I.

Il treno si fermò.

— Capua; Capua. — gridarono tre o quattro voci, monotonamente, nella

notte.

S'udì uno strepito di sciabole trascinate e un vivo parlottare fra

lombardo e piemontese: un gruppo di ufficialetti, tanto per finire la

serata, era venuto a vedere il passaggio del treno notturno Napoli-Roma.

Mentre il conduttore chiacchierava, sommesso, col capo-stazione, che gli

dava una commissione per Caianiello, e il postino tendeva un sacco di

tela pieno di lettere all'impiegato postale ambulante, gli ufficiali,

discorrendo fra loro e facendo, per abitudine, risonare i loro speroni,

guardavano se qualcuno salisse o scendesse, sbirciavano dagli sportelli

aperti se apparisse qualche bel visetto di donna o la faccia di qualche

amico. Ma molti sportelli restavano chiusi, con le tendine oscure tese

sui vetri, da cui una luce fioca di lampada velata traspariva, quasi

uscendo da un'alcova dove già il sonno avesse vinto i viaggiatori: da

quelli aperti si scorgevano, nella penombra, dei corpi sdraiati, in un

ammasso bruno di coperte, di mantelli e di scialli.

«Dormono tutti», disse un ufficiale: «sarebbe meglio andare a letto».

«Questi saranno due sposini», soggiunse un altro, leggendo sopra uno

sportello: _riservato_.

E poichè le tendine non erano abbassate, l'ufficiale che ardeva di

curiosità giovanile saltò sul predellino, e accostò il volto al

cristallo: ma discese subito, deluso, stringendosi nelle spalle.

«È un uomo solo», mormorò: «un deputato, certo; dorme anche lui».

Ma l'uomo _solo_ non dormiva. Era lungo disteso sul divano, con la testa

appoggiata al bracciale di mezzo, un braccio dietro la nuca e la mano

nei capelli: l'altra mano si perdeva nello sparato dell'abito: gli occhi

chiusi. Pure, il viso non aveva quella espressione molle dei muscoli che

riposano, quella quietezza grave dei lineamenti umani nel sonno: invece,

in tutte le linee, vi era la contrazione del pensiero. Quando il treno

in partenza ebbe passato il ponte sul Volturno, e s'internò nella

campagna deserta, nera, l'uomo riaprì gli occhi, cercò di mutar

posizione per potersi addormentare più facilmente. Ma il rumore del

treno, sempre uguale e continuo, gli martellava nella testa. Ogni tanto,

nell'ombra, una casa colonica, un villino, una casetta cantoniera,

sorgevano, oscurissime sul fondo oscuro: un filo sottile di luce

trapelava dalle fessure, una lanternina accesa faceva come un circolo

danzante di fiammelle, dinnanzi al treno che passava.

Egli pensò fosse il freddo che gl'impediva di dormire. Assuefatto alla

mitezza delle notti meridionali, non avendo l'abitudine di viaggiare,

era partito con un semplice e leggiero soprabito, senza coperta, senza

sciallo, con una piccola valigia e un baule che lo seguiva, al

bagagliaio. L'importante, per lui, non erano le vesti, nè le carte, nè i

libri, nè la biancheria: era quella medaglina d'oro, prezioso amuleto,

che gli pendeva dalla catenella dell'orologio. Dal giorno che l'aveva

avuta, richiesta dalla provincia, per una eccezione, al questore della

Camera, le dita correvano a toccarla, leggiermente, come per una

macchinale carezza; e nei momenti in cui si trovava solo, la stringeva

nella palma della mano, sino a farne restare il rosso sulla pelle. Per

avere il vagone riservato, l'aveva mostrata al capo-stazione, chinando

gli occhi, stringendo le labbra, quasi a reprimere uno sguardo di

trionfo e un sorriso di compiacenza: e dal principio del viaggio la

teneva in mano, come se temesse di perderla, comunicandole il calore

della sua epidermide che bruciava. Ed era così acuto il senso di piacere

che gli dava quel contatto e quella possessione, che sentiva,

delicatamente, tutte le asperità e le concavità del metallo — e

_sentiva_, sotto le dita, la cifra e la parola:

La conquista di Roma · 第 8 / 31 题