XVI.

Quella sera di febbraio il casino de' galantuomini presentava

l'aspetto solito.

Il notaro Ballarino faceva l'eterna partita a belladonna con

l'avvocato Ambrò, bestemmiando di tratto in tratto, e appiottando

pugni al tavolino. Don Illuminato lo speziale predicava contro i

_rappresentanti del comune_ (perchè ci avrebbe voluto esser lui

rappresentante del comune, dicevano le male lingue) fra un cerchio

d'intimi che approvavano ciondolando il capo: egli guardava a volte

don Girolamo il cameriere, un galantuomo anche lui, che andava e

veniva, con le mani dietro la schiena, e si fermava a dir la sua. Don

Mimì, il vice-pretore alto una spanna, sempre col giornale in mano,

che lo copriva tutto, e don Sariddo il dottore, don Biagio, sempre

infreddato e don Paolino secco come una lanterna, col nasone come una

vela, se ne stavano seduti sul divano: essi, sputecchiando in

continuazione, aggiustavano l'Europa. La solita brigata di giovinotti

parodia della moda della città, parlava di Peppa la serva, o di

Caterina la baldracca di via S. Brigida, con certi sghignazzamenti da

satiri.

Qualche nuovo arrivato chiudeva l'ombrello e batteva i piedi sulla

soglia dell'uscio a vetri per scuoter l'acqua e il fango degli

stivali, guardando come un alluccinato. Attorno al fuoco un gruppo

d'anziani stavano a sentire a bocca aperta don Santuccio, il quale con

quella sua aria di domandar sempre se il mondo fosse a vendere perchè

aveva quattro soldi, perorava arrotondando le parole, e dicendo

sproposito da can barbone.

I giurati l'avevano assolto, non c'era che dire: la moglie gli faceva

le corna, be', egli l'aveva colta in flagrante, l'aveva uccisa, aveva

ferito il ganzo: quella sorte d'onte si lavano col sangue....

Gli anziani approvavano gravemente.

Ma perchè ritornare nel luogo dov'era successo il triste dramma!

seguitava don Santuccio, chiamando in suo aiuto qualche frasona letta

ne' giornali: perchè venire a calpestare quel suolo caldo ancora del

sangue di quella disgraziata!... non sapeva comprenderlo.

Allora chi ne disse una e chi un'altra. Era un uomo senza cuore; un

sanguinario feroce; un'anima nera; un vero assassino se non era ancor

sazio dopo la vendetta!...

Dando addosso a Striati sapevano di far piacere a don Santuccio, il

quale l'odiava, come odiava tutti quelli ch'eran più ricchi di lui.

Ma il signor Lavia ch'era entrato giusto allora, e posato l'ombrello e

il cappotto s'era avvicinato e aveva sentito il discorso, interruppe

quel concerto con il suo fare di me n'impippo, curandosi poco del

nababo del paese. Che diavolo dicevano! perchè parlavano quando non

sapevano le cose? Quello che accusavano era un disgraziato tormentato

dal rimorso, un infelice il quale amava ancora la moglie che aveva

uccisa nel primo impeto: ora imponeva a sè stesso una terribile

espiazione. Poteva dirlo lui che lo sapeva da fonte sicura, dal notaro

Anselmi, figurarsi! Striati non usciva mai di casa, passeggiava

innanzi e indietro nello scrittoio dalla mattina alla sera, tanto che

aveva già logorato un'intera fila di mattoni.... La notte poi non

dormiva: sino all'alba ognuno avrebbe potuto veder la finestra della

sua camera illuminata.... C'era anche chi l'aveva visto inginocchiato

nel chioschetto sul posto dov'era morta la moglie, si voleva che ci

stesse per ore ed ore, curvo con la fronte per terra, versando un

fiume di lacrime.... Via, l'amico che aveva messo il lutto e la

desolazione in quella casa, era un fior di canaglia!

Don Santuccio storceva la bocca, scrollava il capo: ma nessuno gli

badava più, ascoltavan l'altro con gli occhi spalancati.

--In tutto questo chi ci ha guadagnato è stato il zu Vito Sala col

socio Lalla, concluse il signor Lavia: Striati era proprio risoluto a

levar loro i giardini; ma dopo quel che successe, è chiaro, doveva

aver tutt'altro per il capo: dalla carcere stessa mandò una procura ad

Anselmi, e fu stipulato l'atto per....

