Elena, Clelia.
CLELIA. (_Ad Elena_) Ma guarda!...
ELENA. Mamma, questa è la casa del mistero e della menzogna.
CLELIA. Cosa vuoi dire?... Ah! Roberto ha detto che andava a dormire e
poi... Lasciamo correre: oggi l’ho anch’io con lui.
ELENA. (_Sorpresa_) Anche tu?
CLELIA. Sicuro: può ringraziare Blavetti, ch’era qui quando è arrivato,
altrimenti gliel’avrei cantata l’antifona!
ELENA. Tu! Cosa ti ha fatto?
CLELIA. (_Imbarazzata_) M’ha fatto... m’ha fatto... Prima di tutto
questi suoi viaggi...
ELENA. È la prima volta che va a Torino da che siamo qui! — No, no,
dimmi la verità. Fa ch’io non debba tormentarmi a cercarla. Dimmi
tutto, anche le cose che ti paiono senza importanza... Così almeno sarò
preparata.
CLELIA. Oh santo Cielo! Chi sa che cosa t’immagini!... Voglio vederti
quieta.
ELENA. (_Siede e si calma con uno sforzo_) Che cosa ti ha fatto Roberto?
CLELIA. Sono io che esagero.
ELENA. Mi fai morire così!
CLELIA. Che cosa ti ha detto che andava a fare a Torino?
ELENA. A vedere un amico.
CLELIA. Non c’è altro.
ELENA. (_Supplichevole_) Mamma...
CLELIA. (_Decidendosi subitamente_) Roberto, arrivando a Torino, si è
presentato a Rostagno, e voleva che gli rimettesse quello che ritiene
ancora presso di sè...
ELENA. (_Alzandosi_) Oh! i denari che...
CLELIA. Sì, la somma ricavata dalla vendita del nostro villino.
Rostagno ha preso tempo e mi ha scritto. Lui non darebbe un soldo al
Padre Eterno senza avvertirmi...
ELENA. E poi, e poi?
CLELIA. Roberto non si è più fatto vedere.
ELENA. E cosa credi?
CLELIA. Mah!
ELENA. Tu pensi che può aver preso il denaro da un altro?
CLELIA. (_Assente con un cenno_).
ELENA. Qui corre voce ch’egli abbia offerta la Bertranda all’avvocato
Vernetti.
CLELIA. (_Trasalendo_) Misericordia!
ELENA. Informati!
CLELIA. Oh Dio! Vendere la Bertranda? Sei matta! Ma ne avrebbe
parlato...
ELENA. (_Amaramente_) A noi? E che cosa siamo ancora per lui?... Non
sa neanche più d’avere dei figli! Vuol vendere la terra che è il loro
unico bene; vuol metter la mano sul poco danaro risparmiato per loro! —
E tu credi che sia per aiutare un amico?
CLELIA. (_Indovinando il pensiero_) Conosco Roberto, lo ha fatto altre
volte.
ELENA. Anch’io lo conosco. — È per darlo all’amante.
CLELIA. Non voglio che tu parli così!
ELENA. (_Con energia_) Ma apri gli occhi; ma guarda, guarda dove
andiamo! Tu sei buona, sei una santa tu, ma così debole contro di lui —
Eppure tocca a te, adesso.
CLELIA. Parliamogli insieme...
ELENA. Io non posso più nulla, io l’ho freddo ed avverso. Tocca a te
difendere la famiglia contro di lui, e per lui. Chi sa che un giorno
non ti ringrazi e non ti benedica.
CLELIA. (_Accorata_) Ebbene parla, dimmi quello che devo fare, farò
tutto, tutto quello che vorrai.
ELENA. Tu sei sua madre... Io sono stanca, io non so più... Vedi bene
che non posso nemmen più pensare. (_Siede presso la tavola, con la
faccia tra le mani_).
CLELIA. (_Va su e giù pensierosa ed afflitta_).
(_La scena si è venuta oscurando_).