(DIALOGO)
Nicolò _è un giovanotto maturo, che ha già fatto le sue campagne. Gran
buon diavolo nel fondo. Siamo in campagna nella villa d'Incirano.
Nicolò in cappello di paglia e in abito grigio chiaro, entra dal
giardino e dice a qualcuno che non si vede:_ Grazie, aspetterò.--_Dà
un'occhiata intorno, si passa una mano nei capelli e con un breve
sospiro d'affanno, dice:_
Eccomi qua. Il cuore mi batte come se volesse scoppiare. Ho paura di
aver già fatto un passo falso. Basta! sono ancora in tempo a pentirmi
e se sarà il caso, infilerò l'uscio.
(_Si abbandona, su un divano_). Sicuro, Nicolò: se non concludi
qualche cosa quest'oggi, tu morirai nel tuo letto in odore di
verginità. No, no: è tempo che tu la pigli questa moglie benedetta!
Vedi? (_va a guardarsi in uno specchio_). Tu sei arrivato a quell'età
in cui, se il frutto non si coglie, casca in terra a marcire. Non sei
un brutto mostro: che, che? (_carezzandosi i baffi_). Puoi passare
ancora per un giovinetto in gambe, ma.... qua e là comincia a spuntare
qualche capello meno nero degli altri. Certe mattine hai la ciera d'un
uomo che ha dormito male (_parlando alla sua immagine_). Sicuro,
signor Nicolò: quel vivere di qua, di là, sulle trattorie, sui caffè,
sui _clubs_, in compagnia di scapoloni pari suoi non è più una vita
fatta per lei... Lei digerisce male, lei dorme male, diventa sempre
più brontolone, bisbetico, incontentabile e a lungo andare finirà col
fare uno sproposito. Chi non si marita a tempo, sposa la morte prima
del tempo; tranne il caso in cui si sposa la serva (_torna a
sedere_).--Mia sorella Giacomina, che da un pezzo mi ha sul cuore, la
settimana scorsa mi disse:--Nicolò, c'è una ragazza che va bene per
te: anzi ce ne sono due: le sorelle Bellini, due care creaturine sui
ventitrè l'una, sui ventiquattro l'altra, non troppo giovani o nemmeno
troppo stagionate, un po' disgraziate nella famiglia, ma buone, belle,
con qualche po' di sostanza. Tu non hai che a scegliere. Esse vivono a
Incirano con una zia che fa loro da madre, perchè le poverine hanno
perduto i parenti e non hanno si può dire nessuno al mondo. Sotto
questo aspetto tu fai quasi un'opera di carità. Va a mio nome, cerca
della zia, mettiti nelle sue mani e lascia fare alla provvidenza.
Eccomi qui. Ora le vedrò e dovrò scegliere tra le due... (_vede sul
tavolino alcuni ritratti in piccole cornici_). Forse questo è il loro
ritratto. Carina questa col suo profilo greco, con que' capelli
pettinati alla Niobe. Forse questa è il ventitre.
Ma anche questo ventiquattro non c'è male. Forse questa è bionda, e
questa è bruna. Chi mi consiglia? Il biondo è più romantico, più....
simbolico..... troppo Svezia e Norvegia. Il bruno è quasi sempre segno
di un carattere ardente, geloso.... troppo Spagna e Portogallo. Che ti
dice il cuore, Nicolò? ventitre o ventiquattro?.... (_pesa nelle mani
i due ritratti_). Sentiremo il consiglio della zia, che nella sua
esperienza saprà guidare un povero uomo sempre incerto nel cammino
della vita. (_indicando un altro ritratto grande_) Certo questa
vecchia cuffia è la zia dei buoni consigli. Lei conosce le due ragazze
e saprà dirmi quale delle due ha più disposizioni al settimo
sacramento. Per me capisco, che se dovessi scegliere, farei la fine
dell'asino che, messo tra due fasci di fieno, si è lasciato morire di
fame. Zitto, qualcun si avanza! (_si alza, fa una rapida toilette allo
specchio_) Forse è la vecchia zia. Animo, su, coraggio. Sei stato a
Custoza, corpo d'una baionetta, e devi aver paura d'una vecchia
cuffia?
Teresita, _una vedovella ancor giovane, simpatica vestita con
finissima semplicità e con molto buon gusto. Fa un inchino a Nicolò,
che resta un istante imbarazzato._
_Teresita_. Signore....
_Nicolò_. Signora....
