PREFAZIONE DELL'AUTORE[334].

Adempisco presentemente la mia promessa, e conduco a termine il disegno

che mi son proposto di scriver l'Istoria della Decadenza e Rovina del

Romano Impero, tanto in Occidente quanto in Oriente. S'estende tutto il

periodo di essa dal tempo di Traiano e degli Antonini, fino alla presa

di Costantinopoli fatta da Maometto secondo; e include un ragguaglio

delle Crociate, e dello Stato di Roma ne' secoli di mezzo. Son passati

dodici anni, da che fu pubblicato il primo Volume di quest'Opera: dodici

anni, secondo il mio desiderio, = di salute, di ozio, e di costante

applicazione[335] =. Ora posso meco stesso congratularmi d'essermi

liberato da un lungo e laborioso dovere, e sarà pura e perfetta la mia

soddisfazione, se fino al termine dell'Opera mi continuerà il favore del

Pubblico.

La mia prima intenzione fu di riunire sotto un sol punto di vista i

molti Autori d'ogni secolo e linguaggio, da' quali ho tratto i materiali

di questa Storia; e sono tuttavia persuaso, che quest'apparente

ostentazione si sarebbe più che compensata dall'utilità reale di essa.

Che se ho rinunziato a tale idea, se ho evitato un'impresa, che ha

incontrato l'approvazione di un Maestro dell'arte[336], io posso trovar

la mia scusa nell'estrema difficoltà di assegnare una giusta misura ad

un catalogo di questa sorta. Una semplice lista de' nomi e dell'edizione

non avrebbe soddisfatto nè me stesso, nè i miei Lettori; i caratteri de'

principali scrittori dell'Istoria Romana e Bizantina si sono annessi

opportunamente ai fatti, ch'essi descrivono; ed una ricerca più copiosa

e più critica, quale in vero meriterebbero, avrebbe richiesto un

elaborato volume, che appoco appoco sarebbe divenuto una general

biblioteca d'Istorici. Per ora dunque mi contenterò di rinnovar le mie

serie proteste, che ho procurato sempre di attignere dalle prime

sorgenti; che la mia curiosità, non meno che un sentimento di dovere, mi

ha sempre stimolato a studiare gli originali; e che se qualche volta ciò

non mi è riuscito, ho esattamente notato quella secondaria

testimonianza, dall'autorità di cui dipendeva il passo o l'avvenimento,

di che si trattava.

Io presto rivedrò le rive del lago di Losanna, paese a me noto e caro

fin dalla mia prima gioventù. Sotto un Governo dolce, in un'amena

regione, in una vita d'ozio e d'indipendenza, ed in mezzo a un Popolo di

costumi facili ed eleganti, ho goduto, e posso tuttavia sperar di

godere, i variati piaceri del ritiro e della società. Ma io mi glorierò

sempre del nome e del carattere d'Inglese: sono altero della mia nascita

in un paese libero ed illuminato, e l'approvazione di esso è il migliore

e più onorevole premio delle mie fatiche. Se ambissi altro patrocinio,

che quello del Pubblico, dedicherei quest'Opera ad un Ministro di Stato,

che in una lunga, procellosa, ed alla fine infelice amministrazione ebbe

molti politici contraddittori, senza quasi un nemico personale; che nel

cadere dalla potenza ha conservato molti amici fedeli e disinteressati;

e che oppresso da una dura infermità gode il pieno vigore della sua

mente, e la felicità dell'incomparabile suo naturale. Lord North mi

permetterà d'esprimere nel linguaggio della verità i sentimenti

dell'amicizia: ma sì la verità, che l'amicizia tacerebbero, s'ei

dispensasse ancora i favori della Corona.

In una remota solitudine può la vanità pur sussurrarmi all'orecchio, che

i miei Lettori forse dimanderanno, se giunto al fine di quest'Opera, io

do loro un perpetuo addio. Dirò tutto quello, che so io medesimo, e che

potrei confidare al più intimo de' miei amici: presentemente hanno ugual

peso i motivi tanto d'agire, quanto di restare in quiete, nè consultando

i miei più segreti pensieri, posso decidere da qual parte sia per

preponderar la bilancia. Io non posso dissimulare, che sei gran tomi in

quarto debbono aver esercitato, e possono aver esaurito l'indulgenza del

Pubblico; che nel reiterare simili prove un Autore, che ha avuto un

successo felice, corre molto più il rischio di perdere, di quel che

possa sperare di guadagnare; che io vado presentemente a declinare negli

anni; e che i più rispettabili fra' miei Nazionali, quegli che io

desidero d'imitare, giunti presso a poco al medesimo periodo della lor

vita, han tralasciato di scriver l'Istoria. Ciò non ostante io rifletto,

che gli Annali de' tempi antichi e moderni possono somministrar molti

ricchi ed interessanti soggetti; che io tuttavia ho della salute e del

comodo; che mediante l'uso di scrivere deesi acquistare qualche facilità

e perizia, e che nell'ardente investigazione della verità e delle

cognizioni, non mi sono accorto d'alcuna decadenza. Per uno spirito

attivo è più penosa l'indolenza che la fatica; le ricerche però di gusto

e di curiosità occuperanno e divertiranno i primi mesi della mia

libertà. Queste tentazioni mi hanno qualche volta deviato dal rigoroso

dovere anche d'una piacevole e volontaria impresa: ma ora il mio tempo

sarà tutto a mia disposizione, e nell'uso o abuso, che farò

dell'indipendenza, io non temerò più i rimproveri nè di me stesso, nè

de' miei amici. Io giustamente pretendo un anno di Giubbileo: presto

passeranno la prossima state, e l'inverno seguente; e la sola esperienza

potrà decidere, se io preferirò la libertà e variabilità di studiare, al

disegno ed alla composizione d'un'opera regolare, che anima la

quotidiana applicazione dell'Autore nel tempo che la ristringe a certi

confini. Possono influire sulla mia scelta il capriccio ed il caso; ma

tale è la destrezza dell'amor proprio che sempre saprà applaudire

all'attiva mia industria, od al filosofico mio riposo.

Storia della decadenza e rovina dell'impero romano, volume 07 · 第 15 / 31 题