CAPITOLO II

La democrazia puritana nella Nuova Inghilterra.

§ 1. I pellegrini e la colonia di Nuova Plymouth — § 2. I Puritani

e la colonia di Massachusetts — § 3. Roger Williams ed origine

di Rhode Island — § 4. La colonizzazione del Connecticut — §

5. L'estremo nord e il New Hampshire — § 6. Svolgimento della

N. Inghilterra — § 7. La società neoinglese e la sua forza

d'espansione.

§ 1. I PELLEGRINI E LA COLONIA DI NUOVA PLYMOUTH. — Il 16 dicembre del

1620 un centinaio di protestanti inglesi d'umile condizione, sbattuti

di qua c di là dalle procelle della persecuzione religiosa, sbarcavano

in pieno inverno, senza mezzi, può dirsi, di sussistenza, senza la

garanzia d'una carta regia, senza altro orizzonte che di stenti e

sacrifici, sulla spiaggia fredda e deserta della Nuova Inghilterra.

Un edificio comune sostituito in seguito da tanti casolari coperti di

paglia, un baraccone ad uso di deposito, un piccolo spedale per gli

ammalati, una chiesetta sormontata per difesa da quattro cannoncini,

una vita aspra di improbo lavoro sostenuta dal prodotto della caccia e

della pesca, rigori della natura e conseguente mortalità spaventosa,

ecco gli indizii materiali ben poco lusinghieri della prima colonia

della N. Inghilterra: perfetta eguaglianza nel campo sociale, libertà

democratica in quello politico, indipendenza assoluta in quello

spirituale, ecco le sue caratteristiche fondamentali, i suoi massimi

beni. Ne erano fondatori i Pellegrini, un manipolo eroico di puritani,

la cui esistenza e le cui vicende costituiscono uno degli episodi più

gloriosi e più fecondi di risultati nella storia or lieta or triste, or

nobile ora infame della Riforma inglese.

La coscienza dei grandi principi, in nome dei quali era stata

bandita sul continente europeo la rivoluzione religiosa del sec.

XVI, preparata di lunga mano da cause economiche e sociali, fu in

Inghilterra l'effetto più che la causa efficiente della Riforma.

Questa fu introdotta nell'isola dal dispotismo e dal capriccio d'un

monarca, che voleva separarsi da Roma per meglio soddisfare le proprie

passioni, ed ebbe perciò il carattere d'uno scisma più che d'una vera

riforma ecclesiastica: tutte le dottrine della chiesa cattolica, se

ne eccettui la supremazia di Roma, venivano conservate; e Clemente VII

avrebbe potuto continuare come Leone X a lodare Enrico VIII per la sua

ortodossia cattolica, pure scomunicandolo per la sua autoelezione a

papa dell'Inghilterra.

L'atto di supremazia infatti mirava tanto poco ad affrancare la

chiesa d'Inghilterra e tanto meno il popolo e lo spirito inglese

dall'assolutismo del dogma, che non conteneva la minima clausola

favorevole alla libertà religiosa, la quale in seguito fu anzi

compressa da Enrico VIII ancor più violentemente di prima: esso non

aveva altro fine se non quello di rivendicare la franchigia sovrana

del monarca inglese contro il seggio di Roma, facendo dell'autorità

ecclesiastica un ramo della prerogativa regia. Ma con ciò la ribellione

capricciosa del brutale monarca raggiungeva nel campo nazionale

l'effetto stesso di quella maturata del monaco di Wittemberga: per

essa la nazione inglese si affrancava realmente da ogni intervento

straniero, ed Enrico VIII appariva quasi l'ultimo e più fortunato

campione di quella resistenza secolare spiegata dai re inglesi contro

le usurpazioni dell'autorità ecclesiastica tra il plauso della nazione,

d'una nazione per di più che le teorie ed i seguaci di Wickliffe

avevano preparato di lunga mano ad accogliere i principii della

Riforma.

La separazione da Roma non rimase così l'atto egoistico d'un despota,

che perde con la morte di esso ogni effetto, ma il primo passo d'una

rivoluzione religiosa, che precedenti storici, interessi sociali,

spirito dell'epoca, esempio infine di razze sorelle imponevano al

popolo inglese.

Il protestantesimo fu tanto poco imposto alla nazione inglese dal

dispotismo di Enrico VIII, che non solo la chiesa anglicana nel suo

ordinamento dogmatico ed ecclesiastico, posteriore alla sua morte,

s'allontanò dalla cattolica ben più di quello ch'egli non volesse, ma

una parte del popolo inglese procedette per proprio conto su quella

via dell'emancipazione spirituale, di cui la neonata chiesa ufficiale

non rappresentava che un primo, timidissimo passo. Una minoranza,

che incarna lo spirito progressivo dell'epoca, non si accontenta

dello modeste ed innocue riforme, dell'abrogazione del cerimoniale

più assurdo; ma, una volta ammesso il principio del libero esame,

continua a sottoporre alla critica rigorosa di questo l'intero sistema

religioso, arrivando all'austero principio che in materia di fede e

di culto niente possa farsi «se non in virtù della parola di Dio».

Non basterà quindi che la Sacra Scrittura non parli contro una cosa

qualsiasi nel campo della fede per accettarla, ma occorrerà che parli

espressamente in favore di essa. Fu questo il _Puritanesimo_, che nel

suo stesso dogma fondamentale sonava ribellione aperta contro ogni

sorta di compressione spirituale.

Esso infatti non accettava altra garanzia che la Bibbia, altra regola

di condotta che la parola precisa di Dio: nè re, nè parlamento, nè

gerarchia ecclesiastica potevano interpretare a loro modo questa

regola; nessuna regola ufficiale poteva quindi venire riconosciuta dal

puritano, il quale, non volendo sottostare ad una chiesa presieduta

dal sovrano temporale, diventava con ciò un vero ribelle anche nel

campo politico. La semplicità, la purezza evangelica, ecco il fine del

puritanesimo, che s'informa così nel campo religioso ad uno spirito

democratico, il quale non potrà non tradursi nel campo politico e

sociale. In nome di che cosa infatti se non del loro diritto alla

libertà naturale potevano i puritani attaccare i poteri costituiti? In

un'epoca, in cui il pulpito era lo strumento più efficace per penetrare

nello spirito delle masse, la loro pretesa di avere «la libertà di

profetare» equivaleva alla domanda moderna della libertà di stampa;

mentre il libero esercizio di giudicare con franca parola di tutti gli

avvenimenti del giorno non minacciava solo di rompere l'unità della

chiesa nazionale, ma di erigere l'opinione pubblica in un tribunale,

dinanzi a cui poteva un giorno esser chiamato lo stesso principe. Ed

il pericolo era ancora più grave in quanto che il progresso logico

dalla libertà spirituale a quella politica era diventato ancor più

facile dopo che, fallito il tentativo di restaurazione cattolica fatto

da Maria la Sanguinaria, i puritani più intransigenti, riparati sul

continente durante l'imperversare della bufera, erano ritornati in

patria pieni del nuovo vigore d'austerità spirituale attinto alle

dottrine calviniste, della nuova energia democratica attinta alla

severa semplicità della repubblica di Ginevra.

I ministri puritani erano divenuti ormai dei veri tribuni del popolo,

il loro pulpito un libero tribunale di giudici inflessibili ed

incorruttibili, la loro influenza sempre maggiore nelle classi sociali

medie e inferiori, la rappresentanza dei loro seguaci sempre più

numerosa nella Camera bassa.

1 puritani vengono così in pochi decenni a costituire un partito

politico potente, che non reclamava soltanto la riforma degli abusi

ecclesiastici, ma discuteva della forma di governo, s'opponeva ai

monopoli, cercava di limitare la prerogativa regale. Veri precursori

d'una rivoluzione, essi venivano troppo logicamente accusati dai

difensori dell'episcopato anglicano di desiderare uno Stato popolare,

meritandosi l'elogio d'uno storico ad essi non certo favorevole (lo

Strype): «la scintilla preziosa della libertà non è stata accesa e

conservata che dai Puritani». La regina Elisabetta dichiarava nel modo

più esplicito ch'essi erano più pericolosi degli stessi cattolici,

i quali almeno erano partigiani convinti della monarchia per quanto

nemici di chi la rappresentava; Giacomo I nei primi anni del suo

regno scriveva che avrebbe preferito vivere da eremita in una foresta

piuttosto che regnare su un popolo simile «a questa banda di Puritani

che dominano la Camera bassa», e dichiarava che «la setta dei Puritani

non poteva esser tollerata in uno stato ben governato, qualunque esso

fosse!».

Nessuna meraviglia pertanto che l'intolleranza più vergognosa

accompagni passo passo il progresso della Riforma nella Gran

Brettagna; che Enrico VIII faccia bruciare chi nega la dottrina

cattolica dell'eucarestia, che le leggi di Edoardo VI puniscano

invece chi vi crede, che Maria tenti di lavare col sangue dei martiri

protestanti l'onta della Riforma inglese, che infine Elisabetta

stessa, la rappresentante del protestantesimo in Europa, volendo

ad ogni costo nell'interesse proprio e del trono mantenere l'unità

della chiesa nazionale, detesti i non conformisti di ogni specie, li

consideri come ribelli nel proprio campo e perseguiti violentemente

quei puritani cui pure dovevasi la conversione del popolo inglese al

protestantesimo. La persecuzione di quest'ultima però trova una grande

attenuante nell'imperioso bisogno d'unità religiosa, mentre i sovrani

cattolici cospirano contro l'Inghilterra, i cardinali propongono

nelle loro conventicole di deporre Elisabetta, il papa scomunicandola

ecciti i sudditi suoi alla ribellione. Ciò spiega come, se tutti i

puritani, vera falange estrema del protestantesimo sul suolo inglese,

desiderano una riforma e battagliano per essa contro l'episcopato e

la corona, non tutti vogliono uno scisma. Se però come corpo evitano

di separarsi dalla chiesa stabilita domandandone solo imperiosamente

una purificazione, una minoranza fra essi spinge ben più in là

l'opposizione alla chiesa anglicana, denunciandola come una istituzione

pagana contraria ai principi del cristianesimo e della verità e

ricusando perciò di rimanere più oltre in comunione con essa. Questa

setta separatista, che rappresentava lo spirito più democratico del

puritanesimo, era di origine prettamente plebea, cosicchè il sorger di

essa segnava proprio l'ultimo estendersi della riforma in seno ai più

bassi strati sociali.

Iniziata dalla corona, propagatasi in seno alla nobiltà, sviluppatasi

sotto il patronato dell'episcopato, diffusa nelle classi medie e

basse dall'austera propaganda puritana, essa scendeva col separatismo

all'infima plebe; e questo processo d'espansione sociale aveva portato

seco fatalmente un processo di democratizzazione sempre maggiore.

Enrico VIII infatti aveva affrancato la corona, Elisabetta la chiesa

anglicana, i Puritani avevano reclamato l'eguaglianza pel clero plebeo,

i Separatisti affrancavano l'intelligenza umana da ogni principio

d'autorità, proclamando la libertà per ogni individuo di scoprire «la

verità nella parola di Dio». Le persecuzioni di Elisabetta e più ancora

di Giacomo I nulla poterono contro il fatale andare dell'idea: per

una nemesi non rara nella storia il Puritanesimo conculcato si rizzava

sempre più formidabile sino a far rotolare dal palco la testa di Carlo

I; ed il Separatismo, nonostante lo sterminio feroce dei suoi seguaci,

andava ad informare del suo spirito un mondo novello, vena di libertà

che zampillava inesauribile dalle latebre più profonde del suolo

sociale. Ai separatisti infatti appartengono i _Pellegrini_.

Verso la fine del regno di Elisabetta «la parola di Dio, dicono

le fonti separatiste, aveva rischiarato della povera gente» del

nord dell'Inghilterra, che abitava le città ed i villaggi del

Nottinghamshire, del Lincolnshire e le frontiere del Yorkshire: la

vista dei loro ministri costretti a sottomettersi al conformismo in

materia di fede e di culto, la persecuzione contro i non conformisti

aveva loro aperti gli occhi, convincendoli che non solamente «le

miserabili cerimonie del culto erano dei ricordi dell'idolatria» ma che

«era necessario non sottomettersi al potere sovrano dei prelati».

Molti allora di essi «di cui il Signore aveva toccato i cuori d'un

zelo divino per la verità» si erano decisi a scuotere «questa servitù

anticristiana» ed a costituirsi per un _covenant_, «come il popolo

libero del Signore» in una chiesa basata sui principi d'uguaglianza

del Vangelo, rinunciando ad ogni autorità umana, attribuendosi il

diritto illimitato ed indistruttibile di progredire verso la verità,

«di marciare in tutte le vie che il Signore aveva lor fatto conoscere o

rivelerebbe loro in seguito».

