Don Rolando, Andrea.
ROLANDO (_passeggia, guarda fuori, si avvede che è giorno, spegne il
lume_).
ANDREA (_entra dalla destra: è un po’ ansante, con qualche disordine
negli abiti come chi è venuto correndo_).
ROLANDO. Dunque? Dunque? (_Gli va incontro_).
ANDREA. Vengo da Toralta. Il villaggio è deserto; ho visto dei morti
sul sagrato; sulla piazza vi sono due o tre case bruciate...
ROLANDO. Ah! Dai tricolori, eh?
ANDREA. Sì. I contadini, ieri mattina hanno buttato giù l’albero della
Libertà; ieri sera è arrivata truppa francese: l’uffiziale voleva farlo
rialzare, allora...
ROLANDO. Schioppettate?
ANDREA. Ecco.
ROLANDO (_con entusiasmo_) Bravi!
ANDREA (_alzando le spalle_). Oh, inaffiar con sangue un albero che non
ha radici!
ROLANDO. I francesi sono i nostri assassini...
ANDREA. I piemontesi cercano e ammazzano i soldati che viaggiano soli.
ROLANDO. È la santa insurrezione che si estende.
ANDREA. Santa perchè favorita dai preti e dai frati?
ROLANDO. Reviglio! Reviglio!
ANDREA (_continuando_). Che non si contentano di raccomandar l’omicidio
dai pulpiti, ma si mettono alla testa delle bande briache e feroci.
ROLANDO. Ma al grido di: — Viva la fede! Al grido di: — Viva il Re!
ANDREA (_Tace_).
ROLANDO. E gli Austro-Russi si avanzano... (_si frega le mani con
gioia_).
ANDREA. (_Alza le spalle_).
ROLANDO (_irritato_). Giacobino!
ANDREA. No! (_con calma_). Sono un servitore, io: un servitore di casa
Malan, e nient’altro.