[1] _Storia dell'Architettura_ di Francesco Kugler. (La prima metà del
volume IV, contenente l'_Architettura e la Decorazione del Rinascimento
italiano_, è dell'Autore).
[2] Machiavelli, _Discorsi_, L. I, c. 12.
[3] I regnanti e la loro corte chiamansi insieme _lo Stato_, e questa
parola sembra essere stata usata in seguito a significare l'esistenza
di un intero territorio.
[4] Höfler, _Kaiser Friedrich II_, pag. 39 e segg.
[5] _Cento Novelle antiche_, Nov. 1, 6, 20, 21, 22, 23, 29, 30, 45, 56,
83, 88, 98.
[6] Scardeonius, _De urbis Patav. antiq._ nel _Thesaurus_ del Grevio,
VI, III, pag. 259.
[7] Sismondi, _Hist. des Républ. italiennes_, IV, pag. 420; VIII, pag.
1 e segg.
[8] Franco Sacchetti, _Novelle_, (61, 62).
[9] Petrarca, _De Republ. optime administranda, ad Franc. Carraram_
(Opp. pag. 372 e segg.).
[10] Solo cento anni più tardi anche la principessa è detta _madre_ de'
sudditi. Cfr. l'orazione funebre di Girolamo Crivelli per Bianca Maria
Visconti, presso Muratori, XXV, col. 429. Un traslato ironico di ciò
si ha nell'appellativo di _mater Ecclesiae_ dato alla sorella di papa
Sisto IV da Jacopo da Volterra (Muratori, XXIII, col. 109).
[11] Esprimendo incidentalmente il desiderio che fosse impedita in
Padova la circolazione degli animali suini, perchè disgustosa alla
vista e pericolosa ai cavalli, che ne adombravano.
[12] Petrarca, _Rerum memorandar._, l. III, pag. 460. — Si allude a
Matteo I Visconti e a Guido della Torre allora regnante a Milano.
[13] Matteo Villani, V, 81, dove parla della segreta uccisione di
Matteo II Visconti operata da' suoi fratelli.
[14] Filippo Villani, _Istorie_, XI, 101. Anche Petrarca trova i
tiranni lindi e puliti «come altari in giorno di festa». — Il trionfo
all'uso antico di Castracane in Lucca trovasi minutamente descritto
nella sua vita scritta da Tegrimo, presso Muratori, XI, col. 1340.
[15] _De Vulgari Eloquio_, I, c. 12... _qui non heroico more, sed
plebeo sequuntur superbiam_ ecc.
[16] Ciò non si trova invero che in alcuni scritti del secolo XV, ma
certamente dietro fantasie anteriori: L. B. Alberti, _De re aedific._,
V, 3. — Franc. di Giorgio, _Trattato_, presso Della Valle, _Lettere
senesi_, III, 121.
[17] Franco Sacchetti, _Nov._, 61.
[18] Matteo Villani, VI, 1.
[19] L'ufficio de' passaporti in Padova intorno alla metà del secolo
XIV, come anche _quelli delle bullette_, trovansi descritti da
Franco Sacchetti, _Nov._ 117. Negli ultimi dieci anni di Federico II,
quando prevaleva il più rigido controllo personale, l'istituzione de'
passaporti doveva esistere nel suo pieno sviluppo.
[20] Corio, _Storia di Milano_, fol. 247 e segg.
[21] Anche, per esempio, a Paolo Giovio: v. _Viri illustres, Jo.
Galeatius_.
[22] Corio, fol. 272, 285.
[23] Cagnola, nell'_Archiv. Stor._, III, p. 23.
[24] Così Corio, fol. 286, e Poggio, _Hist. Florent._, IV, presso
Muratori, XX, col. 290. — Di aspirazioni all'impero parlano il Cagnola,
l. c., e un sonetto presso il Trucchi, _Poesie italiane inedite_, II,
p. 118:
Stan le città lombarde con le chiave
In man per darle a voi... ecc.
Roma vi chiama: Cesar mio novello,
Io sono ignuda et l'anima pur vive;
Or mi coprite col vostro mantello ecc.
[25] Corio, fol. 302 e segg. Cfr. Ammian. Marcellin. XXIX, 3.
[26] Così Paolo Giovio: _Viri illustr., Jo. Galeatius, Philippus_.
[27] De Gingins: _Dépêches des ambassadeurs milanais_, II, pag. 200 (N.
213). Cfr. II, 3 (N. 114) e II, 212 (N. 218).
[28] Paul. Jovius, _Elogia_.
[29] Questa riunione di forze e d'ingegno è quella che da Machiavelli
vien detta virtù, e ch'egli trova compatibile anche con la
scelleratezza, come per esempio nei Discorsi, I, 10, dove parla di
Settimo Severo.
[30] Intorno a ciò veggasi Francesco Vettori, _Arch. Stor. VI, pag_.
