FRONESIA. Non l'avresti mai
pensato che ti avesse in questo modo
lasciata. O parti che questo sia amore,
a l'incontro di quel che porti a lui?
Ve' come v'ingannate a creder tanto
a chi vi fa buon viso! ché non fanno
profession d'altro che di darne ciance
e di tenerci in berta.
LÚCIA. Non si puote
con lor cognoscer tanto. Ma vedrai
ch'io vo', per l'avenir, mutar costume
e fuggirgli da lunge: perché, poi,
non si può far di non prestargli fede
o in tutto o in parte; tanto piú che quello
che noi vorremmo crediam facilmente.
Ma dimmi brevemente un'altra volta
come facesti.
FRONESIA. Ti par duro a crederlo?
Dico che giá l'avea cercato alquanto
quando intervenni esser fuor di Bologna
duo miglia. Ed io v'andai; ma, quando giunsi
appresso al luogo, ch'era una capanna,
mi venne incontra, forte borbotando.
E, quando mi cognobbe, a presti passi
tornava a dietro. Ed io forte 'l pregai
che si fermasse, ché da parte tua
li voleva parlare: onde si volse
e disse tutto quel che giá t'ho detto,
con arroganza; e, in presenza d'alcuni,
ci minacciava.
LÚCIA. Ti prometto certo
che m'è sí uscito de la fantasia
che non li son mai piú per voler bene,
se vivessi mill'anni.
FRONESIA. Hai da sapere
che è ben gran tempo che la sua natura
ho cognosciuto e forse l'avrei detto
inanzi che ora; ma ti li vedeva
troppo inclinata.
LÚCIA. Ora, per l'avenire,
forse li sarò manco.
FRONESIA. Oh! Mi facesti
il gran dispetto, ier, quando gridasti
con quella vecchia che trovasti meco:
non per altro se non che son poi genti
c'han pratiche infinite e dicon sempre
de' fatti d'altri; e d'una cosa tale
si laverá la bocca in mille luoghi.
Ed a te non stan ben sí fatti nomi,
perché sai quel che importa: tanto piú,
avendoti ora forse a maritare
ad altri che a Filocrate.
LÚCIA. E chi è quella?
Ha la cattiva cera.
FRONESIA. Non guardare
a quello: ché, se poi la cognoscessi,
avresti caro che ti fosse amica;
ché ha poche pari.
LÚCIA. E in che?
FRONESIA. Prima, ella cuce
e fa de le suoi man quello che vuole.
Fa poi profumi rari e d'ogni sorte
acque e belletti. Ed ha mille secreti
che vagliono a l'amore; che, se avessi,
inanzi questo, aúto la sua pratica,
ti avria saputo dir se pure in vero
questi t'amava. Ed io, per questo solo,
desiderava che pigliassi seco
pratica, perché poi potresti avere
da lei quel che volessi. Ma sei donna
troppo di tuo cervello.
LÚCIA. Me ne incresce,
a fé, d'averlo fatto; ma non puoti
lasciarla dir, quando la vidi entrare
in certe ciance.
FRONESIA. Non si vorria mai
rompersi con altrui cosí a la prima,
senza ascoltar ragion. Se non volevi
sentir parlar di quel giovin, che disse
volerti tanto ben, ma non devevi
dirnele sí con ira; ché, se forse
lo cognoscessi, ancor non ti parrebbe
uom da farsene beffe; ch'egli è pure
(anco che tu non vogli), in ogni cosa,
altr'uomo che Filocrate.
LÚCIA. Io lo so.
FRONESIA. Parti che bisognasse usare, adunque,
simil parole seco?
LÚCIA. A me sta male
dare audienza a tutte queste cose,
se non con quegli che m'avesser poi
a tôr per moglie.
FRONESIA. Se tu avessi fatto
miglior cera a costui, che sai che, al fine,
non ti sposasse? Parriati star bene?
Poco cervello! Come ti governi,
cosí ti troverai. Segui colui
ch'è venuto or villano in ogni cosa
lá dove prima fu sol di costumi!
Questi, ch'è giovan, bello, ricco e nobile
e cosí ti vuol ben...
LÚCIA. Che ne sai tu,
che ne parli cosí?
FRONESIA. Passo ogni giorno
quasi dal suo palazzo e bene spesso
vado sú da la madre. E, per tuo amore,
sempre mi viene in contra e mi saluta
e fa carezze. Ed ivi di continovo
usa colei; che avrá forse giá detto
di quella subbitezza.
LÚCIA. E questo pensi
che l'avrá detto a lui?
FRONESIA. Forse che sí.
Ma, quando ne li avesse ancora detto,
farem cosí. Direm che eri adirata
con la madonna, se ci torna piú;
perché l'ho giá piú volte detto che eri
cosí gentile. E tu, per l'avenire,
non ti portar cosí perché daresti
un nome attorno d'essere un gallaccio,
un'altieraccia: come san poi dire,
ché aggiungon sempre.
LÚCIA. È stato buon che m'abbi
fatta avertita, ché, per l'avenire,
ci avrò piú cura; perché veggio anch'io
che non sta bene.