Fenomeno spiegato col soccorso della filosofia, e dell’Astronomia
Moderna. Abilità de Lapuziani nell’ultima di queste due Scienze.
Metodo del Re per reprimere le sedizioni.
DImandai permissione a quel Monarca d’andar a vedere le curiosità
dell’Isola, ed egli graziosissimamente aderì a’miei desiderj,
ordinando nel tempo stesso al mio Maestro d’accompagnarmi. Mia
principale premura si era di sapere a qual Cagione, o nell’Arte, o
nella Natura, fosse debitrice quell’Isola de’suoi diversi movimenti:
ed ecco di che or ora voglio far parte a’miei Leggitori.
L’Isola volante, o fluttuante, esattamente è circolare: il suo
Diametro è di 7837. Verghe, e vale a dire, a un di presso di quattro
miglia e mezzo, e per conseguenza contiene dieci mila _Campi Italiani_.
Ha trecento verghe di grossezza, e la parte sua inferiore è una spezie
di piano di diamante assai liscio, che perfino allaltezza di più di
dugento verghe si stende. Al di sopra di questo letto di Diamante
trovansi i differenti minerali nell’ordine consueto, e poscia un
inviluppo di terreno assai grasso, di dieci o dodici piedi di grossezza.
Il pendio della parte superiore, della circonferenza perfino al centro, e
la natural cagione che le rugiade e le pioggie che cadono sopra
l’Isola, si rendano per piccioli rivoli verso il mezzo, donde si
gettano in quattro dilatati Bacini, ognun de’quali ha di circuito un
mezzo miglio, ed è lontano dal centro per dugento verghe. L’acqua di
questi Bacini si cangia ogni giorno pel calore del Sole in vapori, il che
impedisce ch’eglino non isgorghino; senza metter in conto, che siccome
è in arbitrio del Monarcha di far ascendere l’Isola al di sopra della
Regione delle nuvole e de’vapori, così è in potere di lui, quando il
voglia, di guarentirla dalle piogge e dalle rugiade; mercè che, a
confessione di tutti i Naturalisti, non sono che alla distanza di due
miglia le più alte nuvole. Ciò che vi ha di certo si è, che in quel
Paese più che a quest’altezza non ascendono elleno mai.
Nel centro dell’Isola avvi un’apertura di cinquanta Verghe di
diametro, per cui calano gli Astronomi in un gran concavo, che a cagion
di ciò nomasi _Elandola Gagnole_, o la _Caverna degli Astronomi_,
situato in profondità di cento Verghe più abbasso che la superior
superficie di Diamante. Ardono di continuo in questa Caverna venti
lampade, il cui lume sopra muraglie adamantine riflettuto, tramanda uno
splendore che non può esprimersi. E’empiuto il Luogo di Quarti di
Cerchio, di Telescopj, d’astrolabj, e d’altri strumenti Astronomici.
Ma il più curioso oggetto, e donde ne dipende il destino dell’Isola,
si è una calamita d’una prodigiosa grandezza, e d’una figura a una
navicella di Tessitore, assai somigliante. Sei verghe di lunghezza e tre
di grossezza ha questa calamita. Ella è sostenuta da un cardine
fortissimo di Diamante che le passa pel mezzo, e su cui ella si aggira;
ed è sì esatto il suo equilibrio, che il tocco più leggiero è
valevole a muoverla. Di più: è attorniata da un voto Cilindro di
Diamante, il qual ha quattro piedi di profondità, altrettanti di
grossezza, e dodici verghe in diametro, situato orizzontalmente, e
sostenuto da otto piedi di Diamante, ognun de’quali ha in altezza sei
verghe. Nel mezzo della parte concava, evvi un incavo di dodici piedi di
profondità, ove son collocate l’estremità del Cardine, e girano
quando il bisogna.
Non vi ha forza che toglier possa questa pietra dalla sua situazione;
piochè il cerchio che la circonda, e i piedi ond’ella sta appoggiata,
fono una continuazione di quel Corpo di Diamante che forma la parte
superiore dell’Isola.