Come segugi dietro alla preda gli agenti più fanatici e brutali

dell'episcopato cominciarono a dar la caccia a questa chiesa riformata

ed al suo pastore John Robinson, finchè «l'infelice gregge di Cristo

perseguitato» per eludere la vigilanza dei suoi nemici, disperando

ormai di trovare riposo in Inghilterra, aveva risoluto nel 1607 di

cercare salute nell'esilio, rivolgendo i suoi sguardi a quell'Olanda,

dove trionfava la dottrina calvinista nella chiesa e l'ordinamento

repubblicano nel governo, dove gl'infelici «avevano sentito dire che

a tutti era accordata libertà di religione». Superate le maggiori

difficoltà, delusi o fiaccati col loro eroismo gli sforzi dei loro

nemici, essi riuscivano finalmente ad imbarcarsi, cominciando così

dall'isola loro al continente, da Amsterdam a Leyda, dall'Europa

all'America quella corsa errabonda, quella via crucis pel trionfo della

libertà spirituale, quel doloroso pellegrinaggio, da cui presero il

nome. «Essi sapevano ch'erano dei _Pellegrini_, e non s'affannavano

troppo delle peripezie che loro toccavano, ma rivolgevano gli

occhi al cielo, loro patria diletta, e trovavano così la calma del

loro spirito». L'austerità, l'amore al lavoro, l'elevatezza morale

acquistarono ai Pellegrini la stima l'affetto la venerazione del

nuovo paese; ma questo era pur sempre per essi una terra d'esilio,

dove la lotta per la vita si presentava con colori ben più foschi che

per l'innanzi: abituati al lavoro dei campi, avevano dovuto darsi ai

mestieri ed alle industrie per sottrarsi alla più squallida miseria

dei primi giorni; austeri nel fondo dell'anima, mal potevano adattarsi

alla gaiezza per quanto posata degli Olandesi; fortemente attaccati

alla nazionalità ed alla lingua propria, soffrivano di nostalgia

morale nel paese straniero, tremavano al pensiero di vedere i loro

figli soggiacere all'influenza di questo; decisi finalmente e più

che tutto a mantenersi uniti, stretti insieme nella loro comunità,

vedevano avanzarsi il giorno fatale di dovere e per le esigenze

materiali dell'esistenza e per l'aumento della popolazione disperdersi

o soccombere.

L'amore di patria e lo spirito religioso fa trovar allora ai

Pellegrini una soluzione del problema nelle vicende stesse dell'epoca.

Perseguitati in patria essi potevano bene crearsene un'altra di loro

esclusiva pertinenza, un'altra a somiglianza della prima e dalla

prima dipendente, in quelle vergini terre che i viaggi di Gosnold, di

Smith e d'Hudson, le imprese di Raleigh, di Delaware e di Gorges, le

descrizioni e le compilazioni di Eden, di Willes e d'Hakluyt facevano

correre sulle bocche di tutti. Oscuramente coscienti della loro

attitudine a rappresentare una parte ben più grande che quella di esuli

raminghi nel dramma dell'umanità, essi si sentirono animati «dalla

speranza e dall'intimo ardore di far conoscere il Vangelo del reame di

Cristo nelle regioni lontane del Nuovo Mondo, quand'anche non dovessero

servire che di marciapiede da altri destinato a calpestarsi per

compiere questa grand'opera». Così facendo essi si sarebbero per di più

riconquistata la protezione dell'Inghilterra, cui erano rimasti devoti

nonostante i mille torti subiti.

Tutti pieni ormai del generoso proposito, i Pellegrini col mezzo dei

loro delegati partiti per l'Inghilterra tanto fecero, tanto insisterono

per ottenere dal governo il permesso, dalla società della Virginia

il terreno, da privati i fondi necessari al viaggio, che finalmente

dopo anni di negoziati riuscivano nell'intento per quanto a patti

ben sfavorevoli: Giacomo I, da una parte coll'idea di liberarsi di

loro, dall'altra nella speranza di veder fiorire ancor più la pesca

inglese nei mari d'America, non dava alcuna carta ma lasciava vagamente

sperare che non si sarebbe fatta attenzione ad essi nei deserti

americani; la compagnia della Virginia accordava una patente che per

quanto ampia a nulla serviva, perchè concessa ad una persona che non

faceva parte della spedizione e per un paese diverso da quello dove

contro lor voglia sarebbero sbarcati i coloni; un mercante londinese

infine, commosso dallo zelo di quei profughi, imprestava loro del

denaro a gravissime condizioni. Nel 1620 due navi, lo _Speedwel_ di 60

tonnellate ed il _Mayflower_ di 180, dovevano portare in America sotto

la guida dell'abilissimo predicatore Brewster, l'antico agricoltore

mutato in tipografo, i più giovani ed animosi tra il migliaio di

Pellegrini di Leyda; gli altri rimanevano per il momento in Olanda

affidati al loro pastore, il Robinson, che al momento doloroso del

commiato spiegava nelle parole d'addio una libertà d'opinione, uno

spirito d'indipendenza da ogni principio d'autorità allora pressochè

ignoti nel mondo: «io non intendo, diceva l'illuminato pastore

ai pionieri d'una nuova civiltà, davanti a Dio ed ai suoi angeli

benedetti, che voi non mi seguiate più oltre di quello che non abbiate

veduto me stesso seguire il Signore Gesù Cristo. Il Signore ha ancora

ben altre verità da farvi scoprire nella sua santa parola. Io non

saprei deplorare abbastanza la condizione delle chiese riformate, che

sono giunte ad una certa fase della religione e che attualmente non

vogliono andare più lontano dei promotori della loro riforma. Lutero

e Calvino furono menti grandi e luminose pel tempo in cui vissero; ma

neppure essi nondimeno hanno penetrato l'insieme dei disegni di Dio.

— Io ve ne scongiuro, ricordatevene — è un articolo del _covenant_

della vostra chiesa — voi dovete esser disposti ad accogliere tutte le

verità, quali esse siano, che saranno portate a vostra conoscenza dalla

parola scritta di Dio».

Delle due navi allestite pel viaggio la più piccola si mostrava però

così disadatta alla navigazione, che lasciata appena la costa inglese

doveva tornare indietro; ed il solo «_Fior di maggio_» continuava

nell'inverno del 1620 la lunga e burrascosa traversata di 63 giorni,

portando nei suoi fianchi i destini della N. Inghilterra. Decisi

infatti a sbarcare nel paese dell'Hudson, come la posizione migliore

della costa, i Pellegrini erano gettati invece verso la parte più

sterile ed inospitale del futuro Massachusetts, toccando essi nel

novembre il capo Cod. Dopo avere veleggiato lungo la spiaggia per

parecchie settimane in cerca d'un luogo adatto ad una colonia,

approdavano finalmente il 16 dicembre in un punto che per ricordo del

porto di Plymouth, dove erano stati accolti benevolmente, fu chiamato

Nuova Plymouth.

Prima però di sbarcare i Pellegrini deliberarono sulla forma di

reggimento ad essi più convenevole. Eguali di condizione sociale, non

legati da alcun altro vincolo che quello della religione, privi per

loro fortuna di qualsiasi carta regia, di qualsiasi patente vantaggiosa

di privata corporazione, essi si formavano in corpo politico per mezzo

d'un patto volontario e solenne.

«In nome di Dio, amen (era il patto firmato dagli emigranti maschi

della futura colonia). Noi sottoscritti sudditi leali del nostro

sovrano, il re Giacomo, avendo intrapreso, per la gloria di Dio,

il progresso della fede cristiana e l'onore del nostro re e della

nostra patria, un viaggio col fine di fondare la prima colonia nella

regione settentrionale della Virginia, ci formiamo solennemente e

scambievolmente, pei qui presenti, in presenza di Dio e gli uni degli

altri, un _covenant_ e ci associamo insieme in un corpo politico

e civile, per in migliore nostra organizzazione e conservazione

possibile e pel conseguimento dei fini sotto menzionati; ed in virtù

di quest'atto noi decreteremo e stabiliremo e formeremo, di tempo in

tempo, tali leggi, ordinanze, atti, costituzioni ed impieghi, giusti ed

equi, che si giudicheranno i più convenienti pel bene generale della

colonia. Noi promettiamo la più completa sottomissione ed obbedienza

legittima a queste disposizioni». Così l'umanità ricuperava a bordo del

Mayflower i suoi diritti, fondando un governo basato su «leggi eque» in

vista del «bene generale»; ed i Pellegrini, datosi in Giovanni Carver

un governatore annuale, sbarcavano ad iniziare una «vera democrazia».

Un'epidemia scoppiata qualche anno innanzi nella regione aveva

spopolato quella piaggia, cosicchè i coloni non ebbero nulla a

temere da parte degli Indiani. Gli ostacoli pressochè insormontabili

provenivano dalla natura, dai rigori del clima che decimavano in breve

una popolazione priva di tetto: in cinque mesi ne moriva più della

metà, il governatore compreso.

L'arrivo di una nuova schiera di emigranti sprovvisti di viveri,

nell'autunno seguente, costringeva tutta la colonia a vivere di mezze

razioni per sei mesi; nè col giungere di nuovi pellegrini le cose

mutavano: ancora al terzo anno dal primo sbarco vi furono tempi in cui

non sapevano alla sera che avrebbero mangiato la mattina seguente; il

bestiame bovino non fu introdotto che al quarto anno. La proprietà

collettiva della terra fu il sistema imposto ai coloni sulle prime

dalle condizioni stesse del momento; ma dopo qualche anno il bisogno

d'una maggiore produzione consigliò loro quello della proprietà

individuale del suolo: questo fu in sulle prime diviso fra le famiglie

in quote trasmissibili e proporzionali al numero dei loro membri,

e l'anno dopo in quote individuali ed a titolo di feudo perpetuo.

L'aumento nella produzione alimentò ben presto uno scambio lucroso

cogli Indiani più vicini, che ricorsero ai coloni per le loro provviste

dando in compenso pelli di castoro.

La popolazione cresceva assai lentamente, chè le terre non erano

fertili e nessun incoraggiamento od aiuto veniva allo stabilimento dal

di fuori: quattro anni dopo che era fondata, la colonia non aveva che

184 abitanti, dieci anni dopo 300. Se però l'abbandono da parte della

madrepatria ritardava lo sviluppo materiale di essa, ciò, fortificando

ognor più la tempra dei suoi fondatori, costituiva la miglior garanzia

di successo.

Gli amici d'Inghilterra, raffreddati dall'opposizione che incontravano

e dal poco frutto dei capitali investiti in quell'impresa, cessavano

affatto di sovvenirla più a lungo e l'usura del 30 e del 50 per

cento venne a colpire i coloni, se vollero quei capitali a loro

tanto necessari. Nel 1627 però otto dei più intraprendenti fra essi

assumevano sopra di sè, dietro cessione d'un monopolio del commercio

per 6 anni, tutte le obbligazioni dello stabilimento calcolate in 1800

sterline; e la compagnia di Londra, che aveva fornito i capitali,

rinunziò ad ogni sua pretesa: le terre venivano divise egualmente e

l'agricoltura si assideva sulla solida base d'una proprietà individuale

e libera da ogni peso. Per quanto proprietari incontestabili del suolo,

garantito loro per le forme d'acquisto dalla legge inglese oltrecchè

dal diritto naturale, i coloni non avevano punto diritto, secondo i

principi ammessi in Inghilterra, di praticare quel _selfgovernment_,

che solo una patente regia poteva sancire. Nonostante però la mancanza

di essa al primo sbarco ed il rifiuto reciso di accordarla di fronte

alle ulteriori richieste, i Pellegrini abbandonati a sè stessi

continuarono nel sistema adottato fin dai primi giorni della colonia,

provvedendo da sè alla legislazione ed alla giustizia criminale,

dapprima con una certa timidezza, ma in seguito con la stessa sicurezza

degli stabilimenti provvisti di carte regie.

L'organizzazione politica era naturalmente della massima semplicità.

Messi in condizioni pressochè primitive, essi ritornarono per quel

legame indissolubile tra la terra e l'uomo alle istituzioni primitive

degli antichi padri anglo-sassoni, modificate solo in quanto lo

richiedeva una più avanzata civiltà.

Il governatore era nominato dal suffragio universale; ed il suo potere,

subordinato sempre alla volontà generale, era ristretto per di più,

dopo qualche anno, da un consiglio speciale di 5 e più tardi di 7

assistenti: suo privilegio l'aver doppio voto nel consiglio. Tutti

i maschi adulti entravano a far parte della assemblea generale, che

non s'occupava solo di legislazione, ma anche di questioni esecutive

e giudiziarie: solo nel 1639 col crescere della popolazione ed il

suo disperdersi su un territorio più vasto, il sistema diretto venne

sostituito nella colonia da quello rappresentativo, pel quale ogni

centro abitato mandava il suo deputato all'assemblea generale. Tale

l'origine della libertà costituzionale popolare, il primo esempio delle

istituzioni politiche americane.

A tanta semplicità di vita sociale e politica corrispondeva

un'austerità di costumi non più forse veduta in una comunità civile.

Basti il dire che un colono, considerato pernicioso alla comunità

per aver messo su uno spaccio di vino e di birra, fu rimandato in

Inghilterra a spese comuni «poichè egli corrompeva il popolo!» Se

questa rigidità degenerata ben presto in una intolleranza, che tutto

proibiva se ne eccettui «maritarsi e guadagnar denaro», ci rende meno

simpatici i Pellegrini, certo è d'altra parte che questo disprezzo

sovrano per quanto allieta ed abbellisce la vita portava in sè la

garanzia del successo in quel rude paese, per cui erano necessari

uomini di ferro: lavoro diligente e paziente, tenacia e perseveranza,

entusiasmo religioso, una fede profonda nella fratellanza degli uomini

e nella paternità di Dio, la stessa intolleranza proveniente dal non

avere una idea della illimitata libertà universale, preparavano alla

nuova patria generazioni oneste, libere e forti.

Fu questo il grande merito del Puritanesimo, in questo sta il secreto

dell'influenza straordinaria, che esso ebbe nel plasmare il carattere

della N. Inghilterra e per essa dell'intera società anglo-americana.

Più anglosassoni che frutti dell'incrocio anglosassone-normanno, data

l'umiltà della loro origine sociale, puritani, perseguitati per le

loro idee, ammaestrati alla scuola del dolore, i Pellegrini non furono

solo i pionieri della colonizzazione inglese nella N. Inghilterra, ma

i padri genuini d'una società nuova, i primi creatori della coscienza

civile e religiosa del popolo anglo-americano. Attraverso a scene

di tristezza, di miseria, essi non avevano soltanto aperto una via

maestra agli oppressori per sottrarsi all'intolleranza religiosa e

politica, ma avevano fondato una democrazia pura, di cui fratellanza,

uguaglianza e lavoro costituivano le basi economico-sociali, libertà

e _selfgovernment_ le basi politiche. «Non affliggetevi, scrivevano

d'Inghilterra ai Pellegrini di Nuova Plymouth per consolarli nei giorni

delle maggiori sofferenze, non affliggetevi, se voi avete servito

d'istrumento a rompere il ghiaccio per altri, la gloria sarà vostra

sino alla fine del mondo.»

