Magnifice et generose domine. Hieri scrissi a Vostra Magnificenza come
l'ambasciator del soldano era andato alla corte, e le cosse seguite, e
mandai la lettera al detto nostro console la quale credo l'averà ben
recata. Questa mattina doveva andare l'ambasciatore d'India, e io
desiderava di riposare e aveva anche tolto un poco de medicina, e
temporeggiando così sul mio stramazzo sentii venire un chiaus el qual
me domandò da parte da questi signori sultani che io andasse a questa
solennità; e così mi vestii e andai alla Porta accompagnato da quel
medesimo chiaus, e presentandomi davanti il loro pavione fui chiamato
e introdotto sotto, e sentai in quel scagno preparatomi secondo
usanza, e dietro de mi per tre o quattro passi fora del pavione erano
sentati tre di quei signori ungheri, e dietro di loro due servitori, e
avevano del sole quanto volevano. Dopo buon pezzo venne l'ambasciatore
indiano, il quale fu accettato honoratamente e sentò sotto Daut in
mezzo delli altri signori; e averte le casse delli presenti li sultani
hanno voluto vedere el pugnal e la cima che venivano presentate al
signore, e portate avanti di loro, mi chiamarono che anch'io andassi a
vedere, e sentando avanti di loro, me fu messo in mano, et era la
vagina tutta d'oro, e la guardia di fora di rubini, cioè in mezzo vi
erano 22 grossi rubini, e dalle bande rubinetti piccoli, ed in alcuni
luoghi qualche turchese, e nella cima della vaina una perla grossa; e
mentre vedevo et esaminavo detto pugnale furono chiamati e andorno dal
signore. E la corte e tutto quel campo erano pieni d'uomini, che
portavano suoi presenti e sono 2600 lizari e porcellane, code di
cavalli, lanze di canna, uno bellissimo papagallo rosso ed altre
gentilezze indiane, e parve miracolo a vedere in un tratto tanti
presenti. E li signori sultani sentando così e vedendo me mandarono a
dire, che tenissi bene a mente per fare e simile anca mi verso il
signore. Et io risposi che valeva più al loro signore il buon amore
dei miei signori, che non valeva tutte le cose del mondo. E così se
voltarono da mi tutti insieme, e mi fecero atto che avevo risposto
molto bene. Fu portato il desinare e avanti de mi solo fu portate
diverse bandigioni. E alli ongheri fu dato di fuora, e mangiando quei
signori, me invitarono che mangiassi, ed io lor facevo dire, che anco
volevo bevere; e mangiammo molto bene e appetito e allegramente, e
prometto alla Magnificenza Vostra che tra quelle bandigioni vi era una
minestra con sugo de limone che mi ha saputo molto buona, e di questa
sola ho desinato. E dicto pasto mi fu portato in piatti di porcellana,
la vivanda era buona, ma mi averìa piuttosto bevuto una tazza di vino.
Partito poi l'ambasciatore indiano anch'io tolsi licenza, e me ne
venni al mio alloggiamento. Ed in tutto ciò è stato presente Luca
Sofrano, e potrà ragionarle distintamente. Ne me accade altro che
raccomandarmi alla Magnificenza Vostra.
dat. in Castris regis Persiarum 11 luglio 1485.