I.

Rinaldo a Filippo.

_Corsenna, 7 luglio 18..._

Notizie mie? Eccole. Son venuto qua, come sai, per dar pace a questi

poveri nervi; e ci lavoro alacremente, chiudendomi nell'inerzia più

fitta. Bada, io non so quanto sia vero che ai giorni nostri i nervi si

sciupino più di prima, nella gran varietà e nella troppa intensità

delle sensazioni: ma è certo che oggi come prima lo strapazzo nuoce ad

ogni organismo, e certissimo poi che il tuo vecchio amico aveva

bisogno di questo riposo; tanto gli pare d'esser tuttavia sfiaccolato.

Pure non faccio nulla, assolutamente nulla; questa lettera, che viene

un po' tardi in risposta al tuo cortese biglietto, è la prima fatica

dopo un mese di quiete. Già, non potrei far nulla, anche volendo. Non

sento più; e se, come dice il filosofo, niente può essere

nell'intelletto che non sia stato prima nel senso, io posso stimarmi

finito, e metter magari l'appigionasi in fronte, come sulla facciata

d'una casa vuota. Che bella cosa, dopo tutto, non sentir nulla; esser

libero e netto d'ogni cura del mondo circostante; udendo senza

commuoversi, vedendo senza partecipare, vivendo la vita dello

specchio, che riflette tranquillamente ogni cosa e sorride! Ma sì, un

po' d'ironia nel fondo ce la dovrebbe avere anche lui; per virtù, non

foss'altro, degl'ingredienti che lo rendono opaco. Quel po' d'ironia

non è finalmente la meno feroce delle nostre vendette? e il genere

umano, salva sempre la immagine del suo creatore, non meriterebbe di

peggio?

"Ama il prossimo tuo come te stesso" è alla fin fine il comando del

principale: ed egli sa bene che io non amo me stesso. Frattanto, come

è vero che quello è il mio prossimo! Io l'ho sempre sentito dal

premere che mi faceva d'attorno, pari ai gomiti di quattro o cinque

vicini nella calca dove ci ha ficcati il nostro mal genio, in un

quarto d'ora di sciocca curiosità. E il mondo è una calca, una

moltitudine, una ressa di forze invisibili, che d'ogni parte lavorano

su te, per prenderti il posto che occupi, per non lasciarti occupare

il posto che desideri, fosse pure un posto d'usciere. Si tira a tutto,

e con la stessa arte da tutti; qualunque sia il grado, o l'educazione,

è sempre guerra sorda di agguati, d'insidie, di tradimenti. Ognuno

l'ha con te: più sei forte, o più ti credono tale, più si affannano a

soverchiarti, a tirarti giù, a darti il gambetto. Gl'interessi che non

hai offesi fischiano da tutti i pruneti, si avventano da tutte le

macchie; nessun briccone è più appostato di te dagli onest'uomini in

caccia. Se tu provassi a morire! oh, allora, lodato il cielo, una

buona rifiatata di mille petti, che si diffonderebbe dalla tua città,

come un soffio di primavera, a tutti i punti del "bello italo regno."

Vivo, non avevi scritto altro che birbonate; morto te, erano tutte

maravigile. Ti gabellavano per un asino? eccoti diventato un cigno;

l'ultima tua ode era degna di Pindaro. Prova a morire, e vedrai; ti

faranno un funerale di prima classe, e tutta una cittadinanza "dipinta

di cordoglio" farà spalliera al cortèo, mentre tu, felice grand'uomo,

traballerai nel tuo carro sotto una montagna di corone, che più non

ebbe scudi addosso la vergine Tarpeia, in premio del Campidoglio

aperto ai Sabini. Quanto a me, senti: ho già fatto testamento, e

scritto in chiarissima forma: "Non voglio discorsi, nè marce funebri;

nè bugie, nè stuonature. Voglio andare al mio ripostiglio di

nottetempo; con due amici, se tanti me ne saranno rimasti, i quali si

prenderanno cura di vigilare che le mie ossa vadano proprio al luogo

assegnato, e un altro morto non mi rubi la fossa." Con questo prossimo

benedetto, non si sa mai quel che possa succedere.

Idee nere, dirai. Ma io, se rammenti, le ho sempre avute. A certe cose

bisogna pensarci in tempo, per non esser poi colti alla sprovveduta.

Quella gran diavola della falce è così capricciosa! Già, donna anche

lei; ed io non voglio esser più corbellato. Errori, ne ho commessi

molti, fin troppi, cercando l'introvabile. Povere donne, del resto!

