Egli non rispose ed io m'impressionai più ancora. «Sono molto malata,
dottore? Sto forse per morire?»
«Ma no, ma perchè dovreste morire?» disse lui. «Non si muore --» poi
s'interruppe e tacque.
«Ma cosa c'è? Si tratta forse di Mirella? Ha qualche cosa di grave
Mirella?» chiesi tremando.
«Ora parliamo di voi, non di Mirella,» ribattè il dottore è la sua voce
mi parve quasi severa. E aspettò un poco ch'io parlassi, ma io non
sapevo che cosa dire. Finalmente dopo aver tossito con aria impacciata
riprese: «Mia povera, cara figliola. Io sono vecchio.... sono padre....»
E di nuovo s'interruppe come se stentasse ad esprimersi. «Conosco tutte
le miserie e tutte le tristezze della vita. Potete confidarvi in me.»
«Oh! grazie!» risposi. «Lo so. Lo credo.»
Vi fu un altro lungo silenzio. Pareva sempre ch'egli aspettasse.
Infine si alzò e il suo volto mi parve singolarmente freddo e austero.
«Forse preferite parlare colla signora Whitaker?...»
«Ma no, ma perchè?» feci io trasognata.
Ed eccolo di nuovo a fissarmi con quell'aria d'aspettativa, mentre io
guardavo lui, attonita e imbambolata.
A un tratto prese i guanti e il cappello. «Ebbene, signorina, io non
posso forzare le vostre confidenze. Seguite la vostra strada a modo
vostro.» E uscì dalla stanza.
Io restai di sasso. Che confidenze dovevo fargli? Che strada dovevo
seguire a modo mio? E perchè -- perchè sembrava in collera con me?
Nell'aprire la porta per tornare alla mia camera, lo udii che parlava
nell'atrio colla signora Whitaker. «Pur troppo sono sicuro di non
sbagliare» diceva; «ma non c'è modo di farla entrare nell'argomento.»
Non capisco nulla. In quale strano mondo di sogni viviamo?
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_Più tardi._
E' chiaro che tutti si aspettano che io dica qualche cosa. Io non so che
cosa. La signora Whitaker mi guarda sempre con un'aria di attesa; e non
lei sola: ciò che vi è di più strano è che anche Lulù ha l'aria di
aspettare non so che cosa da me. Vi sono talvolta dei lunghi silenzi tra
di noi, e quando alzo gli occhi la vedo che mi guarda con una strana
fissità, una specie di intensa, inquieta attesa di cui non riesco ad
afferrare il significato.
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_Notte tarda_.
Ed ecco la incomprensibile fine ad una giornata incomprensibile. La
signora Whitaker poco fa è entrata in camera mia; non aveva bussato, ed
io stavo in ginocchio a dire le mie preghiere; e piangevo.
Allora, con un gesto impulsivo di bontà e di tenerezza, mi ha presa tra
le braccia. «Povera, povera bambina!» disse, e mi baciò. Poi, quasi
facesse eco a ciò che aveva detto quest'oggi il dottore, soggiunse:
«Chérie, io capisco tutto. Io sono mamma.....» S'interruppe commossa. «E
tu non devi credermi severa e fredda come a volte voglio sembrare.»
Aveva le lacrime agli occhi; io le afferrai la mano e gliela baciai.
Ella allora sedette e mi trasse a sedere su di uno sgabello vicino a
lei.
«Dimmi, dimmi tutto, cara. Io comprenderò tutto.»
Allora le ho detto tutto. Le ho detto come sto in pena per Luisa e per
Mirella; le ho detto di Claudio all'ospedale....
«Sì, sì, questo lo so,» disse lei con un'ombra d'impazienza negli occhi.
«Prosegui.»
Allora le ho parlato anche di Florian. Ho detto quanto era buono e
bello, e che eravamo fidanzati. E piansi amaramente narrandole la mia
paura ch'egli possa essere morto.
Ella mi sollevò il viso tra le mani e mi guardò profondamente negli
occhi.
«E' stato lui?» chiese.
Io non compresi ed ella ripetè la sua domanda.
«E' stato lui --» esitava come cercando l'espressione -- «è stato lui a
farti torto?»
«Torto? Perchè?» domandai. Ella mi guardava fisso negli occhi ed anch'io
la guardavo cercando di comprendere cosa intendesse dire.
«Ti ha ingannata?»
«Ingannarmi, lui? Oh, no!» esclamai..«Florian non inganna. Egli è leale
e fedele come un santo!»
Ero quasi sdegnata ch'ella avesse potuto farmi una simile domanda.
Florian che non ha mai guardato, non ha mai pensato ad altra donna che a
me! Ingannarmi!
«Basta,» diss'ella levandosi improvvisamente, e la sua espressione di
dignità un po' fredda mi ricordò di nuovo il contegno del dottor
Reynolds. «Se fosse stato l'oltraggio del nemico sono certa che me
l'avreste detto. Non insisterò più oltre. Questo solo vi dirò -- che
mentre avrei potuto compiangere la sventura, non so perdonare la
mancanza di sincerità.»
E mi lasciò.
Io mi domando se sono io che sogno, o se la gente in questo paese è
incomprensibile e pazzesca?