5. Escatologia, cioè della morte, immortalità, purgatorio, resurrezione,
giudizio finale, paradiso, inferno, fine del mondo.
[18] Il simbolo non fu scritto nè fatto scrivere dagli Apostoli, ma
tramandato oralmente: e da sant'Agostino (_De tradit. symboli_) si
raccoglie fosse proibito a' catecumeni scriverlo, ma imparavasi a mente.
Da ciò le varianti; oltrechè a ciascun vescovo era lecito farvi
cambiamenti. P. es. Rufino ci reca il simbolo qual recitavasi dalla
Chiesa romana, più incontaminato, e quale dall'aquilejese, a cui esso
prete apparteneva. Eccoli a confronto:
Romano. _Credo in Deum patrem omnipotentem_.
Aquilejese. _Credo in Deo patre omnipotente invisibili et
impassibili_.
Romano. _Et in Christum Jesum unicum filium ejus, dominum
nostrum_.
Aquilejese. _Et in Christo Jesu, unico filio ejus, domino nostro_.
Rom. e Aq. _Qui natus est de Spiritu Sancto ex Maria Virgine_.
Romano. _Crucifixus sub Pontio Pilato et sepultus, tertia die
resurrexit a mortuis_.
Aquilejese. _Crucifixus sub Pontio Pilato et sepultus, descendit
ad inferna, tertia die resurrexit e mortuis_.
Rom. e Aq. _Ascendit in cœlos, sedet ad dexteram Patris: inde
venturus est judicare vivos et mortuos_.
Romano. _Et in Spiritum Sanctum. Sanctam Ecclesiam. Remissionem
peccatorum. Carnis resurrectionem_.
Aquilejese. _Et in Spiritu Sancto. Sancta Ecclesia. Remissione
peccatorum. Hujus carnis resurrectione_.
Dalle catechesi di Massimo vescovo di Torino (_Homil. in traditione
symboli_), di san Pietro Crisologo vescovo di Ravenna (_in Symb.
apost_.) e da altri raccogliamo i simboli delle diverse Chiese, dove
trovansi introdotte le parole _conceptus, passus, mortuus, catholicam,
sanctorum communionem, vitam æternam_, dappoi addottate nel simbolo
comune, qual già si trova ne' sermoni 240, 241, 242, posti in appendice
ai sermoni genuini di sant'Agostino nell'edizione dei Padri Maurini.
Alcune di quelle aggiunte pajono arbitrarie e quasi futili; ma tendevano
a confutare alcuni errori divulgati. Così nel surriferito simbolo
aquilejese, il _descendit ad inferna_ si oppone agli Apollinaristi ed
Ariani, che negavano l'anima a Cristo, quasi ne facesse vece la
divinità; l'_invisibili et impassibili_ è contro i Noeziani e
Sabelliani, che diceano esser nato e aver patito il Padre Eterno:
l'_hujus carnis_ contrasta a chi teneva che dovessimo risorgere con un
corpo aereo e celeste.
Gli esegeti tedeschi danno pel più antico simbolo che si conosca, quello
della Chiesa copta, usato nella Chiesa d'Alessandria. Eccolo:
«Il vescovo o il prete dirà al catecumeno: Credi al solo vero Dio, padre
onnipotente, ed al suo figlio unigenito signor nostro e salvatore, e
allo Spirito Santo vivificatore, trinità consustanziale, una sovranità,
un regno, una fede, un battesimo; alla santa Chiesa cattolica,
apostolica, alla vita eterna?» Il catecumeno risponderà: «Credo».
Poi il vescovo od il prete gli domanderà: «Credi tu nel N. S. G. Cristo,
figlio unigenito di Dio Padre? Credi che egli si è fatto uomo come noi
per azione miracolosa dello Spirito Santo sopra la Vergine Maria; che fu
crocifisso per noi sotto Ponzio Pilato, e morto per la nostra
redenzione; risuscitò il terzo giorno rompendo le catene; che siede alla
destra del suo Padre nel cielo, e che verrà a giudicar i vivi ed i morti
quando apparirà esso e il suo regno?
