aggiungersi un Romanzo storico – _Giulia Severa_, – in cui cercò
descrivere lo stato delle Gallie al momento delle grandi commozioni
dell'Impero Romano, e delle nazioni occidentali, romanzo nato di
certo sotto l'influenza dei racconti di W. Scott, ma senza la forza
vivificante colla quale lo Scozzese afferra le masse storiche, e le
locali particolarità, e le compone in un complesso maraviglioso. Nè
si arrestò a questi lavori, – e mentre faceva argomento d'indagine e
di meditazione i politici eventi dei passati secoli dal punto della
Romana Grandezza sino alla Rivoluzione, che minacciò distruggere, e in
gran parte distrusse, gli antichi sistemi d'Europa, questi medesimi
studi consacrava a vedere le condizioni più intime delle nazioni,
cercando darsi ragione delle virtù e dei vizi del loro ordinamento
sociale rispetto alla legislazione, alla divisione della proprietà
fondiaria, all'agricoltura, all'industria, al commercio, alle colonie
etc., e così scandagliando le più alte questioni d'Economia politica
teoricamente, storicamente, ed anche praticamente. Il primo lavoro di
questo genere fu a mia notizia il – _Quadro dell'Agricoltura Toscana_,
uscito nel 1801; e poco dipoi scrisse – _Della ricchezza commerciale,
o sia Principii d'Economia politica applicata alla legislazione del
commercio_, – che più tardi rifece sotto il nome di – _Principii nuovi
d'Economia politica_. – Attempandosi tornò con più vivace alacrità
a questi studi, e soleva dire, che dopo avere tanti anni lavorato
il campo della Storia, gli era conforto l'abbandonarsi a ricerche,
che si profondano tanto nelle viscere dell'organismo sociale, e ci
porgono la più giusta misura per regolarci nel maggior numero dei
casi, mettendo in luce le cause della debolezza e della forza. – _Gli
studi sulla Scienza Sociale_, riassunto in parte di diversi articoli
dispersi in più giornali, furono l'ultimo frutto di queste indagini,
che intendeva estendere più oltre. La prima sezione racchiude gli –
_Studi sulle Costituzioni dei popoli liberi_, – esame teorico delle
libere costituzioni in genere. In quest'opera si tratta prima dei
diritti, che il popolo può o deve guardare. E si espongono i pericolosi
traviamenti generati dalla pretensione della democrazia al supremo
potere, e dal desiderio del suffragio universale; – e si rappresenta
come i meno sieno chiamati al governo in virtù della loro educazione,
e come il suffragio universale sia cosa retrograda, fondando la
maggiorità di coloro che non hanno volontà propria, la maggiorità
degl'ignoranti, e degl'indifferenti; – e quali sieno i vantaggi del
sistema rappresentativo nella sua purità, mentre da coloro, che si
affaticano a rendere democratici i grandi stati, un tal sistema vien
considerato come mezzo di dare la sovranità al più grosso numero di
voci; – e come il preteso voto del popolo, e le assemblee costituenti
posino sostanzialmente su delle illusioni. Il popolo è considerato in
contrapposto al governo; e mentre l'idea della così detta sovranità
del popolo vien chiarita naturalmente falsa e pericolosa, s'insiste
sulla necessità di costituire sapientemente le Comuni come l'elemento
il più proprio dello stato, con delle corporazioni le più possibilmente
libere e legali. E il popolo dovrebbe partecipare alla giudicatura
mediante il _Giury_, (notandone i vizi nell'odierno sistema francese),
e all'ordinamento militare mediante la guardia nazionale. E mentre
si parla del consiglio nazionale, si fa conoscere la necessità della
preponderanza d'un potere centrale su quello delle Comuni, colla
facoltà ad ogni stato della rappresentanza di esprimere i proprii
interessi; si tratta della maggiore o minore libertà di discussione
secondo i casi, e della influenza dannosa d'una stampa irritatrice, a
freno della quale dovrebbero applicarsi regole e forme parlamentarie.
