Dal Maloja-Kulm alla morena del Forno, passando pel selvatico e
alpestre laghetto di Cavoloccio, è una passeggiata di poco più di due
ore per una stradicciuola un gran tratto carrozzabile, che il grande
Hôtel Kursaal adatta, aggiusta ogni anno e rende «digeribile» ai piedi
più delicati.
L'aria a due mila metri d'altezza è d'una leggerezza esilarante; e
quel che si domina dai bricchi, non vestiti che da poche ginestre, è
quanto di più lucido e colorito possa desiderare un dilettante di
oleografie. Le vette son candide di neve; le schiene dei monti son
brulle, d'un bigio ferro; il laghetto di Silz d'un celeste carico; il
cielo più celeste del lago; e qua e là si stendono tappeti verdi, d'un
verde tenero con su delle capannucce di legno, dei casini traforati,
delle casette bianche coi tetti d'ardesia; in mezzo torreggia il
massiccio edificio del _grand Hotel_, d'un pesante gusto normanno,
salvo errore, che non dispiace agli inglesi, i quali, una volta
dentro, s'immaginano di essere a casa loro.
Questo piacere raffinato di desiderare dappertutto il _chez soi_,
quanto progredirà nei gusti, finirà col rendere quasi inutile il
viaggiare. Quando sarò ben sicuro che dappertutto troverò i comodi di
casa mia, e nient'altro di quel che ho in casa mia, potrò viaggiare
pacificamente seduto in una poltrona. E sarà anche più economico.
A questa raffinatezza di godimenti casalinghi non era ancora arrivata
la bella bionda miss Dy, che da tre mesi viaggiava l'Europa in
compagnia di sua madre e di miss Tennis sua istitutrice. Giovine e
vivace, miss Dy non approvava il contegno irrigido di molto sue
compatriote, che fanno consistere la superiorità dello spirito nel non
aver viscere di curiosità o di tenerezza per nulla al mondo, come se
sapessero già tutto a memoria. Al contrario miss Dy (abbreviatura di
Diana), come la dea di cui portava il nome, amava correre sui prati,
gridare sullo cime, esaltarsi all'italiana davanti a un bel punto di
vista, suscitando i più vivi scandali in miss Tennis, che trovava
tutto ciò molto _shocking_. «Una vera signorina inglese--soleva dire
la vecchia istitutrice--quando muore ed entra in paradiso, si mette a
sedere al suo posto, non si meraviglia di quel che vede e aspetta
contegnosa e indifferente che finisca l'eternità.» Miss Dy non sapeva
rassegnarsi a questo sistema colle stecche e usando della forza del
suo carattere, riusciva spesso a trascinare la povera maestra fin
sulla soglia della sconvenienza e dello _snobismo_, ridendo in cuor
suo un po' crudelmente degli spaventati _shocking_, con cui la rigida
creatura cercava di esorcizzare se stessa e l'allieva.
Un giorno, più disobbediente del solito, col protesto di cercare degli
_Edelweiss_, la biricchina cominciò a scalare la rovinosa morena del
ghiacciaio, sorda ai rimproveri della istitutrice, che non voleva
assolutamente seguirla. Sebbene non ci sian pericoli gravi, e all'orlo
del ghiacciaio si vada quasi di piano, tuttavia il camminare tra i
massi granitici, le erosioni e i detriti non è come andare al corso.
Miss Tennis, sfiatata, colle gambe rotte, dopo un po' si posò a
sedere, mentre la fanciulla arrestavasi, presa e imprigionata tra
enormi blocchi ammassellati in uno spaventevole disordine, come la
rovina d'un immenso castello ciclopico. Il luogo era bello, sublime,
ma da quella sorta di buca non si poteva uscire se non scalando coi
piedi e colle mani tre o quattro macigni duri, ostinati, che parevan
messi lì a cozzar l'un contro l'altro. Provò due o tre volte, ma non
si arrischiò; finalmente, aiutandosi colle delicate unghiette, potè
mettere un piede di qua, l'altro di là, tentare un saltuccio... ma il
piedino scivolò in una fratta e vi restò impigliato come dentro una
tagliola. Nel cadere confregò il ginocchio lungo le scabrosità del
sasso e sentì quel che costa il disobbedire. Il dolore le cavò un
grido; al grido rispose un altro grido. La fanciulla non era in grado
di muoversi e Miss Tennis ancor meno di lei. E non c'era anima viva...
