno,--risposi io,--che non sono un Narciso.

--O piuttosto,--ribattè la signorina Wilson,--questa non è acqua da

affogarci.

--Lo crede?--replicai.--Provando a tenerci dentro la testa....

--Allora, capisco bene, anche un catino basterebbe. Che bell'acqua

viva, del resto!--soggiunse ella, affacciandosi all'argine.--Vien

voglia di ficcarci le mani.--

E fece come diceva, affondando le mani, una dopo l'altra, e le braccia

fino al gomito nell'onda cristallina, che fece intorno ad esse un

lucido braccialetto d'argento. Io frattanto raccattavo il mio povero

Orazio, che era scivolato sull'erba, e correva il rischio di prendere

una bagnatura tanto molesta, quanto era piacevole alla signorina

Wilson quella delle sue braccia indorate dal sole.

--Ecco il compagno di solitudine;--diss'ella, ridendo ancora alla

vista del libro che stavo allora per rimettermi in tasca.--Un romanzo!

--Che! veda piuttosto.--

Così dicendo le squadernai sotto gli occhi il volume, avendo essa le

mani impacciate e non amando io che quelle mani, per quanto gentili,

battezzassero il mio poeta, pagano nella vita e nell'arte; e già

anglicano nell'edizione, se mai.

--_Sis licet felix ubicumque mavis_,--lesse ella, accostando la sua

faccia a quelle del libro,--_et memor nostri, Galatea, vivas_.... Che

cos'è? latino? Capisco ora perchè si fosse addormentato il lettore.

--Oh!--gridai.--Non faccia questo torto ad Orazio, nè a Galatea, il

cui bel nome le è capitato sott'occhio. Mi ero addormentato qui,

perchè avevo dormito poco stanotte.

--Ha ballato?--mi chiese, ammiccando.

--Io! Le pare?

--Ah, sì, è vero; non son cose per Lei, che è... se lo lascia dire?

--L'orso di Corsenna? Dica pure liberamente.

--Come lo sa?

--L'innocenza ha parlato, per bocca del figliuoletto dei Rossi. E sarà

Lei, m'immagino, che ha inventato il soprannome.

--Mi crede dunque molto cattiva?

--No, ma poichè voleva dirmelo....--ripigliai.--Gli autori recitano

così volentieri le cose loro!

--Non sono stata io;--disse la signorina con accento più grave, che

voleva acquistar fede alla sua asserzione.--Ma certamente mi pare che

Le convenga. È proprio un orso, signor Morelli. Si fa la vita di

campagna, vita allegra, di buona compagnia, e Lei se ne sta sempre da

parte come un frate certosino. Si fanno corse di qua e di là, pranzi

nei paesi e merende nei boschi, in dieci, in quindici, in venti

persone, e Lei non si lascia vedere. Si balla qualche volta....

--E l'orso, contro l'uso, non fa neppur questo;--interruppi io.--Che

orso male addestrato, non è vero? Quanto alle passeggiate, vede bene,

signorina, che ne faccio.

--Ma da solo. L'ha mai veduto uno che si diverta da solo?

--Potrei dirle di sì, se avessi l'uso di guardarmi allo specchio. Ma

io sono anche un orso mal pettinato. Infine, vivo da solo, com'Ella

dice.

--E basta a sè stesso, non è così? Capisco infatti che tutto assorto

nei suoi alti pensieri....

--No, non dica questo, La prego. Io non mi basto; e i miei pensieri,

se mai, radono piuttosto la terra.--

Guardavo a terra, accompagnando col gesto la frase. E lì, a due passi

da me, sporgeva il piedino della fanciulla; non un piede da viragine,

in verità, e bisognava rendergli giustizia. Ella certamente si

vergognò, perchè ritrasse il piede, dissimulando tuttavia l'atto

sollecito con una carezza a Buci, che si era posto a sedere molto

gravemente lì presso, quasi in mezzo a noi due. Dal canto mio, ero

pentito già del mio atto, e tanto più facilmente, in quanto che era

stato involontario.

