DOCUMENTO XXXIX.

_Alli famosi e celeberrimi fra i principi e signori

grandi della nazione cristiana, eletti fra i più savi e

nobili della generazione credente al Messia, dominatori

di paesi e di province, amatori di giustizia, ornati di

virtù, valor e prudenza, e pieni di gravità e di

grandezza: li signori di Venezia, ai quali il sig. Dio

augmenti le forze e la potenza._

Dopo molti amorevoli ed onorevoli saluti, che si convengono alla loro

dignità e grandezza, ed alla buona amicizia, amor et unione d'animo

che è tra noi, le si fa amichevolmente sapere, che desiderando noi di

continuare con tutti li principi e signori grandi della cristianità,

ed in particolare colle vostre eccelse persone, nella buona

intelligenza ed unione d'animo abbiamo voluto visitarle e salutarle

ora, colla presente nostra regal lettera, significandole l'amore e la

affezion grande che le portiamo ed il desiderio che abbiamo di vedere

le cose loro in buono e felice stato, come di signori savi, giusti e

prudenti: ai quali non si resterà con questa occasione di dire anco,

che avendo noi mandato già a Venezia uno delli nostri onorevoli agenti

nominato chogia Fethy bei per comperare alcune cose necessarie alla

nostra regal corte, il quale ritornando qui da noi con molte e diverse

robe di valore, giunto che fu in Sorìa, avendo trovata la guerra

principiata fra noi e il re dei Turchi, furono da quelle genti inumane

dilapidate e malmenate tutte quelle robe che egli portava, eccettuando

una parte di esse che fu di nuovo ritornata e rimandata a Venezia, e

che si ritrova al presente siccome abbiamo inteso custodita e

conservata interamente, come si conviene alla buona amicizia et amore

che è fra noi. Però venendo ora costì, con questa nostra regal

lettera, l'onorato fra pari e simili suoi chogia Seffer figliuolo di

chogia Iadigar cristiano zulfatino, nostro fidato agente, desideramo

dalle loro eccelse persone, che sieno contenti di fare consegnare

tutte quelle robe che ritrovano costì di nostra ragione al suddetto

chogia Seffer nostro agente, bollate ed inventariate per mano delli

loro onorati ministri ed agenti, acciocchè vengano da lui condotte qui

sane e sicure, insieme con tutti quelli mercanti nostri sudditi che

saranno ricoverati nei loro paesi; et pertanto le pregamo a voler

prestar per amor nostro ogni favore et aiuto al nostro inviato nelle

sue occorrenze; e se all'incontro avranno bisogno ancor essi di cosa

alcuna qui nel nostro paese, ce lo faranno con loro lettere

confidentemente sapere, che si adempierà volontieri il desiderio loro;

e di più l'esortiamo a scriverci e visitarci spesso colle loro

lettere, come si conviene a buoni e veri amici; acciocchè rinnovandosi

tra noi sempre più l'amore e l'affetione, si stabilisca tanto

maggiormente il fondamento della nostra amicizia.

Senza data, et senza sottoscrizione; ma nel rovescio della lettera è

posto il bollo del re, qual dice: Shàh Abbas servo del miracoloso uomo

Alì protettore del regno.

Tradotta per me Giacomo de Nores interprete della Serenissima

Signorìa.

_Esp. Principi, Filza 18._

La Repubblica di Venezia e la Persia · 第 87 / 148 题