DOCUMENTO L.

1649, 28 marzo.

_Questa mattina ritornato il padre domenicano all'ecc.

Collegio, e fatto introdurre, disse essersi partito di

Persia già un anno in circa, aver avuto da quel re la

lettera presentata, e parimenti da Domenico Santi che

colà si ritrovava un'altra che consegnò; e dimandatogli

da Sua Serenità alcune particolarità rispose nel tenore

appunto che si contiene nella scrittura che poi ha dato,

ed è la seguente:_

_Serenissimo Principe,_

Desiderando io l'esaltazione della santa Fede Cristiana e di questa

Serenissima Repubblica, che con tanto valore tanti anni sono si

impiega combattendo contro il comune nemico, non ho perdonato

a fatica alcuna nell'andar da Polonia in Persia e venire di Persia a

Venezia, a portare lettere di quel re di Persia a Vostra Serenità; e

per obbedire ai suoi comandamenti di por in carta alcuna relazione di

quello che ho potuto fare, dirò a Vostra Serenità tre cose:

Primo: il viaggio in Persia e come si può ivi per la più breve e

facile via andare, e li onori che nel viaggio come ambassadore dei

Cristiani mi furono fatti.

Secondo: quello che ho trattato col re di Persia.

Terzo: quello che si può sperare da quel re in nostro aiuto.

Io mi ritrovavo in Polonia nel tempo che ivi era il signor Tiepolo

Giovanni ambasciatore a quella corona, il quale oltre a quello che

aveva negoziato con quel re e fattolo armare, ha anche fatto che

inviasse un ambasciatore al re di Persia, e subito egli spedì uno che si

dimandò Slich nobile polacco, per invitarlo a muover la guerra contro

i Turchi, e destinò ed elesse S. M. me per suo compagno nella

ambasceria, e ci furono date dall'ill.mo Giovanni Tiepolo lettere di

Vostra Serenità al suddetto re di Persia.

Si inviassimo dunque con 25 nobili polacchi a quella volta. Li 2

ottobre 1646 partii da Varsavia, per compagno del detto ambasciatore

e giunsimo a 20 decembre in Mosca città metropoli e residenza

di quel granduca. Ricevuti con grandissimo onore ed affetto,

li 23 fossimo introdotti alla udienza pubblica.

Li 12 gennaro partissimo provvisti di cavalli, soldati ed ogni altra

cosa necessaria dal suddetto granduca pel nostro viaggio in Persia.

Li 18 giunsimo a Vladimiria città anticamente sedia delli granduchi

di Moscovia. Li 21 a Murom, li 24 a Nisni Novogorod città bellissima

e grande.

Il primo di febbraio a Cosma e Damiano, li 12 giunsimo in Cazan

città bella e mercantile, dove siamo svernati per li gran freddi che

vi erano e li pericoli delli tartari calmuchi.

Li 3 di maggio provvisti di barche e di uomini ed ogni altra cosa

necessaria per la navigazione, ci imbarcassimo per la Volga fiume

grandissimo, e li 22 giunsimo in Astracan città bella e grande, ben

munita di presidio, ove stassimo fino alli 7 di giugno che si imbarcassimo,

provvisti di comitiva e di ogni cosa necessaria dal granduca

per il mar Caspio, nel quale fossimo un mese con grandissimi

pericoli.

Li 4 di luglio sbarcassimo in Nizova, spiaggia di Persia, li 22

partissimo di là per Sciamachia, città capitale della provincia di

Schirvan. Li 25 giunsimo colà ove fossimo ricevuti con grandissimo

onore dal Khan di quella città.

Li 3 agosto partimmo per Ardebilla città bella e grande onorata

dal sepolcro del re Saladino quale tengono per gran santo. Vi è quivi

un ospitale fondato dal detto re che sostenta ogni giorno 500

persone.

Li 18 partimmo da questa città e giunsimo in Zenghian città, e

di là a Sultaniè, da Sultaniè a Com città molto bella, e quivi si

ammalò il signor ambasciatore. Di Com addì 5 settembre giunsimo

in Cascian città bellissima e ricca dove si lavorano molto belli

panni di seta.

Li 10 partimmo e li 15 giunsimo in Ispahan sedia e residenza di

S. M. di Persia. Fossimo incontrati da molti cortigiani e signori

spediti da S. M. per introdurci dentro la città, i quali ci condussero

ad un bellissimo palazzo preparato per nostro alloggio, la sera S. M.

ci mandò la cena preparata in piatti d'oro ed altri vasi.