§ 2. I PURITANI E LA COLONIA DI MASSACHUSETTS. — La colonia dei

Pellegrini era, può dirsi, appena assicurata, che nuove schiere

d'emigranti sbarcavano sul suolo della N. Inghilterra ad assicurarvi

il trionfo del Puritanesimo. Il Gran Consiglio di Plymouth, incapace di

stabilire delle colonie per proprio conto, si era dato a far commercio

di lettere patenti, come unico modo di trarre qualche guadagno

dall'ottenuta concessione. Un'accolta d'uomini zelanti ed entusiasti

comperavano da esso nel 1628 un vasto territorio dall'Atlantico

al Pacifico, dai pressi della baia di Massachusetts a quelli del

Merrimac, per fondarvi coi «migliori» dei loro concittadini una colonia

inaccessibile per sempre alla corruzione ed alla superstizione degli

uomini. Il rigido puritano Giovanni Endicot, uno dei concessionari,

uomo energico e zelante, fu scelto dai compagni ad essere «lo strumento

adatto per cominciare quest'opera del deserto».

Quell'anno stesso un centinaio di emigranti sbarcavano nella baia

di Massachusetts, mentre in Inghilterra cresceva ogni giorno più il

numero degli entusiasti desiderosi di tener loro dietro: erano questi

per lo più puritani insofferenti del giogo dell'episcopato, giacchè

i conformisti non avevano alcun motivo profondo per abbandonare

il loro paese. La libertà puritana era in generale il fine di tale

organizzazione, che veniva favorita da una carta concessa nel 1629 da

Carlo I in seguito alle poderose influenze, di cui disponevano a corte

i soci dell'Endicot. Costoro venivano costituiti in una corporazione

detta «_Governo e Compagnia di Massachusetts nella N. Inghilterra_»,

l'amministrazione dei cui affari era affidata ad un governatore e a 18

assistenti eletti annualmente dai soci: tutti i poteri amministrativi

ed esecutivi erano conferiti non agli emigranti ma alla compagnia,

che aveva il diritto di pubblicare ordinanze, organizzare il governo,

nominare i suoi agenti politici, confezionare un codice criminale;

interdetto solo di stabilire leggi ed ordinanze in opposizione cogli

statuti del regno. I coloni venivano così abbandonati, come il solito,

senza la minima franchigia, alla mercede di una corporazione residente

in Inghilterra: la stessa libertà religiosa, ch'era il movente e

divenne il risultato di questa colonizzazione, non trovava nella carta

la minima clausola, la quale nonchè garantirla, cosa nemmeno sognata

se non basta voluta dal re, accennasse ad essa. La carta, in base alla

quale gli uomini liberi del Massachusetts riuscivano ad innalzare un

sistema di libertà rappresentativa indipendente, non concedeva loro

alcuno dei privilegi del _selfgovernment_.

La forma di governo stabilita pel Massachusetts consistette in un

governatore ed un consiglio rivestito di tutti i poteri legislativo,

giudiziario, ed amministrativo, composto di 13 consiglieri, di cui 11

dovevano essere eletti dalla compagnia, 2 dai coloni quale generoso

favore per allontanare ogni causa di malcontento. Fra le istruzioni

date all'Endicot v'era quella di non fare alcun torto agli indigeni

ma di cercar il possibile per convertirli e civilizzarli, e di non

commettere la minima usurpazione a loro danno, riscattando i titoli,

che eventualmente avessero sulle terre da occupare.

La composizione e la partenza dei nuovi emigranti, circa duecento,

sotto la guida del venerabile predicatore non conformista Francesco

Higginson, caratterizzano tale colonizzazione: tutta la gente di mala

vita era stata respinta, giacchè «nessuna vespa oziosa può vivere in

mezzo a noi» dicevano gli emigranti; e nel perder di vista la terra

inglese essi non la maledivano quale teatro delle loro sofferenze,

ma la salutavano quale terra dei loro padri e dimora dei loro amici:

«Non diremo, esclamava l'Higginson, come dissero i separatisti nel

lasciare la patria «addio Babilonia, addio Roma!»; ma diremo «addio

cara Inghilterra! addio chiesa di Dio in Inghilterra, addio cari

fratelli cristiani che vi rimanete!» Tale lo spirito, tali i propositi

dell'intrepida comunità, destinata a trasformare la sterile Nuova

Inghilterra in un gruppo di floridi stati.

Salem, che in ebraico significa pace, fu la colonia che questi rigidi

calvinisti, entusiasti più che fanatici, fondarono, sottoscrivendo

anch'essi un patto sociale, un _covenant_, che si pronunciava per le

virtù più austere. Meglio che un corpo politico essa fu una chiesa

in mezzo al deserto, chiesa libera e indipendente, di cui i membri

sceglievano i dignitari e questi si consacravano ed ordinavano l'un

l'altro, dove erano bandite le inutili cerimonie, pressochè annientata

la liturgia, ridotta a forme ancora più semplici la semplicità del

calvinesimo, costituzione così rispondente all'idea puritana da servire

poi di regola a tutti i puritani della Nuova Inghilterra.

Anche i nuovi coloni furono sottoposti a dure prove, morendone nel

primo inverno soltanto un'ottantina, ma non per questo diminuiva

l'intima loro soddisfazione, la gioia d'adorar in pace il loro Dio.

Ritenuti dai fratelli rimasti in patria quali predestinati dal Signore

a compiere una grande missione, il loro esempio trovava in Inghilterra

sempre nuovi imitatori, da null'altro animati se non dal desiderio di

stabilire la religione in tutta la sua purità. E per riuscir meglio

nell'intento, girava tra i puritani inglesi la parola d'ordine di

scegliere pel nobile fine solo «i migliori», selezione morale cui

s'accompagnava anche quella sociale, non appena l'assemblea della

compagnia dichiarava nel 1630 che il governo e la patente sarebbero

trasportati di là dall'Atlantico e stabiliti nella N. Inghilterra,

trasferimento il quale senza urtare nei principi della carta mutava

senz'altro una corporazione commerciale, governante da lontano una

colonia, in un governo provinciale indipendente ed esercitato sul

luogo. Sicuri di portare seco nella carta la base delle loro libertà

civili, entrarono nel nuovo contingente d'emigrazione uomini forniti

di fortune e d'educazione, dotti e letterati, ministri del culto tra

i più eloquenti e pietosi. Nel 1630, 17 navi, contenenti ben 1500

emigranti, puritani in gran parte e scelti tra i più onesti del paese,

partivano alla volta della baia di Massachusetts sotto la guida del

coscienzioso Giovanni Winthrop, scelto a governatore, anima in fondo

di democratico sincero per quanto partigiano d'un governo «del più

piccolo numero», composto però «dei più saggi fra i migliori». Nel

lasciare l'Inghilterra essi pure volgevano commoventi parole d'addio

al paese natale: «i nostri cuori, dicevano ai compatriotti, verseranno

torrenti di lagrime per la vostra costante felicità quando abiteremo

le nostre povere capanne nel deserto». Ad essi ed agli emigranti, che

loro seguirono in appresso, si devono le prime umilissime origini di

Boston, la metropoli puritana, nonostante i disagi, le malattie, le

carestie dei primi tempi; i più deboli spaventati da una vita di pene

e di sofferenze inaudite ritornarono in patria, i più forti rimasero

sostenuti dall'ideale religioso, e Roxburg, Dorchester, Charlestown,

Watertown ed altri centri minori attestavano dopo non molto che nessuna

procella poteva più oramai svellere da quella terra la ben radicata

quercia puritana.

«Qui godiamo Dio e Gesù Cristo, scriveva alla moglie il governatore

Winthrop, non basta forse? Ringrazio il Signore di trovarmi così bene

qui e di non avermi mai fatto pentire d'esserci venuto. Anche se avessi

preveduto tutte queste afflizioni, non avrei fatto diversamente. Non

sono mai stato così tranquillo e contento».

Si capisce come di questa libertà i coloni fossero gelosi quanto mai.

Quando infatti per le mene dei loro nemici d'Inghilterra, l'episcopato

e più ancora i proprietari della Nuova Inghilterra spodestati di

fatto delle loro terre dal successo trionfale dei puritani, si

ordinerà loro di produrre in Inghilterra le lettere patenti della

compagnia, essi faranno orecchi da mercanti. E quando si ordinerà una

commissione speciale per le colonie, diretta dallo stesso arcivescovo

di Canterbury, con poteri arbitrari, tra cui quello di «regolare»

le loro condizioni ecclesiastiche e di revocare ogni carta ottenuta

coll'astuzia a danno della prerogativa regia, il Massachusetts in preda

alla più viva emozione risolverà unanimemente d'opporre la resistenza

armata all'istituzione d'un governatore generale od all'introduzione

di mutamenti ecclesiastici. E lo zelo sarà così forte che, nonostante

le misere condizioni dell'incipiente colonia (s'era allora nel 1635

soltanto!), si riuniranno 600 sterline per fortificare Boston! La

commissione inglese si limitò in realtà a porre ostacoli d'ogni sorta

all'ulteriore emigrazione puritana dal paese, e le susseguenti vicende

di Carlo I permisero alla N. Inghilterra di godere in pace le sue

libertà; ma ad ogni modo questa levata di scudi del 1635 era un fatto

sintomatico, arra non dubbia della futura indipendenza.

La purità della religione e la libertà civile, fini ultimi

dell'emigrazione puritana, non tardarono a fondersi insieme, originando

una democrazia confessionale in cui non già la nascita la ricchezza od

il grado d'istruzione conferiva i diritti politici ma la partecipazione

alla chiesa: una disposizione infatti d'un'assemblea generale tenuta

nel 1631 dava il suffragio ai soli membri della chiesa «affinchè il

corpo dei comuni non fosse composto che di persone probe ed onorabili»,

pure senza conceder al clero neppur l'ombra del potere politico. Era

il regno della visibile chiesa, la repubblica del popolo scelto, che

i calvinisti volevano fondare nel Massachusetts: Dio stesso doveva

governare il suo popolo. Nè lo spirito teocratico poteva soffocare

la libertà popolare, giacchè chiesa e popolo erano una cosa sola, e

l'ordinamento della prima era strettamente democratico: già nel 1632

si stabiliva che il governatore ed i suoi assistenti, scelti fin

allora per un tempo illimitato e con poteri pure illimitati, venissero

nominati anno per anno; e si stabiliva inoltre che ogni _town_ o

centro abitato designasse due persone, le quali unite cogli assistenti

concertassero un piano d'organizzazione del tesoro pubblico. La

misura era divenuta necessaria perchè un'imposta, decretata dai soli

assistenti, aveva già sollevato, tanto era vivo nei coloni il concetto

e la tradizione inglese in materia, allarmi ed opposizione!

E questi primi germi di governo rappresentativo si sviluppavano

rapidamente negli anni seguenti, in mezzo alla lotta fra il Winthrop,

che d'accordo con altri maggiorenti riteneva l'autorità suprema

risiedere nel consiglio degli assistenti, e la generalità dei coloni

animati da tendenze più democratiche: trionfavano i più, deliberando

che l'assemblea generale non sarebbe stata più convocata che per

l'elezione dei magistrati, mentre dei deputati designati dai singoli

centri avrebbero condiviso con quelli il potere legislativo ed il

diritto di nomina agl'impieghi. Si gettavano così le basi d'una vera

democrazia rappresentativa, dove il governatore ed i suoi assistenti

nominati dalla colonia costituivano come un senato; i rappresentanti

delle singole città una specie di camera di deputati; e ciascun corpo

dopo molte lotte otteneva il diritto di veto sulle decisioni dell'altro

(1644). Questa tendenza spiccata al _selfgovernment_ prova chiaramente

come i coloni del Massachusetts non fossero degli idealisti metafisici,

ma degli uomini pratici, che erano fuggiti al deserto non per farvi gli

anacoreti ma per crearvi una comunità attiva, informata alle dottrine

religiose ed alle forme di libertà civili care a loro più della vita.

Questo carattere si manifesta sovrano anche nel campo religioso: corpo

di credenti sinceri anelanti alla purezza della religione, non già di

filosofi professanti il principio della tolleranza, questi emigranti

non intendevano punto che si lasciasse spezzare quella conformità

religiosa, ch'era non solo fonte di pace per essi, ma più ancora

pietra angolare dello Stato: la collettività politica altro non era

che la comunità religiosa, ed i legami della fede confondendosi con

quelli della politica convivenza, ne risultava uno Stato assiso su

basi incrollabili. Costituiti in una corporazione, di cui essi stessi

potevano aprire l'entrata sotto le condizioni che loro piacessero,

tenevano nelle proprie mani le chiavi del loro asilo e potevano usare

del loro diritto di chiudere le porte a tutti i nemici della loro

concordia e sicurezza. E di questo diritto si servivano senza il

minimo scrupolo: fin dai primi tempi i fratelli Brown, che volevano

rimaner fedeli alla chiesa episcopale, erano stati scacciati dalla

comunità e rimandati in Inghilterra; più tardi l'irreligioso Samuele

Gorton, che affermava non esservi nè paradiso nè inferno ma ambedue

risiedere nel cuore dell'uomo, sarà incarcerato; e persecuzione ancor

più fiera incontreranno gli Anabattisti ed i Quaccheri, quattro dei

quali verranno perfino impiccati. «I nostri padri, dirà Giorgio E.