Nello sviluppo delle costituzioni poi gli elementi aristocratico e
monarchico vengono contrapposti al democratico, il primo come corpo
separato costituente sè stesso per impedire che la minorità della
nazione soggiaccia alla maggioranza; e quindi vengono considerati per
la loro essenza ed effetti, e si mostra come tutti e tre gli elementi
debbano sottostare alla ragione nazionale esercitante la sovranità
nazionale, e come questa ragione si formi e si svolga dall'opinione
pubblica, in quali ostacoli possa inciampare, quali passioni arrestino
il suo progresso, e sotto quali guarentigie pronunzii finalmente il suo
giudizio. La seconda sezione tratta dei poteri indipendenti dal popolo;
dell'origine e indole del principato, o della potestà esercitata nelle
monarchie; della prova di dare un contrappeso al potere dei principi;
dei principi ereditarii ed elettivi, e dei vantaggi e svantaggi,
che questi hanno in sè; del luogo che tiene l'Aristocrazia, e della
sua importanza come seconda distinzione sociale, cui è commesso
principalmente l'ufficio di conservare, e mallevare la stabilità dello
stato. Finalmente la terza sezione contempla i progressi dei popoli
per una via più libera, e parla delle monarchie costituzionali, e dei
falliti tentativi moderni di fare costituzioni, e a un popolo imporre
quella d'un altro, come pure dei tentativi rivoluzionari di conseguire
una più grande libertà, e degli effetti che ne vennero. E sono chiariti
i grandi pericoli delle rivoluzioni, sia che il potere diminuito
rimanga all'antico signore, o venga consegnato ad un nuovo; e come
specialmente nell'ultimo caso i naturali sostegni del trono si facciano
avversari del nuovo sistema, e come i facitori della rivoluzione si
facciano nemici del signore che hanno innalzato, e come questi sia,
e debba essere, il più acre nemico della rivoluzione. Dopo di che
séguita ad esporre che una rivoluzione distrugge il contratto sociale,
che lega i meno coi più, nè poi si dà più veramente maggiorità, ma un
numero di minorità opposte tra loro, e menomamente proprie a fondare
una costituzione, o un governo qualunque. Finalmente spiega come per
resistere all'influenza e al potere della democrazia dominante d'una
capitale sopra una grande nazione, valga solo un sistema federativo
simile a quello della Svizzera; e come una tal lega abbia mostrato
in ogni tempo la sua gran forza, massime nella difesa dell'ordine
esistente. Nè ci stenderemo più avanti in queste vedute del Sismondi,
chè sarebbe soverchio, aggiungendo, che gran senno e molto del vero
contengono, se non che tra mezzo apparisce non poco del falso moderno,
e un lasciarsi andare alle simpatie e alle antipatie più di quello che
non convenga a scritture di così grave natura.
Nelle altre due parti che portano il titolo di – _Studi sull'Economia
politica_, – s'incontrano molte cose profonde, e degne di meditazione
in quei punti, che toccano la proporzione tra il prodotto e il
consumo, la rendita sociale, la divisione della proprietà fondiaria,
le massime della scuola crematistica, e la grande applicazione che se
n'è fatta in Iscozia rispetto ai contadini, le cause della miseria
dei contadini in Irlanda, e della prosperità di questi in Toscana,
la schiavitù dei contadini, l'agricoltura nella campagna romana, e
i mezzi di ripopolarla etc. Avverrà talvolta, che il lettore non si
trovi d'accordo in certe vedute dell'Autore; che certi mezzi da lui
consigliati per ottenere un miglioramento si stimino inefficaci,
o forse impraticabili; – ma nessuno può non riconoscere l'animo e
l'intenzione da cui derivano i suoi lavori. L'idea fondamentale, che
in questi lo conduce, è che la società si è formata per raggiungere il
bene comune, che da questo fine sgorgano i diritti dei suoi membri, che
per questo ha modificato o cambiato la sua originale eguaglianza, e che
tutti per l'utilità universale hanno rinunziato al diritto di siffatta
eguaglianza. Più sopra abbiamo veduto cosa egli pensasse dell'eguale
esercizio dei politici diritti; e qui pensa, che l'eguale divisione
dei beni porterebbe miseria e barbarie. In ultimo viene a questo di
trovare una guarentigia per la durata del lavoro comune, e per un'equa
ripartizione delle tasse, rappresentando, che i diritti di coloro che
s'innalzano sull'originale eguaglianza basano sui vantaggi di coloro,
sui quali venne loro dalla società concessa la preminenza.
