Carluccio quella notte non dormì; stette supino nel letto, a occhi
aperti, meditando. Egli non sentiva nemmeno un lamento che di tratto
in tratto veniva dalla carboniera, dove avevano chiuso la povera Rosa.
Uscì che non era ancora aggiornato: si tirava dietro, per la cavezza,
la cavalla nuda.
Non pioveva più; grossi nuvoloni neri vagavano per il cielo, oscurando
di tratto in tratto la luna vicina al tramonto: il vento era caduto;
si sentiva il fremito lontano del mare che si rompeva sulla spiaggia.
Saltò a cavallo, e, di buon passo, venne al limite del bosco, nelle
vicinanze del Mandorlo. Lì smontò; attaccò una pastoia alle gambe
della bestia, gli levò la cavezza, e con quattro palmate sulla groppa
la cacciò dentro a un seminato che verdeggiava a poca distanza da quel
luogo.
Il cielo ad oriente, si tingeva d'una sfumatura di roseo. Egli dette
delle lunghe occhiate in giro, poi ritornò lentamente verso la casa.
Nello sboccare dalla viottola della valle, non s'accorse d'una testa
livida, che s'affacciò appena di sopra a un muro d'un casolare
diroccato, poco discosto. Il su Cicco, armato sino a' denti, aspettava
Bellomo alla posta.
Carluccio entrò nella stalla, appese la cavezza a un cavicchio, poi
s'avviò su per la montagna.
Tutto quel giorno si sentì a urlare, con quanto ne aveva in canna,
ingiurie e minacce, infarcite di bestemmie, ora a un pecoraio che
faceva l'addormentato, mentre le sue bestie passavano il limite
dell'aggina, ora a un carbonaio che si chinava a raccoglier legna
secche nel bosco, ora a un mezzaiuolo che aveva legato il mulo vicino
a un prato di fieno, ora a un passante il quale faceva le viste di
sbagliar la via per cacciarsi sotto agli ulivi. Intanto s'ostinava a
restare in cima al ciglio d'un ripido pendio erboso, che andava a
finire all'orlo d'una rupe.
--Su Carluccio, ve ne prego, impastoiatela nella montagna quella
benedetta cavalla.... anco or ora ho dovuto cacciarla dal seminato.
--Sulla legge d'onore, compare Peppe, stamattina mio padre l'ha
impastoiata nella valle del Lupo!
Erano ritti sul ciglio del pendio, dove Peppe, che aveva sentito la
voce del giovine, era arrivato allora allora. Cadeva il crepuscolo tra
gli ultimi rumori della campagna che pareva s'intorpidisse sotto alla
fredda serenità di quella sera di gennaio. Una fascia rosea,
nell'orizzonte davanti a loro, si confondeva con la linea lucente del
mare color di lavagna.
--Non voglio contradirvi.... ma come mai, impastoiata, poteva scendere
dalla valle del Lupo sino al Mandorlo!
--Se non l'avessi veduto io, con questi miei occhi, mio padre a
impastoiarla nella valle, non ci crederei nemmeno. Ah! è una bestia
indiavolata quella lì!
Si voltò, e diede un rapido sguardo in qua e in là: un leggiero
pallore cominciava ad apparirgli nel viso.
--Vedete, mi farete perdere il pane, su Carluccio....
--Dio non voglia, compare Peppe, piuttosto la sera la metteremo
dentro....
--Grazie....
--Non c'è di che.
--Ma non pretendo tanto, basta che la teniate un po' d'occhio.... Non
è per altro, ma quella carogna di don Valentino m'ha minacciato
d'andare a ricorrere al sindaco, se la cosa avesse a seguitare; e lo
sapete che io ho moglie, figliuoli, e una madre da mantenere.
Carluccio faceva tutti i suoi sforzi per non lasciare trapelar nulla
dell'agitazione che in lui si veniva facendo sempre più viva.
--Ma era proprio dentro al seminato quella rozza rognosa? domandò nel
tono più naturale che potè.
--Certo. Laggiù, guardate, poco più sotto dalla no....
Ma la parola morì in urlo disperato. Carluccio, profittando del
momento ch'egli si voltava accennando con il dito, gli aveva dato una
fortissima spinta. Peppe sbalzò nel pendio battendo l'aria con le
braccia, cadde, rotolò come un sasso, poi disparve nel vuoto.
Un capraio che cercava una capra smarrita tra i grossi macigni della
vetta, s'era accorto d'ogni cosa, e aveva conosciuto il su Carluccio:
s'acquattò, tutto tremante, dietro un cespuglio. Il poveretto lo
sapeva che s'egli l'avesse visto, l'avrebbe ammazzato di certo.