Poco si passò che s'ammalò il signor ambasciatore gravemente e

non gli fu possibile di andare all'udienza; crescendo il male, fece

chiamare uno dei principali cortigiani di S. M. al quale disse:

Giacchè così piace al signor Iddio di chiamarmi ad altra vita, e

che non posso pienamente adempire la volontà del re e della serenissima

Repubblica veneta in questa ambasceria; questo presente

signor padre, datomi dal mio re per compagno dell'ambasciata, soddisferà

intieramente a quella. Perciò in presenza dello stesso signor

persiano mi consegnò l'istruzione, le lettere ed ogni cosa, e li 7 di

ottobre, munito dei nostri ss. Sacramenti, rese l'anima sua al creatore,

e fu sepolto il giorno seguente con gran pompa nella chiesa dei

padri M. R. Carmelitani scalzi.

Li 17 io fui introdotto all'udienza pubblica del re, accompagnato

da molti sì persiani come franchi, e salutato che ebbi S. M. da parte

del serenissimo re di Polonia ed anco da parte della serenissima Repubblica

di Venezia, gli resi le lettere. S. M. mi fece sedere e per molto

tempo mi trattenne interrogandomi della salute e stato delli serenissimi

re e principi cristiani: io risposi conforme a quello stato che

avevo saputo nella mia partenza.

Li 31 io fui invitato da parte di S. M. alla loro pasqua che chiamano

Bairan: risposi che molto volontieri avrei servito S. M.

mentre ciò non seguisse in mio pregiudizio col cedere il luogo ad altri

ambasciatori che si ritrovassero ivi, mi risposero che per certo non

mi sarebbe fatto pregiudizio nè torto veruno. Il dì seguente vennero

a levarmi con cavalli di S. M. per me e per tutta la mia gente.

Giunto a palazzo feci riverenza a S. M. e mi fu dato luogo conveniente.

Durarono i giuochi ben due ore dove si videro diversi combattimenti;

quindi si fece un banchetto, nel quale S. M. e tutti mangiarono

in terra ed io ad una tavoletta alta un piede sedendo sopra una

seggiola bassa. Finito il pranzo mi ritirai all'alloggiamento nostro.

Il giorno dopo mandò S. M. un principal della sua corte da me a

dirmi, che mettessi in carta in lingua persiana, come usasi colà,

quanto desiderava il serenissimo re di Polonia e la serenissima Repubblica

di Venezia. Io subito mandai a chiamare li padri carmelitani

scalzi che mi tradussero in lingua persiana e scrissero li punti seguenti:

1. Universo mundo bene est notum turcarum imperatores precipue

presentem esse fidei fracturam, nulliq. regi convicino, non solum

non tenere iuramentum viro sub amicitiae pretexta ferro, igneq.

occupare dictiones.

2. Cuius sacramenti fragium, non volentes christiani reges sustinere:

volenterque eius tantam superbiam reprimere, Christi invocato

auxilio, omnes suas vires ac potentiam terra mariq. converterunt.

3. Et quia serenissimi regis nostri, Reipublicaeq. venetorum

dictiones, confinibus illius sunt viciniores ob idque gravius sentiunt

eius insultus; quam alii monarchae christiani, quibus pro

muro quodam modo sunt, per Dei voluntatem serenissimum regem

nostrum pro supremo duce suo, omnes unanimi consensu delegerunt.

4. Qui huic tam sancto operi lubens humeros submisit, desiderans,

et alios monarchas quibus cum ab antiquis saeculis amicitia fuit ad

tollendum tam comunem inimicum ad similia vota excitare, me ad

regiam maiestatem tuam expedivit.

5. Quoniam vero contra hunc inimicum uter non solum antecessores

maiestatis tuae, verum etiam ipsa tua maiestas, magnam causam

sustinet, non sibi persuadet serenissimus rex noster nec

non omnes alii reges ac principes christiani maiestatem tuam hanc

occasionem, otio praetermissuram. Cuius gratia antecessores maiestatis

tuae, tanta sanguinis effusione plura possederunt.

6. Hoc itaque regia maiestas tua, iusta ponderando non parcat

ancipiti gladio ne antecessorum suorum tantorum heroum, qui

etiam in florente sua aetate nullis laboribus pepercerunt, alte impressa

vestigia properantur ac tot tantiq. reges et principes spe sua

in tuae maiestatis persona fraudentur, nec hoc cum gratia legato

ad ipsos destinato comitari dignetur.

