M. C. SCHMIDT, _Hist. des Cathares ou Albigeois_.

J. VENEDEY, _Die Pataria im XI und XIX Jahrhundert_. Parigi 1854.

[79] Del Saccone, vissuto verso il 1230, la _Summa de Catharis et

Leonistis, sive Pauperibus de Lugduno_ fu inserita nel _Thesaurus novus

anedoctorum_ dei PP. Martene e Durand. Parigi 1717, tom. V. In questa

_Summa_ trovo menzionato un volume di dieci quaderni, in cui Giovanni di

Lugio avea deposti i suoi errori. Buonaccorso, già vescovo dei Catari in

Milano, li confutò nella _Manifestatio hæreseos Catharorum_, che sta

nello _Spicilegio_ del padre D'Achery, tom. I, p. 208 del 1723. Nel

suddetto THESAURUS (v. 1703) vedasi pure una _Dissertatio inter

Catholicum et Patarinum_; e l'opera di frà Stefano di Bellavilla

inquisitore; e così i sermoni di Ecberto (verso il 1165) contro i

Catari, stampati a Colonia il 1530; l'opera di Alano, insigne teologo

(morto il 1202) contro gli eretici e valdesi, stampata a Parigi il 1612.

[80] In una costituzione di Federico II leggesi: _In exemplum martyrum,

qui pro fide catholica martyria subierunt, Patarinos se nominant, veluti

expositos passioni_. Ed anche le _Assise_ di Carlo I portano nel

francese d'allora: _Li vice de ceans son coneu par leur anciens nons, et

ne veulent mie qu'il soient apelé par les propres nons, mais s'apellent

Patalins par aucune excellence, et entendent que Patalins vaut autant

comme chose abandonnée à soufrir passion en l'essemble des martyrs, qui

souffrirent torment pour la sainte foy_.

È da notare che anticamente i Druidi chiamavansi _Pataru o Pateri_,

forma di _patres_.

[81] Da cui il _Bougre_ de' Francesi, il _Bolgiron_ de' Lombardi.

[82] Da Como? Anche Concorezzo è borgata vicina a Monza: come Bagnolo si

ha nella Lombardia, in Piemonte, nel Napoletano e in Provenza.

[83] Alcuni pretendono (p. e. Döllinger) distinguere i dualisti dai

monarchi: e fra questi ultimi metterebbero i Concorezj e i Bagnolesi.

[84] Ne' loro riti trovansi certe formole popolari e ritmiche. Così al

fine della predica il maestro spegnendo il lume, diceva: _Quis habet

teneat_; o in piemontese: _Quel qu'eseguirè con lume de la lanterna

gagnerè la vita eterna_; e in italiano: _Alleluja alleluja segua chi ha

la suja_.

[85] AP. LANZI, _Lezioni di antichità toscane_, XVII.

[86] Da un codice della biblioteca Casanatense di Roma. A. III, 34. Vedi

_Archivio storico_, nº 38.

[87] Sono singolarissime le particolarità che dà quasi di ciascuna

persona e luogo. _Donna Johanna de Francia que tingit filum, induta de

camelino, et moratur in plano versus portam qua itur ad monasterium —

Forneria de Ulmo, pinguis et grossa — Quedam juvenis de Ast, magna que

moratur in plano juxta quendam virum qui non potest se moveri de lecto —

Quidam macellarius, qui habet macellum in plano versus apothecas

pannorum in penultima banca — Quedam masceria dominorum satis colorata —

In quadam cassina cujusdam tabernarii grassi et pinguis, qui moratur

prope plateam castri in quodam palacio seu domo magna — Due mulieres que

morantur ultra Dariam, una prope aliam; quedam alia que moratur veniendo

de ecclesia sancti Martini a manu sinistra in domo coperta paleæ —

Quedam alia vetula grossa et colorata moratur in summitate ville —

Quedam tabernaria que moratur in introitu porte veniendo de sancto Petro

et vendit sal, pulcra est, et ex oppositu ipsius moratur quidam

tabernarius — Quedam alia testrix que vendit drapellos et est

lentigiosa_.

[88] Grosso volume in-folio, edito a Roma il 1743 dal padre Tommaso

Agostino Richino, col titolo _Venerabilis patris Monetæ cremonensis

ordinis Prædicatorum, sancto patri Dominico æqualis, adversus Catharos

et Valdenses libri quinque_.

[89] Dicono che la seconda parte dell'_Ave Maria_ fu aggiunta solo al

cominciar del protestantesimo, e il Mabillon non ne troverebbe vestigio

prima del 1508. Ma il breviario della Chiesa d'Ivrea, che fu usato fino

al 1545, in una copia del 1488 riporta anche la _Sancta Maria_, ecc.

[90] «E tutte le creature appellava fratelli e sirocchie, dicendo che

tutti aveano uno cominciamento da un medesimo creatore e padre». _Vite

de' Santi Padri_. — _Fratres mei aves, multum debetis laudare

Creatorem.... Sorores meæ hirundines.... Segetes, vineas, lapides et

silvas, et omnia speciosa camporum, terramque et ignem, aerem et ventum,

ad divinum movebat amorem... Omnes creaturas fratris nomine nuncupabat

frater cinis, soror musca_. TOMMASO CELANO suo discepolo. _Acta SS.

octobris_. Vedi _i Fioretti_ di san Francesco, uno de' più ingenui libri

del nostro Trecento, e dei più beffati dai riformatori del Cinquecento.