293 e segg. _L'investitura fatta da un uomo che dimora in Germania
e che d'imperatore romano non ha che il nome, non ha la forza di
trasformare un ribaldo in vero signore di una città_.
[31] M. Villani, IV, 38, 39, 56, 77, 78, 92; V, 1, 2, 21, 36, 54.
[32] Fu un italiano, Fazio degli Uberti (_Dittamondo_ L. VI, cap.
5, intorno all'anno 1360) che avrebbe preteso da Carlo IV un'altra
crociata in Terra Santa. Il passo è uno dei più belli del poema ed
anche sotto altri punti di vista notevole. Il poeta viene allontanato
dal Santo Sepolcro da un burbanzoso turcomanno:
Coi passi lunghi e con la testa bassa
Oltrepassai e dissi: ecco vergogna
Del crïstian che 'l saracin qui lassa!
Poscia al pastor (il papa) mi volsi per rampogna:
E tu ti stai, che sei Vicar di Cristo,
Co' frati tuoi a ingrassar la carogna?
Similimente dissi a quel sofisto (Carlo IV),
Che sta in Buemme a piantar vigne e fichi,
E che non cura di sì caro acquisto:
Che fai? perchè non segui i primi antichi
Cesari de' Romani, e che non siegui,
Dico, gli Otti, i Corradi e i Federichi?
E che pur tieni questo imperio in triegui?
E se non hai lo cuor d'esser Augusto,
Che no 'l rifiuti? o che non ti dilegui? ecc.
[33] Più distesamente in Vespasiano fiorentino, pag. 54. Cfr. 150.
[34] _Diario ferrarese_, presso Muratori, XXIV, col. 213 e segg.
[35] _Haveria voluto scortigare la brigata_.
[36] _Annales Estenses_, presso Murat. XX, col. 41.
[37] Poggii, _Hist. florent. pop._ l. VII, presso Muratori, XX, col.
381.
[38] Senarega, _De reb. Genuens._, presso Murat. XXIV, col. 575.
[39] Sono numerati nel _Diario ferrarese_, presso Murat. XXVI, col 203.
Cfr. _Pii II Comment. II_, pag. 102.
[40] Marin Sanudo, _Vite de' Duchi di Venezia_, presso Murat. XXII,
col. 1113.
[41] Varchi, _Stor. fiorent._ I, p. 8.
[42] Soriano, _Relaz. di Roma_ 1533, presso Tommaso Gar. _Relazione_,
pag. 281.
[43] Per ciò che segue conf. Canestrini nella _Introduzione_ al tom. XV
dell'_Arch. Stor._
[44] Cagnola, Arch. Stor. III. pag. 28: _et (Filippo Maria) da lei
(Beatr.) ebbe molto texoro e dinari, e tutte le giente d'arme del dicto
Facino, che obedivano a lei._
[45] Infessura, presso Eccard, _Scriptor._ II, col. 1911. L'alternativa
che Machiavelli pone al condottiero vittorioso, veggasi nei _Discorsi_.
I, 30.
[46] Se essi abbiano avvelenato anche l'Alviano nel 1516 e se sieno
giusti i motivi addotti per ciò, veggasi uno scritto di G. Prato
inserito nell'_Arch. Stor. III_, pag. 348. — Dal Colleoni la Repubblica
si fece nominare sua erede, e dopo la sua morte avvenuta nel 1475
ordinò una formale confisca di tutti i suoi beni. Cfr. Malipiero,
_Annali veneti_ nell'_Arch. Stor. VII_, I, p. 224. Essa si mostrava
assai soddisfatta, quando i condottieri depositavano il loro danaro in
Venezia. _Ibid_. pag. 351.
[47] Cagnola, nell'_Arch. Stor._ III, pag. 121 e segg.
[48] Almeno presso Paolo Giovio nella sua _Vita magni Sfortiae (Viri
illustres)_, una delle più interessanti fra le sue biografie.
[49] Aen. Sylvius: _De dictis et factis Alphonsi_, op. fol. 475.
[50] Pii II _Comment._ I. p. 46. Cfr. 69.
[51] Sismondi X, pag. 258. Corio, fol. 412, dove lo Sforza è detto
complice, perchè dalla guerresca popolarità del Piccinino temeva
pericoli pe' suoi propri figli. — _Storia Bresciana_ presso Muratori
XXI, col 902 — Come si tentò nel 1466 il gran condottiere veneziano
Colleoni, ci è raccontato da Malipiero, _Annali veneti_, nell'_Arch.
Stor._ VII, I, pag. 210.
[52] Allegretti, _Diarii Sanesi_, presso Murat. XXIII, pag. 811.
[53] _Orationes Philelphi_, fol. 9, nell'orazione funebre per Francesco.
[54] Marin Sanudo, _Vite de' duchi di Venezia_, presso Murat. XXII,
col. 1241.