I quali punti presentai a S. M., e lettili rispose che molto volontieri

avrebbe soddisfatto alla amicizia dei principi cristiani.

In quel tempo ivi era un ambasciatore del Gran Mogol, il quale era

stato trattenuto due anni per alcune lettere quali avea scritto al

suo re e furono intercette.

Scriveva che il serenissimo re di Persia era ancor giovinetto e

non poteva trattar con esso, e quando chiedeva audienza dal re se

gli rispondeva, che il re era ancor troppo giovane e che aspettasse il

tempo. S. M. il re di Persia era d'anni 18 quando giunsimo noi in

Persia, giovane grazioso affabile, e come era detto da tutti era per

riescire un altro shàh Abbas suo avo, continuamente a cavallo e nelli

esercizii militari; la sua ava moglie del detto shàh Abbas reggeva e

governava, ma ora lui essendo d'anni 19 governava lui stesso. Ha

per moglie una senza figliuoli ma si diceva che era gravida. La moglie

è figlia di un certo Surcolano qual abita in Daghestand, benchè

di donne ne abbia molte, quella è la principale.

Il suo cancelliere gran Visir si chiama Dauleto, uomo molto osservante

della sua legge, e non troppo amico dei cristiani; ha per moglie

una sorella del re di Persia, ha 5 figliuoli ed a tutti gli fece cavar

gli occhi, acciò non si sollevassero arrivati che fossero in età.

S. M. mandò un corriere a Costantinopoli per sapere se i principi

cristiani facevano guerra, e per questa occasione ci trattenne 11

settimane, sin tanto che il corriere ritornasse da Costantinopoli, e

quando cercavo l'espedizione mi rispondevano che mi riposassi che

quanto prima ci spedirebbe.

Il 16 novembre il serenissimo re mi mandò le vesti, quali è solito

dare agli ambasciatori, ed il giorno seguente fui chiamato di nuovo

all'udienza ove mi diede l'espedizione, cioè lettere per il serenissimo

re di Polonia e per la serenissima Repubblica di Venezia, di sua propria

mano, salutandoli e pregandoli felicissimi successi, promettendo

di soddisfare alla amicizia.

Di là ad alcuni giorni partii d'Ispahan e per il nostro ritorno

accompagnato da 25 soldati persiani, e provvisti di cavalli e d'ogni cosa

necessaria pel viaggio, ritornassimo per la istessa strada che eravamo

venuti.

Li 20 gennaio giunsimo in Sciamachia città principale della provincia

di Schirvan, come ho detto di sopra, furono mandati dallo

stesso Khan molti persiani per incontrarci e condurci al nostro alloggio

ove fossimo benissimo trattati da esso, ed ivi ci fermassimo

sino alli 29 di aprile.

Più volte ci invitò il Khan nel suo palazzo e particolarmente una

volta, che fu il giorno di S. Tomaso d'Aquino, li 7 di marzo: molte

cose allora ci riferì particolarmente dell'armata veneta che faceva

grandissimi progressi contro l'armata turchesca, delle galere che

erano state fracassate dalla armata veneziana di Smirne e di Scio e

minutissimamente di ogni cosa. Di più disseci che di Babilonia erano

fuggiti 200 turchi spahi in Persia, e promettevano al serenissimo re

di Persia, che se volesse inviare solo 12 mille uomini la città si sarebbe

resa, perchè era sprovveduta di presidio, e la miglior soldatesca

era stata levata dal Gran Signore, e li più peggiori gente inesperta

era restata. Di più disse che il serenissimo re aveva ordinato che il

Khan Solimano qual sta non molto lontano di Babilonia, stesse

apparecchiato, e lo stesso a quello di Erivan, di Tauris, di Sciamachia ed

altri che stassero lesti. Disse di più che il gran Signore scrisse al

serenissimo re di Persia, per genti, ma la S. M. non si contentò. Ogni

di ci mandava a riferire minutissimamente quanto faceva la serenissima

Repubblica.