Queste furono le opere del Sismondi. Ma noi non pregiamo in lui
solamente le doti egregie dell'ingegno, estimando più ancora le virtù
dell'uomo onorato, e benvoluto da quanti gli si fecero appresso. E
però la sua perdita fu amaramente sentita, e compianta dappertutto,
e singolarmente dai suoi amici di Toscana. Il bene dell'umanità,
(dice in un foglio volante il Signor Benigno Bossi assistente ai suoi
estremi momenti), e il miglioramento della sorte delle classi più
sprovvedute, erano il fine delle sue lunghe meditazioni intorno alle
più gravi teorie sociali ed economiche. E se i risultati di alcune di
queste, accordandosi poco colle idee favorite del tempo, a principio
incontrarono poco plauso, non mancò egli per questo di difendere mai
sempre vigorosamente la causa dei deboli, e dei bisognosi. E le gravi
vicissitudini, che non ha guari percossero in Europa e in America il
commercio e l'industria, giustificarono i suoi timori anche troppo,
tanto che una gran parte delle sue dottrine cominciò a trionfare sulle
contrarie. Ma non si contentò di mostrare il suo amore del prossimo
colle semplici teorie o con eloquenti parole, poichè lo faceva suonare
nei fatti quotidianamente praticati, aiutando i poveri in segreto, e
con quella generosità propria d'un'anima nobile, e veramente cristiana.
Egli che aveva il tempo così prezioso, e con tanta cura lo risparmiava,
ogni giorno dava 9, o 10 ore al lavoro, evitando tutto ciò che lo
potesse distrarre; ma non metteva un istante di mezzo, ove fosse il
caso di recare aiuto e conforto a un infelice. – La sua casa era aperta
a tutti, e con tutti era cortese, discreto, amorevole. Nel discorso
manifestava le sue opinioni con quella chiarezza, e forza di logica,
che possedeva così eminenti, senza dar segno però d'impazienza anche
alla più mal fondata contradizione, sebbene nessuno al mondo avesse più
forte convincimento di lui intorno alla verità delle idee, che prendeva
a difendere.
Rimase fedele alle sue massime repubblicane, benchè le dottrine
democratiche, che ebbe ardentissime in sua gioventù, coll'andar del
tempo sostanzialmente modificasse nella teoria, e nella pratica. E
nell'ultima rivoluzione della Costituzione Ginevrina fece egli valere
queste sue convinzioni, acquistate e maturate coll'esperienza e col
senno. A questa modificazione per altro debbono avere necessariamente
contribuito i suoi lunghi studi sulle Repubbliche Italiane, e
l'indagine degli effetti, che in ultimo partorì la preponderanza
dell'elemento democratico.
― 1842[45] ―
FINE.
NOTE:
[43] Tra questi vogliono esser notati l'opera della quale vennero
5 volumi in foglio nel 36, edita da una commissione ordinata
da Carlo Alberto re di Sardegna, ed ha per titolo: ― _Historiae
patriae monumenta_, ― divisa in _chartae_, _leges municipales_,
e _Scriptores_; ― i _Documenti, monete, sigilli_, per la storia
del Piemonte e della Savoia, del Cibrario, e del Promis; ― le
_Memorie e Documenti per servire alla storia del Principato
Lucchese_, raccolta ricchissima cominciata nel 13 dal governo
francese; ― il séguito al _Codice diplomatico Toscano_ del
Brunetti; ― i _Documenti di Storia Italiana_, ricavati dalla
Biblioteca di Parigi da G. Molini, con note pregevolissime
di Gino Capponi; ― l'edizione del Rosini dei Dispacci del
Guicciardini nella sua Legazione in Ispagna nel 1511, e delle
Lettere del Busini al Varchi sull'assedio di Firenze; ― le
_Relazioni degli Ambasciatori Veneti_, con note dell'Albèri; ―
le _Storie di Giovanni Cavalcanti_, pubblicate dal Polidori, le
quali illustrano i tempi di Cosimo dei Medici il vecchio; ― il
_Carteggio inedito d'Artisti dei Secoli XIV, XV, XVI_, importante
ancora per il lato politico, pubblicato dal Gaye; ― la vita
di _Donato Acciaiuoli_, d'Angelo Segni, edita dal Tonelli; ― i
_Ricordi_ della famiglia Rinuccini dal 1282 al 1306, messi in
luce dall'Ajazzi con note ed escursioni storiche. La vita di
Alessandro VII del Pallavicino, il celebre Storico del Concilio
di Trento, finalmente sodisfacendo al lungo desiderio dei dotti
è stata stampata; e i _Municipii Italiani_ del Morbio, benchè
trattati con troppa furia, contengono molto del buono. Non sono
da omettere le _Vite_ di Federigo e Guidobaldo da Montefeltro,
di Bernardino Baldi primo Abate di Guastalla, e le _Memorie
storiche del Pontificato di Clemente VII_, di Patrizio de'
Rossi. E finalmente l'_Archivio Storico Italiano_, che si stampa
in Firenze, promette di riuscire un ricco fondo per gli Studi
Storici, avendo a pro suo numerose biblioteche, e la cooperazione
delle persone più capaci del paese.