_Teresita_. Lei ha bisogno di parlarmi.
_Nicolò_. Sissignora... cioè.... veramente mia sorella Giacomina mi ha
detto di chiedere della zia delle signorine, la vecchia zia,
sissignora...
_Teresita_. Sono io la zia delle signorine....
_Nicolò_. (_sorpreso_) Ah, lei fa da madre alle due orfanelle....
(_avvicinandosi riconosce un'antica amicizia_) Oh, ma scusi, noi ci
conosciamo. Ah, chi l'avrebbe detto dopo tanti anni? Lei, lei è la
signora Teresita...
_Teresita_. (_fingendo di cader dalle nuvole_) E lei è il signor
Nicolò... Guarda che combinazione! ma si è fatto così grasso....
_Nicolò_ (_ridendo con un po' di confusione_) Credevo che volesse
dire: così vecchio!
_Teresita. (amabile)_ Si è viaggiato insieme sulla strada della vita.
Guarda che combinazione!
_Nicolò._ Guarda che combinazione! _(segue un brevissimo imbarazzo
d'ambo le parti)_ Io credevo che la zia fosse una signora in età,
colla cuffia.
_Teresita._ La cuffia verrà... è in viaggio. Ma prego si accomodi,
signor Nicolò.... _(indica la sedia e siede lei per la prima)_.
_Nicolò. (ripetendo materialmente)_ Guarda che combinazione...
_(prende la sedia, vi si appoggia, ma non si siede)_ Ma da quanto
tempo non ci vediamo più?
_Teresita._ Oh è un gran pezzo! A che cosa devo attribuire l'onore
della sua visita?
_Nicolò. (giocando colla sedia che fa girare sotto la mano)_ Mia
sorella Giacomina mi ha detto: Va a Incirano, cerca della zia delle
sorelle Bellini ed esponi il tuo caso.
_Teresita._ E qual'è il suo caso?
_Nicolò._ Il mio è un caso, dirò così, di coscienza: ma ora non so se
devo parlarne.
_Teresita._ Perchè non deve parlarne?
_Nicolò. (facendo girare più forte la sedia sotto la mano)_ Perchè....
io.... _(dà in una risata allegra)_ perchè io credevo che la zia fosse
una cuffia....
_Teresita. (ride anch'essa mentre si abbandona nella poltrona)_ Dunque
è alla cuffia che lei desidera parlare.
_Nicolò_. No, stia buona, ora le dirò il mio caso. Ma è certo che, se
avessi potuto immaginare di trovar qui lei al posto della....
cuffia... _(ride)_ non sarei venuto.
_Teresita_. _(un po' offesa)_ Non merito dunque la sua confidenza?
_Nicolò_. Lei merita tutto, ma il mio caso è di quelli che hanno
bisogno di molta indulgenza.
_Teresita_. Ma sieda....
_Nicolò_. _(mettendosi a sedere sull'angolo della sedia)_ Intanto mi
dica: come si trova qui a far da madre a queste due bambine?
_Teresita_. Una serie di dolorose circostanze... Oh sapesse quante
disgrazie! Morti i parenti di queste due povere figliuole ho pensato
ch'io potevo essere utile in questa casa.
_Nicolò_. _(esitando)_ Ma scusi. Lei non aveva sposato quel marchese?
_Teresita_. _(molto riservata)_ Si.
_Nicolò_. _(c. s.)_ E... suo marito?
_Teresita_. È morto.
_Nicolò_. _(con una certa sorpresa)_ Ah! è morto anche lui....
_Teresita_. In duello a Parigi.
_Nicolò_. In duello a Parigi... Guarda, guarda.
_Teresita_. _(dopo un breve pensiero)_ Ma non parliamo dei morti. Quel
che è passato, è passato.
_Nicolò_. _(astratto in una sua idea)_ O bello, o bello....
_Teresita_. Che cosa?
_Nicolò_. _(si corregge, si fa serio, si alza)_ Mi rincresce di aver
risvegliato delle dolorose memorie. Mi scusi.... _(in atto di
congedarsi)_ mi perdoni...
_Teresita_. _(restando seduta)_ Ma che cosa fa? lei non mi ha ancora
detto lo scopo della sua visita.
_Nicolò_. È vero, ma io non so nemmeno se la mia visita abbia uno
scopo. Giacomina doveva avvertirmi di queste circostanze.
