ROB. Ma questo è per voi! — Portane un altro per me.
CLELIA. Non vuoi star qui?
ROB. Non posso, ho da fare.
CLELIA. Prendi questo. (_A Marianna, che aspetta_) Va, va.
MAR. (_Via_).
ROB. (_Prende il lume e s’incammina_).
CLELIA. Roberto!... senza dir nulla a tua moglie?
ROB. (_Fermandosi_) Ma sì... ma sì, altro! (_Va verso Elena_).
ELENA. (Lo guarda fissamente, aspettando).
ROB. (_Posando il lume sulla tavola nervosamente_) Insomma cosa c’è?
(_a Clelia_) Tu mi parli come a un ragazzo mal educato; Elena mi fa
una faccia! Se ci son novità, ditelo. Se no, lasciatemi andare. (_Dopo
breve pausa_). E non state in quest’aria; si gela. Venite via; fatevi
accendere il fuoco nel salotto.
CLELIA. (_Con le lagrime nella voce_) Ah Roberto, come ci fai male!
ROB. (_Tra’ denti_) Ecco.
CLELIA. Sono sempre stata buona con te. Non rimpiango niente, ma questo
è il momento di ricordartene. Tu lasci una moglie che ti vuole un
bene dell’anima, per correr dietro... sappiamo tutti a chi. È un vero
scandalo, sai. Non è l’esempio che devono dare i signori. — E so anche
altre cose... Giudizio Roberto, giudizio, per carità! Pensa ai bambini,
pensa ad Elena, pensa a me...
ROB. Elena... Elena ha torto: dovrebbe capire che non si può restar gli
stessi per tutta la vita... Se fosse sincera, vedrebbe che anche lei
non mi ama più come una volta.
ELENA. (_Scattando in piedi_) Credi questo tu? — Non lo è. — Tu
vorresti che lo fosse, eh?
ROB. Oh santo Dio!
ELENA. Sei cambiato? Ti giuro che io non lo sono. Il mio amore sei tu,
la mia felicità sei tu. Mi sono data a te per tutta in vita, non posso
capire quello che adesso succede.
ROB. È un cattivo momento per discutere. Siamo tutti nervosi...
ELENA. No, no, no, finiamola, finiamola subito, d’un colpo. A te, parla.
ROB. Ebbene sia. Non sono più degno di te. Perdonami quello che ti
faccio soffrire.
ELENA. Avanti, avanti; non puoi aver finito.
ROB. Hai mia madre che ti ama come una figlia...
CLELIA. Ah sì, questo sì!
ROB. Hai i bambini... Amatevi fra di voi, e non pensate più a me.
Vedete bene che non misuro più le cose. Soffro, son vinto, è finita!
ELENA. (_A Clelia_) Lo senti, lo senti!
CLELIA. Roberto!
ROB. Conducila via, fa questo per lei!
ELENA. Aspetta! Parlo io. Dunque è finita; non posso sperar più, non
tornerai quel di prima, non saremo più noi, mai, mai, mai!? Allora,
per forza, devo cambiare anch’io. Noi madri amiamo i nostri figli, li
difendiamo. Bada a te! badate a voi! Non farei nulla per me, ma penso a
loro. — Guardatevi!
CLELIA. (_Spaventata_) Non dir queste cose! Per carità; non parlare
così!
ELENA. Tu non sai che cosa è questo momento per me! — Dimmi ancora: non
vivrò più a lungo; se muoio, tu la sposerai?
ROB. (_A Clelia_) Conducila via, conducila via!
ELENA. (_Con grandissima intensità di passione_) Dimmi no, dimmi no!
Trova una parola, Roberto! trovala, trovala...
CLELIA. (_Abbracciandola_) Vieni; lasciamolo stare, vieni con me. (_A
Roberto, severamente_) Non ti riconosco più, fa quello che vuoi! (_Via,
conducendo Elena, dalla sinistra_).