REVERENDISSIMO P. MAESTRO CONCANEN,

La lettera del degnissimo Monsig. Milner, Vicario Apostolico del distretto

medio d’Inghilterra, diretta a V. P., la cui traduzione ella, per ordine

del Prefetto stesso, ha communicata all Arcivescovo di Mira, Segretario di

Propaganda, ha fatto entrare la Sacra Congregazione nello stesso timore,

che manifesta l’ ottimo Prelato, che il momento della fortuna dei

cattolici nel Parlamento sia il più pericoloso alla purità, e stabilità

della nostra santa Religione, che sia mai avvenuto dopo la pretesa riforma

di quel regno, e non si farebbe ingiuria al Governo acattolico, se si

sospettassero appunto queste mire: E perciò dovranno i Vicarj Apostolici,

ed i Vescovi di quel dominio abbandonare ogni mira di proprio vantaggio,

ed interesse temporale, da cui, indebolito il loro cuore potrebbe

facilmente, senza avvedersene, essere sorpreso a condiscendere in qualche

cosa, che recherà, col tempo, del pregiudizio alla Religione.

Questo spirito di disinteresse si scorge già luminosamente in Monsig.

Milner dal tenore della sua lettera: e perciò chiede egli saviamento della

S. C. delle istruzioni, colle quali regolarsi nella trattativa, in cui si

trova impegnato. Ma la S. C. trova delle difficoltà gravi, più o meno, in

tutti i progetti, ch’ egli narra, fatti da quei politici.

Ed in primo luogo, riguardo al progetto di assegnarsi stabili pensioni sul

pubblico erario ai Vescovi, ed al Clero di quel dominio, la Santità di N.

S. espresse già i suoi sentimenti, per mezzo di un biglietto dell’

Arcivescovo, che scrive, diretto a V. P, in data dei 7 Agosto 1801, il

quale essendo stato da lei comunicato ai metropolitani, e vescovi

d’Irlanda, essi risposero, che rinunziavano volentieri a qualunque

vantaggio temporale, per conservare illibata la cattolica Religione. Sarà

dunque opportuno di spedire a Mons. Milner la copia di quel Biglietto, che

si dà qui annessa.

E per verità, accettandosi dal clero le pensioni, cesseranno immantinente

molti fondi di sussistenza, che ora ritrae dalla pietà de fedeli;

resteranno le pensioni per quasi unico mezzo di sostentamento. Ora chi non

vede a quali gravissime tentazioni non si esporrebbero gli ecclesiastici,

di condiscendere, in qualche cosa pregiudiziale alla s. Religione, alla

volontà di un Governo di religione diversa, che può in un punto ridurlo

allu mendicità col ritenere le pensioni? Per questa, ed altre ragioni,

essendosi adottata la massima di dare le pensioni al clero dell’ Assemblea

Nazionale di Francia nella Costituzione civile del clero, la Sa. Me. di

Pio VI. la riprovò nel suo breve dei 20 marzo 1791. pag. 61, e seg. Ed

avendo la stessa corte di Londra, quando entrò in possesso della Corsica,

fatto il medesimo progetto, vi si oppose la S. Sede, e quella Real corte

desistè dall’ impegno.

Riguardo all’ influenza, che si vorrebbe, del potere civile nella nomina

de’ vescovi, cosi varj progetti, che si sono fatti, per regolare una tale

influenza, è in primo luogo da avvertirsi, che la nomina assolutamente non

potrà accordarsi al Sovrano, come acattolico. Al qual proposito basterà

riportare i sentimenti di Benedetto XIV. Questo gran Pontefice in una sua

lettera scritta al vescovo di Breslavia li 15 maggio 1748, si espresse ne’

seguenti termini.—"Non ritrovasi in tutta la storia Ecclesiastica verun

indulto conceduto da Romani Pontefici ai Sovrani di altra comunione, il

nominare a Vescovadi, ed Abbadie—soggiungendo, che non voleva, ne poteva

introdurre un esempio, che scandalizzarebbe tutto il mondo cattolico, e

che, oltre la gravissima pena, la quale Iddio gli farebbe scontare nell’

altro mondo, renderebbe il suo nome esoso, e maledetto in tutto il tempo

di sua vita, e molto più in quello che avrebbe a decorrere dopo la di lui

morte. La stessa difficoltà sussisterebbe ugualmente, ancorchè il diritto

di nomina fosse limitato tra una classe di persone, esaminata prima, e

previamente sperimentata, ed approvata dal corpo dei Vescovi, come quello

de’ Gran-Vicarj, da stabilirsene due in ogni Diocesi, e Distretto. Ma

oltre a questo, il progetto de’ Gran-Vicarj involve gravissime difficoltà

per le circostanze locali. Perciocchè, lasciando anche stare il pericolo

dell’ ambizione degli ecclesiastici presso de’ Vescovi, e Vicarj

Apostolici per essere dichiarati Gran-Vicarj, quando che ora, scegliendosi

i soggetti da promuoversi dal ceto degli operaj, s’ impegnano anche gli

ambiziosi a faticare a prò delle anime: é chiaro ancoro, che in tanta

penuria di ecclesiastici, ch’ è in tutto cotesto dominio, se si tolgono

due Gran-Vicarj per ogni Vicario Apostolico, o Vescovo, mancheranno

affatto gli ecclesiastici per la cura delle anime.

