DOCUMENTO XVIII.

Magnifice et generose domine. Hieri scrissi a Vostra Magnificenza come

l'ambasciator del soldano era andato alla corte, e le cosse seguite, e

mandai la lettera al detto nostro console la quale credo l'averà ben

recata. Questa mattina doveva andare l'ambasciatore d'India, e io

desiderava di riposare e aveva anche tolto un poco de medicina, e

temporeggiando così sul mio stramazzo sentii venire un chiaus el qual

me domandò da parte da questi signori sultani che io andasse a questa

solennità; e così mi vestii e andai alla Porta accompagnato da quel

medesimo chiaus, e presentandomi davanti il loro pavione fui chiamato

e introdotto sotto, e sentai in quel scagno preparatomi secondo

usanza, e dietro de mi per tre o quattro passi fora del pavione erano

sentati tre di quei signori ungheri, e dietro di loro due servitori, e

avevano del sole quanto volevano. Dopo buon pezzo venne l'ambasciatore

indiano, il quale fu accettato honoratamente e sentò sotto Daut in

mezzo delli altri signori; e averte le casse delli presenti li sultani

hanno voluto vedere el pugnal e la cima che venivano presentate al

signore, e portate avanti di loro, mi chiamarono che anch'io andassi a

vedere, e sentando avanti di loro, me fu messo in mano, et era la

vagina tutta d'oro, e la guardia di fora di rubini, cioè in mezzo vi

erano 22 grossi rubini, e dalle bande rubinetti piccoli, ed in alcuni

luoghi qualche turchese, e nella cima della vaina una perla grossa; e

mentre vedevo et esaminavo detto pugnale furono chiamati e andorno dal

signore. E la corte e tutto quel campo erano pieni d'uomini, che

portavano suoi presenti e sono 2600 lizari e porcellane, code di

cavalli, lanze di canna, uno bellissimo papagallo rosso ed altre

gentilezze indiane, e parve miracolo a vedere in un tratto tanti

presenti. E li signori sultani sentando così e vedendo me mandarono a

dire, che tenissi bene a mente per fare e simile anca mi verso il

signore. Et io risposi che valeva più al loro signore il buon amore

dei miei signori, che non valeva tutte le cose del mondo. E così se

voltarono da mi tutti insieme, e mi fecero atto che avevo risposto

molto bene. Fu portato il desinare e avanti de mi solo fu portate

diverse bandigioni. E alli ongheri fu dato di fuora, e mangiando quei

signori, me invitarono che mangiassi, ed io lor facevo dire, che anco

volevo bevere; e mangiammo molto bene e appetito e allegramente, e

prometto alla Magnificenza Vostra che tra quelle bandigioni vi era una

minestra con sugo de limone che mi ha saputo molto buona, e di questa

sola ho desinato. E dicto pasto mi fu portato in piatti di porcellana,

la vivanda era buona, ma mi averìa piuttosto bevuto una tazza di vino.

Partito poi l'ambasciatore indiano anch'io tolsi licenza, e me ne

venni al mio alloggiamento. Ed in tutto ciò è stato presente Luca

Sofrano, e potrà ragionarle distintamente. Ne me accade altro che

raccomandarmi alla Magnificenza Vostra.

dat. in Castris regis Persiarum 11 luglio 1485.

La Repubblica di Venezia e la Persia · 第 57 / 148 题