DOCUMENTO LVII.

Laudato sia il grande e onnipotente Iddio.

Potentissimo, maestosissimo ed altissimo principe, padrone e

possessore del vasto dominio veneziano, signore e monarca di grandezza,

maestà, giustizia e magnanimità, serenissimo possessore del

manto della gloria, potente dominatore fra li re cristiani, di carità

e di equità che non ha pari, qual s'assomiglia all'oceano che non

ha paragone nella immensità, essendo nota a tutto l'universo la sua

grandezza e potenza.

Dopo di che le portiamo colla presente che avendo la Serenità

Vostra inviate sue da noi stimatissime lettere, per mano di Matteo

vescovo di Naschirvan, dirette alla felice memoria del potentissimo

nostro padre che ora gode stanze serene e gloriose nel paradiso;

quali lettere sono state invece di lui a noi presentate, ed intesone

il contenuto, alle quali si è fatta quella stima che meritano le grandezze

cospicue di chi le ha inviate.

E sopra il motivo della raccomandazione per li popoli cattolici, della

credenza di Gesù che si attrovano nel nostro dominio, acciò godino tutte

le immunità e privilegi, abbiamo comandato che per tutte le città,

castelli, terre e villaggi dove vi sono abitazioni sieno rispettati ed

onorati, comminando che non li sia inferita molestia alcuna: anzi per

maggiormente far palese la stima che facciamo delle raccomandazioni

di Vostra Serenità, abbiamo comandato che attrovandosi in qual

si sia castello e villaggio alcuno dei sopradetti, molti o pochi dei

sudditi cattolici in molto o poco numero, a causa di loro restino

anco immuni tutti gli altri di qualsivoglia condizione o setta, e ciò

per esservi colà abitanti cattolici; e questo perchè si veda la nostra

intenzione che è sempre per incontrare nelle soddisfazioni di un

principe così a noi amico, al quale professiamo osservanza non ordinaria.

Ma nonostante le immunità ed esenzioni da noi concesse ai

popoli non solo cattolici, ma anco agli altri abitanti in quelle terre e

castelli, hanno essi voluto colla direzione del suddetto vescovo Matteo

contribuire un semplice segno di ricognizione al mio erario come

dominante, e questo per goder perpetuamente le concessioni da noi

fatteli, dove per consolarli abbiamo così confermato. Onde con

questo decreto restano immuni da qualsivoglia altra contribuzione,

cui per l'avanti soccombevano, non solo all'erario regio, ma anco alli

rappresentanti che colà si attrovano e che per l'avvenire vi saranno;

quali dovranno in tutta puntualità adempire ed eseguire i nostri comandi

nel ben governarli, proteggerli e difenderli da qualsivoglia

molestia, i quali popoli potranno a loro piacere e con sicurezza attendere

ai loro negozi. Abbiamo avuto notizia come la guerra che vertiva

sopra l'isola di Candia con l'Ottomano resti ora cessata, ed il tutto

aggiustato con la pace stabilita e convertita in buona amicizia, ed

attrovarsi al presente la predetta isola di Candia in potere del medesimo

Ottomano e restate sopite tutte le differenze. Nonostante però se

nell'animo della Serenità Vostra insorgesse altro di nuovo sopra

ciò, la preghiamo che senza alcun rispetto o riguardo si compiaccia

darci avviso e manifestarci l'animo suo, assicurandola di una prontezza

nell'abbracciare e poner in esecuzione quanto ci dirà e quanto

desidera.

Nel resto le preghiamo dal Signor Dio tutte le felicità, prosperità

e grandezze maggiori.

_Sigillo del re di Persia_ SULEIMAN.

PIETRO FORTIS

_Dragomanno pubblico_.

_Esp. Princ. Filza 40._

La Repubblica di Venezia e la Persia · 第 111 / 148 题