Adempisco presentemente la mia promessa, e conduco a termine il disegno
che mi son proposto di scriver l'Istoria della Decadenza e Rovina del
Romano Impero, tanto in Occidente quanto in Oriente. S'estende tutto il
periodo di essa dal tempo di Traiano e degli Antonini, fino alla presa
di Costantinopoli fatta da Maometto secondo; e include un ragguaglio
delle Crociate, e dello Stato di Roma ne' secoli di mezzo. Son passati
dodici anni, da che fu pubblicato il primo Volume di quest'Opera: dodici
anni, secondo il mio desiderio, = di salute, di ozio, e di costante
applicazione[335] =. Ora posso meco stesso congratularmi d'essermi
liberato da un lungo e laborioso dovere, e sarà pura e perfetta la mia
soddisfazione, se fino al termine dell'Opera mi continuerà il favore del
Pubblico.
La mia prima intenzione fu di riunire sotto un sol punto di vista i
molti Autori d'ogni secolo e linguaggio, da' quali ho tratto i materiali
di questa Storia; e sono tuttavia persuaso, che quest'apparente
ostentazione si sarebbe più che compensata dall'utilità reale di essa.
Che se ho rinunziato a tale idea, se ho evitato un'impresa, che ha
incontrato l'approvazione di un Maestro dell'arte[336], io posso trovar
la mia scusa nell'estrema difficoltà di assegnare una giusta misura ad
un catalogo di questa sorta. Una semplice lista de' nomi e dell'edizione
non avrebbe soddisfatto nè me stesso, nè i miei Lettori; i caratteri de'
principali scrittori dell'Istoria Romana e Bizantina si sono annessi
opportunamente ai fatti, ch'essi descrivono; ed una ricerca più copiosa
e più critica, quale in vero meriterebbero, avrebbe richiesto un
elaborato volume, che appoco appoco sarebbe divenuto una general
biblioteca d'Istorici. Per ora dunque mi contenterò di rinnovar le mie
serie proteste, che ho procurato sempre di attignere dalle prime
sorgenti; che la mia curiosità, non meno che un sentimento di dovere, mi
ha sempre stimolato a studiare gli originali; e che se qualche volta ciò
non mi è riuscito, ho esattamente notato quella secondaria
testimonianza, dall'autorità di cui dipendeva il passo o l'avvenimento,
di che si trattava.
Io presto rivedrò le rive del lago di Losanna, paese a me noto e caro
fin dalla mia prima gioventù. Sotto un Governo dolce, in un'amena
regione, in una vita d'ozio e d'indipendenza, ed in mezzo a un Popolo di
costumi facili ed eleganti, ho goduto, e posso tuttavia sperar di
godere, i variati piaceri del ritiro e della società. Ma io mi glorierò
sempre del nome e del carattere d'Inglese: sono altero della mia nascita
in un paese libero ed illuminato, e l'approvazione di esso è il migliore
e più onorevole premio delle mie fatiche. Se ambissi altro patrocinio,
che quello del Pubblico, dedicherei quest'Opera ad un Ministro di Stato,
che in una lunga, procellosa, ed alla fine infelice amministrazione ebbe
molti politici contraddittori, senza quasi un nemico personale; che nel
cadere dalla potenza ha conservato molti amici fedeli e disinteressati;
e che oppresso da una dura infermità gode il pieno vigore della sua
mente, e la felicità dell'incomparabile suo naturale. Lord North mi
permetterà d'esprimere nel linguaggio della verità i sentimenti
dell'amicizia: ma sì la verità, che l'amicizia tacerebbero, s'ei
dispensasse ancora i favori della Corona.
In una remota solitudine può la vanità pur sussurrarmi all'orecchio, che
i miei Lettori forse dimanderanno, se giunto al fine di quest'Opera, io
do loro un perpetuo addio. Dirò tutto quello, che so io medesimo, e che
potrei confidare al più intimo de' miei amici: presentemente hanno ugual
peso i motivi tanto d'agire, quanto di restare in quiete, nè consultando
i miei più segreti pensieri, posso decidere da qual parte sia per
preponderar la bilancia. Io non posso dissimulare, che sei gran tomi in
quarto debbono aver esercitato, e possono aver esaurito l'indulgenza del
Pubblico; che nel reiterare simili prove un Autore, che ha avuto un
successo felice, corre molto più il rischio di perdere, di quel che
possa sperare di guadagnare; che io vado presentemente a declinare negli
anni; e che i più rispettabili fra' miei Nazionali, quegli che io
desidero d'imitare, giunti presso a poco al medesimo periodo della lor
vita, han tralasciato di scriver l'Istoria. Ciò non ostante io rifletto,
che gli Annali de' tempi antichi e moderni possono somministrar molti
ricchi ed interessanti soggetti; che io tuttavia ho della salute e del
comodo; che mediante l'uso di scrivere deesi acquistare qualche facilità
e perizia, e che nell'ardente investigazione della verità e delle
cognizioni, non mi sono accorto d'alcuna decadenza. Per uno spirito
attivo è più penosa l'indolenza che la fatica; le ricerche però di gusto
e di curiosità occuperanno e divertiranno i primi mesi della mia
libertà. Queste tentazioni mi hanno qualche volta deviato dal rigoroso
dovere anche d'una piacevole e volontaria impresa: ma ora il mio tempo
sarà tutto a mia disposizione, e nell'uso o abuso, che farò
dell'indipendenza, io non temerò più i rimproveri nè di me stesso, nè
de' miei amici. Io giustamente pretendo un anno di Giubbileo: presto
passeranno la prossima state, e l'inverno seguente; e la sola esperienza
potrà decidere, se io preferirò la libertà e variabilità di studiare, al
disegno ed alla composizione d'un'opera regolare, che anima la
quotidiana applicazione dell'Autore nel tempo che la ristringe a certi
confini. Possono influire sulla mia scelta il capriccio ed il caso; ma
tale è la destrezza dell'amor proprio che sempre saprà applaudire
all'attiva mia industria, od al filosofico mio riposo.