Ossequiate, lusingate, insidiate, ti amano per vanità: molte, se sei

ricco, sentono il bisogno di entrare nella tua casa; nessuna il

desiderio di penetrare nell'anima tua. Ed è strano contrasto; perchè

noi uomini, chi più chi meno, avremmo tutti la curiosità di penetrare

nell'anima loro, anche a costo di non trovarci niente. Così l'amore,

rinunziando al piacere dell'indagine psicologica, si riduce

necessariamente ad uno scherzo, ad un grazioso errore commesso qualche

volta per ardore di temperamento, più spesso per follia d'imitazione.

Ah, il mondo non è più dei sensitivi. Si fanno tante cose per

consuetudine, per vezzo, per moda, non ritrovandoci più il senso

arcano dei loro principii; esempio l'andare in campagna, un piacere

estivo, che si compra senza gustarlo, senza intenderlo, trasformandolo

secondo l'uso della città. Dov'è strada piana, gli uomini portano la

bicicletta; dov'è lago, il sandolino; da per tutto il _lawn-tennis_.

In fin de' conti, meglio così; la campagna è tutta per me. Sono miei i

folti castagni del bosco; miei gli olmi e i salici, i fràssini e gli

ontàni del fiumo; mia la borraccina delle balze, donde si levano gli

argentei pennacchi dei cardi, rilucenti ad una spera di sole.

Questa campagna è bella, quantunque senza carattere. Salvator Rosa ci

perderebbe l'ispirazione tormentata e robusta, Claudio Lorenese la sua

placida e larga vena poetica. Non ci sono dirupi minacciosi, non

classiche aperture d'orizzonti lontani. Così niente fa pensare, tutto

fa vegetare; ottima cosa per me, che non ho più fantasia. Dov'è andata

a finire? Sicuramente, l'ho fatta correr troppo. L'uomo ha le sue

quaranta libbre di sangue e le sue quattr'once d'ideale: se egli sa

farne un uso discreto, bene; se no, addio roba. Io non iscrivo più una

riga. Il mio _Don Giovanni_ dorme. Buon poema, che voleva esprimer la

vita veduta, collegandola coll'invisibile sentito! Non lo intendo più;

ne rigiro per ogni verso la tela, e non ci trovo il vivagno; vedo il

contorno e mi sfugge la linea, l'idea madre, che mi pareva già tanto

chiara, originale e profonda. Sono una rovina, e brutta, che per le

rovine è il peggio. C'è qui, sulla fine di un campo, lungo la strada

maestra, una casupola ad uscio e tetto, ma coll'uscio sfondato e il

tetto crollato. Corse un giorno la voce che là dentro si fosse veduta

la Madonna; e non mancava la ragazzina innocente per dar fede al

miracolo. Ma che vuoi? il miracolo non ha potuto attecchire, come

attecchivano le ortiche, in quel cumulo di macerie così poco

romantiche. Poesia, voleva essere; e qui non c'è poesia.

Tanto meglio per me. Questa vita vegetativa mi conviene benissimo.

Leggo poco; a mala pena giornali, e nei giornali solamente i

telegrammi, per tenermi in comunione di noie con l'Europa. Gli eventi

politici son grigi, come il mio spirito, e mi fanno dormire. Ma che

follia, nel dormire! Sogno ancora qualche volta, vedendo la bella

inglesina. Te ne rammenti, dell'inglesina dei miei sogni

d'adolescente, che soleva ritornare a punti di luna nei miei sogni di

giovinetto? C'era, obbligata in chiave, la strada polverosa, bianca,

abbagliante, sotto la sferza del sol di giugno; la grossa berlina a

tre cavalli, coi bauli dietro e il postiglione alto a cassetta; lei,

l'inglesina, accanto al suo babbo, vecchio muso di cartapecora,

miniato liberalmente di rosso tra due fedinoni grigi, ma sempre mezzo

nascosto nell'ombra, dall altra parte della carrozza, per comodo della

mia prospettiva amorosa; mentre lei, dolce creatura bionda, si vedeva

tutta quanta allo sportello, intesa a ricambiare d'uno sguardo pietoso

il mio gesto e il mio grido di supplicante. Cara inglesina del sogno

ricorrente! Tu raffiguravi il divino ideale, che passa sempre a

galoppo, che se ne va inesorabilmente, dileguandosi nel polverìo della

strada battuta.

Che ideale, poi! Se, col permesso del babbo, l'inglesina ci pigliasse

in parola, e in carrozza, poveri a noi!--_How do you do?--Very well,

Sir; we have never been better.--How do you like Italy?--Very much

indeed: do you like sandwiches, Sir?--I like them very much.--And

roastbeef?--It is delicious, but I should prefer a veal-cutlet.--_

Che orrori!

Galatea(#19427) · 第 14 / 35 题