--Sentite questa ch'è _classica_! gridò intanto don Mimì levando il

naso di sul giornale. E s'abbandonò bruscamente sulla spalliera del

divano sicchè le sue corte gambette si sollevarono da terra. Ma tutti

fecero orecchie di mercante, chi con una spallucciata, chi con un moto

impercettibile delle sopracciglia. Era entrato in tasca a tutti

quell'ometto finalmente con quella sua smania di voler leggere a ogni

costo, come se poi la gente non avesse occhi, o non avesse sentito

leggere mai. Lo vedevate dalla mattina alla sera sempre dietro a un

giornale, a frugar col naso nelle colonne, stimando _classiche_ tutte

le sciocchezze che i redattori avevano buttato giù fra uno sbadiglio e

un altro. E il bello era che' esigeva d'essere ascoltato! ma per lo

più, non ci coglieva che don Girolamo. Il galantuomo, senza capire un

acca di quel che sentiva, calava la testa che aveva troppo pesante,

dicevano almeno le male lingue, e l'altro incoraggito, passava sin

anche agli annunzi di quarta pagina, permettendosi de' commenti dotti

su' cert'acque, su certi rimedi, che spianavano a un beato sorriso il

volto appassito e grave dell'ascoltatore.

Però questa volta don Mimì fece il duro. L'avevano a sentire.... a

dargliela in mille non avrebbero potuto indovinare la cosa classica

che gli leggerebbe.... proprio non l'avrebbero potuto indovinare.

E allora, o che fossero spinti dalla curiosità, o che, prima

s'avvicinò uno, poi un altro, poi tutti. Lui, quando l'ebbe visti

riuniti, chi in piedi e chi seduto, temendo che non se n'avessero a

pentire, cominciò in fretta:

«Vita indorata....»

Nel piacere d'aver un così numeroso uditorio, nella voglia di far

presto, non sapeva nemmen più quel che si leggesse: ma qualcheduno

rise, e lui si corresse subito arrossendo:

«Vita dorata.»

«Questa sera saranno celebrate le nozze tra la signorina Rosalia

Ascenti dei baroni di Roccabruna e il cavaliere Mario Furlani di

Traforello....»

Qui ci furono degli oh! di sorpresa con sguardi analoghi e un

raddoppiamento d'attenzione: e il vice-pretore, tutto contento di

quell'effettaccio prodotto, lanciò un'occhiata come per dire: ve

l'aveva detto io? Poi seguitò:

«Chi conosce gli sposi consentirà con noi che nella vita coniugale

troveranno tutte quelle felicità che da sinceri amici loro auguriamo.

La cerimonia avrà luogo circondata dalla più splendida pompa quale si

addice al casato dei fidanzati. Abbiamo avuto occasione di ammirare il

ricchissimo corredo della giovane sposa e ne siamo rimasti sorpresi!

Tacciamo delle splendide tele di Svizzera, Inghilterra, Napoli,

Firenze, degli ammirevoli ricami, dell'eleganza degli abiti, ma non

possiamo non ricordare fra gli oggetti preziosi un magnifico Bandò e

un finimento di brillanti e perle smaltati in argento, dono dello

sposo, manifattura dei fratelli Sieripepoli, due ricchissimi solitari

per orecchini, dono dell'ottimo marchese della Stella, una

elegantissima _Broche_ (don Mimì leggeva broche) di perle e brillanti,

dono della baronessa del Friuli, un paio d'orecchini di grossissime

perle, dono del conte Calvagno, un braccioletto d'oro e perle, regalo

della marchesa di Sant'Agrippina, portante nell'interno un motto

d'augurio, un altro braccioletto in brillanti e perle della baronessa

del Poggio, un'elegante margherita tempestata di brillanti, regalo

della duchessa Ariani, e in fine il regalo del principe di Traforello,

consistente in una ricca stella di brillanti il cui splendore può

essere solo offuscato dalla grazia e dalla bellezza della gentilissima

sposa.

«Gli sposi appena terminata la cerimonia civile e religiosa,

partiranno alla volta di Napoli, ed indi si recheranno a visitare le

principali città d'Italia.»¹.

¹ Dal _Precursore_ di quel tempo.

I drammi de' campi Padre Don Giuseppe—La vendetta—Proprietari e fittaiuoli— Sequestro. · 第 47 / 69 题