Mio Dio, che fare? gridare ora l'unico rimedio. E il gridare di quelle
due colombe fu tale, che ben presto si vide sbucar della gente (ce n'è
sempre nei dintorni, che va o torna colle guide). Un signore, vista la
povera signorina impotente a muoversi, superò con prestezza alcuni
scaglioni, giunse fino a lei, la prese rispettosamente per le braccia,
sotto le braccia.... (eh, ci vuol pazienza in certi casi) la trasse
fuori dalla trappola: la fece sedere, lo spruzzò il viso d'un licor
forte che aveva con sè, e parlando italiano, la compassionò, la
confortò e usò verso di lei quello cortesie, che ogni animo pietoso sa
trovare in questi momenti.
Miss Dy, stringendo nelle mani il suo povero ginocchio, ringraziò
anche lei in un italiano duretto, come una penna d'acciaio, ma
raddolcito dalla voce e dallo sguardo pieno di riconoscenza; e poichè
il male si riduceva a una scalfitura, pregò il suo bravo salvatore
d'aiutarla a discendere fino al luogo, dove miss Tennis più morta che
viva raccomandava gli spiriti alla boccetta della canfora.
Quando l'istitutrice fu certa che non c'era nessuna gamba rotta,
ringraziò in un suo francese sconnesso lo sconosciuto signore,
sforzandosi di fargli capire che ora sarebbe stato molto _convenable_
che andasse a raggiungere i suoi compagni di viaggio; ma il bravo uomo
non capiva il francese; e l'inglese ancor meno. Credendo di essere
gradito, offrì di accompagnare la signorina fino alla Latteria, dove
avevano lasciata la carrozza. Il moto e il discorrere in una lingua
non sua fecero dimenticare a Miss Dy il dolore del suo povero
ginocchio.
--Siete italiano?
--Sì, damigella.
--Toscano?
--Milanese.
--Amo molto io gli italiani. Siete pittore?
--Musicista, damigella,
--Oh, adoro la musica!
--È il linguaggio degli angioli,--esclamò lo sconosciuto, con una nota
tenuta, come si dice nel gergo del mestiere. E su queste frasi, giunti
alla Latteria, sedettero ad aspettare la povera miss Tennis, che
tremando ancora in tutto il corpo, stentava a levar le gambe dalle
ultime asprezze del sentiero.
Si ripassò tutto il repertorio classico e romantico, Beethoven,
Chopin, Berlioz, Wagner e la musica italiana, che miss Dy amava sopra
ogni altra.
--Se le signore sono alloggiate al Kursaal, avremo occasione di
rivederci--disse finalmente l'italiano, offrendo il suo biglietto di
visita sul quale miss Dy lesse: _Napoleone Barbetta, professore
d'orchestra nel Regio Teatro della Scala_.
--Lei pure è dell'orchestra che deve dare concerti all'Hotel?
--_Vous aussi...?_
--Sì, _yes,_ per compiacerle,--rispose Napoleone Barbetta, arrossendo
come un ragazzo.
--Bravo, applaudiremo di cuore... con gratitudine...,--soggiunse la
bionda e cara fanciulla, stendendogli la mano con franchezza inglese e
stringendo quella del suo salvatore con un moto del braccio che pareva
dire;
--A rivederci, caro,
Cinque minuti dopo, la carrozzella partì, lasciando lord From quasi
estatico.