--Radono piuttosto la terra,--ripigliai, volendo mostrare che non

facevo nessuna allusione di cattivo gusto,--perchè appunto la terra mi

piace, così verde, così sana, così confortante allo spirito. Per amor

della terra vengo in campagna. Lor signore, lo so, guardano più

volentieri in aria; quando giuocano al _lawn-tennis_, per esempio.

--Un bel giuoco; non Le piace?

--Avrò il coraggio di confessarlo; niente affatto.

--Pure, è ginnastica.

--Per che farne?

--Per rinvigorirsi. Alle battaglie della vita bisogna esser forti,

respirar bene, muoversi bene....

--Certo; per ballare, per andare nell'inverno a teatro.

--Due cose che hanno la loro bellezza; non è anche Lei di questa

opinione?

--No, signorina.

--Perchè?

--Sono molti, i perchè; richiederebbero molto tempo; ed è forse ora

per Lei di ritornare a casa.

--Ecco, ci muoveremo, e Lei li potrà dir tutti passeggiando.

--Non tutti, non tutti; sarebbero troppi. Ma uno basterà. Nelle

conversazioni, nei ricevimenti, nei balli, nei teatri, in tutti i

luoghi, insomma, dove le donne portano la loro grazia e la loro

gioventù, c'è sempre una caterva di sciocchi. Sono essi il maggior

numero, vorrà convenirne. Per costoro si avrà da perdere il tempo e

l'arte? per costoro da sciupar la grazia e l'ingegno?

--Ma non è vero, non è vero ciò ch'Ella dice;--esclamò la signorina

Wilson, mentre passava davanti a me attraverso il fogliame delle

carpinelle.--Per un uomo che sa il latino,--soggiunse, prendendo

coraggio dall'andar che faceva senza guardarmi,--sono idee molto...

molto... mi aiuti a dire?

--Stravaganti.

--Eh, quasi. Infatti, vediamo, crede proprio che le donne vadano ai

balli e ai teatri per darsi pensiero degli sciocchi? Gli sciocchi son

sciocchi, e nella società si accettano per contorno, come in certi

piatti, mi passi il paragone, gli zucchettini e i cavoli di

Brusselles!

--Poveri zucchettini!--mormorai.--Poveri cavoli di Brusselles!

--Ho detto quelli, non avendo altro alla mano;--diss'ella

ridendo.--Cerchi Lei il contorno più sciocco, e sarà quello che ci

servirà per definire tutti quei personaggi, che dispiacciono a me come

a Lei.

--Ma non dispiace egualmente essere ammirate, citate sui giornali,

vedere il giorno appresso descritte in tutti i loro particolari le

graziose abbigliature.

--Oh sì, mi parli di quelle! Con tanti errori, dovendo farsi aiutare

dalle modiste, e se Dio vuole riuscendo ad imprestare ad una signora

il vestito di un'altra. Del resto, ritornando sui generali, voglio

ammettere anch'io che un po' di tempo si perda in queste occupazioni

di società. Ma questo avviene a tutti, e in ogni genere di vita. Lo

guadagna forse Lei, il suo tempo, leggendo libri latini?

--Chi sa? Il vivere è un disporsi a morire.

--Ah bene! altre idee... come quelle di poco fa.

--Rinunziamoci dunque. Il vivere è un vegetare.--

Qui la viragine diede addirittura in uno scoppio di risa.

--Povera vita, a che la riduce! Ma almeno, per vegetare, bisognerebbe

farsi piantare. Preferisce in vaso, o in piena terra?--

Gran diavola! Con lei, così pronta alla ribattuta, non si poteva

vincere nè impattare.

--Ci sono,--provai a rispondere,--delle piante che non vivono per le

radici, non avendone affatto; piante che vanno, come una arcana

inquietudine interna le sospinge; piante che volano, come il vento le

porta.

--Davvero? Le metteremo alla prova. Mi accompagni, sulla cima di quel

monte.

--Signorina!...

