Cantor, che vuoi la Sposa, e corri al cieco
Carcere della notte e del' obblio,
Non t' incresca se, innanzi a quello speco,
Giunsi con questi incliti spirti anch' io·
Tormentoso ne trae fin qui con teco,
Di saper del tremendo aere, desio:
L' Erebo tutto, e quanto arcano ha seco,
Fia schiuso al canto, ove ragiona un Dio.
Vanne, e in dono il Ver porta alle affannate
Anime nostre; e tu ben sai che ai cuori
Sposa prima e divina è Ventate.
E intanto, sino al tornar tuo felice,
Starem la terra a ricoprir d' allori,
Per l' orme tue, per l'orme d'Euridice.