*
* *
Lord From era il soprannome che i compagni d'orchestra davano a
Napoleone Barbetta, primo contrabasso di sinistra; e glielo
appioppavano non solamente per un non so che di roseo e di
biondeggiante, che lo facea somigliare a un aristocratico inglese, ma
anche, e più, per un certo sussiego di carattere e per un'aria grave
di diplomatico, per un tono quasi sdegnoso ch'egli aveva per ogni cosa
che non fosse all'altezza de' suoi meriti. Ritto, composto, un po'
calvo, elegante e _irreprochable_ nelle sue camicie di porcellana e
nelle sue cravatte, lord From, nella sua austera semplicità, aveva una
grandissima fede nel suo fascino sulle belle signore; e s'illudeva al
punto d'innamorarsene sul serio e d'ammalarsi, quando alle dolci
illusioni succedevano gli amari disinganni.
Appoggiato colla schiena alla cancellata dell'orchestra dominava dal
suo posto la scena, la platea e tre quarti dei palchetti, dove
brillano gli astri più luminosi della bellezza milanese, e di qua
durante le battute d'aspetto, i suoi grandi occhi azzurri e
sentimentali giravano come due cannocchiali. Puntiglioso o suscettivo
come ogni vero artista, viveva nel consorzio non sempre elevato de'
suoi compagni d'arte un po' in disparte, per paura che le gente
ordinaria non entrasse a parte de' suoi riservati pensieri, non
accorgendosi che nulla è più ridicolo a questo mondo quanto un uomo
che non ride mai. Ma i compagni ridevano anche la parte sua, e il nome
di lord From, trovato in un momento di buon umore dal celebre
violinista Bernardini, parve a tutti così fatto al suo dorso, che
ormai non lo chiamavano in nessun'altra maniera.
--Questa volta lord From naviga nelle acque inglesi,---disse il primo
clarinetto.
--Volete credere ch'egli s'illude di saper parlare inglese? _mi ti
liebig pik nik jes... oh, jes!_--soggiunse ridendo il Bernardini, un
piccoletto brutto, con una zazzera da can barbino.
--È capace di dare a intendere alla bionda ch'egli è un ambasciatore
russo in viaggio...
--State attenti che s'innamora anche questa volta...
Non eran, così dicendo, molto lontani dal vero. Miss Dy era una
ragazza da innamorare anche un contrabasso, con quel suo fare
espansivo, un po' _bohême_, con quegli occhi intelligenti e buoni; e
poi, non doveva al gentile italiano un tributo di sincera gratitudine?
Nei tre o quattro giorni che precedettero il concerto, essa presentò
il signor Barbetta a sua madre, che si mostrò molto riconoscente anche
lei, per quanto egli potè capire dal bisbiglio sibilante della vecchia
e veneranda matrona. Lord From imparò a stringere anche lui la mano
alla moda inglese e a dire _Good by, adieu, for ever_. Nelle ore che
gli lasciavano libere le prove, andava a collocarsi sulla strada per
cui la bionda e ideale creatura passava, quando recavasi coll'album a
disegnare sulla piattaforma del castello. Si accompagnava un tratto a
lei, arrestavasi a discorrere con lei, cogli occhi incantati sulla
testolina fina e aristocratica di miss Lutzon (s'era fatto dire il
nome dal cuoco dell'albergo) e tornavano qualche volta insieme per la
_promenade des artistes_, passando dalla chiesa cattolica, fino alla
sorgente.... La musica era generalmente il discorso favorito. Miss
Lutzon confessò di preferire tra tutte le opere del repertorio
italiano la _Favorita_ del Donizetti, di cui sapeva gorgheggiare (non
troppo bene) qualche motivo.... Insomma la faccia di Lord From divenne
così seria, che i compagni giurarono di divertirsi un poco alle sue
spalle; e il tiro questa volta riuscì per caso più terribile delle
altre volte.