«E credi nel Santo Spirito vivificatore, che purifica tutto nella santa
Chiesa?» e il catecumeno risponderà: «Credo».
Vedasi uno studio del protestante Michele Nicolas nella _Revue moderne_
1865, giugno.
[19] Vedi GRUNER, _De odio humani generis, Christianis a Romanis
objecto_. Coburgo 1755.
[20] Nelle epistole _passim_.
[21] Decreto 11 giugno 1855 della S. Congregazione dell'Indice.
[22] LUCA XXII, 29.
[23] _Sap._ XIV, 22 e seg.
[24] S. PAOLO _ad Galat._ v. 19.
[25] Secondo Eusebio (_Vita di Costantino_, II, 65), l'imperatore
scrisse ad Ario: «Son persuaso che, se io fossi tanto fortunato da recar
gli uomini ad adorare tutti lo stesso Dio, questo cambiamento di
religione ne produrrebbe un altro nel governo»: e soggiunge che
s'adopera a questo scopo «senza far troppo rumore». Avea dunque chiaro
concetto della rivoluzione ch'egli operava.
[26] Anastasio Bibliotecario trasse dagli archivj del Vaticano il
catalogo degli arredi donati da Costantino alla basilica di san Giovan
Laterano; baldacchini, statue, vasi, croci, candelabri, lumiere, altari,
patene, coppe, urne, incensieri, d'oro, d'argento, con pietre fine;
tanto da sommare a 683 libbre d'oro e 12,943 d'argento, oltre la
doratura di tutta la volta della basilica; sicchè varrebbero quasi 2
milioni di lire. Costantino vi aggiunse beni fondi da rendere L. 230,000
l'anno, e l'annuo tributo di 130 libbre d'aromi. Critici serj e prudenti
sostennero l'autenticità di questo catalogo.
[27] Farebbe concedere da Costantino al papa la sovranità su Roma,
l'Italia e le provincie d'Occidente. Forse fu inventata nell'VIII
secolo, ed inserita nelle Decretali del falso Isidoro. Ma già nel XII
secolo l'autenticità ne era impugnata: poi Lorenzo Valla la repudiò con
ragioni, a cui aderirono anche i più caldi difensori della Santa Sede.
[28] Il concetto di tutto il medioevo fu appunto che gl'imperatori
abbandonassero Roma perchè era destinata providenzialmente a divenire e
restar metropoli della cristianità. Lo cantò Dante in una delle più
belle parti del divino poema.
[29] Da ciò chiamaronsi Nicolaiti i concubinarj, eretici dell'XI secolo.
[30] Lib. III, _Adversus hæres._, c. 3.
[31] Ep. 91, nell'anno 382.
[32] Leg. 7. Cod. _de Summa Trinitate_.
[33] _Contra Parm._, L. II.
[34] _Contra Petil._, L. II, c. 57.
[35] _Nihil asperum, nihil grave nos constituros speramus_. Prologo di
san Benedetto.
[36] A quattro regole principali possono ridursi tutti: 1º quella di san
Basilio, che prevalse in Oriente; 2º quella di sant'Agostino, adottata
dai canonici regolari, dai Premonstratesi, dai Domenicani e dagli Ordini
militari; 3º questa di san Benedetto a cui si annettono Cistercensi,
Camaldolesi, Vallombrosiani, Certosini; 4º quella di san Francesco con
cui cominciano gli Ordini mendicanti.
Leone XII avea divisato di riformar le regole e il vestire de' frati,
riducendoli a tre soli Ordini; uno di regolari, poveri, di scienza
discreta e gran carità, che servissero al popolo sussidiando i parroci,
e prestandosi agli spedali. Il secondo tutto all'educazione e istruzione
della gioventù, e a sostenere gl'interessi della religione e del buon
costume. Il terzo di contemplativi che predicassero, salmeggiassero, e
aspirassero all'evangelica perfezione.