_Teresita_. _(con tono quasi materno)_ Bene, si accomodi. Giacomina mi
ha scritto tutto. Lei è venuto a Incirano per uno scopo molto lodevole
e molto onesto. Vuol prender moglie.
_Nicolò_. _(affettando una certa sicurezza)_ Sì, voglio prender
moglie.
_Teresita_. _(ridendo con gaiezza simpatica)_ O bello, o bello....
_Nicolò_. _(un po' mortificato)_ Che cosa c'è di bello?
_Teresita_. Bello che il signor Nicolò voglia finalmente prender
moglie _(ride)_.
_Nicolò_. _(serio)_ Non rida o mi scoraggia.
_Teresita_. Ci ha pensato un pezzo il signor Nicolò.
_Nicolò_. _(in tono di rimprovero)_ E di chi la colpa?
_Teresita_. Di chi?
_Nicolò_. Ah Teresita! non si dovrebbero ricordare certe cose...
(_picchia nervosamente il bastoncino sul cappello_).
_Teresita_. (_gravemente_) Proprio!
_Nicolò_. E tanto meno si dovrebbe ridere.
_Teresita_. (_sospirando_) Si ride quando si è finito di piangere.
_Nicolò_. (_con una punta d'ironia_) Beata lei che ha finito! Le donne
son così facili a dimenticare...
_Teresita_. Si dimentica... per non odiare.
_Nicolò_. Io non ho meritato il suo odio. (_con un leggiero tono di
sarcasmo_) A ogni modo la donna che sposava il marchese di San Luca
deve aver trovato nel fasto del suo blasone qualche conforto a' suoi
dolori.
_Teresita_. (_offesa_) Nicolò, non dite queste parole che offendono una
donna che fu già troppo infelice nella sua vita. Voi sapete come sono
andate le cose. Il mio matrimonio fu per me una di quelle necessità che
solo il cuore d'una donna sa comprendere e sa compatire. Voi sapete che
mio padre era un uomo rovinato, che sulla nostra casa stava il disonore e
il fallimento, che soltanto un matrimonio di convenienza poteva salvare
una vecchia esistenza dalla disperazione. Allora voi eravate un giovine
ufficiale senza fortuna, nell'impossibilità di mettere una casa. Poi
venne la guerra e voi partiste per il campo...
_Nicolò_. (_con amarezza_) E quando tornai dai pericoli della guerra,
seppi che Teresita Morando era diventata la marchesa di San Luca.
_Teresita_. (_con un moto di ribellione_) Già, e non pensaste nemmeno
ch'io avessi potuto fare quel passo per un sentimento di abnegazione e
di dovere. Voi pensaste solamente e semplicemente che Teresita
Morando, ragazza vana, leggera, smaniosa di brillare, inebriata
all'idea di portare una corona sul suo biglietto di visita, avesse
dimenticato volontieri il povero tenente per darsi nelle braccia di un
vecchio nobile... sciupato dai piaceri. Questo solo voi avete pensato:
e non sareste stato un uomo se aveste pensato altrimenti. L'egoista
non è obbligato a compatire e meno a comprendere... e tanto meno a
perdonare.
_Nicolò_. (_si alza, resta un istante come combattuto, e mormora_) Se
sapeste invece quanto ha sofferto questo egoista!
_Teresita_. (_alzandosi anch'essa_) E quest'ambiziosa oh! non ha forse
sofferto! no. Rapita dai bagliori de' suoi diamanti questa vittima
incoronata non ha versata mai una lagrima... Nei tre anni del suo
matrimonio con quell'infelice _boulevardier_ essa passò di trionfo in
trionfo.... invidiata da tutto le miserabili che non hanno una corona
sulla carrozza,... e un supplizio nel cuore. (_abbandonandosi, alla
sua_ _passione_) Voi non vi siete più occupato di me; ma per qualche
motivo avete stentato a riconoscermi. Voi avete trovato facilmente dei
dolci compensi... (_arrestata improvvisamente da una specie di
rimorso, cangia tono, e con affettata naturalezza ripiglia_) Ma di che
cosa si parla? oh buon Dio! questo non è lo scopo della vostra visita.
A che pro diseppellire cose morte e finite? Sediamo; animo,
sedetevi... Veniamo all'argomento, (_come smarrita_) Giacomina mi ha
scritto... Che cosa mi ha scritto la buona amica? che voi volete
accasarvi, che è tempo anche per voi di mettere giudizio. È giusto. Sa
che le povere mie nipoti son buone e brave ragazze e anch'io sarei
contenta di vederle collocate. Ma sedetevi dunque, parlate.