Barbetta non alloggiava al _grand Hotel_, dove non vanno che
gl'inglesi veri, ma teneva una stanzuccia ammobigliata al più modesto
albergo Lunghin, alquanto in disparte e segregato, in compagnia di due
suoi compagni meno rumorosi degli altri. Con uno di questi, il primo
corno inglese, si lasciò andare a qualche confidenza una sera mentre
passeggiavano lungo la bella strada del lago. Tanto bastò perchè il
Bernardini concertasse uno scherzo, che doveva riuscire funesto al
povero innamorato.
Mentre tutti dormivano al Kursaal, tra l'una e le due di notte, con un
bianchissimo chiaro di luna, il piccolo diavolo andò a mettersi sotto
la finestra di miss Dy, nell'ombra dell'edificio, e cavando dal suo
venerabile Stradivari i suoni più teneri e parlanti, eseguì, come non
sa eseguire che un Bernardini, la Romanza «_Spirto gentil_» della
_Favorita_. Non era un violino, no: era la voce d'un angelo o d'uno
spirito dolente e vagolante per la luminosa solitudine della notte.
Quella voce non dovea parlare inutilmente al cuore d'una giovinetta
entusiasta; ed ecco infatti aprirsi una finestra del secondo piano,
comparire un non so che di bianco e un mazzetto di fiori cadere ai
piedi del delicato ammiratore.
Miss Tennis dormiva il sonno della sua vecchia innocenza, Lord From
non si accorse di nulla.
Dormiva anche lui.
*
* *
Venne il giorno del primo concerto. Grande come sempre fu il concorso
dei viaggiatori e dei toristi a questa festa dell'arte, che raccoglie
ogni anno i migliori elementi della Scala e del Regio di Torino. Il
programma era ricco e svariato, per tutti i gusti, come un _menu_ di
_table d'hôte_. C'era del Weber, del Verdi, del Wagner e per fino del
Mascagni di contrabbando. (Maloia è a trenta chilometri dal confine
italiano). Miss Dy fece il suo ingresso trionfale nel salone del
teatro in un vestito tutto bianco, sul quale l'oro de' capelli
spiccava mirabilmente: non era una donna, ma una visione, secondo ebbe
a dichiarare lo stesso Bernardini, un matto che a tutti gli astratti
preferiva un arrosto annegato. Nel mettersi al suo posto la giovine
cercò collo sguardo il suo salvatore, che stava confuso cogli altri
sul palco, estatico, coll'archetto in mano, sul quale faceva scorrere
della polvere di pece, e gli sorrise graziosamente.
Questo sorriso voleva dire;--Grazie della gentile serenata; voi avete
parlato col cuore nella voce del vostro magico strumento....--Lord
From non seppe interpretare il senso di questo delizioso ed eloquente
sorriso, ma rimase lì in piedi, astratto, confuso al punto, che non
sentì il primo tac-tac del direttore.
Tutti si mettono a posto: si fa un gran silenzio.
Barbetta, attaccato al collo del suo contrabasso, ha la fortuna di non
volgere le spalle alla platea e di potere, tra un _from_ e l'altro,
attingere l'ispirazione a quel volto divino. S'incomincia con un
notturno di Chopin a soli archi, nel quale egli ha poca parte, tranne
un sommesso accompagnamento; ma Bernardini è insuperabile,
elettrizzante, un mago incantatore, non un suonatore di violino.
All'ultima volata scoppia un applauso universale, in cui si sentono
rumoreggiare le grosse mani dei compatrioti di Beethoven;
applaudirebbe anche miss Tennis, se ciò fosse _propre_. Ma applaude
per lei miss Dy, sul volto della quale erra e si confonde una strana
impressione di sorpresa, mista a una curiosità non soddisfatta e ad un
senso quasi di rincrescimento.
Essa ha riconosciuta la voce parlante del vecchio Stradivari; oh, non
è possibile che ce ne siano due al mondo di quelle voci....