--Perchè no? Tal quale mi vede, io vado da per tutto, anche da sola.

Stamane ho già fatta una scorribanda assai lunga, e per luoghi

abbastanza selvatici, senz'altra compagnia che quella di Buci. È un

eroe, non lo sa?

--Lo so benissimo. Qualche volta è fin troppo ardito, temerario a

dirittura. Ma per andare lassù, a Santa Giustina, giudicando così ad

occhio e croce, penso che tra il salire, il restare, il discendere ci

vorranno almeno due ore. E sono adesso le undici.

--Allora sarà per domani. Cioè, non per domani. Domani si va a

visitare un altro santo. Come si chiama più? È il monte più alto di

questi dintorni, a mille metri sul livello del mare.

--San Donato;--le dissi.

--Sì, per l'appunto, San Donato;--rispose ella.--C'è forse già stato?

--No, mai: ho letto il nome sulla carta.

--Senta il desiderio di portargli la sua; voglio dire la sua carta di

visita. Ci venga anche Lei, domattina.

--Io? Le pare?

--Lei, sì, Lei. Saremo una ventina di persone; le Berti, ch'Ella

conosce; la contessa Quarneri, col sèguito; il commendator Matteini;

Terenzio Spazzòli, detto l'impareggiabile, ed altri che non ricordo,

ma tra i quali non vanno dimenticati i ragazzi della signora Berti.

Hanno poi promesso di accompagnarci la signora sindachessa e la

signora segretaria comunale, che sono, vorrà convenirne, le due prime

dame di Corsenna, per diritto d'uffizio. Condurremo anche Buci, qui

presente ed accettante. Non si decide?

--Oh, non sarebbe per Buci, se mai; nè per tante altre persone che mi

ha nominate.

--Volevo ben dire!--gridò ella battendo le palme.--Non sarebbe stato

cavaliere. Parlando sul serio, signor Morelli, veda un po' d'esser

buono. Tutte queste signore villeggianti di Corsenna dicono che Lei

vive così appartato, perchè non ha trovata una compagnia abbastanza

piacevole. Smentisca la calunnia, e venga.

--Signorina... non per la calunnia, che si chiarirebbe tale da sè, ma

per non rispondere con un mal garbo alla sua gentilezza, verrò. I

posteri non lo crederanno, ma infine....

--I posteri non lo sapranno neanche;--rispose ella, entrando con

gioconda padronanza nella mia celia.--E poi, chi vuole occuparsi di

loro?--

In questi discorsi eravamo giunti al viale dei pioppi. La signorina

Wilson, venuta su da un'altra parte, non lo aveva ancora veduto. Ne fu

tutta ammirata, innamorata, rapita al settimo cielo. Sincera, vivace,

tutta di primo impeto, aveva facili le espansioni, come pronta la

lingua. Di quella maravigliosa piantata di pioppi volle fare uno

schizzo nel piccolo albo che portava sempre con sè. Furono pochi segni

di matita, ma sicuri ed efficaci. Gran diavola, l'ho già detto e lo

ripeterò ancora Dio sa quante volte, gran diavola di ragazza!

Osservavo, intanto; e com'ella ebbe finito, lodai, non solamente per

obbligo di cortesia, ma ancora per sentimento di verità, ch'ella

doveva pur riconoscere.

--No, non mi lodi;--rispose ella tuttavia;--come disegno non val

niente. È un ricordo, e come ricordo può andare. Vede intanto, signor

Morelli, che io non perdo sempre il mio tempo? Se una cosa è bella, se

franca la spesa, ne godo; se è sciocca, la lascio stare.

--Amen;--fui per rispondere; ma mi contentai di dirlo col gesto.

Mezz'ora dopo eravamo al principio del paese, dov'io presi commiato ed

ora per il giorno seguente. Giunto a casa, ho finita la lettera per

Filippo Ferri, ed ho tirato giù questo passio. Anch'io per ricordo.

Come ricordo può andare... e restare. Che perditempi, dopo tutto!

Galatea(#19427) · 第 17 / 35 题