Ellis, non pensarono di fare del territorio, da essi conquistato e

comprato per mezzo d'una patente, un asilo per ogni specie di credenze

religiose, anzi lo destinarono, come ogni uomo la propria casa, a luogo

di pace di agio e d'ordine per quanti fossero d'un medesimo sentimento,

di una medesima coscienza e di un medesimo pensiero». E nel 1681 un

pastore puritano, Increase Mather, esprimerà apertamente l'opinione

che le colonie avevano diritto d'allontanare quanti riuscissero ad esse

d'incomodo, applicazione pratica del principio teorico espresso pochi

anni prima dal reverendo Shepard «essere politica satanica quella che

insegue una tolleranza indeterminata e sconfinata».

Il genere però di persecuzione, cui nei primi tempi s'appiglia

il puritanesimo, ha un carattere suo tutto particolare, puramente

negativo. Sorto come arma di difesa non già d'offesa, esso non sogna

neppure di convertire gli animi all'ortodossia col terrore e le

torture, non punisce le opinioni per se stesse, ma scaccia chi combatte

il puritanesimo, perseguita o sopprime chi non vuol andarsene. Nella

lotta per la libertà, la fede era un'arma potente, l'alleato più sicuro

nel momento della battaglia; ed il fanatismo religioso, non essendo in

ultima analisi che un mezzo di prevenire perfino l'ombra d'un attentato

alla libertà, altro non era che fanatismo di libertà.

Se l'esclusivismo religioso del Mass. trovava nel sentimento di

auto-conservazione la sua giustificazione, urtava però sempre in quel

senso umano di tolleranza, che la stessa persecuzione sofferta in

patria non aveva potuto instillare nei coloni: per quanto diversi i

moventi, il non conformismo rimaneva per essi non meno che per i loro

persecutori un delitto capitale. Contro questa concezione politica

d'uno stato direttore spirituale sorgeva però fin d'allora un apostolo

sublime della tolleranza, il quale fondava su questa un organismo

politico, ch'era preludio glorioso ed immagine viva della futura

società anglo-americana: Roger Williams fu questo nume benefico, Rhode

Island lo stato da lui fondato.

§ 3. ROGER WILLIAMS ED ORIGINE DI RHODE ISLAND. — Nel febbraio del

1631 arrivava a Nantasket nel Mass. dopo una burrascosa traversata di

66 giorni «un giovane ministro, dotato di qualità preziose, pieno di

zelo ed animato dallo spirito di Dio», Roger Williams. Superiore per

elevatezza morale agli altri puritani, egli non voleva solo cambiare

il proprio paese con un altro, dove il puritanesimo non fosse delitto,

ma con uno, dove il delitto d'opinione non fosse neppur concepito.

«Santità della coscienza» ecco la formula, in cui il filosofo

pratico compendiava la sua teoria spezzante tutte le pastoie imposte

all'umano intelletto, e di cui accettava senza indietreggiare le

ultime conseguenze: la coscienza dell'uomo è sacrario inviolabile, in

cui nessuna forza nè individuale nè sociale ha diritto di penetrare;

e quindi lo stato deve reprimere i delitti, ma non esercitare il

suo controllo sull'opinione, punire il colpevole ma non violare la

libertà dell'anima. Persecuzioni e roghi, culto ufficiale e decime

obbligatorie, aiuto scambievole di trono e d'altare, quanto insomma

aveva per secoli contristato e dovea ancora contristare l'umanità

sedicente civile, tutto veniva rovesciato dal sublime principio: la

moschea mussulmana come la chiesa cristiana, la pagoda buddistica come

la sinagoga ebraica potevano ricevere diritto di cittadinanza nello

stato dell'umanità, che Roger Williams vagheggiava. Il Mass. basato

sul più egoistico conformismo veniva minato nei suoi fondamenti stessi

da questo ardito puritano, la cui predicazione diventava incompatibile

con lo spirito e le istituzioni del paese. Salem, che l'aveva

preso a suo predicatore e sostenuto contro gli attacchi del governo

coloniale, parve quasi tradire la causa della religione e della patria

e, spogliata di tutte le sue franchigie, doveva finalmente cedere

e confessare il suo torto: l'apostolo della tolleranza, sconfessato

dalla comunità, abbandonato dai seguaci, amareggiato dai rimproveri

della stessa sua sposa, dopo aver sostenuto davanti all'assemblea

generale che «i suoi principi erano fermi come la roccia» e che era

«disposto a subire la prigionia o l'esilio, e la morte stessa nella N.

Inghilterra» piuttosto di rinunciare alla sua dottrina della libertà

intellettuale, nel 1635 veniva esiliato. Timorosi però ch'egli, com'era

sua intenzione, non rimanesse nelle vicinanze della colonia a predicare

un principio, che veniva a «rovesciare le basi dello Stato e del

governo di quel paese», i rappresentanti del Massachusetts decidevano

d'inviarlo su apposito bastimento in Inghilterra. Ribelle allora per

la prima volta agli ordini del suo paese, Roger Williams si sottraeva

con la fuga al rimpatrio e per quattordici settimane andava ramingo tra

le nevi e le intemperie, dovendo mille volte la vita all'ospitalità di

quegli Indiani, di cui la sua filantropia l'aveva fatto già prima ben

noto campione. Ammirato e rispettato dagli avversari per la nobiltà

del carattere, lo stesso governatore Winthrop gli indicava la baia

di Narragansett come luogo non preteso ancora da alcuno, dove poter

fondare quella comunità libera, di cui non aveva smesso per nulla

l'idea. «Io considerai questo saggio consiglio, diceva Williams, come

la voce di Dio»; ed un fragile canotto indiano, su cui egli s'imbarcava

con cinque compagni, portava a quella volta il fondatore del Rhode

Island ed i suoi primi cittadini.

Ad attestare la immutabile confidenza nella bontà di Dio volle chiamare

Providence il nuovo soggiorno, ch'egli intendeva destinato «a servir

d'asilo a tutti quelli che si trovavano nell'avversità per motivi

di coscienza». Gli Indiani cedevano largo tratto di paese al loro

benefattore e questi, nulla volendo per sè, lo legava in retaggio

insieme con le istituzioni più libere, che il mondo civile avesse

ancora veduto, ai sopravvenienti coloni, profughi la più parte, spiriti

fieri della loro libertà di coscienza. Il Rhode Island fu sin dalle

origini una democrazia pura, nella quale la volontà della maggioranza

dovea governare lo Stato, ma «solo nelle materie civili»: in nessun

altro stato, nonchè della futura Unione del mondo intero, ebbero così

poco potere i magistrati e tanto i rappresentanti della comunità. «Gli

annali di Rhode Island, se fossero scritti in uno spirito filosofico,

dice il grande storico Giorgio Bancroft, esporrebbero le forme della

società sotto un aspetto tutto particolare; se il territorio di questo

Stato fosse stato in rapporto coll'importanza e l'originalità dei

principi della sua prima esistenza, la sua storia fenomenale avrebbe

riempiuto il mondo di meraviglia».

Mentre infatti l'intolleranza insanguinava l'Europa, facendo teatro

la Germania di guerre religiose, l'Inghilterra di feroce dispotismo,

la Francia di persecuzioni, l'Olanda stessa di lotte intolleranti

d'opposte fazioni, la Spagna ed i suoi possessi di iniqui _auto-da-fè_,

di là dall'Atlantico uno dei più grandi e più veri benefattori

dell'umanità, Roger Williams, s'acquistava la gloria imperitura di

fondare uno Stato sul principio della tolleranza e di imprimere in

caratteri indelebili la impronta di questo sulle nascenti istituzioni

americane. Se la società nuova d'oltre Atlantico non sapeva neppur essa

liberarsi completamente da quell'intolleranza, per reagire alla quale

era sorta, essa sapeva pur sempre creare per le sue e per le altrui

vittime un rifugio, un castello franco della libertà intellettuale in

tutte le sue forme. «Chi ha perduto la sua religione, correva il detto,

può star sicuro di ritrovarla in qualche villaggio di Rhode Island»;

così svariate erano le opinioni religiose della colonia nella quale

secondo il principio di Roger Williams, confermato dall'Assemblea

generale, «a tutti gli individui, di qualunque paese o nazionalità,

Papisti, Protestanti, Ebrei o Turchi» dovea essere garantito il libero

esercizio del loro culto. Nello stato di Rhode Island troveranno così

rifugio sicuro i perseguitati d'ogni paese; adesso ricorrerà tra altri,

bandita dal Mass., una donna di raro intelletto, Anna Hutchinson, la

cui teoria improntata al principio della tolleranza l'aveva resa a

quello stato pericolosa. Agli amici appunto di questa eroina della

libertà, guidati da John Clarke e da Williams Coddington, si deve

la colonizzazione dell'isola, detta, per una veduta somiglianza con

quella di Rodi, Rhode Island. Anche questa nuova comunità si inspirò

ai principî di quella di Providence: base del governo fu il consenso

universale di tutti gli abitanti, un vero patto sociale fondato

sull'amore reciproco.

Escluso pei suoi principî dalla lega stretta nel 1643 fra le altre

colonie della N. Inghilterra e minacciato di smembramento a loro

vantaggio, il Rhode Island trovava nel suo fondatore il salvatore:

imbarcatosi per l'Inghilterra, Roger Williams per le potenti

intercessioni di Sir Henry Vane, che glorificava il suo zelo coloniale

ed i suoi risultati, otteneva dal Lungo parlamento nel 1644 una carta

che conferiva a lui ed ai suoi amici il diritto di stabilire un governo

di lor gradimento nella nuova colonia, riconosciuta autonoma col nome

di «Piantagioni di Rhode Island e di Providence». L'assemblea generale

nella sua riconoscenza voleva che il Williams ottenesse dal governo

inglese la carica di governatore di tutta la colonia per un anno; ma

l'uomo, che altra volta aveva dato prova d'infinita bontà intercedendo

presso bellicose tribù indiane, pronte alla distruzione, in favore

dei suoi persecutori del Mass., mostrava ora tutto il suo amore per la

libertà: egli non acconsentiva ad una misura, che sarebbe stata un ben

pericoloso precedente, ed il Rhode Island continuò a godere della sua

illimitata libertà non solo religiosa ma anche politica. In esso tutti

erano uguali, tutti potevano riunirsi e prender parte ai dibattiti

nelle pubbliche assemblee, tutti aspirare agli impieghi. E la volontà

popolare, pure in mezzo alle dispute alle rivalità alle lotte, frutti

inevitabili d'una sconfinata democrazia, riusciva sempre a raggiungere

come per istinto l'interesse generale, «Il nostro governo popolare,

dicono gli atti di esso, non degenererà, come alcuni congetturano,

in anarchia nè per conseguenza in una tirannia generale; perchè noi

desideriamo al più alto grado di garantire a ciascuno sicurezza per

la sua persona, la sua riputazione ed i suoi beni». — «Noi, diceva

l'indirizzo rivolto dalla colonia nel 1654 al generoso Henri Vane,

suo benefattore, noi siamo stati da lungo tempo affrancati dal giogo

di ferro di quei lupi di vescovi; noi non siamo stati macchiati dei

torrenti di sangue sparsi per le guerre nel nostro paese natale. Noi

non abbiamo risentito le nuove catene dei tiranni presbiteriani, ed in

questa colonia noi non siamo stati consumati dallo zelo troppo ardente

di magistrati cristiani sedicenti pietosi. Noi non abbiamo appreso che

voglia dire balzello; noi abbiamo quasi dimenticato che sia decima; noi

abbiamo bevuto a larghi sorsi alla coppa della grande libertà quanto

nessun altro popolo che noi conosciamo sotto tutta la volta del cielo».

§ 4. LA COLONIZZAZIONE DEL CONNECTICUT. — Una medesima purezza di

fini, una stessa sublime semplicità possono vantare gli inizi del

Connecticut. Considerata come la via più propizia pel commercio delle

pelliccie e passata ben presto in proverbio per la fertilità del

suolo, la vallata del Connecticut non tardava a diventare oggetto di

rivalità tra gli Olandesi, che primi l'avevano scoperta col Block

fin dal 1614, ed i coloni della N. Inghilterra: senonchè, mentre i

primi vi penetravano, risalendo il fiume, in veste di trafficanti

e vi fondavano stazioni commerciali; i secondi immigrativi in veste

di colonizzatori non tardarono a giungervi anche per via di terra,

aprendosi il passo attraverso le vergini foreste. Una prima carovana

di sessanta Pellegrini, uomini donne e fanciulli, arrivatavi nel

colmo dell'inverno, nel 1635, sembrava dovesse cogli stenti subiti

distogliere altri dal tentare la difficile prova, alla quale molti non

resistendo erano tornati alla costa sfiduciati attraverso alle nevi;

ma l'anno dopo s'internava a quella volta una seconda carovana più

numerosa ed entusiastica, sotto la guida d'un celebre ministro, Thomas

Hooker, «lume delle chiese dell'ovest». La componeva un centinaio di

Puritani, reclutati fra i coloni più notevoli delle più antiche chiese

della baia di Mass.: inesperti la più parte del lusso e degli agi della

società europea, attraversavano a piedi le foreste, senz'altra guida

che la bussola, cacciandosi avanti il bestiame; s'aprivano il passo con

la scure dov'era necessario, facendo a malapena dieci miglia al giorno;

valicavano con stento e pericolo fiumi e tratti paludosi; si nutrivano

di latte e dormivano sulla nuda terra. Arrivati finalmente alle rive

«deliziose» del Connecticut essi ed i loro seguaci si accingevano

salmodiando ad un'opera non meno rude, quella di trasformare col loro

lavoro una natura selvaggiamente feconda in un fertile suolo, esposti

ad un tempo agli assalti feroci degli indigeni, qui più numerosi che

in qualunque altra parte della N. Inghilterra, ed alle ostilità degli

Olandesi. Assicuratasi la tranquillità con la completa distruzione

della tribù degli indiani Pequod, i coloni di quello, che allora

rappresentava il lontano Ovest, potevano darsi una costituzione

politica, basata qui pure sul principio dell'associazione volontaria

ed ispirata quindi alla massima libertà. Tutti coloro, che avessero

prestato il giuramento d'obbedienza alla comunità, erano cittadini

e ad essi spettava eleggere annualmente i magistrati ed i membri

della legislatura, questi ultimi proporzionalmente alla popolazione

dei singoli luoghi: tale il sistema mirabile di governo formato da

umili emigranti, cui nè consuetudini inveterate, nè disuguaglianze

ereditarie, nè interessi stabiliti, nè imposizioni estranee impedivano

l'applicazione più semplice dei principî supremi della giustizia.