Lord From, per natura invidioso, cerca inutilmente di attrarre gli
occhi della bella straniera e ne soffre, se ne rode, si morde il
labbro. Ma non c'è tempo di far dei romanzi. Il direttore batte di
nuovo la bacchetta sul leggìo, fa un segno speciale al contrabasso di
sinistra, che non smette dal voltare pagine di musica, e.... tac-tac
si affronta una indemoniata sinfonia di Berlioz, nella quale tutti
hanno da sudare un paio di camicie, specialmente il contrabasso, che
nell'orchestrina limitata, deve sostenere quasi tutto il motivo
dominante. Non senza un po' d'emozione lord From si attaccò questa
volta al fidato compagno della sua vita, al segreto confidente de'
suoi misteriosi pensieri. La prima parte va piana.
Ogni quattro battute il contrabasso entra regolarmente con _from_
grave, solenne come la parola di un giudice. Poi il tempo stringe; e
il _from_ scatta ogni tre battute più secco, più nervoso: finchè par
che diventi irascibile.... Entriamo nel fitto della tempesta
sinfonica. Pare che Berlioz voglia descrivere lo scatenarsi degli
elementi: squillano gli ottoni raucamente, e il contrabasso deve
segnare delle ripide scale decrescenti, oscure come quelle
dell'inferno. L'occhio alla musica, la sinistra alle chiavi o alle
corde, la destra alla pancia dello strumento, ecco comincia il
rinforzato; le scale si fan sempre più lunghe, più buie, più
cromatiche e obbligano Napoleone Barbetta a scendere in cantina a
prendere una nota grossa e pesante per riportarla su su,
assottigliandola, fino alle chiavi. E nello sforzo, nella tensione, la
faccia è pallida, la fronte è bagnata di sudore, l'occhio esce
dall'orbita e le falde dell'abito nero svolazzano di dietro e gli
danno l'aspetto d'uno scarabeo che tenti di volare. Finalmente, dopo
il finale scatenamento, il direttore, volgendosi direttamente a lui
coll'archetto appuntato come una spada, lo sostiene nell'ultima
stretta.
E lui con tutta la forza de' suoi trent'anni si butta sulle corde di
mezzo e corre disperatamente in uno affrettato infernale, fino
all'ultimo _from_. Il pezzo bizzarro non piace. Miss Dy ride dietro il
ventaglio e fa fare a miss Tennis un bocchino di clarinetto....
Lord From da rosso infiammato diventa bianco come lo sparato della sua
camicia. Invano egli invoca uno sguardo di lode, o almeno di
compatimento: gli par di capire la ragione di questo improvviso
mutamento. Forse istintivamente l'aveva prevista fin da principio,
quando aveva evitato, parlando con lei, di dirle tutta la verità... Un
suonatore di contrabasso non può essere ideale. Non importa ch'egli
sia giovine, bello, elegante gentiluomo, colto, educato: non ch'egli
abbia esposta la vita per la patria; nè che abbia salvata quella di
una creatura umana... Che, che! il contrabbasso è la prosa; la poesia
è di là... sulle corde del violino. Ah donne, donne, tutte eguali! Le
donne non vi stimeranno e non vi ameranno per le vostre qualità e per
le vostre virtù, ma per la corda che voi saprete toccare.
Questi furono gli irritati pensieri che passarono nella testa
dell'infelice e che vennero a mescolarsi alle note e agli applausi per
tutto il tempo che durò il concerto. Il quale si chiuse con un nuovo
trionfo di Bernardini. Tutti salutarono il valente artista gridando
bravo, applaudendo, agitando i fazzoletti. Anche lei applaudiva colle
sue piccole mani inguantate: quindi uscì senza nemmeno degnare d'uno
sguardo colui che l'aveva scampata da un mortale pericolo e che, ritto
sulla soglia della gran porta d'ingresso, pareva messo là a supplicare
una limosina di compatimento.
*
* *
Lord From non chiuse occhio tutta la notte.--Questa volta il colpo ora
stato più forte del suo orgoglio, Egli sentì che non avrebbe avuto più
il coraggio di ricomparire sul palco in compagnia del suo sventurato
strumento per farsi compatire e canzonare dalla ingrata creatura. Gli
pareva che le voci dei violini avessero a ridere di lui.