Di più il Khan ci disse che S. M. mandava un esercito verso il regno

di Conducar per ricuperarlo unito insieme col gran Khan di

Tartaria Olbeco qual fu scacciato dal suo paese dal re Gran Mogol,

ma con l'aiuto del re di Persia lo ricuperò cacciando di nuovo gl'Indiani,

ed in quel tempo morì il re di Mogol ed il regno si divise

in quattro figliuoli; ed il minor nato è il più vivace, più bellicoso

degli altri fratelli e più amato e riverito, non si contentò

della parte lasciatagli dal re Mogol suo padre, levò l'armi contro il

suo fratello maggiore, come ancor fece contro il suo padre vivendo;

il che vedendo il re di Persia si risolse tentar di ricuperare quel regno

insieme unito con il gran Khan Olbeco, vedendo gli figliuoli

del Gran Mogol disuniti, molti anni sono che cercava questa occasione

tanto più vedendo che il gran Signore aveva che fare colla

serenissima Repubblica, perchè quando lui voleva andare sopra il detto

regno il gran Turco gli dava addosso, e quando voleva ricuperar Babilonia

il gran Mogol gli dava ancor lui addosso, e così non potea

nè l'uno nè l'altro ricuperare. Ma avendo l'occasione tanto per la

morte del gran Mogol, quanto per la guerra che aveva il gran Turco

contro la serenissima Repubblica, si deliberò di tentar la fortuna, ma

credo come dicevano i Persiani che quella guerra finirebbe presto, e

tutti e particolarmente li grandi dicevano che col ritorno dell'esercito

da quella parte dell'India andrebbe per ricuperare i luoghi occupati

dal gran Turco.

Li 29 aprile partissimo per la marina e vi giunsimo li 5 di maggio;

ci trattenessimo dalli 5 di maggio alli 12 giugno, allora ci imbarcassimo,

li 25 facessimo vela verso Astracan, ma volendo così la Divina

Maestà fossimo costretti a ritornar al luogo dove eravamo partiti per

li venti contrarii e poco mancò che non s'affogasse la barca. Li 28

per grazia di Dio facessimo di nuovo vela e giunsimo li 6 di luglio

all'acqua dolce, ed in detta acqua navigassimo 5 dì. Io mandai il mio

interprete con un nobile polacco in Astracan, al palatino di detta

città, e lui ci mandò 2 barche piccole perchè la barca grande non

poteva andare per esservi poca acqua.

La domenica mattina 29 ci vennero incontro molti nobili moscoviti

e soldatesca che quivi si ritrovava in Astracan; li 29 partissimo di

detta città provvisti di ogni cosa necessaria al viaggio come barca e

soldati per la Volga, 60 leghe da Astracan. Li 15 agosto giunsimo in

Saricina città sopra la Volga, 70 leghe da Astracan. L'istesso giorno

partissimo per Saraton, 20 leghe da Saricina, ivi giunsimo li 29, e li

13 di settembre giunsimo in Samaria dove siamo stati molto ben trattati

dal Palatino di quella città. Di Samaria a Simbir, a Tetiuschi,

li 4 di ottobre a Cazan e li 6 partissimo e giunsimo li 14 di ottobre a

Cosma e Damiano e Vailgoroda li 19. Li 25 giunsimo a Nisni Novogorod

che fu domenica, li 3 di novembre giunsimo in Murom e li

8 a Vladimiria e li 19 giunsimo a Mosca residenza e sedia del granduca

di Moscovia, ove fui ricevuto con grandissimo onore ed affetto,

visitandomi li due cancellieri da parte del granduca offerendomi

quello m'era necessario.

Li 5 di dicembre partissimo di detta città e giunsimo in Smolensco

città del serenissimo re di Polonia, ove mi fermai tre settimane per

li pericoli delli Cosacchi. Li 8 di gennaio partissimo per Cracovia ove

giunsimo li 8 di febbraio, e li 13 ebbi udienza da S. M. il re di Polonia

e resi le lettere del serenissimo re di Persia.

La strada più breve per andar in Persia di qua è per la via di

Aleppo, ovvero pel mar Nero imbarcandosi a Caffa per la Mingrelia,

non trovandosi comodità per imbarcarsi in Caffa per Mingrelia si troverà

per Trebisonda. Di Mingrelia nel stato del re di Persia in tre

settimane si può entrare per la Moscovia. Bisogna aspettare il tempo

opportuno perchè il fiume nella primavera è troppo grande, d'inverno

è congelato, e gravi sono i pericoli dei tartari, mongoli, e dei

calmuchi, inimici comuni delli moscoviti: all'andar sarebbe facile

ma al ritornar difficile. Questo è quanto per la brevità del tempo

posso narrare a Vostra Serenità circa il mio viaggio.

La Repubblica di Venezia e la Persia · 第 100 / 148 题