_Nicolò_, (_con espressione patetica_) No, no, non ho più nulla a
dire. Scusate, Teresita, io non son più degno di accostarmi a una
donna... (_si ritira qualche passo per andar via_).
_Teresita_. Non andate in collera per quello che vi ho detto. Vi
domando scusa se vi ho offeso. Sedetevi, ragioniamo. Accettate almeno
un bicchierino di vermouth.... (_toglie da uno stipo una bottiglia di
cristallo e offre un bicchierino a Nicolò).
_Nicolò_. (_sforzandosi a rifiutare_) No, no, lasciatemi andare. Non
merito più nulla. La mia vita è finita da un pezzo.
_Teresita_. Devo proprio mettermi una vecchia cuffia in testa per
persuadervi a ragionare? (_Nicolò accetta il bicchierino_) Se vi ho
offeso perdonatemi. Voi avete per errore messa una punta di ferro
sopra una cicatrice e io ho gridato di dolore. Ma ora è passato.
Qua... (_lo fa sedere e siede anche lei_) Posso aiutarvi, voglio
consigliarvi, perchè in fondo ho molta stima di voi.
_Nicolò_. Io invece non ho nessuna stima di me. Io ho sempre creduto
che non valesse la pena di voler bene a una donna. Ho atrocemente
sofferto, ma non per pietà della vittima inghirlandata. Ho sofferto
solamente per il mio orgoglio ferito. Avete detto bene poco fa. Il mio
nome è Egoista. Quando un uomo non è capace di comprendere, di
compatire, di perdonare non merita più che una donna gli voglia
bene... (_volta via la faccia alquanto commosso, tracanna d'un fiato
il bicchierino, va a collocarlo sullo stipo, e si prepara a
congedarsi._)
_Teresita_. (_si alza, un po' soprapensiero_) Permetta che le presenti
almeno le bambine. Per quanto senza cuffia so esercitare i doveri
dell'ospitalità.
_Dal giardino risona un campanello._
Ecco, son le ragazze che tornano colla governante.
_Nicolò_ (_cercando di sfuggire_) No, no, non voglio veder nessuno;
non voglio lasciarmi vedere.
_Teresita_, Mettiamoci qui, dietro a questo paravento. Da qui possiamo
vederle senza essere vedute.--(_conduce Nicolò per mano fin presso la
porta dietro un paravento e indica le ragazze che passano in
giardino_). Guardi la prima, la bionda, ha ventidue anni, è un
angiolino di bontà, piena di sentimento. Si chiama Eugenia. L'altra,
la buona Annetta, è un carattere più serio, ha molto ingegno, conosce
molto bene la musica...
_Nicolò, stringendo la mano di Teresita, trascinato dalla forza
dell'antica passione, posa un bacio sui capelli di lei e resta come
fulminato dalla sua stessa audacia._
_Teresita, sfuggendogli, dice con accento di profondo rimprovero, ma
senza ira:_--Che cosa fa, Nicolò.... (_va a sedersi e nasconde la
faccia nelle mani_).
_Nicolò, dopo essere rimasto un gran poco come trasognato, si accosta
pianino a Teresita e con voce sommessa piena di note tenere e
appassionate, dice, quasi curvo su di lei:_)
Io non ho conosciuto che una donna nella mia vita e basta! la bionda,
la bruna, la sentimentale e la donna assennata, tutte le bontà e tutte
le bellezze di una creatura di donna son già passate nel mio cuore il
giorno che vi siete passata voi, Teresita. Voi vi avete lasciato un
modello così sublime, che, al confronto, tutte le altre mi sembrano
immagini sbiadite. Chi ama bene una volta, ha amato per sempre. Il
destino non ha voluto che voi foste mia, e _amen!_ È bene che io non
guasti il mio ideale. Se Giacomina non mi avesse cacciato qui, io non
sarei venuto mai a questa ricerca di commesso viaggiatore. È peccato
sciupare l'amore vivo con degli amori artificiali; non barattiamo
l'oro nella carta... Addio.
_Teresita. _(_non contenta_) Che dovrò scrivere dunque a Giacomina?
che abbiamo fatto fiasco?
_Nicolò._ Le scriverò io, se permettete. Siccome non tornerò a casa
sua prima della fin del mese e forse più tardi, è bene che le mandi
due righe. Se mi favorite carta e penna.
