Vittorio, Carlo.
CARLO (_sempre seduto davanti al fuoco_).
VITT. (_spegne il lume e si volta a guardar Carlo_). E tu D’Aldengo.
CARLO. Sarò di gran guardia domani.
VITT. E oggi?
CARLO. Oggi starò qui.
VITT. (_un po’ duro_). Così, senza far niente? Male. Nelle condizioni
in cui siamo non bisogna stare inoperosi. Guai!... Io, per esempio,
sin cercando un nuovo sistema di difesa per queste montagne. Una cosa
chimerica, vedi, eppure...
CARLO. Tu sei un bravo ufficiale.
VITT. (_continuando_). Questo mi distrae, mi occupa, mi contenta...
CARLO. Sei un bravo ufficiale.
VITT. (_sorridendo_). E batti! Vuoi un complimento anche tu?
CARLO (_con amarezza_). Non lo merito.
VITT. (_con forza_). Animo, animo! Bisogna scuotersi: così non si va
più avanti.
CARLO (_risentito_). Cosa vuoi dire?
VITT. Quello che t’ho già detto più volte.
CARLO (_alzandosi e avvicinandosi all’uscio_). Allora è inutile ch’io
stia qui a sentire.
VITT. (_severo_). Fermati! Come superiore non dovrei permetterti
di parlarmi in quel tono. Ma ti sono amico... (_dopo una pausa,
rabbonito_). Dove vuoi andare?
CARLO (_volgendo altrove la faccia_). Così... un po’ fuori.
VITT. Fuori del campo? No eh? Sarebbe un avventurar la vita da pazzo,
inutilmente.
CARLO. Penso di scender al quartier generale.
VITT. Tu! a far che?
CARLO. Voglio presentar una domanda a Sua Altezza, o se non mi riesce,
al generale d’Argenteau.
VITT. Ah, ah! E che domanda? (_lo guarda fissamente_).
CARLO (_muovendosi_). Questo riguarda me solo.
VITT. (_tagliandogli il passo_). Tu vuoi chiedere il permesso di andare
a Torino? Nega se puoi!
CARLO. E quando fosse?
VITT. In questo momento!
CARLO (_alzando le spalle_). Se non si fa niente.
VITT. Ma durante la tua assenza potrebbe venir l’ordine di pigliar
l’offensiva. Non s’aspetta che questo!
CARLO. Tanto peggio per me.
VITT. (_vibrato_). Ti sconsiglio dal domandar un favore che ti sarebbe
negato.
CARLO (_cupo, a mezzo voce_). Oh allora... Allora poi...
VITT. (_imperioso_). Taci! Non sai quel che dici!
CARLO (_torna a sedere sulla panca, curvo sulle ginocchia
accavalciate_).
VITT. (_si accosta con calma_) Non sei più padrone di te: lo vedo bene.
È una cosa grave, alla quale bisogna trovar rimedio. Cerchiamo insieme?
Vuoi?... Fa conto di parlar con un fratello.
CARLO. Tu non mi puoi capire.
VITT. Perchè?
CARLO. Hai il cuor contento; l’hai detto poc’anzi; e col cuor contento
non c’è male che vi tocchi.
VITT. Come se non vedessi ciò che ci accade d’intorno!
CARLO. Ecco! Ma di questo siete in tanti a soffrire: l’esercito, la
Corte, tutto il Piemonte. Del mio male soffro io solo; (_voltando
bruscamente la faccia_) e guarda come!
VITT. (_dopo una pausa con impeto_) Santo Dio! Come mai t’è saltato in
mente di prender moglie?
CARLO (_fa alcuni gesti scomposti: scatta in piedi come per correr
via_).
VITT. (_fermandolo_). No!... Senti! Dimmi: non potevi aspettar dopo la
guerra?
CARLO. La guerra?... E chi se la sognava la guerra, pochi mesi fa, dopo
quasi cinquant’anni di pace?!... Il dieci settembre io chiesi in moglie
Sabina; la notte del ventuno i francesi passavano il nostro confine. Un
fulmine! (_camminando agitato, e fermandosi tratto tratto_). Tiriamo
via! La cattiva stagione ci riduce ai quartieri d’inverno, in Aosta.
Ottengo una licenza; vado a Torino; mi sposo. Contavo sur una tregua...
(_con passione crescente_). Fui richiamato subito, il giorno dopo!
Dovetti lasciar mia moglie il giorno dopo, tutt’a un tratto, così!...
Ma se lo sai! Non rivanghiamo, per amor di Dio, che mi sento impazzire!
VITT. (_con tristezza_). È la separazione, non è vero? È la lontananza
che ti accora, che ti tormenta? (_pensoso_). Infatti... se penso a mio
fratello, a cui voglio bene...
CARLO (_interrompendolo_). C’è altro! C’è altro! Sabina non risponde
al mio amore come io vorrei. Capisci? Mi sembra che il tono delle sue
lettere si venga mutando. Non so come, nè perchè mi sorgono nell’animo
mille dubbi. La mia immaginazione è d’una fecondità inesauribile nel
trovare, nel dirmi tutti i casi, tutte le combinazioni che possono
riuscirmi più amare.
VITT. Sei geloso?
CARLO. Ebbene sì, è questo, è la gelosia! E gli impeti sono continui e
così disperati che mi passano il cuore come vere stoccate.
VITT. (_vivamente_). Ma dunque son fantasie che non hanno nulla
di vero? Abbi pazienza, tu manchi di senso comune; lasciatelo dire
(_energico_). Scuotiti, metti giudizio, portati da uomo, per Dio!
CARLO (_abbattuto, desolato_). Vittorio, la volontà non mi serve più...
Mi sento dominato da una forza ignota, malvagia... Cerco di contenermi,
di resistere, ma...
VITT. (_severissimo, scrutandolo_). Ma?... E poi? Avanti, sentiamo.
CARLO (_scostandosi_). Finora... ho potuto viver così, lontano,
separato da lei...
VITT. (_insistendo con forza_). Cosa vuoi fare? Rispondi.
CARLO (_disperatamente_). Ma non me la sento più, non me la sento più...
VITT. (_sempre con gran forza_). Cosa vuoi fare? Andartene? Fuggire?
Disertare? (_accentuando la parola_). Disertare?... È a questo che
pensi, sciagurato?
(_Un silenzio_).