Artemona viene, in sul far del giorno, a parlare a
Crisaulo e li trae di mano un'altra soma di farina e
prometteli, sotto scusa di andare a stender camicie, di
parlare a Lúcia.
ARTEMONA roffiana, TIMARO, CRISAULO.
ARTEMONA. Ta, ta. Saran tutti a letto.
Piace anche a me 'l dormir.
TIMARO. Chi batte giú?
ARTEMONA. Amici. Apri: son io.
TIMARO. Pare una donna.
E chi sei tu che vai cosí a quest'ora?
Oh brutta vecchia! Se non par la strega
che vadi in corso!
ARTEMONA. Dimmi: ove è Crisaulo?
TIMARO. E che buona faccenda? qualche polli,
cosí a buon'ora?
ARTEMONA. Quel che vuoi, speranza.
Non mi fare indugiar, ché non è ora
da star per via.
TIMARO. Non dubitar, figliuola,
ché non sarai rubbata.
ARTEMONA. Oh! Basterebbe
perder l'onor.
TIMARO. Che? la verginitá?
Se tu non perdi quelle che hai venduto...
che son piú d'un million.
ARTEMONA. Dissi l'onore.
TIMARO. Oh! l'onor c'hai struziato a mille amanti
e mille donne. Credo ch'omai d'altro
puoi perder poco.
ARTEMONA. Tu non l'hai chiamato.
Di' che son io, ché mi spedirá, forse.
TIMARO. Eccol che viene. Arruffati, barbuta.
ARTEMONA. Dio ti facci contento.
CRISAULO. E te meschina,
donna maestra di non dir mai vero
e vender ciancie.
ARTEMONA. E perché dici questo?
Ancor io non ti intendo.
CRISAULO. Son ben tante
quelle che tu ci fai che con fatica
te ne puoi ricordar; senza mille altre.
Ove m'hai fatto ultimamente andare,
che aspettai tanto e non vi fu persona?
Che vuoi ch'io pensi?
ARTEMONA. Oh! Di cotesto sai
che non tel dissi certo; ma pensava,
secondo che m'avea detto la fante,
che la vi andasse. Non ci ho colpa alcuna.
Dio sa'l cuor mio. Oh se tu fossi, figlio,
quel ch'io ti prego ognor!
CRISAULO. Non è in proposito.
E poi fai 'l grande meco.
ARTEMONA. Odi. Ti giuro
sopra l'anima mia che appunto or ora
son giunta a casa: ché da lune in qua
non mi son mai partita (io tel vo' dire)
d'un monastero; ch'una mia compagna
mi ci ha tenuto a lavar certi panni
del padre confessoro. Oh paradiso!
Biat'a lor che v'andranno!
CRISAULO. Io non ricerco
i tuoi travagli. Dimmi se facesti
di quella mia.
ARTEMONA. Sí, sí. Lasciami dire.
Da poi ch'io ti trovai v'ho messo mano;
e 'l dí dopo, in bel modo, feci a Lúcia,
ridendo, cenno di voler parlarli.
Ella non s'è mostrata in alcun modo
né di qua né di lá, ché sta in sul savio
per amor de la madre; ma dimane
la coglierò in soquadro, se crepasse.
Voglio tre o quattro de le tuoi camicie
piú belle per lavarle; e con degli altri
panni le stenderò ne la sua altana.
E lascia che a la prima non li parlo,
che farò qualche ben.
CRISAULO. Non ti dico altro
se non che quanto mai ce n'è bisogno:
ché so ben come sto. Fa' di servirmi
e serviti di me.
ARTEMONA. Ti vo' contare.
Quella farina, ch'è forse otto giorni
che mi mandasti a casa, il mio figliuolo,
quel maritato, venne, non ier l'altro,
quand'io non era in casa, e se la prese
dicendo che n'ha piú di me bisogno.
Ond'io son senza; e, per trattare or questa
tua impresa, non lavoro o faccio niente;
e cosí non guadagno: onde conviene
alfin ch'io stenti. Di darti fastidio
a me ne incresce. Abbimi per iscusa
che 'l bisogno mi fa forse far quello
che non feci mai piú.
CRISAULO. Basta. T'ho inteso.
Timaro, fa' portare a questa donna,
a casa, un'altra soma di farina;
e, se vuole ancor altro qui di casa,
dálli quello che vuole.
ARTEMONA. Oimè meschina!
Vivrò mai tanto che mi sia concesso
rendere in cambio di sí larghi doni,
non parole, ma fatti? E forse tali
che tu sempre cognosca tanto bene
non aver fatto, se ben poverina,
a donna ingrata. Certo, ch'io non posso,
almeno in render le debite grazie,
scioglier parola.
CRISAULO. Non grazie o parole.
Fa' ch'io sol veda, lá dove bisogna,
parole e fatti; ché so ben c'hai l'arte
e la lingua da far muovere un sasso,
non ch'una donna.
ARTEMONA. Vo' che sian gli effetti
che provin l'arte, l'amore e la fede.
Resta con Dio.
CRISAULO. Fa' di tenermi a mente.
Va'. La accompagna tu per fine a casa,
Timaro.
TIMARO. Ben, signor. Son de le nostre,
se séguiti cosí. Vecchia scanfarda,
sará ben forza ch'io ti cavi gli occhi,
se non sei onesta piú nel dimandare
per l'avenir. Ti farò lavorare,
se vòi viver crestosa. Oh! Parti bella?
Sgomborarmi la casa con le some!
Fa' conto di venir piú regolata;
ché, per Dio vero...