Se la eterna Maestá a le ostie, ai tempii ed a le statue piú che ai
cori, agli animi ed a la fede riguardasse, quelli che a pena porgere
agli altari suoi le picciole immagini ponno, disperando de le celesti
grazie, di porgerli i fidi voti si rimarrebbero. Ma perché il grande
Iddio piú gode de la fervida volontá dei cori che de la gonfiata
superbia dei doni, ciascuno a la somma bontá ricorso, lá dove il freddo
poter manca, supplisce con il caldo volere: ne la guisa che, ne lo
offerire al gran vostro nome il primo parto del mio ancora acerbo
ingegno, faccio io; rendendomi certo che stenderete in accettarlo la
sacra destra con quella istessa natia clemenza con la quale il grande
Artaserse abbassò la real bocca, l'acqua pura gustando che con le ruvide
mani il semplice pastore rozzamente gli porse. E perché lo eccelso re
vie piú si umiliò in ber l'anima che insieme con le onde del fiume il
boscareccio uomo gli diede che nel ricevere i preziosi doni dei potenti
signori non soleva, ancora l'Altezza Vostra si umilierá nel prendere il
core che insieme con queste mie prime fatiche gli offerisco non
altrimenti che si faccia in accettare gli alti poemi che i chiari
prencipi de le sacre scuole de le lettere, in ciascun luogo, in ogni
tempo ed a tutte le ore, li consacrano. Né si creda però che io sí
temerario fossi che a voi, che obbietto degli onori siete, per onorarvi
inviassi l'opra che io come in poco spazio di tempo forse con poca
esperienza d'arte feci, ancora che a Dio, a cui né crescere né scemare
si può di gloria, veggiamo, non misurando la grandezza sua, cantare
inni, ardere incensi ed accender lumi; anzi perché (sí come le cose
poste ne' tempii, per vili che sieno, di indegne degnissime diventano),
essendo al magnanimo Ippolito consecrata, di bassa e negletta venga
dagli uomini pregiata: ché, per tenere sculto ne la sua picciola fronte
il pregiato nome vostro, i pellegrini spiriti che vi adorano la
solleveranno con la medesima fortuna che dal tempo abbattuta colonna,
per la riverenza de l'antico titolo che in essa si legge, si solleva. E
se a me di ciò punto vien di onore, non altrimenti lo estimerò che
soglino li umili sacerdoti i fumi degli odorati incensi e gli altri
onori di che essi participano, ricognoscendo tutto da colui che è
cagione in loro di tali grazie.
Di Ferrara, a li XXV di luglio M.D.XXXIII.