_Teresita. (preparando le cose su un altro tavolino)_ Intendete
viaggiare?
_Nicolò. (siede al tavolino a prende la penna)_ Sì, ho bisogno di
cambiar aria. Son mezzo malato, mi sento vecchio e malinconico. Andrò
a Parigi anch'io in cerca di distrazione, _(scrive) Cara
Giacomina...._
_Teresita. (seduta in disparte ha preso in mano un lavoruccio)_ Parigi
non è una città troppo indicata per della gente ammalata. Voi avete
bisogno d'una buona infermiera.
_Nicolò. Cara Giacomina...._ Aiutatemi a scrivere questa lettera....
_Teresita (con energia, dopo aver buttato via il lavoro)._ Sì,
scrivete sotto dettatura:--Cara Giacomina, siccome io sono.... un uomo
di poca fede...
_Nicolò. (scrive sotto dettatura: qui s'interrompe)._
_Teresita. (comandando)_ Scrivete, animo! «Son destinato a soffrir
sempre per non conchiudere mai nulla.» Avete scritto? _(si alza e
passeggia un po' nervosa)._
_Nicolò. (scrive) Mai nulla...._ Ho scritto.
_Teresita._ Punto e a capo. «Io non credo nella virtù della donna...
_Nicolò._ Scusate...
_Teresita. (lasciandosi sempre più trasportare dalla passione)_ No,
no. Dovete scrivere la vostra condanna. «Non credo... che una donna...
possa aver conservato puro il suo ideale... mentre... _(parlando
direttamente a Nicolo die lascia cadere la penna)_ mentre intorno a
lei si commerciavano gli affetti e si commettevano le più ignobili
vigliaccherie. Non credo che una donna possa sopravvivere al suo
stesso dolore e alle sue umiliazioni: non credo che possa ancora
conservare intatto il tesoro de' suoi affetti e possa compensare un
uomo d'averla amata bene una volta...
_Nicolò. (afferra lo mani di Teresita, le porta alla bocca,
inginocchiato davanti a lei)_ Dunque tu mi ami ancora?
_Teresita. (svegliandosi da una specie di sogno)_ Che fate? io non
parlavo di me. Scrivete.
_Nicolò._ Donna di poca fede, perchè ingannarci ancora?
_Teresita._ Io parlavo di queste povere ragazze orfane.
_Nicolò._ Esse hanno bisogno di un padre. Scrivete voi, detterò io...
_(la fa sedere al suo posto)._
_Teresita. (resistendo)_ Nicolò, che cosa ho detto? io provo un
rimorso... Voi non siete venuto per me.
_Nicolò._ Scrivete _«Cara Giacomina...._
_Teresita (si sforza a scrivere)._
_Nicolò (detta)_ Ni... co... lò mi a... ma;--punto e virgola.---Io
a... mo Nicolo. Dunque t... o... to. E Teresita non dice di no. E la
cara zietta, senza la cufietta, si lascierà finalmente baciare la
bocca da un vecchio ragazzo che l'ama da dieci anni.
_Teresita_ Odiandola...
_Nicolò._ Sì. L'amore perchè resista al tempo bisogna come l'oro
mescolarlo in una piccola lega d'odio o di gelosia. Sì, io ti ho
odiata, ti odio... perchè ti amo.
_Teresita._ Zitto, le ragazze.... _(si alza un po' spaurita e con voce
supplichevole soggiunge)_ E andrete proprio via?
_Nicolò._ Sicuro, bisogna che io corra ad avvertire Giacomina di
queste novità. Ve la manderò qui.
_Teresita_. Qui no: ci son troppe ragazze. Andrò io da lei. Mio Dio! e
che diranno queste povere figliuole? io che dovrei pensare al loro
destino, e invece... Bella zia che sono! ma non sono invecchiata,
Nicolò? (_va a guardarsi nello specchio_) Non sono magra e distrutta
dal dolore? Non merito proprio una cuffia? Che cosa dirà il mondo?
_Nicolò_. (_ridendo mentre passa il braccio nel braccio di lei_) Il
mondo dirà che amor vecchio non invecchia: e che il miglior modo per
prender moglie è... di parlarne alla zia.
Questo dialogo fu due volte interpretato in famiglia con vera
intelligenza d'artisti dalla signora Maria Nessi o dal
Dott. Giuseppe De Capitani d'Arzago, ai quali m'ispirai nella
correzione o nella riproduzione della scena.