Colla stessa indipendenza era sorta l'anno innanzi, nel 1638, un'altra

colonia puritana, fondata sul Connecticut da emigranti inglesi, guidati

dal loro pastore John Davenport e dal rigido calvinista Theofilo Eaton.

La primavera non rallegrava ancora il vergine paese, quando i coloni

tenevano sotto una nuda quercia la loro prima assemblea, ed il pastore

diceva loro che «come il figlio dell'Uomo» erano stati condotti nel

deserto per esservi tentati. Dopo aver digiunato e pregato per un

giorno, essi organizzarono la prima forma di governo sul suolo concesso

loro mediante trattato dagli indigeni, costituendosi semplicemente in

un'associazione di piantatori, i quali si davano reciproca promessa di

sottomettersi «alle prescrizioni che loro traccerebbero le Scritture».

Fine essenziale dell'ordinamento politico era infatti per essi quello

di assicurare l'osservanza della purità e della pace, e con tale

intendimento sette persone competenti, tra cui il Davenport e l'Eaton,

venivano incaricate di organizzare il governo. Furono questi «i sette

pilastri» della nuova «Casa della Saggezza» nel deserto. Essi ammisero

a far parte dell'assemblea generale tutti i membri della chiesa,

stabilirono annuali le elezioni dei magistrati e proclamarono che

unica regola degli affari pubblici sarebbe stata la parola di Dio: la

Bibbia diventava così il libro degli statuti di New-Haven! Ogni nuova

comunità sorta in seguito nel suo territorio fu considerata essa pure

una Casa di saggezza, sostenuta dai suoi sette pilastri ed aspirante ad

essere illuminata dall'eterno lume! I mistici coloni ai preparavano per

tal modo alla seconda venuta del Cristo, in cui fermamente credevano,

mentre il lavoro positivo delle lor braccia dissodava sempre nuove

terre ed estendeva di fronte a Long Island la colonizzazione inglese!

§ 5. L'ESTREMO NORD ED IL NEW HAMPSHIRE. — Origini alquanto diverse

ebbe la colonizzazione inglese nella parte più settentrionale della N.

Inghilterra. Dopo i primi infruttuosi tentativi da parte della società

di Plymouth, la quale come vedemmo nel 1607 vi fondò uno stabilimento

di ben poca durata, e dei Francesi, ivi stanziati per esercitare

la pesca ma ben presto scacciati dai coloni della Virginia, si

susseguirono intrepidi avventurieri, attratti più che altro dai ricchi

proventi della caccia e della pesca, senza che sorgessero vere colonie:

erano gruppi di capanne sperse qua e là a grandi intervalli, senz'alcun

centro comune di attrazione, senza alcuna giurisdizione politica da

cui dipendere. Il consiglio di Plymouth, proprietario come vedemmo

del paese, emanava dal 1629 al 1631 una serie di lettere patenti, che

dividevano fra diversi concessionari tutto il territorio dal Piscataqua

al Penobscot. La poca precisione però di queste patenti era tale da

presagire infinite discordie fra essi; mentre l'indeterminatezza dei

confini colla Nuova Francia doveva produrre inevitabili contese tra i

coloni delle due nazioni. S'aggiunga a ciò la condotta dei proprietari,

i quali intendevano di trarre un provento da quelle terre più che

di colonizzarle, e la natura del paese sfavorevole alla fondazione

di colonie agricole. La caccia, la pesca, la foresta offrivano agli

abitanti mezzi di vita più immediati e sicuri che non l'agricoltura;

dispensandoli per di più dal comperare dai concessionari un palmo di

suolo.

I membri del Gran consiglio di Plymouth, ridotti all'inazione dopo

aver concesse tutte le terre situate tra il Penobscot e Long Island,

si risolvevano alla fine a rassegnare la loro carta, destituita oramai

del minimo valore. Parecchi membri di esso però, volendo diventare

individualmente proprietari d'immensi territori, fecero prima annullare

le concessioni anteriori; quindi, convocata nel 1635 una riunione dei

_lords_, tutta la costa a partire dall'Acadia fino di là dall'Hudson

fu divisa in lotti e sorteggiata fra essi: provincie intere divennero

così proprietà privata in virtù d'una lotteria, benchè la difficoltà

maggiore dovesse consistere nell'entrare in possesso di questi lotti,

occupati qua e là dalle nascenti colonie.

Ferdinando Gorges inviava un nipote a rappresentarlo nella porzione

americana di sua pertinenza; e Saco, villaggio allora di 15 abitanti,

vedeva così nel 1636 un primo tribunale, una prima parvenza di governo

nel paese, che in onore a quanto pare della francese Enrichetta

Maria, regina d'Inghilterra, si chiamò Maine. Riconosciuto poi lord

proprietario del territorio in virtù d'una carta regia del 1639,

il Gorges si diede con più lena ad escogitare fantastici piani di

governo con deputati, consiglieri, marescialli, maestri d'artiglieria

e via di questo passo, benchè tutte le prerogative regie, che il suo

rappresentante potè trovare nel principato, fossero appena sufficienti

ad ammobigliare meschinamente una capanna! Morto lui, e non essendosi

alcuno curato di raccogliere la sua poco proficua eredità americana,

i commissari europei, che ripetevano i loro poteri dal proprietario,

si ritiravano; ed i coloni abbandonati a sè medesimi di loro libero ed

unanime consenso si costituivano nel 1649 in una associazione politica

autonoma, seguendo l'esempio oramai comune nella N. Inghilterra.

Ben presto però il Mass. avanzò delle pretese su quel territorio,

basandole sulla sua carta, e se l'aggregò: i diritti di proprietà

furono scrupolosamente salvaguardati; la libertà di coscienza fu

garantita a tutti gli abitanti, gli episcopali compresi; il diritto

di cittadinanza esteso a tutti i coloni. Il Maine godette così nel

campo politico, nonostante l'unione, quella libertà, che era imposta

del resto dalle stesse condizioni sociali d'una popolazione rara,

disseminata su vasto territorio, e data più alla pesca e alla caccia

che all'agricoltura, e divenne esso pure un luogo di rifugio pei

perseguitati a motivo di religione. Così quando i proprietari residenti

in Inghilterra vollero far valere presso Cromwell i loro diritti, degli

abitanti del Maine protestavano dicendo che separarli dal Mass. sarebbe

stato per essi «il rovesciamento d'ogni ordine civile».

Nè solo sul vecchio possesso del Gorges, che non gli sfuggirà sino

al 1820, ma anche su quello del Mason il Mass. elevava pretese

appoggiandosi alla sua carta. Era esso il New Hampshire, così

denominato dalla contea inglese da cui erano partiti alcuni dei primi

coloni. La sua colonizzazione aveva avuto origini non molto dissimili

da quella del Maine e non molto più rapido ne era stato lo sviluppo;

giacchè i suoi stabilimenti, fra cui Portsmouth e Dover s'erano fondati

già nel 1623, avevano per scopo più che altro la pesca. Narrasi anzi

che ad un predicatore, il quale pretendeva che la religione fosse stata

il fine della loro venuta in quei luoghi, i coloni rispondessero:

«sbagliate, signore; credete forse di discorrere colla gente della

baja di Mass.? il nostro fine principale è stato quello di prendere i

pesci».

Rimasti dopo la morte del Mason in balia di se stessi fra le contese

dei pretendenti, gli abitanti del New Hampshire ad evitare i pericoli

dell'anarchia avevano pensato bene di cercare un rimedio nell'esercizio

dei loro diritti naturali e con un atto da parte loro spontaneo

s'unirono ai potenti vicini del Mass., non come provincia ma sul

piede d'uguaglianza, come parte integrante della colonia. Le rive del

Piscataqua non erano però abitate da puritani, e l'organizzazione del

Mass. mal poteva convenire ai nuovi acquisti. L'assemblea generale di

esso adottava così nel 1642 una risoluzione prescritta dalla giustizia,

non esigendo nè che gli uomini liberi nè i deputati del New Hampshire

fossero membri della chiesa. Nel 1680 il New Hampshire veniva staccato

dal Massachusetts e posto sotto un governatore regio; e più tardi

ancora al cadere del secolo seguente dal seno di esso usciva un nuovo

Stato della Unione Americana, il _Vermont_ (o Monte Verde), esplorato

per la prima volta dal Champlain nel 1609 ma rimasto per lungo tempo

pressochè disabitato.

§ 6. SVOLGIMENTO DELLA N. INGHILTERRA. — Fratellanza etnica, conformità

d'ideali politici e religiosi, identità di origini, affinità di vita

e di costumi, uniformità di clima e di suolo, comunanza di pericoli

prepararono così nella N. Inghilterra una società compatta, facendo

delle sue colonie un tutto pressochè omogeneo, per quanto separato

fosse il governo e la storia interna di ciascuna di esse. Ed a

rinsaldare quasi queste affinità interveniva alle origini della sua

storia una lega fra le varie colonie. Bisognosi d'aiuto contro le

ostilità degli Olandesi i coloni del Connecticut ne avevano slanciata

la prima idea fino dal 1637, e nel 1643 le «colonie unite della Nuova

Inghilterra» non «formavano più che un sol corpo». Protezione contro

le usurpazioni degli Olandesi e dei Francesi, sicurezza di fronte

alle tribù indiane, libertà d'insegnare in perfetta pace il Vangelo

nella sua pienezza, ecco i motivi di questa confederazione, che non

abbracciava però tutte le colonie della N. Inghilterra: non vi si

ammisero infatti gli abitanti situati di là dal Piscataqua perchè

«seguivano una via diversa» dai puritani «così negli affari del

culto come nell'amministrazione civile»; nè tanto meno i piantatori

di Providence quantunque desiderassero d'entrarvi, e neppure quelli

di Rhode Island, perchè non intendevano di aderire alla clausola di

esser incorporati nella giurisdizione di Plymouth. I singoli governi

dell'unione si riservavano intatta la loro rispettiva giurisdizione

locale: le questioni d'interesse comune, prime fra tutte quelle

attinenti alla pace ed alla guerra ed alle relazioni cogli Indiani,

spettavano ad una commissione composta di due delegati per ogni

colonia, quali che ne fossero la importanza e la popolazione, e la sola

condizione richiesta per esercitare tale carica era quella di membro

della chiesa; la commissione non possedeva alcun potere esecutivo,

spettando ai singoli governi di eseguire le sue deliberazioni: le spese

comuni dovevano essere ripartite secondo la popolazione.

Sentimento d'indipendenza, spirito democratico, gelosia di

_selfgovernment_, ascetismo religioso, i fondamenti in una parola delle

singole colonie, diventavano così la base di questo primo governo

federale, che nonostante la sua organizzazione semplicissima fece

della Nuova Inghilterra un'unione, la quale si mantenne per circa

quarant'anni ed anche rovesciata rimase un precedente storico destinato

a risorgere anzichè a tramontare nella coscienza del popolo americano.

È nella lotta coll'elemento indigeno specialmente che questa unione

dimostra la sua utilità. I rapporti dei bianchi cogli indigeni nella

Nuova Inghilterra erano stati in sulle prime cordiali. Massasoit,

_sachem_ dei Wampanoag, tribù un giorno potentissima ma allora

indebolita dalle epidemie, aveva stretto coi Pellegrini un trattato

di alleanza religiosamente rispettato dal capo indiano. Tanto nella

colonia di Plymouth che in quella del Mass. nessuno doveva prender

nulla dagli Indiani senza dar loro un equivalente convenuto; nel 1631

il tribunale del Mass. decretava che «Giosuè Plastone, per aver rubato

quattro panieri di granturco agl'Indiani dovesse renderne loro otto;

poi che dovesse pagare cinque sterline di multa e che d'allora in poi

fosse chiamato semplicemente Giosuè invece di signor Giosuè come lo

chiamavano prima». Tali scrupoli giuridici salvavano però la legalità

più che l'equità; i poveri Indiani andavano spogliandosi delle loro

terre migliori, cedendole dietro regolari trattati o vendendole per un

nonnulla, per una coperta per un coltello per un gingillo qualunque,

senza che lo stretto diritto naturalmente trovasse in tali casi nulla a

ridire.

Ben più sincero invece era lo zelo dei primi ministri puritani,

i quali, desiderando ardentemente di salvare «questi naufraghi

dell'umanità», fecero gli sforzi maggiori per convertirli e ridurli al

lavoro metodico della vita civile, riunendoli in villaggi permanenti:

John Eliot, l'apostolo degli Indiani, si acquistava in quest'opera

una fama ben meritata traducendo in indiano il Vangelo e raccogliendo

nella città di Natick, Mass. i convertiti alla fede ed alla civiltà; e

l'esempio suo seguito da altri portava alla fondazione d'una trentina

di chiese dei così detti «Indiani preganti».

