Costanzo, Maurizio, Giorgio, Cesare, Ludovico.
_Si sentono voci animate dietro la portiera del fondo. Un uscio
che si richiude violentemente sbattuto. Costanzo accorre e rialza
la fiammella d’una lampada che sarà sulla scrivania. — Maurizio,
Giorgio, Cesare irrompono in scena gesticolando: Ludovico li segue
lentamente._
MAUR. (_Stravolto, gesti a scatti, febbrili_) Fate voi, fate voi.
L’importante è ch’io lo ammazzi; che lo ammazzi come un cane.
GIORG. Faremo noi. Sta tranquillo, vedrai.
MAUR. Sì, sì, sì. (_Posa il cappello sulla scrivania, vi getta i
guanti, spoglia il soprabito_). Vi ringrazio.
COST. (_Raccoglie tutto e si ritira_).
LUD. (_Siede indietro, in aspetto grave, costernato_).
CES. Adesso calmati.
MAUR. Son calmo.
CES. Ti sei sfogato...
MAUR. Sfogato?... Vedrete come mi sfogherò.
GIORG. Eh diavolo!... Un’offesa così, con vie di fatto...
CES. (_a Giorgio_) Tu non soffiare nel fuoco.
GIORG. (_Piccato_) Va bene, va bene, parla tu.
CES. (_a Maurizio_) Conciliazioni no?... Neppur nel caso...
MAUR. (_con impeto_) Ma che!
CES. Intendiamoci...
GIORG. Eh giusto! Che storie! Tutto è così chiaro. Maurizio ha urtato
ed ha torto di non aver fatto subito le scuse. Ma l’altro gli ha preso
il braccio sull’atto... Ciò che giustifica la parola di Maurizio; la
quale, va bene, è energica ma non vale il ricambio. (_Fa il gesto di
chi dà uno schiaffo_).
CES. (_Con impazienza_) Sì, sì, sappiamo. (_A Maurizio_) Dunque senti...
MAUR. Niente, non c’è altro; mi rimetto in voi, siete miei amici e
basta. Fate solo che sia presto.
GIORG. Vedrai.
MAUR. All’alba se fosse possibile.
GIORG. Euh!
MAUR. Vorrei che la città sapesse il fatto, la riparazione tutto d’un
colpo.
CES. Non hai altro da aggiungere? (_Gli stringe la mano_).
MAUR. Vi aspetto.
GIORG. A quest’ora troveremo gli altri al convegno. A rivederci.
MAUR. (_Seguendoli di qualche passo_). Fate presto, fate presto, vi
prego. (_Giorgio e Cesare partono rapidamente_).