«P. S. — Rispondimi circa i nastri. Giannina sostiene che sono di moda».
Lord Arturo guardò la lettera con una ciera così seria e così infelice,
che la duchessa scoppiò a ridere:
— Arturo mio, non ti farò più vedere una lettera di una fanciulla,
se fai un viso simile!... Ma cosa pensi di quella pendola? Mi sembra
un'invenzione veramente curiosa e vorrei averne una anch'io.
— Non ho molta fiducia in simili orologi, — rispose lord Arturo con un
sorriso malinconico, ed abbracciò sua madre.
Salite le scale, si gettò su di una poltrona, e gli occhi gli si
empirono di lagrime.
Aveva fatto quanto poteva per compiere un delitto, e per due volte i
suoi tentativi avevano fallito, e non per colpa sua. Aveva cercato di
fare il suo dovere, ma sembrava che il destino lo tradisse...
Si sentiva ormai accasciato dal sentimento della sterilità delle sue
buone intenzioni, dall'inutilità dei suoi sforzi per una bella azione.
Era forse meglio compiere il matrimonio. Sibilla ne avrebbe sofferto,
è vero; ma il dolore non avrebbe guastato un carattere nobile come il
suo.
In quanto a lui, egli sarebbe partito! Vi sono sempre delle guerre dove
un uomo può farsi uccidere, esiste sempre qualche causa cui un uomo può
fare olocausto della propria vita; e giacchè la vita non aveva gioie
per lui, la morte non lo spaventava. Seguisse il destino il fatale suo
cammino! Egli non avrebbe fatto nulla per arrestarlo.
Alle sette e mezzo passate si vestì e si recò al circolo.
Surbiton vi era con un gruppo di giovani eleganti, e lord Arturo fu
costretto a cenare insieme ad essi. La loro conversazione banale, i
loro scherzi oziosi non l'interessavano, e appena servito il caffè se
ne andò, sotto il pretesto di un convegno.
Mentre usciva dal circolo, il portiere gli consegnò una lettera.
Era del signor Wickelkop che l'invitava per la sera dopo a vedere un
ombrello esplosivo; era l'ultima invenzione: veniva da Ginevra.
Lord Arturo stracciò la lettera in mille pezzi. Era deciso a non
ricorrere più a nuovi tentativi.
Errò lungo il Tamigi, e per delle ore rimase seduto presso il fiume.
La luna apparve attraverso un velo di nubi fulve, come l'occhio di un
leone dietro una criniera, e innumerevoli stelle smaltarono l'abisso
dei cieli, come polvere d'oro seminata sopra una cupola rossa.
Sul fiume torbido passava, di quando in quando, un battello che seguiva
la strada dondolandosi a seconda della corrente. I segnali della
ferrovia, da verdi si fecero rossi, e i treni traversarono il ponte
fischiando acutamente.
Dopo mezzanotte risuonò un rumore sordo sulla piccola torre di
Westminster e ad ogni colpo della campana sembrava che la notte
tremasse.
Poi, i lumi della ferrovia si spensero, e solo una lampada solitaria
seguitò a brillare come un grosso rubino sull'albero gigantesco di una
barca; ed ogni rumore della città cessò.
Alle due, lord Arturo si alzò avviandosi dalla parte di Blackfriars.
Come ogni cosa sembrava fantastica, simile ad un strano sogno!
Dall'altra parte del fiume le case erano avvolte nelle tenebre; si
sarebbe detto che l'argento e l'ombra avessero modellato un mondo tutto
nuovo.
L'enorme cupola di S. Paolo si disegnava come un globo attraverso la
nerastra atmosfera. Avvicinandosi alla colonna di Cleopatra, lord
Arturo scorse un uomo appoggiato al parapetto, ed alla luce del
lampione lo riconobbe: era Podgers.
Lord Arturo, vedendo il volto grasso e floscio, gli occhiali d'oro, il
sorriso malato, la bocca sensuale del chiromante, si fermò.
Un'idea gli era balenata nella mente. Scivolò leggermente presso
Podgers e in un attimo lo afferrò per le gambe e lo precipitò nel
Tamigi. Un'imprecazione, un gorgoglio d'acqua, e nulla più. Lord Arturo
guardò ansiosamente la superficie del fiume; non vide che un piccolo
cappello che girava in un gorgo d'acqua argentata dal chiaro di luna.
Dopo qualche minuto anche il cappello scomparve.
Per un momento, egli credette di vedere una grande ombra informe che si
slanciava per la scaletta del ponte, e temette di non essere riuscito.
Presto però si avvide che questa immagine era un riflesso, e, quando
la luna brillò nuovamente fuori dalle nuvole, anche il riflesso si
dileguò.
I decreti del destino si erano dunque realizzati! Egli emise un
profondo sospiro di sollievo e il nome di Sibilla salì alle sue labbra.
— Vi è caduto qualcosa nell'acqua? — chiese ad un tratto una voce
dietro di lui.
Si voltò bruscamente e vide una guardia che teneva in mano una lanterna
cieca.
— Oh! niente che valga la pena di occuparsene, — rispose egli
sorridendo. E, chiamata una carrozza che passava, vi saltò dentro e
disse al cocchiere di condurlo in via Belgrave.
I giorni che seguirono, lord Arturo fu ora allegro, ora inquieto. Vi
erano dei momenti in cui si aspettava quasi di vedere entrare Podgers
nella sua camera e altre volte pensava che la fortuna non poteva essere
ingiusta verso di lui.
Due volte si recò sino alla casa del chiromante in via West Moon, ma
non osò suonare. Era ansioso e temeva di aver la certezza. Alla fine
questa venne.
Stava seduto nella sala da fumare del circolo prendendo il _Thè_ e
ascoltando annoiato Surbiton, che gli dava il resoconto dell'ultima
operetta alla _Gaité_, quando il servo portò i giornali della sera.
Prese la Gazzetta di Saint James e ne sfogliò le pagine distrattamente,
allorchè i suoi occhi furono colpiti da questo strano titolo:
«_Suicidio di un chiromante_»
Divenne pallido dall'emozione e lesse il brano.
«Ieri mattina alle 7 il corpo di Settimio R. Podgers, il celebre
chiromante, è stato rigettato sulla sponda a Greenwich, innanzi allo
Ship-Hotel.
«Il disgraziato era scomparso da qualche giorno e i circoli chiromanti
erano molto inquieti per lui: si suppone che siasi suicidato per
una momentanea alterazione delle sue facoltà mentali, causate forse
dal troppo lavoro, e così il giudice ha oggi concluso. Podgers aveva
terminato appena un trattato completo sulla mano umana. Quest'opera
sarà pubblicata quanto prima, ed ecciterà indubbiamente molta
curiosità. Il suicida aveva 65 anni: sembra che non lasci parenti».
Lord Arturo si slanciò fuori del circolo col giornale in mano, con
grande stupore del portiere: corse diretto a Parklane. Sibilla che era
alla finestra lo vide giungere e pensò che recasse buone notizie; gli
corse incontro, e appena lo ebbe guardato comprese che tutto andava
bene.
— Mia cara Sibilla, domani ci sposeremo.
— Pazzo! E la torta nuziale che non è ordinata? — rispose Sibilla
lagrimando di gioia.