Ma l'elemento indiano nel suo complesso era troppo refrattario alla

nuova vita civile, troppo fiero per lasciarsi spogliare in un modo o

in un altro delle sue terre migliori senza reagire. Ed allora i coloni

stretti dalle necessità della vita ricorrevano di fronte alle tribù più

bellicose a quei mezzi di sterminio, di cui la civiltà li forniva, a

quelle armi da fuoco di fronte cui ben poco potevano le misere freccie

indiane per quanto avvelenate: così al capo dei Narraganset, che

mandava in atto di sfida al governatore Bradford un fascio di freccie

avvolte in una pelle di serpente a sonagli, questi rinviava la pelle

piena di polvere e palle, gettando lo scoramento nella tribù; così i

coloni del Connecticut, come vedemmo, minacciati nella loro esistenza

dai bellicosi Pequod li avevano, aiutati dagli abitanti delle altre

colonie, addirittura distrutti in breve guerra, infliggendo un così

salutare terrore agli indigeni, che per circa quaranta anni la pace

fra le due razze non fu turbata. Fossero così pacifici o belligeri i

rapporti fra le due razze, il risultato di essi era sempre lo stesso:

l'accrescimento costante dei Bianchi toglieva ogni giorno più ai

Pellirosse i mezzi ordinari di sussistenza, limitando il campo delle

loro cacce, le acque delle loro pesche, il suolo della loro grama e

sporadica coltivazione.

Verso il 1675 gli Indiani potevano elevarsi ad un 30.000 in tutta la

N. Inghilterra ad ovest del fiume Santa Croce; il forte di essi era

specialmente nel Connecticut e Rhode Island, dove a differenza del

Mass. non v'erano state negli ultimi tempi epidemie devastatrici: in

essi le forti tribù dei Narragansetts, dei Pokanokets, dei Mohegans ed

altre. Prendendo quindi per linea di divisione il Piscataqua verso il

1675 si sarebbero trovate all'ovest 50.000 bianchi ed appena 25.000

Indiani; all'est circa 4000 bianchi e forse qualche cosa di più di

Pellirosse.

Preoccupato del triste avvenire della sua razza il sachem indiano

Filippo, figlio di quel Massasoit amico fedele dei primi coloni,

risolveva in quell'anno di riunire in uno sforzo disperato tutte

le varie tribù per scacciare i bianchi dal paese e dal Maine al

Connecticut riusciva a stringere insieme le sparse tribù, preparando

il suo piano con tanta sagacia che la guerra scoppiava quasi repentina

su una linea larga un duecento miglia. Fu questa la guerra indiana

detta «_del re Filippo_», terribile per gli incendi, le distruzioni, i

saccheggi, gli improvvisi attacchi notturni, in cui tutta consisteva la

tattica degli Indiani, troppo deboli per misurarsi in campo aperto coi

bene armati coloni.

Ebbe a soffrire specialmente di essa il Mass. occidentale, che vide

l'una dopo l'altra incendiate le sue città; nè d'altra parte stettero

meglio gli Indiani, una delle cui tribù, quella dei Narragansetts,

veniva pressochè sterminata. Filippo, risoluto nonostante i disastri

dei suoi di tener testa fino all'ultimo, si batteva disperatamente per

un paio d'anni, uccidendo perfino, a quanto dicesi, un suo guerriero

che gli consigliava la pace: solo quando gli catturarono la donna ed

il figlio, rimaneva infranta la fibra dell'eroe nazionale, che poteva

essere finalmente schiacciato: «ho il cuore spezzato, esclamava egli,

ora son pronto a morire». Preso cadeva sotto i colpi di coloro, che

gli davano la caccia, ed il figlio suo, ultimo rampollo d'una stirpe

potente, veniva venduto come schiavo alla Bermuda. Il primo sforzo

collettivo degli Indiani contro gli usurpatori bianchi veniva così

infranto miseramente e colla rovina di esso era rimosso nella N.

Inghilterra il maggior ostacolo al diffondersi della colonizzazione

bianca, fino allora ristretta di preferenza alla costa, nell'interno

del paese.

Nè solo la lotta per la conquista cruenta del suolo ma anche quella

per la difesa della libertà trovava nella lega neoinglese un valido

istrumento: su essa la Nuova Inghilterra poteva fidare per tener

testa alle malfidenze del Lungo Parlamento, per strappare il favore

del Protettore, per resistere alla censura degli Stuart dopo la

Restaurazione. Gli avvenimenti interni della madrepatria, i torbidi,

i lutti, le agitazioni di essa si risolvevano così in un vantaggio

inestimabile per le colonie settentrionali, permettendo loro di godere

per lunghi decenni d'una effettiva indipendenza, durante la quale i

germi importati si sviluppavano in una fiorente società democratica.

Già Carlo I, non sordo ai consigli di chi gli sussurrava all'orecchio

che questi emigranti «avevano in vista non solo una nuova disciplina

ecclesiastica ma la potenza sovrana», aveva in animo di ritirare le

patenti concesse; ma il _covenant_ nazionale degli Scozzesi ed il

precipitare degli avvenimenti dietro ad esso gliene toglievano il tempo

e la voglia. Salvate così miracolosamente dalla rivoluzione contro il

monarca, le libertà della Nuova Inghilterra venivano però minacciate

dal Lungo Parlamento, il quale intendeva di limitarle, pretendendo il

diritto di riformare le decisioni delle corti di giustizia coloniali e

di esercitare la sua vigilanza sui governi locali; ma il Massachusetts,

che era il più minacciato, risolveva nel 1646 in mezzo alla generale

agitazione degli animi di non restituire l'antica carta «regia»,

nè di accettare quella nuova, già presa in esame dal Parlamento, e

così grazie al suo atteggiamento risoluto lo _statu quo_, dopo lungo

battagliare da ambo le parti, rimaneva inalterato nella N. Inghilterra.

Il protettorato del Cromwell lasciò pur esso la N. Inghilterra godere

dei benefici del _selfgovernment_ e della libertà del commercio, ancor

più radicando così alla terra quel popolo, che, invitato, rifiutava di

stabilirsi nonchè in Irlanda, sotto il cielo ridente delle Bahama, sul

fertile suolo della Giamaica o della Trinità.

La restaurazione incominciò essa pure sotto buoni auspici: Carlo II,

che una caricatura del tempo rappresentava ballando, con un'amante

per braccio, mentre ghignanti cortigiani gli rubavano di tasca le

provincie, se regalava a parenti ed amici con incosciente generosità le

terre d'America, senza curarsi di chi oramai le aveva fatte sua patria,

inaugurava d'altra parte il suo governo con segni di benevolenza verso

alcune delle colonie americane. Così il governatore Winthrop il giovane

otteneva pel Connecticut una carta, che univa insieme gli stabilimenti

di Hartford e Newhaven in una sola colonia, estendendone i confini

sino al Pacifico, e le concedeva tali franchigie da costituirla anche

di diritto libera e come indipendente quale era stata fino allora di

fatto. Ed una consimile patente riceveva nel 1663 la colonia di Rhode

Island.

Solo faceva il viso dell'armi tra il giubilo pressochè generale

il ferreo Massachusetts, il quale si rifiutava di consegnare tre

degli stessi giudici del decapitato Carlo I rifugiatisi in esso:

un anno dopo la restaurazione soltanto il nuovo governo inglese

veniva riconosciuto in questa colonia, la quale però approfittava

di tale occasione per riaffermare i suoi diritti. Gli Stuart alla

loro volta vi mandavano dei commissari inglesi, coll'incarico di

regolarsi a seconda delle circostanze, nell'intento di limitare le

libertà della colonia, e li portava in Boston la stessa flotta che

doveva conquistare la Nuova Olanda: la popolazione assumeva però un

atteggiamento minaccioso; si mandava al re un indirizzo pel ritiro

dei commissari, e la questione pel momento rimaneva sospesa in seguito

anche a vicende interne dell'Inghilterra. Il disegno di diminuire il

territorio e l'influenza del Mass. e d'annullarne infine la patente

non veniva con ciò abbandonato: dapprima veniva sottratto alla sua

giurisdizione il New Hampshire, che nel 1680 diventava una colonia

regia, la prima della N. Inghilterra; e poi nel 1684 si revocava la

carta della colonia, senza che questa potesse colla forza opporsi al

colpo di lunga mano preparato. L'ostacolo maggiore era così tolto di

mezzo a quel disegno d'unificazione delle colonie settentrionali e

centrali, che il governo sognava e di cui era incaricato l'energico

sir Edmondo Andros, mandato in America come governatore di Nuova York

nel 1674. L'opera sua non assecondata abbastanza dal debole Carlo II

pel momento non trionfava; ma veniva ripresa con maggior fortuna sotto

gli auspici dell'assolutista Giacomo II, che procedette in essa senza

il minimo scrupolo dei diritti acquisiti delle colonie in possesso di

carte regie. L'Andros nel 1686 si recava a Boston quale governatore

regio di tutte le colonie settentrionali, il che era a dire distruttore

delle loro immunità. I puritani del Mass. videro profanato il loro

ritiro dall'introduzione della chiesa episcopale; i cittadini di Rhode

Island si videro spogliati della loro patente; quelli del Connecticut

la conservavano materialmente per l'ardire di Giuseppe Wadsworth, che,

sottrattala di soppiatto dalla sala dell'assemblea, la nascondeva nel

tronco d'un albero rimasto storico per secoli col nome di «quercia

della carta», ma la videro conculcata nel fatto dall'Andros, che di

suo pugno apponeva irritato la parola _finis_ in fondo al libro dei

protocolli delle sessioni.

La rivoluzione inglese del 1688 salvava però ancora una volta il libero

reggimento della Nuova Inghilterra: Boston insorgeva alla notizia

di essa, il governatore regio veniva gettato in carcere; e tutto il

paese, rivendicando le antiche sue carte, ripristinava di fatto le

sue repubbliche democratiche, dipendenti di nome dal re d'Inghilterra,

governate in realtà dalla sola rappresentanza popolare.

§ 7. LA SOCIETÀ DELLA N. INGHILTERRA E LA SUA FORZA D'ESPANSIONE.

— All'epoca della seconda rivoluzione inglese circa 75.000 bianchi,

che rappresentavano in buona parte una vera selezione morale della

razza inglese, abitavano la N. Inghilterra ed avevano iniziato la

trasformazione del deserto con tale successo da destare l'ammirazione

del mondo contemporaneo: più della metà di questa popolazione

apparteneva alla colonia del Massachusetts, il quale comprendendovi il

Maine e la prima colonia dei Pellegrini, la gloriosa per quanto poco

sviluppata Nuova Plymouth che nel 1692 entrerà a far parte di esso,

annoverava un 44.000 anime; il Rhode Island e Providence un 6.000;

altrettante New Hampshire; da 17 a 20.000 il Connecticut.

La libertà aveva portato i suoi frutti, permettendo al paese di

sviluppare senza alcun ostacolo tutte le sue energie: gli atti di

navigazione della metropoli non erano stati rispettati; nessuna

dogana era stata stabilita. Alla penuria dei primi tempi era successa

l'abbondanza: la produzione era ormai superiore al consumo, e

s'esportavano pelli, legname, pesce e grano, quest'ultimo nelle Indie

Occidentali: l'industria navale, la quale già prima del 1643 dava

bastimenti di 400 tonnellate, era quanto mai progredita e con essa la

navigazione, monopolizzata può dirsi dal Massachusetts, che faceva il

trasporto delle mercanzie per tutte quasi le colonie e mandava i suoi

navigli sotto tutti i climi del mondo, mentre la rada di Boston vedeva

già bastimenti di Spagna e d'Italia, di Francia e d'Olanda: la stessa

industria vi aveva già da un pezzo fatto il suo ingresso, fino cioè

dal 1643 in cui erano sorte le prime fabbriche per la lavorazione del

cotone fatto venire dalle Barbados.

Scarsa era invece la moneta, giacchè dall'Inghilterra ben poca ne

veniva, mentre le colonie dovevano mandarne per le loro provvigioni:

nei primi tempi anzi al difetto di essa si era sopperito con lo scambio

dei generi e l'uso dei _wampun_, delle pelli di castoro, del granturco,

delle palle di piombo; ma col 1653 s'era impiantata nel Mass. una prima

zecca.

La vita degli abitanti era ancora semplicissima, per quanto generale

fosse la prosperità, la mendicità ignota e rarissimo il furto. Gli

stabilimenti consistevano essenzialmente in comunità d'agricoltori,

situate presso la riva del mare: al nord del Piscataqua erano villaggi

che dovevano la loro origine al commercio delle pelli di castoro

più ancora che al traffico dei legnami ed alla pesca; più al sud

città isolate in riva all'Oceano ed ai fiumi necessari pei molini;

nell'interno del paese la colonizzazione incominciava appena allora a

penetrare. Le case per lo più erano in legno e mattoni, più rare quelle

in pietra; dimessi gli abiti; gli uomini in calzoni corti, casacca,

bavero, manopole bianche, mantello corto e cappello alto a larga tesa,

nelle solennità una fusciacca a colori smaglianti, bottoni di oro o

d'argento e stivaloni colla rivolta; le donne un modesto abito di panno

tessuto in casa e alla domenica il cappuccio di seta, le maniche e le

cuffie ricamate; frugali i pasti consistenti in granturco bollito nel

latte, carni di maiale, legumi, erbaggi, pane di segala, sidro e birra.

Data la parità di condizione dei primi coloni più o meno mantenuta

grazie alla povertà del suolo ed alla divisione dell'eredità in parti

uguali, che non permettevano un troppo rapido formarsi ed accumularsi

della ricchezza colla sua conseguenza inevitabile, il riflettersi cioè

delle disuguaglianze economiche nella costituzione politica e sociale,

regnava in quella società, cui erano ignote le ingenti fortune, una

grande uguaglianza. Nè questa era una convinzione filosofica, ma la

constatazione d'un fatto evidente e palpabile: _goodman_, _goodwife_

(buon uomo, buona donna) si chiamavano famigliarmente fra loro,

riservando per ben pochi il _mister_ o _mistress_ (signore o signora),

per gli ecclesiastici ed i magistrati più che altro. Lo sviluppo d'una

coltura largamente diffusa per quanto elementare favoriva poi ancor più

questa eguaglianza, togliendo di mezzo quell'abisso intellettuale, che

ordinariamente separa le classi abbienti da quelle non abbienti.