Pel mezzo di questa calamita, si fa alzarsi, e bastarsi, e muoversi,
l’Isola da un luogo all’altro: Essendo che, per rapporto a quella
parte della Terra su cui si stende l’Imperio di Sua Maestà, e la
pietra in una delle sue parti dotata d’una facoltà attrattiva, e
d’una facoltà repulsiva nell’altra. In girando l’estremità
attrattiva della calamita verso la Terra, discende l’Isola: e pel
contrario ella monta direttamente ad alto, quando la Terra è risguardata
dall’estremità repulsiva. Quando è obbliqua la posizion della pietra,
lo è pure il movimento dell’Isola, mercè che in questa calamita, le
forze operano sempre in linee paralelle alla sua direzione.
Con quest’obbliquo movimento, è trasportata l’Isola verso i
differenti luoghi del Dominio del Monarca. Per meglio spiegar ciò,
poniamo che A B sia una linea tirata a traverso del Regno di
_Balnibarbi_; che la linea C D rappresenti la calamita, di cui D sia
l’estremità repulsiva, e C l’attrattiva essendo l’Isola situata
sopra C; che la posizion della pietra sia C D con l’estremità
repolsiva al basso; allora io dico, che salirà l’Isola in linea
obbliqua verso D. Pervenuta ch’ella sarà al punto D, che la pietra sia
girata sopra il suo Asse finchè la sua attrattiva estremità sia
appuntata inverso E, io dico che l’Isole sarà portata obbliquamente
verso E; o se la pietra è di nuovo aggirata sopra if suo Asse finchè
ella si trovi nella posizione E F con la sua estremità repulsiva al
basso monterà l’Isola obbliquamente inverso F, o se diregesi
l’attrattiva estremità in verso G, e da G inverso H, in girando la
pietra, in modo che la sua estremità repulsiva sia direttamente al
basso. E così cangiandosi la situazion della pietra tanto sovente quanto
egli è necessario, l’Isola o monta, o discende, o muovesi in Linee
più, o men obblique; e in questo modo dall’uno all’altro luogo del
Dominio è trasferita.
Ma convien riflettere che quest’Isola non potrebbe essere portata più
lunge di quel che si dilata l’Imperio del Re, nè salire a maggior
altezza di quattro miglia. Del che gli Astronomi, che an composti grossi
Volumi per ispegiare le maraviglie di questa pietra, recano la seguente
ragione: Che la virtù magnetica non si diffonde al di la di quattro
miglia; e che il Minerale il qual opera sopra la pietra nelle viscere
della Terra, e nel Mare perfino a sei leghe o circa dalla spiaggia, non
è sparso per tutto il Globo; bensì ha i limiti medesimi che il Dominio
del Re: e agevole riuscirebbe a un Principe, pel gran vantaggio ch’egli
ritrarrebbe da una somigliante situazione, di ridurre alla sua ubbidienza
tutti i Paesi, a riguardo de’quali la calamita della sua Isola avrebbe
le proprietà medesime.
Quando questa pietra è paralella all’Orizzonte, viene arrestata
l’Isola; imperocchè in un tal caso, le due estremità trovandosi in
egual distanza dalla Terra, operano con forza eguale, traendo l’una al
basso, sospignendo l’altra all’alto, donde ne siegue che non può
esservi muovimento.
E’affidata questa calamita all’attenzione di certi Astronomi, che di
tempo in tempo le adattano quelle posizioni che più vuole il Monarca.
Impiegan essi la maggior parte del viver loro nell’osservare i Celesti
Corpi; il che fanno con cannocchiali infinitamente più eccellenti
de’nostri. Un tal vantaggio gli ha messi in condizione di stendere le
scoperte loro assai più lunge che i nostri Astronomi in _Europa_;
perchè an essi formato un Catalogo di dieci mila Stelle fisse; laddove
la più compiuta lista delle nostre, non ne continue che incirca la terza
parte di questo numero. An discoperto due _satelliti_ di _Marte_, un
de’quali è lontano dal centro di questo Pianeta di tre de’suoi
Diametri, e di cinque l’altro: aggirasi questo sopra il suo centro in
ventun’ora e mezzo, e quegli in dieci; cosicchè: Quadrati de’loro
Tempi periodici sono presso poco nella proporzione medesima co’Cubi di
loro distanza dal Centro di _Marte_: il che dimostra con evidenza che son
governati dalla Legge medesima di gravazione, onde son suggetti gli altri
Corpi Celesti.
