IX.

Uno splendido sole di marzo illuminava la campagna: tirava una

brezzolina pungente. Il su Cicco, dondolandosi sulla sua robusta

cavalla baia, faceva la solita girata per il bosco.

Si sentì un colpo.

--_M'ammazzaru_!... gridò il campiere, e cadde da cavallo.

Ma col pallore della morte nel viso, si sollevò sopra un braccio, e

arrivò anche a cavar fuori la pistola dalla tasca del giubbone: ma in

quella si sentì un secondo colpo, e una palla venne a bucargli l'osso

frontale.

La domenica dopo, verso ventitrè ore, il su Menico passeggiava, con un

suo cognato, nella piazza d'Altavilla, tra un mondo di gente.

Un uomo armato s'affacciò alla cantonata d'un vicolo, spianò lo

schioppo, e fece fuoco due volte: il su Menico e il cognato

stramazzarono senza manco poter dire, Gesù aiutatemi!

Nessuno si mosse ad arrestare il feroce omicida, che, di buon passo,

senza punto affrettarsi, imboccò un vicoletto vicino, e scomparve.

Era il su Carluccio. A pochi passi dal paese l'aspettava un contadino

con la cavalla, vi saltò sopra, e via di galoppo.

In quel tempo Valvo e Cicero, o che avessero dato fondo alle

venticinque mila lire pagate loro prima di imbarcarsi, e si vedessero

alle strette; o che rimpiangessero la vita d'ozio e di violenze, che

avevano menato per tanti anni e con tanta fortuna; o che la mafia, per

mezzo d'amici di là, avesse fatto pratiche insistenti per aver di

nuovo nelle campagne ausiliari così potenti; o per tutte queste cose

insieme; erano ritornati dall'America, e battevano nei contorni di

Termini. Il su Carluccio andò a trovarli, e fu accolto proprio a

braccia aperte.

I drammi de' campi Padre Don Giuseppe—La vendetta—Proprietari e fittaiuoli— Sequestro. · 第 28 / 69 题