Costume alle origini era diventata ben presto legge nei codici della

Nuova Inghilterra che «nessuno dei fratelli dovesse soffrire nella sua

famiglia una grossolanità spinta al punto di non dare ai figliuoli ed

ai dipendenti l'istruzione necessaria per metterli in stato di leggere

perfettamente la lingua inglese». Così fino dal 1647 i legislatori

del Mass. stabilivano che in ogni luogo, dove abitassero cinquanta

proprietari d'immobili, dovesse esservi un maestro «affinchè la cultura

dei nostri progenitori non rimanga sotterrata nelle loro tombe» ed

ogni ragazzo crescesse sapendo leggere e scrivere la propria lingua;

in ogni centro, dove vivessero cento o più famiglie, una scuola di

grado superiore o di «grammatica» che desse poi l'adito all'università.

Il bisogno d'una elevata cultura era infatti tanto vivo fra i primi

Puritani, molti dei quali erano stati allevati nelle università

inglesi, che fino dai primi tempi avevano pensato alla fondazione d'una

università: Harvard College rimonta infatti al 1636 e si ricollega

al ricco emigrato Giovanni Harvard, che morendo nel 1638 legava al

collegio la sua biblioteca oltre alla metà dei suoi beni; ulteriori

donazioni di privati e perfino regolari contributi dei cittadini

assicuravano in seguito la floridezza dell'istituto. Questo del resto

come gli altri stabilimenti congeneri, più che vere università nel

senso moderno della parola erano scuole medie, paragonabili ed anzi

inferiori, se ne eccettui per certi studi professionali, ai nostri

licei. Se gli alti studi facevano però difetto, l'istruzione media

ed elementare era più diffusa che in alcun altro paese. La favoriva

oltre delle scuole la lettura, che in una società, dove nei primi tempi

in ispecie ballo, teatro, giochi d'azzardo ed altri divertimenti del

genere erano severamente proibiti, costituiva uno dei rari passatempi

concessi agli abitanti in quelle lunghe e monotone veglie d'inverno,

ch'essi passavano bloccati dalla neve nelle lor case; la favoriva

ancor più la stampa locale, che già dal 1639 s'era introdotta nella

N. Inghilterra: dei racconti di viaggi, dei _pamphlet_ politici, i

classici più noti, le opere dei moralisti formavano può dirsi tutta la

cultura del paese.

Più ancora dell'istruzione poi era curata la morale, posta essa pure

sotto l'egida della legge, che s'intrometteva nella vita privata,

proibendo ad esempio come nel 1634 «mode nuove ed immodeste, maniche

così corte da potersi vedere il braccio ignudo, maniche e calzoni

smisuratamente ampi etc.», obbligando ciascuno a vestire a seconda

della sua condizione, e così via. Santa la famiglia, la cui purezza era

gelosamente custodita dalla legge: la donna adultera e il suo complice

erano condannati a morte; mentre il seduttore d'una fanciulla era

obbligato a sposarla: di divorzio mancano esempi nei primi tempi, ma

una clausola di uno degli statuti riconosceva la possibilità di tale

avvenimento, mentre respinta affatto era la separazione di corpo e di

beni, l'anomalia della legislazione moderna per la quale il colpevole è

bene spesso premiato, l'innocente punito. Considerata delitto pubblico

la crudeltà verso gli animali; ritenuta peste del paese gli uomini di

cattivi costumi, ai quali bene spesso era interdetto il soggiorno e

tolti i diritti civili. Si poteva vivere là più anni senza vedere un

ubbriaco, senza udire un giuramento, senza imbattersi in un mendicante.

Mite relativamente all'epoca la legislazione, se ne eccettui nelle cose

di religione: un gran numero di misfatti puniti altrove di morte erano

stati quivi cancellati dalla lista dei delitti capitali; la protezione

della proprietà non arrivò mai al sacrificio della vita umana; le pene

inflitte pel furto e pel brigantaggio erano meno severe di quelle della

stessa legislazione americana del secolo XIX. Feroce invece la legge

nei suoi rapporti col culto, nei primi tempi in ispecie, quando nessuno

poteva sottrarsi senza plausibile motivo alle pratiche religiose, che

obbligavano a rimanere in chiesa per ore ed ore, e chi non vi si faceva

vedere per un mese intero veniva messo al palo od esposto al pubblico

per ludibrio in una gabbia di legno! Ancora nel 1692, in seguito al

triste influsso esercitato sullo spirito pubblico da un libro del

fanatico pastore Cotton Mather sulla stregoneria, scoppierà una vera

follia religiosa contro le supposte streghe: una ventina di persone

verranno in breve regolarmente giustiziate ed oltre una cinquantina

tormentate e martoriate sino alle più strane confessioni, finchè

l'orrore per questi veri assassini metterà un alt all'infame follia,

gettando il discredito sulla feroce bacchettoneria dei pastori.

Austero e spirituale quanto mai il culto puritano; chè i Puritani,

liberandosi di tutte le inutili formalità, non invocavano santi, non

elevavano altari, non adoravano crocefissi, non baciavano libri e pile,

non veneravano reliquie, non chiedevano assoluzioni, non pagavano

decime, non vedevano nel matrimonio un atto religioso nè un essere

sacro nel ministro del culto, il quale veniva confermato dai fratelli

o dagli altri ministri. E mentre nel campo religioso il puritanesimo

spiritualizzava ogni giorno più il calvinismo, da cui era derivato, nel

campo sociale lo umanizzava ogni giorno più.

Cessando infatti sul democratico suolo della Nuova Inghilterra,

dove non c'erano caste ereditarie da rovesciare, di fare la sua idea

dominante di quel principio della predestinazione, con cui il fondatore

plebeo del calvinesimo aveva opposto all'aristocrazia feudale la

nobiltà senza macchia degli eletti predestinati dal principio del

mondo, il puritanesimo s'imprimeva a poco a poco un carattere proprio,

arrivando ad adottare la carità come base del suo insegnamento morale.

Dio sarà per esso l'«essere universale», la natura in tutta la sua

complessità null'altro che «una emanazione della pienezza infinita

di Dio»; cosicchè l'amore del creatore comprenderà l'amore per quanto

esiste, si ridurrà cioè nell'attaccamento per tutti, in una benevolenza

universale, e la gloria di Dio implicherà la salute e la gloria

dell'umanità. Combattere per la salute di essa, lottare cioè per una

giusta causa, sarà il modo migliore di eseguire la volontà del Signore,

sarà farsi strumento addirittura dei suoi decreti ab eterno.

Così la N. Inghilterra per una sublime inconseguenza concilierà il

fatalismo panteistico, incarnato nella sovranità assolata di Dio,

con la libertà umana e, rifuggendo da ogni ozioso ascetismo, riporrà

nell'energia del volere, nell'agire per un nobile fine l'ideale pratico

della sua vita pubblica e privata. Individuo e società venivano così

ad imbeversi di questo spirito religioso, ed il rigore straordinario

d'una credenza austera, la forte disciplina ecclesiastica dei primi

nuclei scolpivano il tipo morale del paese. Il fanciullo venendo al

mondo era allevato al genio del paese; nel suo cervello non entravano

può dirsi nozioni che non fossero marcate d'una impronta cristiana: il

suo primo ed in molti casi ultimo libro, il suo _vademecum_ per la vita

oltrecchè per la scuola elementare, sarà quel _New England primer_,

il quale redatto da un'assemblea di 120 ministri conterrà il Credo,

delle preghiere, dei piccoli inni o delle canzoni religiose in versi

corti, delle massime tolte dai libri santi o da opere teologiche, delle

esortazioni morali, ed alla fine il dialogo fra Cristo, la gioventù

ed il diavolo: se oltrepasserà poi la cultura inferiore, troverà nella

grama letteratura del paese la stessa impronta morale.

In perfetta corrispondenza con lo stato materiale e morale del paese,

la letteratura infatti della N. Inghilterra, iniziata può dirsi dal

governatore Bradstreet con una storia della colonia di Plymouth, sarà

necessariamente ben povera, mentre altre e più urgenti occupazioni

assorbivano gli animi ed impiegavano i corpi, si riduceva più che

altro a qualche traduzione, a qualche libro di morale e di teologia, a

qualche noioso poema epico o religioso: così Riccardo Mather insieme

col Welde e l'Eliot dava una traduzione dei Salmi, elegante nella

sua fedeltà e semplicità; Beniamino Thomson dettava un lungo poema

epico sulla celebre lotta del 1675-76 dal titolo «Crisi della N.

Inghilterra»; Michele Wigglesworth ne componeva uno assai più popolare

intitolato «Il giorno del Giudizio». Era insomma una letteratura

antimondana per eccellenza, la quale, frutto dell'ambiente, contribuiva

alla sua volta a plasmare le nuove generazioni sullo stampo di esso.

La severa concezione della vita individuale si convertiva in una

non meno severa della vita sociale; la missione morale dell'uomo si

integrava in quella politica del cittadino, compenetrando di sè tutta

la vita di quello stato, che era una cosa sola con la religione. Le

istituzioni della N. Inghilterra non sono altro che calvinesimo in

azione: la sua teocrazia è tale solo in apparenza, riducendosi in

sostanza ad una perfetta democrazia; giacchè, se i ministri della

chiesa governavano lo Stato, essi venivano però eletti dai membri

di quella chiesa, cui tutti potevano anzi dovevano partecipare. Il

principio puritano la «voce della maggioranza essere la voce di Dio»

portava infatti per conseguenza necessaria la sovranità del popolo.

Dalla convinzione profonda che fede indipendenza e prosperità

pubblica erano aspetti diversi d'una cosa stessa, che non si poteva

disinteressarsi di una senza metter in pericolo le altre, si generava

quel patriottismo fervente, quella potente unità morale e sociale

della N. Inghilterra che ne faranno l'antesignana della libertà.

Quando infatti lo spirito calvinista avrà perduto per forza di

tempi, di esigenze sociali, di contatti diversi quella sua rigidità

primitiva, quell'intolleranza fanatica che non si limitava a predicare

contro l'uso dei veli e dei capelli lunghi, ad imporre nomi biblici

ai neonati, a togliere la croce dalla bandiera inglese, ma arrivava

pur troppo a stringer capestri al collo di quaccheri e ad abbruciare

povere donne accusate di stregoneria, rimarrà pur sempre l'essenza di

esso: l'intolleranza della legge disarmerà, ma per essere supplita

da quella dell'opinione, fortificata dall'abitudine e divenuta un

istinto; la tolleranza trionferà, ma se potrà menomare la vivacità e

la spontaneità della fede negli spiriti non potrà indebolire il vigore

della disciplina nei costumi; il fanatismo della libertà tramonterà, ma

dopo aver creato una società, cui sarà ignota ogni autorità che non sia

quella razionale della libera convinzione dello spirito pubblico.

Come l'intolleranza fu il sale che conservò pura la moralità del

paese (prova non dubbia quel Rhode Island il quale, fatto rifugio

oltrecchè delle coscienze perseguitate delle eccentricità insofferenti

d'ogni freno e della gente irrequieta o viziosa bandita da altre

sedi, si troverà al cadere del periodo coloniale in uno stato di

vera demoralizzazione pubblica e privata, con scuole miserabili,

indietro di più che cent'anni rispetto a quelle del Massachusetts);

così l'ordinamento amministrativo fu la garanzia più valida di quelle

libertà, che i primi coloni avevano inaugurato. È merito infatti

della democrazia di villaggio inaugurata nei primi tempi e fedelmente

mantenuta in seguito, se potè svilupparsi nella N. Inghilterra quella

rigogliosissima vita politica, ch'era integrazione ultima della sua

prosperità economica e della sua elevatezza intellettuale e morale.

Se all'occhio di un osservatore superficiale la N. Inghilterra

risulta composta dalle quattro colonie di Massachusetts, Rhode Island,

Connecticut e New Hampshire, essa si presenta a chi penetri nella sua

storia come un aggregato di tante piccole democrazie, quanti erano

i suoi stabilimenti, i suoi comuni. Il _township_ infatti era stata

ed era la cellula di quell'uniforme tessuto sociale. Per una specie

di _covenant_ tra gli abitanti, frutto da un lato dell'abitudine di

vivere e governarsi in congregazioni religiose indipendenti, tendenza

dall'altro innata nella razza pel _selfgovernment_, il _township_ della

N. Inghilterra s'era costituito, come vedemmo, in organismo politico

completo: più tardi i _township_ si erano avvicinati, obbedendo alla

necessità d'una cooperazione contro gli Indiani ed anche d'una intesa

comune per difendere e godere dei diritti e privilegi dichiarati

comuni da una carta a tutti gli abitanti di quel dato territorio; e

così era sorta la colonia, la quale però non aveva distrutto il _town_

primitivo. Nel Rhode Island ad esempio a termini della carta del 1647,

primo patto segnato fra i 4 _towns_ indipendenti, l'assemblea non

era chiamata a decider su progetti di legge se non dopo che ciascun

_town_ per conto suo li aveva votati: il governo coloniale non aveva

che un potere di ratifica e di revisione; l'iniziativa continuava ad

appartenere alla località. Il patto stesso perfino non era intangibile,

ma si allentava o si scindeva, come avvenne nello stesso Rhode Island

nel 1651, quando si ritornò a due confederazioni particolari di

due _towns_ ciascuna, e più ancora nel 1686 quando l'assemblea si

disciolse dopo aver reso a ciascun _town_ la cura di governarsi da sè

isolatamente.

Così mentre presso la maggior parte delle nazioni moderne

l'esistenza politica cominciò nelle classi più elevate, allargandosi

successivamente ed incompletamente alle inferiori, mentre lo stato non

fu che lo strumento della dominazione dei vincitori sui vinti; nella

N. Inghilterra invece l'esistenza politica fu dagli inizi della prima

colonizzazione a tutti comune, e la colonia non fu che l'aggregato di

organismi autonomi ed indipendenti. Il comune, ecco la pietra angolare

del grande edificio politico futuro; l'indipendenza comunale, ecco il

principio vitale della libertà americana.