Hanno osservate novanta e tre Comete differenti, e notati con
grand’esattezza i ritorni loro periodici. Se ciò è vero, come con
gran franchezza l’assicurano, sono a desiderarsi estremamente le lor
Opere rendute pubbliche, perchè servir potrebbono a portar la Teorica
delle Comete, che fin al presente è molto difettuosa al punto medesimo
di perfezione, ove le altre parti dell’Astronomia sono pervenute.
Sarebbe il Re il più assoluto Principe dell Universo, se solamente
potesse rendere persuasi i suoi Ministri d’unirsi strettamente a lui:
ma come son situati al Continente i Beni di questi, e che d’altra
parte, spaccian eglino l’impiego di Favorito come cosa la più fragile
del Mondo, assentir non vollero mai che ridotta fosse in ischiavitù la
Patria loro.
Quando si ribella qualche Città, ch’è squarciata da violente Fazioni,
o che niega di pagare gli ordinarj tributi al Re, servesi questo Principe
di due metodi per rimetterla nel propio dovere. Il primo è il più soave
si è, di situare l’Isola al di sopra di quella tal Città, e del
circostante Paese, affin di toglierle la pioggia, ed il calore del Sole:
il che immediate produce una generale consternazione, e cagiona
infermità negli Abitatori. Che se il merita il loro delitto, si lancian
loro dall’Isola delle grosse pietre, da cui non han essi che un solo
mezzo per guarentirsi; ed è di cacciarsi entro caverne o concavità, in
tempo che i tetti delle loro Case ruinano. Ma se a dispetto di tutto
questo restan tenaci nella loro perfidia, o presumono di rivoltarsi: il
Re ne viene all’ultimo de’rimedj, il qual è di lasciar cadere
direttamente sull e loro teste l’Isola; il che in un tempo stesso e le
Case della Città, e gli Abitatori distrugge. Con tutto ciò, molto di
rado a un’estremità di questa fatta vuole ridursi il Monarca; anzi non
ha egli mai una vera intenzione d’effettuarla: d’altra parte non
ardirebbono i suoi Ministri consigliargli un’azione, che non solamente
renderebbelo odioso al Popolo, ma eziandio ruinerebbe le propie loro
Tenute, le quali sempre son collocate nel Continente, essendo l’Isola
il Dominio del Principe.
Ma vi ha altresì una più importante ragione, perchè i Re di quel Paese
cotanto ripugnino all’eseguimento d’una vendetta sì formidabile, se
pure non vi son costretti da una estrema necessità: Essendo che, se
nella Città che si vorrebbe distrutta, sienvi solamente alcune gran
roccie, come ve ne sono quasi in tutte le gran Città, che, secondo tutte
le apparenze sono state costrutte in luoghi idonei ad impedire una
somigliante Catastrofe, una caduta alquanto gagliarda danneggiar potrebbe
la superficie inferiore dell’Isola; la quale, tutto che consiste, come
già il dissi, in un sol Diamante di dugento verghe di grossezza,
potrebbe frangersi per un urto troppo violento, oppur fendersi in
accostandosi troppo a’fuochi accesi nelle abitazioni della Città; come
allo spesso cio avviene alle lastre di ferro, o di pietra ne’nostri
Focolari. A maraviglia, di tutto cio n’è informato il Popolo; ed ha
egli l’abilità di portar precisasmente la sua ostinazione al punto ove
bisogna, quando si tratti della propia libertà, o de’propj Beni. E il
Re, allor quando è più sdegnato, è più risoluto di rovesciare
sossopra la Città, commanda che adagio adagio facciasi scender
l’Isola, col pretesto della somma tenerezza di lui inverso il suo
Popolo: ma in sostanza, per timore di spezzare la superficie del
Diamante: nel qual caso son persuasi tutti que’Filosofi, che la
calamita a sostenerla più non varrebbe.
Per una Legge fondamentale di quel Regno, nè al Re, nè a veruno
de’suoi Primogeniti, non è permesso di distaccarsi dall’Isola:
Quanto alla Regina, non l’è proibito, purchè ella non sia più in
istato d’aver figliuoli.