[44] Qui m'è forza restringermi alle più rilevanti tra quelle
opere, che risguardano città o provincie separatamente, come
sarebbe la storia di Chieri, e la storia della Monarchia
Savoiarda del Cibrario, la storia di Saluzzo e dei suoi Marchesi
del Muletti, le memorie dei Conti di Desana del Gazzera, la
storia dei Valdesi di Charvay, le storie di Genova del Serra e
del Varese, il libro del Sauli sulla Colonia Genovese in Galata,
e la storia di Sardegna del Manno. Tutte queste, e molte più
ancora, vertono intorno agli Stati Sardi. È nota la storia di
Milano del Rosmini; il Cantù scrisse la storia di Como, ed espose
lo stato della Lombardia nel Secolo XVII; il Robolini la storia
di Pavia, il Romegialli quella della Valtellina, e delle Contee
di Bormio e Chiavenna, e il Cittadella è dietro a pubblicare
la storia della signoria dei Da Carrara in Padova. Sono ancora
da nominarsi gli Annali Veneziani, e la storia del Commercio
Veneziano del Mulinelli, e la storia di Parma del Pezzana. Il
Venturi fece la storia di Scandiano, e il Viani le memorie della
famiglia Cybo colla storia delle monete di Massa. Già è fuori la
seconda edizione della storia di Lucca del Mazzarosa, e delle
sue dissertazioni sulla legislazione, e sulla costituzione
ecclesiastica di questa Repubblica. L'Inghirami e il Carbone
hanno cominciato storie della Toscana, il Vivoli gli Annali di
Livorno, e il Bonaini attende all'antica storia e costituzione
di Pisa. Lo Stato della Chiesa non ha prodotto gran cosa, ― la
serie dei Senatori Romani dell'Olivieri, la storia d'Ancona
del Peruzzi, le memorie contemporanee del Cardinal Pacca. Al
contrario Napoli e Sicilia sono ricchi, ― e la storia di Napoli
del Colletta sotto la dinastia dei Borboni sino al 1825 si
raccomanda per la materia e per lo stile. Il Pagano scrisse la
storia di Napoli sino al cessare degli Aragonesi, il De-Cesare la
storia di Manfredi, e il Sosti cominciò la storia del chiostro
di Monte Cassino, dove egli vive come membro dell'ordine, e
bibliotecario. Pietro Lanza, principe di Scordia, scrisse sulla
storia della Sicilia sotto i Normanni, e intorno ai tempi dal
1532 al 1789, correggendo in molti luoghi l'ultima opera del
Botta. Il Fazzello, il Ferrara, il Palmèri, scrissero storie di
Sicilia, e l'Amari sopra documenti sinora incogniti compose la
storia di Carlo I di Angiò, dei Vespri Siciliani, e del regno
degli Aragonesi sino al trattato di pace di Caltabellota 1302.
