Uno splendido sole di marzo illuminava la campagna: tirava una
brezzolina pungente. Il su Cicco, dondolandosi sulla sua robusta
cavalla baia, faceva la solita girata per il bosco.
Si sentì un colpo.
--_M'ammazzaru_!... gridò il campiere, e cadde da cavallo.
Ma col pallore della morte nel viso, si sollevò sopra un braccio, e
arrivò anche a cavar fuori la pistola dalla tasca del giubbone: ma in
quella si sentì un secondo colpo, e una palla venne a bucargli l'osso
frontale.
La domenica dopo, verso ventitrè ore, il su Menico passeggiava, con un
suo cognato, nella piazza d'Altavilla, tra un mondo di gente.
Un uomo armato s'affacciò alla cantonata d'un vicolo, spianò lo
schioppo, e fece fuoco due volte: il su Menico e il cognato
stramazzarono senza manco poter dire, Gesù aiutatemi!
Nessuno si mosse ad arrestare il feroce omicida, che, di buon passo,
senza punto affrettarsi, imboccò un vicoletto vicino, e scomparve.
Era il su Carluccio. A pochi passi dal paese l'aspettava un contadino
con la cavalla, vi saltò sopra, e via di galoppo.
In quel tempo Valvo e Cicero, o che avessero dato fondo alle
venticinque mila lire pagate loro prima di imbarcarsi, e si vedessero
alle strette; o che rimpiangessero la vita d'ozio e di violenze, che
avevano menato per tanti anni e con tanta fortuna; o che la mafia, per
mezzo d'amici di là, avesse fatto pratiche insistenti per aver di
nuovo nelle campagne ausiliari così potenti; o per tutte queste cose
insieme; erano ritornati dall'America, e battevano nei contorni di
Termini. Il su Carluccio andò a trovarli, e fu accolto proprio a
braccia aperte.