Il semplice diritto di esclusiva involverebbe minori inconvenienti

intrinseci, purchè fosse limitato; giacchè altrimenti, a forza di

escludere si otterrebbe per indiretto una vera nomina. Ma questo diritto è

affatto nuovo; e l’ introdurlo per la prima volta, non si sa a quali

conseguenze potrebbe condurre. Ma siccome tutti questi progetti si fanno

per assicurare il Governo, che non sia promossa persona, che non gli sia

invisa, dovrebbe bastare l’ esperienza di tanti secoli, ad assicurare il

Governo, stesso della somma premura, che ha sempre avuta la S. Sede, che i

soggetti da lei promossi, non solo non siano invisi, ma siano anche

graditi del Governo stesso. Eo V. P. puó di fatto proprio attestare della

somma industria, attività, e segretezza usatasi, qualche tempo fa, della

S. Sede, per escludere persona, che sospettava potere riuscire men gradita

al Governo, benchè ape poggiata da forti raccomandazioni, ed includesse

altra persona, cha sicuramente fosse di sua soddisfazione. Oltre di che

essendo solitquesta S. C. di attendere per gli promovendi gli attestati, e

le postulazioni, o le informazioni de’ Metropolitani, o degli altri Vicarj

Apostolici, ed anche del clero della rispettiva Diocesi, prima di proporre

al S. P. i soggetti, da questi certamente sapra quali siano quelle

persone, che possano essere poco accette al Governo, per escluderle

sicuramente.

Quanto al desiderio de’ Magnati, di avere vescovi, in vece di Vicarj

Apostolici, in se stesso considerato è santissimo, ed analogo alla

costituzione della Chiessa Cattolica; e se n’ è trattato altre volte in

Inghilterra. Dispiace solamente il fine, per cui si fa un tal progetto,

cioè per avere Prelati meno aderenti alla S. Sede. Ma la S. Sede nulla

avrebba a temere da siffata innovazione, sull’ esempio de’ vescovi d’

Irlanda de quali è ugualmente contenta che de’ Vicarj Apostolici d’

Inghilterra, e di Scozia. Senza che, la constante esperienza dimostra, che

quantunque in diritto sia diversa la condizione de’ Vicarj Apostolici de

quella de’ Vescovi; pure in fatti non porta effetti diversi. Solo devrebbe

rifflettersi alle circostanze de’ tempi, ed agl’ incovenienti che

potrebbero esercitare il cosi detto Club Cisalpino, per evitarsi al

possibile ogni innovazione.

Più di tutti sarebbe fatale quel progretto, che per altro Monsig. Milner

dice essere di alcuni pochi, che ogni communicazione de’ cattolici colla

S. Sede debba soggiacere all’ esame de’ ministri di S. M. Questo diritto

non si è mai riconosciuto dalla S. Sede in alcun principe cattolico: e l’

esempio che si cita, della Francia, era dai concordati limitato alle sole

ecclesiastiche proviste. Ma quanto sarebbe più pericoloso in un Governo

acattolico, con cui non è possibile di convenire nelle massime religiose.

Si spera per altro, che quei pochi, che propongono, un tal progretto, non

troveranno seguito: e che quel Governo, che si vanta di lasciare una piena

libertà ai suoi sudditi, non vorra imporre loro una catena negli effari

più delicati, che riguardano la coscienza, per gli quali soltanto i

cattolici, communicano colla S. Sede: giacchè la S. C. nel questionario

stampato, che manda a quei Vescovi, e Vicarj Apostolici per norma della

relazione delle loro chiese, nel primo articolo si protesta espressamente

che non vuole di loro alcuna nuova politica.

Molto consolante è poi, riuscito alla S. Congr. la nuova, che sia

riuscito, allo stesso Monsig. Milner di ottenere un’ assai piú grande

libertà per gli soldati cattolici nell’ esercizio della S. Religione; e

che abbia ben dispositi gli animi, per fare riconoscere validi nella legge

civile i matrimonj contratti avanti un sacerdote cattolico. V. Paternità

gliene faccia i più vivi ringraziamenti, per parte di questa S. C.

In fine l’ Arcivescovo, che scrive, con piena stima se le rassegna.

The Irish Ecclesiastical Record, Volume 1, November 1864 · 第 5 / 24 题