E sono comparse notabili biografie: ― la Vita e i fatti di
Gian Jacopo Trivulzio del Rosmini, la Vita di Dante del Balbo,
che per tanti lati si collega alla storia politica, quella di
Caterina dei Medici dell'Albèri, quella di Malatesta Baglioni
ultimo Capitano della Repubblica fiorentina del Vermiglioli,
e la storia di Giovanni da Procida del Buscemi. La storia dei
Navigatori e Viaggiatori Italiani è singolarmente illustrata
dai lavori critici del Canovai e del Napione sopra il Vespucci
e Colombo, dalle opere del Cardinal Zurla sopra Marco Polo,
Alvise da Cadamosto, e altri Viaggiatori Veneziani, e dal libro
del Baldelli sopra Marco Polo, e sopra la storia delle antiche
relazioni commerciali tra l'Asia e l'Europa, dalla caduta
dell'Impero Romano fino al Califfato. Godono poi da lungo tempo
di una fama ben meritata le Famiglie Storiche Italiane del Litta,
e presentemente lavora intorno agli Orsini, e i Borromeo di
Milano, i Pazzi e i Buondelmonte di Firenze, e i Buonaparte di S.
Miniato.
[45] _Livorno, dal Gabinetto Scientifico Letterario, – Tipografia
Vannini; 1842._
INDICE
Ai Giovani _Pag._ 7
PARTE PRIMA.
SCRITTI ORIGINALI.
MANOSCRITTO DI UN PRIGIONIERO.
Cap. I » 21
» II » 24
» III » 26
» IV » 29
» V » 32
» VI » 35
» VII » 38
» VIII » 40
» IX » 43
» X » 48
» XI » 51
» XII » 59
» XIII » 63
» XIV » 67
» XV » 71
» XVI » 74
» XVII » 78
» XVIII. Il Suicidio » 81
» XIX » 86
» XX » 89
» XXI » 97
» XXII. Conclusione » 98
Mia Madre » 99
Note e Appendice » 101
ARTICOLI DI MORALE E LETTERATURA.
Della Educazione » 113
Cenno sulla Letteratura » 127
Lorenzo Sterne » 149
Lord Byron » 161
Osservazioni sopra uno Scritto di Melchior
Missirini, inserito nel N.º 37 dell'INDICATORE
LIVORNESE » 169
Esempio di Carità » 178
NECROLOGIE.
Tacito Martini » 187
Guglielmo Avenas » 196
ISCRIZIONI E POESIA.
Iscr. I » 205
» II » 206
» III » 207
» IV » 208
L'Anniversario della Nascita » 209
L'Immortalità » 215
Napoleone; Frammenti » 216
Il Dì de' Morti » 221
In un Album » 222
Un Sogno » 223
LETTERE.
Lett. I » 231
» II » 235
» III » 240
» IV » 242
» V » 244
» VI » 245
» VII » 249
» VIII » 251
» IX » 254
» X » 256
» XI » 258
» XII » 260
» XIII » 260
» XIV » 263
» XV » 266
» XVI » 267
» XVII » 268
» XVIII » 269
» XIX » 269
» XX » 270
» XXI » 271
» XXII » 271
» XXIII » 272
» XXIV » 274
» XXV » 274
» XXVI » 275
» XXVII » 276
Frammenti » 278
SECONDA PARTE
TRADUZIONI.
LA VITA E LE OPINIONI DI TRISTANO SHANDY;
― _Di Lorenzo Sterne_. ―
I. Storia di Yorick » 287
II. Il Naso grosso; Racconto di Slawkenbergius » 297
III. Storia di Le Fever » 322
POESIE VARIE.
Il Prigioniero di Chillon; Poema Romantico: – _di
Lord Byron_ » 339
Prometeo: – _di Lord Byron_ » 353
Vi fu un tempo: – _di Lord Byron_ » 355
E tu piangerai quand'io sarò morto: – _di
Lord Byron_ » 357
Le Tenebre: – _di Lord Byron_ » 359
Il Funerale del Povero: – _di Roberto Southey_ » 362
Ode sulla sepoltura di Sir Giovanni Moore: – _di
Carlo Wolfe_ » 364
Lamento di Maria Regina di Scozia all'avvicinarsi
della Primavera: – _di Roberto Burns_ » 366
La Vita e la Morte: – _di Vitalis_ » 368
Canzone della sera dello Straniero: – _di Werner_ » 370
Scena quarta del terzo atto nella Maria
Stuarda: – _di Schiller_ » 371
SISMONDO DE SISMONDI.
Sismondo De Sismondi: – _di Alfredo Reumont_ » 383
Nota del Trascrittore
Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute, correggendo
senza annotazione minimi errori tipografici.