DE SANCTIS E LA POLITICA

Sul numero del 2 marzo 1913 comparve sul _Giornale d'Italia_ un

articolo di Matteo Incagliati, contenente alcune inesattezze, che

ancora circolano a discredito della nostra Irpinia, ed in particolare

del Collegio di Lacedonia. Credo, perciò, che non sia superfluo

riportare qui la lettera, indirizzata al pubblicista Incagliati e

pubblicata due giorni dopo dal _Giornale d'Italia_ e dall'_Araldo_.

Napoli, 2 marzo 1913.

_Illustre signor Incagliati_,

Da molto tempo seguo con vivissima simpatia la sua opera di meridionale

entusiasta delle superbe tradizioni della nostra terra, e non potrà

immaginare con quanto piacere io abbia visto rievocare oggi, sul

_Giornale d'Italia_, la maestosa figura di Francesco De Sanctis.

Irpino di nascita e figliuolo del compianto cav. Antonio

Capobianco--amico carissimo e sostenitore costante del De Sanctis nel

Collegio di Lacedonia--io sento il dovere di scriverle la presente per

rettificare un errore, nel quale Ella è involontariamente incorso.

Nella lotta elettorale politica del 1875, di cui si occupò il grande

critico nel _Viaggio elettorale_, il De Sanctis non fu sconfitto, come

Ella dice, ma riportò, anzi, una strepitosa vittoria. Il Collegio di

Lacedonia seppe compiere allora completamente il proprio dovere, perchè

non volle fare una quistione di _destra_ o di _sinistra_, nè volle

accogliere la scomunica del Comitato di sinistra di Napoli lanciata

contro un proprio membro, il De Sanctis, per favorire l'avversario

avv. Serafino Soldi, ma dimostrò d'intendere interamente il grido

che prorompeva forte dal petto del grande Critico: «Date la patria

all'esule»!

Il buon senso seppe trionfare su tutti gli ostacoli creati a bella

posta contro il De Sanctis. Quella vittoria fu anzi il preludio

della completa pacificazione degli animi attorno al loro illustre

rappresentante. Nelle elezioni successive, in quelle provinciali

prima del mandamento di Andretta e in quelle politiche dopo (1876),

gli elettori si riaffermarono _unanimi_ sul nome del grande Irpino.

Parve allora, al De Sanctis di aver raccolto il frutto della campagna

elettorale del 1874, ed Egli se ne mostrò lietissimo in una lettera

(diretta al compianto patriota avv. Francesco Maria Miele, Sindaco di

Andretta), che io ho pubblicato nella conferenza sul De Sanctis tenuta

alla _Dante Alighieri_ di Monteverde e testè edita dalla tip. Pergola

di Avellino[102].

L'errore è comune, ed è perciò che ho voluto richiamarne la Sua cortese

attenzione.--Mi consenta poche altre parole.

È un atto di giustizia legittima e doverosa riconoscere che il Collegio

di Lacedonia fu sempre fedele al De Sanctis fino al 1882, anno in

cui ebbero luogo per la prima volta le elezioni a scrutinio di lista,

d'infelice memoria!

Il Collegio di Lacedonia venne allora compreso nella nuova

circoscrizione elettorale di Ariano di Puglia, e così fu possibile la

sconfitta, per soli pochi voti, del De Sanctis! La colpa fu tutta di

quel disastroso scrutinio di lista, che permise il trionfo di tante

nullità e la caduta di tanti uomini insigni!

Il 1882 è rimasto, perciò, celebre nella storia d'Italia!

Del resto se il Collegio di Lacedonia in qualche modo si mostrò poco

grato verso il grande Concittadino, ha già dato in parte prova della

propria riconoscenza, e, direi anche, resipiscenza verso Francesco

De Sanctis innalzando nel capoluogo un monumento in suo onore ed

intitolando al suo nome glorioso tutte le opere di educazione popolare,

che sono sorte nei varii comuni del Collegio.

Non condivido poi la sua opinione riguardo al De Sanctis, uomo

politico. Se la politica, infatti, è onestà, moralità e sincerità,

certo il grande Irpino fu uno dei più eminenti parlamentari dell'Italia

unita.

Il _Viaggio elettorale_, _Le lettere parlamentari_, i numerosi discorsi

e gli scritti politici di Lui stanno a dimostrare la verità della mia

asserzione, che, del resto, non è mia soltanto.

Nelle occasioni solenni, alla Camera dei Deputati, la parola del De

Sanctis--lo ricorda il Villari--passò come l'espressione del più puro

patriottismo, perchè confortata dalla grande autorità che gli proveniva

dalla generale convinzione che egli non si lasciava mai accecare dallo

spirito partigiano. La sua vita diveniva allora un vero apostolato

politico, ed egli poteva avere dalla cattedra, dalla stampa e dalla

tribuna parlamentare sul popolo italiano la medesima influenza avuta

dalla cattedra sui giovani.

Se così non è, chi dovrà dirsi grande parlamentare?

La ringrazio della cortese ospitalità, che darà a questa mia, e mi

creda con profondo ossequio

Un viaggio elettorale · 第 58 / 65 题