CRISAULO. Io ti ringrazio
de l'affezion. Ma vegnamo a la fine.
Piú volte abbiam parlato; e cosí Artemona
t'ha detto la mia mente. Or ti concludo,
e dico espresso, se ne sei contenta,
ch'io sono in ogni modo risoluto
di tôrla per mia donna e di sposarla:
ché altro non truovo, al fine, in questo mondo
che contentarsi; e so che può di lei
contentarsi ciascuno.
CALONIDE. Io t'avea dato,
figliuol, tempo tre giorni, ché potessi
pensarvi bene; perché queste cose
so come vanno e questo grande amore
non dura sempre. Ma, poi ch'in te veggio
cosí gran desiderio, non mi pare
di poterti mancar; ma ben cognosco
quanto sconvenga a te tôrre una donna
sí poverina.
CRISAULO. Queste son parole.
Piú robba o manco, non ne faccio stima;
ché le ricchezze e i ben de la fortuna,
per se istessi, non dan nobiltá.
Cerco una donna che sia ricca e nobile
di costumi e virtú; di che son certo
quant'ella è ben dotata. Ma vo' prima
che mi conceda (pure in tua presenza)
ch'or io le dica qui sol duo parole;
perché voglio saper ben la sua mente
prima ch'altro si faccia.
CALONIDE. È bene onesto.
CRISAULO. Potrai star tu da canto; ed io da lei
vo' quest'ultimo sí: poi, fra duo giorni,
farem le nozze.
CALONIDE. Ti vo' contentare.
Ma promettimi, prima, non dire altro
che cosa onesta.
CRISAULO. Hai in me sí poca fede?
CALONIDE. Orsú! Entra in casa.