Nel comune regna una vera vita politica, attiva ed essenzialmente

democratica e repubblicana. La colonia riconosce il primato della

metropoli; ma, se la monarchia inglese detta leggi allo stato, nella

vita municipale vive già la repubblica. Il comune nomina i suoi

magistrati, fissa le imposte, le riparte, le riscuote, arma i cittadini

in caso di bisogno, pensa alla loro istruzione, soddisfa ai bisogni

generali della popolazione: suo cardine è la sovranità popolare con

tutte le sue conseguenze, cioè universalità del suffragio, libero voto

dell'imposta, responsabilità ed eleggibilità di tutti i funzionari

pubblici, libertà personale, giudizio per giuria, governo infine

diretto. Al pari delle piccole repubbliche della Grecia, nel comune

neoinglese i cittadini trattano essi stessi gli affari pubblici. Come

tutti gli uomini al di sopra dei 16 anni erano soldati ed una volta al

mese venivano chiamati a raccolta per le necessarie esercitazioni; così

tutti, ricchi o poveri, saggi od ignoranti, erano membri dell'assemblea

di villaggio, di quella minuscola legislatura, dove si fissavano le

imposte e si decretavano i ponti, le strade e le scuole, dove con la

scelta dei magistrati locali e dei ministri del culto si davano pure

le istruzioni opportune ai rappresentanti mandati all'assemblea dello

stato. A questa scuola si formava l'educazione politica del popolo;

in essa si acquistava quella pratica degli affari, che sarà tanto

preziosa per il paese. Di mano in mano che il progresso della società

esigerà degli sforzi su un campo più vasto, lo spirito pubblico si

farà più maturo a sopportarli, saprà portare nella politica generale

dello stato prima, della confederazione in seguito la sagacia e la

saggezza, che s'era svolta nel regolare gli affari del villaggio. Il

_selfgovernment_, esercitato da tutti sino al punto di divenire seconda

natura, presso una società d'agricoltori, cui avanza del tempo per

pensare ed istruirsi, che sono pieni di sollecitudine per l'educazione,

che non hanno fra loro nè nobiltà nè popolaccio, ecco insieme con la

scuola e la milizia locale il segreto, che fece la grandezza della N.

Inghilterra, come fu la linfa vitale della sua rigogliosa democrazia.

Linfa vitale, dicemmo, non già causa essenziale di questa democrazia,

come fecero e fanno molti pensatori, i quali scambiando gli effetti per

le cause attribuiscono nel caso nostro speciale come in quello generale

un dato tipo di società a quelle istituzioni politiche, che sono esse

stesse il frutto di quell'ambiente sociale. La democrazia di villaggio

fu infatti, come vedemmo, il risultato naturale delle condizioni

originarie, nelle quali incominciò la colonizzazione neoinglese. Ed

allora che cosa più naturale che ascrivere, come fecero altri, alle

origini soltanto, al punto di partenza della società neoinglese il suo

sviluppo ulteriore? Delle vecchie istituzioni europee, fu osservato,

nessuna, può dirsi, emigrò nella N. Inghilterra: non la monarchia,

la quale è presente nelle colonie come un'ombra; non l'aristocrazia

feudale, la quale, già fiaccata sul vecchio continente, non poteva

certo assurgere a nuova vita nel deserto in mezzo agli stenti ed alle

privazioni cui tutti erano sottoposti i coloni; non la dominazione

del clero, troppo solidamente attaccata al vecchio edificio dalla

catena dell'interesse; non le ghilde, le maestranze, le consorterie,

le mille corporazioni in una parola sorte in Europa per reazione ai

castelli baronali o per soddisfare bisogni sociali ignoti all'America.

Vi immigrava solo un popolo libero, che, affrancatosi da tutti gli

elementi inceppanti della civiltà lasciata, poteva crearne una nuova

basata su principi più conformi al diritto di natura. Erano uomini

per di più appartenenti a quella razza germanica così gelosa della

sua indipendenza personale da farle attribuire, per quanto a torto,

da alcuni quale caratteristica massima l'individualismo: uomini infine

che uscivano dalle classi inferiori, dove più puro s'era conservato il

sangue sassone, senza mistura con quello normanno, ed univano così alla

purezza della razza l'umiltà dell'origine, eccitamento maggiore a forme

sociali più largamente democratiche. Erano infine cristiani, che dello

spirito più puro e più umano del cristianesimo pascevano l'anima loro,

e per di più protestanti, seguaci cioè di quella Riforma, che aveva

rappresentato il risveglio della libertà intellettuale nella massa del

popolo. Nessuno può certo mettere in dubbio l'influenza straordinaria

di tale genesi sullo sviluppo della democrazia neoinglese: ma non da

essa soltanto essa ripete sua vita.

Le colonie meridionali, nonostante origini non molto dissimili,

nonostante il primo assetto, che vedremo democratico, terminavano

col plasmare una società affatto diversa. Ed allora si cercherà

la spiegazione del fenomeno in qualche cosa di esclusivo alla N.

Inghilterra, al calvinesimo, meglio ancora al puritanesimo. Ora nessuno

può certo negare l'influenza democratica del calvinesimo, visibile

dovunque esso si affermi, a Ginevra, in Olanda, in Francia come in

America; nè tanto meno quella ancor più potente del puritanesimo, che

tutto informò di sè la società della Nuova Inghilterra. Ma non per

questo tale società fu il frutto del puritanesimo e tanto meno del

calvinesimo: il calvinesimo si trova pure in qualche colonia centrale

diversa socialmente dalla N. Inghilterra; il puritanesimo stesso non

sa impedire sul democratico suolo della N. Inghilterra l'introduzione e

peggio ancora la consacrazione del più antidemocratico degli istituti,

d'un istituto, che trionfando avrebbe soffocato sul nascere ogni

democrazia dando un indirizzo totalmente opposto a quella società,

voglio dire la schiavitù dei negri. Nel 1641 il Massachusetts, retto

fin'allora da magistrati elettivi senza alcun codice scritto, adottava

un corpo di leggi fondamentali, il famoso «_Body of Liberties_», ed

appunto questa «_magna charta_» della libertà puritana ha il triste

vanto, ironia della storia, d'esser il primo statuto americano che

sancisca la schiavitù: così il codice dei Pellegrini, fuggiti in

America per difendere tra le foreste la propria libertà, anticipava di

parecchi anni quelli della Virginia e del Maryland nell'istituzione

più disumana e liberticida![8] E per trovare un appoggio di essa,

per mettere in pace la coscienza coll'utile il legislatore puritano

ricorrerà al Vecchio Testamento, al rigore della legge mosaica

strettamente nazionale, anzichè al Nuovo Testamento dallo spirito

più largo ed umano: il diritto della schiavitù si baserà infatti

sulla differenza di religione, sul paganesimo dei negri. Così nel

cristianissimo Massachusetts, infiammato dal più ardente zelo religioso

che mai abbia conosciuto una collettività umana, si vedranno dei

cristiani negare ai proprî schiavi il battesimo, perchè questo avrebbe

reso insostenibile di fronte alla coscienza puritana la condizione

servile.

Gli è che le origini dei popoli, come delle istituzioni, conservano

la loro purezza solo quando trovino un ambiente favorevole al loro

sviluppo, perchè solo allora i fattori iniziali si associano ai

successivi, traendone nuova forza e vigore, anzichè venire elisi da

questi: il cristianesimo si tuffa nel sangue dei Borgia e tramonta

nei baccanali di Leone X; dalle più democratiche origini sorgerà,

come vedremo, nelle colonie meridionali dello stesso Nord-America

una società a ritroso dei tempi, che rinnova superandole le infamie

peggiori del mondo romano a base di conquista e di schiavitù.

Per fortuna della pia ed egalitaria coscienza puritana le condizioni

climatiche e territoriali, più forti della volontà umana individuale

e collettiva, s'incaricavano esse di metterla d'accordo con

l'interesse. Gli schiavi negri costavano quattro o cinque volte più

dei servi bianchi: gli schiavi negri non erano adatti come i servi

bianchi alla costruzione dei navigli, industria che arricchiva il

paese assai più dell'importazione negra; i negri emancipati da molti

zelanti antischiavisti costituivano un pericolo ed un aggravio per la

colonia, mentre i bianchi ritornati liberi dopo il periodo fissato

di loro servitù divenivano cittadini preziosi per essa; gli schiavi

negri infine erano soggetti per ragione del clima rigidissimo ad una

mortalità, ignota alle altre colonie, donde le perdite notevoli dei

loro proprietari. Tutto questo non sarebbe forse bastato a determinare

quella corrente antischiavista, cui la coscienza puritana e la società

democratica ad essa informata preparava il terreno migliore, se,

cagione questa principalissima, non fosse stata affatto contraria alla

schiavitù dei negri l'economia agricola del paese, determinata dalle

sue condizioni climatico-territoriali: era questa la causa fondamentale

per cui, mentre la schiavitù negra nasceva morta può dirsi sul suolo

della N. Inghilterra, vi si salvavano gli ottimi germi importati

dai coloni, sviluppandosi nel più florido organismo democratico. La

democrazia della N. Inghilterra s'assideva per essa sulla base meno

bugiarda e più sicura, che la storia conosca, l'eguaglianza cioè delle

condizioni economiche.

Se ne eccettui lungo la costa del paese, che ricca di porti invitava

alla pesca, alla navigazione ed alle industrie a questa annesse,

le quali costituivano infatti le forme quasi esclusive di vita

economica delle città litoranee, l'agricoltura era col taglio dei

boschi l'industria predominante della N. Inghilterra. Il suolo ed il

clima non permettevano però la cultura su vasta scala di articoli

d'esportazione; sicchè l'agricoltura doveva limitarsi a produrre

quanto bastasse ai bisogni locali, cioè maiz, frumento, avena e orzo,

prodotti per di più che, data la sterilità del suolo e la mancanza

delle risorse meccaniche del giorno d'oggi, rendevano impossibile la

coesistenza, grazie al provento d'uno stesso fondo, di proprietario

e fittavolo, di padrone e schiavi. Nonchè allignarvi il latifondo,

la stessa piccola proprietà dissociata dal lavoro era impossibile in

tali condizioni, di mano in mano specialmente che i bisogni sociali

cresciuti spingevano l'agricoltura su terre di qualità inferiori: il

_farm_, cioè il pezzo di terra coltivato direttamente dal proprietario,

rimaneva pertanto come ai primi giorni la base dell'agricoltura e su

di essa sorgeva una classe di proprietari agricoltori, di sua natura

democratica e repubblicana. Nella lotta quotidiana per strappare di che

vivere al suolo ingrato sotto un cielo inclemente, nella piena libertà

della natura, nella semplicità della vita operosa e devota dei campi

coltivati con le mani proprie e dei figli, si manteneva così intatta

quella democrazia rurale, che abbracciava la grande maggioranza della

popolazione: ancora al 1797 gli agricoltori staranno al resto degli

abitanti come 100 ad 11. A differenza pertanto degli altri paesi,

dove le campagne coltivate ma non possedute da una plebe analfabeta

rappresentano la palla di piombo d'ogni progresso sociale e politico,

il ceto agricolo della Nuova Inghilterra costituirà il vero nerbo della

democrazia neoinglese, rinforzo anzichè pericolo per quella democrazia

mercantile, che le industrie navali ed i traffici marinari vanno

sviluppando in Boston e sugli altri punti della costa.

Così le forme economiche, imposte alla N. Inghilterra nell'ambiente

storico del sec. XVII dalle sue condizioni climatico-territoriali,

assicurando al paese per lungo tempo una certa eguaglianza economica

ed intellettuale, impedivano di tralignare alla democrazia puritana

importata dai primi coloni e svoltasi rigogliosa nel _township_.

La società creata da essa, una volta affermatasi, potrà durare per

coesistenza sua propria anche senza la dottrina confessionale, da

cui era proceduta: quando l'arco troppo teso del puritanesimo si

distenderà, quando le ultime traccie della costituzione teocratica dei

primi tempi saranno sparite dalla N. Inghilterra, vi sopravviverà pur

sempre la razza da quelle forze modellata.

Il rigoroso cristianesimo e l'idea democratica si perpetueranno allo

stato di forte suggestione ereditaria, sottomettendo il primo alla

sua norma tutte le attività superiori dello spirito, informando la

seconda di sè tutta quanta la vita sociale; e dal loro connubio uscirà

quel tipo _yankee_[9], dalla veduta limitata e bassa ma tenace e forte

delle cose, che con la sua energia informerà alla sua volta di sè

l'intero popolo americano. Grazie ai germi straordinariamente vivaci

del sec. XVII, ad un primo movimento di concentrazione seguirà infatti

un moto d'espansione tanto più notevole quanto più densa diventerà

la popolazione della Nuova Inghilterra, la quale al 1754 conterà già

un 436.000 abitanti, di cui soli 11.000 schiavi negri. Così, mentre

l'Est ed il Nord-Ovest dei futuri Stati Uniti saranno figli diretti

della N. Inghilterra, l'elemento neoinglese guadagnerà o materialmente

coll'immigrazione o moralmente col suo influsso le popolazioni del

Centro e dello stesso Sud, condannate le prime dalla poca coesione ed

omogeneità, le seconde dalla mancanza assoluta d'istruzione e di lumi

a subire l'ascendente d'una superiorità intellettuale e sociale. Non

è pertanto esagerazione l'affermare che l'_yankee_ farà l'Americano,

tanto è il peso del solido nucleo democratico della N. Inghilterra sui

destini sociali dell'intera gente anglo-americana.

Le origini degli Stati Uniti d'America · 第 19 / 38 题