[91] Santa Maria Novella in Firenze, santa Maria sopra Minerva in Roma,

san Giovanni e Paolo in Venezia, san Nicolò in Treviso, san Domenico a

Napoli, a Perugia, a Prato, a Bologna, coll'arca stupenda del fondatore;

santa Caterina a Pisa, sant'Eustorgio e le Grazie a Milano, ed altre

chiese, segnalate per ricca semplicità, e per lo più architettate da

frati.

[92] Guitton d'Arezzo scriveva di san Francesco:

Cieco era il mondo, tu failo visare (_vedere_);

Lebbroso, hailo mondato;

Morto, l'hai suscitato;

Sceso ad inferno, failo al ciel montare.

Dante pone un magnifico elogio dei due patriarchi in bocca a san Tommaso

e a san Bonaventura nei canti X e XI del _Paradiso_. Di san Francesco

conchiude:

Pensa oramai qual fu colui, che degno

Collega fu a mantener la barca

Di Pietro in alto mar per dritto segno.

E questi fu il nostro patriarca:

Perchè, qual segue lui com'ei comanda,

Discerner puoi che buona merce carca.

E a san Bonaventura, lodando san Domenico, fa dire:

L'esercito di Cristo...

dietro all'insegna

Si movea tardo, sospettoso e raro,

Quando lo imperador che sempre regna

Provvide alla milizia, ch'era in forse

..... A sua sposa soccorse

Con due campioni, al cui fare, al cui dire

Lo popol disviato si raccolse.

[93] Che il concetto di san Tommaso vincitore delle eresie, e

specialmente di quelle di Averroè, fosse affatto popolare, si prova dal

vederlo atteggiato dai pittori. In Santa Caterina di Pisa, ove tenne

scuola, Francesco Traini, discepolo dell'Orgagna, dipinse Tommaso, sul

quale piovono raggi splendidissimi da Dio e dagli angeli e santi, e

altri meno vivi da Platone e Aristotele: esso li riflette tutti sopra i

dottori della Chiesa, fuorchè uno il quale percuote Averroè che sta

rovesciato a' suoi piedi, e passa fuor fuori il libro del gran commento.

Anche Taddeo Gaddi ritrasse l'Angelico sopra un'eccelsa cattedra,

circondato da personaggi dei due Testamenti e dalle quattordici scienze,

ognuna di esse sormontata dal sapiente che n'è tipo: e a' piedi stanno

Ario, Sabellio, Averroè. E costui si scorge in molti altri dipinti,

cruciato dai demonj, stracciantesi le chiome, ecc.

Sulle dottrine di Averroè dovremo tornare, onde giova notare come

Guglielmo di Tocco, autore della vita di san Tommaso, enumerando le

eresie vinte da questo, pone in primo luogo quella di Averroè «che

insegnava esservi un intelletto solo: errore sovversivo del merito de'

santi, giacchè allora non v'avrebbe differenza tra gli uomini». E

prosegue: _Mirum est quam copiose sanctus Thomas in illam vanissimam

sententiam semper inveheretur. Captabat ubique tempora: quærebat

occasiones unde ipsam traheret in disputationem: pertractam vero

torquebat, exagitabat, monstrabatque non a christiano solum, sed ab omni

quoque alia, peripateticaque præcipue philosophia dissentire_. BOLLAND.,

_Acta Sanctorum Martii_.

[94] _Veritas intellectus est adœquatio intellectus et rei, secundum

quod intellectus dicit esse quod est, vel non esse quod non est_. Adv.

gent. I, 49, I.

[95] «Legge è un ordinamento della ragione, promulgato da chi

sovrintende al Comune pel bene di tutti». I della 2ª _quest._ 95, art.

4.

«Due cose devono avvertirsi intorno al buon ordinamento del principato

in qualunque città e nazione: la prima, che tutti ottengano qualche

parte nel principato, lo che mantiene in pace il popolo, e fa che tutti

amino e difendano l'ordinamento. L'altra riguarda la forma del

reggimento. Ottimo principato è dove uno presiede a tutti secondo il

merito, e dopo lui governano altri secondo il merito; il qual principato

è di tutti, perchè tutti possono essere eletti, e tutti partecipano

all'elezione». _Quest._ 105, I della 2ª, art. 1.

Ottima è la sua osservazione intorno allo svilimento de' caratteri,

prodotto dall'assolutismo: sotto il quale, dic'egli, gli uomini _in

servilem degenerant animum et pusillanimes fiunt ad omne virile opus et

strenuum_. De reg. pr. L. I. 3.

[96] Pietro Tamburini, che abituò i Lombardi al servilismo ufficiale, è

accannito contro la scolastica. _De fontibus sacræ theologiæ_. Pavia

1790, vol. III, diss. 10. La difese Gerdil nel _Saggio d'istruzione

teologica_, art. _Scolastici_, tom. X.

Gli eretici d'Italia, vol. I · 第 20 / 82 题