Una mattina s'era alzato presto: se ne stava con i gomiti appoggiati
sul parapetto della finestra, e il capo tra le palme delle mani, più
abbattuto del solito.
Il sole indorava le cime degli alberi del giardino e il tetto della
casa; per l'aria fresca, imbalsamata di zagara, le rondini
svolazzavano stridendo.
Egli pensava ch'era ben strano il caso che metteva lui, emerito
scapestrato non uso a indietreggiare davanti a una qualsiasi pazzia,
nella dura condizione di vedersi sempre attorno, delirante d'amore,
una donna bella.... come un angelo, elegante, spiritosa, piena del
fuoco della gioventù, e non potere stender la mano per toccarla con un
dito! Fra lui e lei stava l'amico, a cui oltre il cuore, lo legava la
riconoscenza.... Tuttavia doveva esser ridicola la figura ch'egli
faceva davanti a Serafina.... chi sa che concetto s'era dovuto formar
di lui la capricciosa! E insieme a un certo rammarico, provava un
senso d'umiliazione, che pungeva la sua vanità.
--Eppure.... quanti amici non tradiscono gli amici?...
E chi sa quali conseguenze avrebbe tirato da questa premessa così
piena di verità, se, a un tratto, un fruscìo di sottane non l'avesse
riscosso, e fattolo voltare vivamente. Serafina veniva per il viale
sottostante, correndo a piccoli salti come una bambina, dondolando le
gomita. L'aria rotta modellava attorno al suo corpo la sottana d'un
elegante vestito di mussolina a grandi righe bianche e celesti,
scopriva i suoi piedini calzati di scarpette di pelle lucida, con
borchiette d'acciaio, e, a lampi, qualcosa delle sue gambe ricoperte
di calze anch'esse a righe bianche e celesti: fra' capelli biondi
spiccavano due rose bianche.
--Cavaliere, venite, gli gridò senza fermarsi, vado a governare i miei
fiori.
E passò accesa leggermente in volto, col seno tremolante sotto a' veli
trasparenti del _fisciù_.
Una subitanea contrazione stirò i muscoli del viso del giovine:
rientrò, prese il cappello, e scese in giardino. Ubbidiva a uno di
que' moti irresistibili, che spingono l'uomo suo malgrado,
annebbiandone la ragione.
La sera però disse all'amico ch'egli partiva.... gli levava
l'incomodo....
Ma Nino non lo lasciò finire. Era un cattivo amico se voleva lasciarlo
così presto; erano soli, egli allegrava la casa. Comprendeva che in
questo c'era un po' d'egoismo da parte sua, poichè doveva annoiarsi
mortalmente in una casa dove c'eran pochi divertimenti; ma che farci,
in fondo a ogni affetto ce n'era sempre un zinzino dell'egoismo. Del
resto conosceva una certa persona con cert'occhi neri, che doveva
compensarlo a ribocco delle ore di noia ch'era costretto a passare in
compagnia d'un uomo sempre dedito a' suoi affari, e d'una donna un po'
lunatica.
Ma Furlani insistette: disse che affari urgenti.... doveva dar sesto
alle cose sue.... prima di pregar l'amico a far la domanda della mano
della signorina Ascenti che oramai s'era deciso a sposare....
piuttosto sarebbe ritornato.....
Allora Nino levò le braccia in aria e voltò il capo, protestando che
non voleva sentire a parlare.... Era a disposizione dell'amico quando
volesse per la domanda, ma non poteva comprendere tanta fretta a voler
tornare a Palermo: tra venti giorni tutt'al più, sarebbero ritornati
insieme, e venti giorni non eran poi gran che, tanto più ch'egli
poteva veder la signorina quando gli piacesse.
Furlani balbettò, si fece rosso, e finì con acconsentire a restar
ancora qualche giorno.
Intanto in Serafina cresceva l'amore per i fiori.
Mario per due giorni non s'affacciò alla finestra: il terzo sentì de'
sassolini battere sull'imposta socchiusa. Provò un rimescolio in tutta
la persona, corse ad affacciarsi, e vide Serafina mentr'era per
lanciare un altro sassolino. La sirena si messe a ridere come una
biricchina colta in flagranza.
--Non venite? gli disse poi: ed aspettò.
Allora ogni mattina lui si faceva trovare alla finestra: lei passava,
e lo chiamava.
Era tornata gentile, la sua voce aveva qualcosa di carezzevole, che
sin'allora non aveva avuto mai, i suoi occhi un'espressione di
dolcezza infinita: non aggiustava più sul petto un merletto
indiscreto, che mostrava troppo de' tesori del seno, non abbassava più
il lembo della sottana sul piedino troppo scoperto, si abbandonava
nella sua pudica seminudità, contenta che ei la frugasse tutta con gli
occhi accesi di desideri. Si accoccolavano insieme in mezzo alle
aiuole, e le loro mani s'incontravano tra 'l verde delle piante; si
chinavano insieme su' fiori, e le loro guance e i loro capelli si
sfioravano; li coglievano insieme, poi sedevano sull'erba, e facevano
insieme de' mazzolini che scambiavano, governavano insieme un
giacinto, un tuberoso, un geranio, una rosa bianca; e quella vita in
mezzo a' fiori l'inebbriava, i profumi avvelenavano loro il sangue,
soffocando i rimorsi dell'uno, irritando sempre più i desideri
dell'altra.
Il marito andava, veniva sempre affaccendato: uno sguardo carezzevole
alla moglie, un sorriso all'amico, qualche parola buttata lì mentre
s'allontanava in fretta, e la sua faccia bruna riprendeva l'aria seria
d'uomo d'affari.