_(Con rime obbligate.)_
Giace il giusto al suo letto, e in aria dolce
Il labbro moribondo a Dio dà lode,
Il languido gli s' apre occhio, e ne gode,
Che speranza del Cielo il cor gli folce.
Col perpetuo pregar la mente addolce
Onde Satano a lui non faccia frode,
Quand' ecco che improvvisa una melode
La sua divina farfalletta molce.
Vien, dicea· della luce entro la fonte,
Nè ti sarà più mai tolto 1' ameno
Etereo giogo del divino monte.
Dopo un lieve affannarsi alfine uscio
La bell' alma dal carcere terreno
A guisa di sospir caldo di Dio