Il secondo concerto doveva aver luogo tre giorni dopo, ma lord From
non si lasciò vedere alle prove. Mandò a dire che si sentiva poco
bene, stette chiuso in camera, e dopo un'altra notte non dormita, il
suo pensiero era fatto.
Ordinò che gli si portasse nella stanza il contrabasso, che di solito
rimaneva nella sala dei concerti e quasi gli ripugnasse la vista, lo
coprì della sua veste di panno verde, allacciata con bottoni e nastri
rossi, che davano all'istrumento l'aspetto d'un grasso servitore in
livrea. L'appoggiò al muro e gli voltò le spalle con un grugnito che
voleva dire:--Sta lì, maledetto....--e uscì a passeggiare solo per la
deserta stradicciuola del Lunghin.
Quel giorno non pranzò, non parlò con nessuno, finchè non calarono le
tenebre a velare i dolori e i rancori del mondo. E quando fu buio del
tutto, tolse sulle spalle il contrabasso, e appoggiato a un bastone di
montagna, prese una stradina a man destra, svoltò in un'altra e si
avviò per quella che costeggia il taglietto di Silz, deserta in
quell'ora come ogni altro viottolo del monte.
Da lontano torreggiava nell'ombra la mole massiccia del Kursaal, che
guardava nelle tenebre coi cento occhi delle sue finestre illuminate.
L'acqua aveva dei bagliori lividi. Grosse nuvole velavano la cima dei
monti circostanti.
Lord From camminò quasi un'ora alla volta di Silz, finchè giunse in un
punto ove il lago, restringendosi, s'incanala in un fiumiciattolo. Di
qui, passando sotto un ponte di legno, l'acqua scorre più rapida verso
gli altri laghetti di Silvaplana e di S. Moritz.
Il luogo era deserto e la notte chiusa.
Stette un istante sul ponte a guardare l'acqua corrente, girò lo
sguardo intorno, e quando fu ben sicuro di non essere veduto,
attaccata una grossa pietra al collo del contrabasso, con un battito
violento di cuore, lo lasciò scivolare nell'acqua fredda e nera.
La cassa dette un piccolo tonfo sonoro, poi venne a galleggiare a fior
d'acqua, come se invocasse misericordia; ma il crudele padrone ve la
rituffò colla punta ferrata dell'_alpenstok_ e la spinse egli stesso
verso il fondo. Un rantolo come di morte gli disse che l'acqua entrava
nelle viscere dell'affogato che, gorgogliando, sparì.
Lord From si passò il palmo della mano sugli occhi e voltando le
spalle al Maloja e a' suoi abitanti, giunse sul far del mattino a S.
Moritz. Di qui per il Bernina scese in Italia, lasciando negli impicci
il direttore d'orchestra che, non potendo far senza di un contrabasso,
(e questa era la vendetta) dovette sospendere i concerti fino a nuovo
avviso.
Lord From non si è più riveduto a Milano; e v'è chi assicura che,
rifugiatosi a Trieste, vi abbia aperta una bottega di formaggio
parmigiano e di Gorgonzola.
Qualche anno dopo, alle cascate del laghetto di S. Moritz veniva
ripescato un cadavere vestito di verde con bottoni rossi, non ancora
corrotto, quantunque, preso e conficcato tra gli sterpi e le rupi,
fosse rimasto tutto il tempo in molle.
Accorsa l'autorità cantonale, si verificò che l'annegato non era un
uomo, ma un contrabasso colle corde spezzate. Nel ventre gli trovarono
un piccolo guanto di donna.
Il giornalista locale nel registrare in cronaca lo strano e curioso
avvenimento, finiva il suo cenno con una frase, che a quei buoni
svizzeri dell'Engadina parve nuova.--Sembra--conchiudeva--che anche
questa volta sia il caso di esclamare: «_Cherchez la femme!_»