[55] Malipiero, _Annali veneti_, nell'_Arch. Stor._ VII, I, pag. 407.
[56] _Chron. Eugubinum_, presso Muratori XXI, col. 972.
[57] Vespasiano fiorent. pag. 148.
[58] _Arch. Stor_. XXI, parte I e II.
[59] Varchi, _Storia fiorent_. I. pag. 242 e segg.
[60] Malipiero, _Annali veneti, Arch. Stor. VII_, I. pag. 498.
[61] Lil. Greg. Gyraldus, _De vario sepeliendi ritu_. — Ancor nel 1470
era avvenuta in questa casa una catastrofe in piccolo. Cfr. _Diario
ferrarese_, presso Murat. XXIV. col. 225.
[62] Jovian. Pontan. _De liberalitate_ e _de obedientia_, l. 4. Cfr.
Sismondi X. pag. 78 e segg.
[63] Tristano Caracciolo: _De varietate fortunae_, presso Murat. XXII.
— Jovian. Pontan. _De prudentia_, l. IV, _de magnanimitate_, l. I, _de
liberalitate, de immanitate_. — Camillo Porzio, _Congiura de' Baroni_,
passim. — Comines, _Charles VIII_, chap. 17, colla caratteristica
generale degli Aragonesi.
[64] Paul. Jov. _Histor_. I. p. 14, nel discorso di un inviato
milanese. _Diario ferrarese_, presso Murat. XXIV, col. 294.
[65] Petri Candidi Decembrii _Vita Phil. Mariae Vicecomitis_, presso
Murat. XX.
[66] Furono ordinate da lui le 14 statue marmoree di Santi nel castello
di Milano? — _Historia der Frundsberge_, fol. 27.
[67] Ciò che lo angustiava era che _aliquando «non esse» necesse esset._
[68] Corio, fol. 400; — Cagnola nell'_Arch. stor._ III. p. 125.
[69] Malipiero, _Annali veneti, Arch. Stor._ VII, I, p. 216, 221.
[70] _Chron. venetum_, presso Murat., XXIV, col. 65.
[71] Malipiero, _Ann. veneti_, (_Arch. Stor._, VII, I, p. 492). Cfr.
481, 561.
[72] Il suo ultimo colloquio con lo stesso, genuino e notevole, presso
Senarega, Murat. XXIV, col. 567.
[73] _Diario ferrarese_, presso Murat., XXIV, col. 336, 367, 369. Il
popolo credeva, che temesse pe' suoi tesori.
[74] Corio, _fol._ 448. Gli effetti di questo stato di cose possono
vedersi nelle _Novelle_ e _Introduzioni_ del Bandello, che si
riferiscono a Milano.
[75] Amoretti, _Memorie storiche sulla vita ecc. di Lionardo da Vinci_,
pag. 35 e segg., 83 e segg.
[76] Vedi i di lui sonetti presso Trucchi, _Poesie inedite_.
[77] Prato, nell'_Arch. Stor._, III, p. 298. Cfr. 302.
[78] Nato nel 1466, fidanzato ad Isabella sedicenne nel 1480, successe
nella signoria nel 1484, si sposò nel 1490, morì nel 1519. Isabella
morì nel 1539. I loro figli erano Federigo (1519-1540), innalzato a
duca nel 1530, e il celebre Ferrante Gonzaga. Ciò che segue è tolto
dalla corrispondenza di Isabella, con appendici, _Arch. Stor. Append._,
tom. II, comunicate dal D'Arco.
[79] Franc. Vettori, nell'_Arch. Stor., Append._, t. VI, p. 321. —
Intorno a Federigo in particolare veggasi Vespasiano fiorent. p. 132 e
segg.
[80] Castiglione, _Cortegiano_, L. I.
[81] Ciò che segue, specialmente dagli _Annales Estenses_ presso
Muratori, XX, e dal _Diario ferrarese_, presso Muratori XXIV.
[82] _Diario ferrarese_ l. c, col. 347.
[83] Paul. Jovius: _Vita Alphonsi ducis_ nei _Viri illustres_.
[84] Paul. Iovius, l. c.
[85] Borso edificò tuttavia, tra le altre costruzioni, la Certosa
di Ferrara, la quale può sempre dirsi una delle più belle Certose
dell'Italia d'allora.
[86] In questa occasione è da menzionare anche il viaggio di Leon
X, quand'era cardinale. Cfr. Paul. Iovii _Vita Leonis X_, libr. I.
L'intendimento era meno serio e il viaggio era diretto a procurargli
una distrazione e una conoscenza generale del mondo, proprio nel senso
moderno. Ma nessuno d'oltr'alpe viaggiava allora con tali scopi.
[87] Iovin. Pontan. _De liberalitate_.
[88] Giraldi, _Hecatommithi_, VI, nov. I.
[89] Vasari, XII, 166. _Vita di Michelangelo_.
[90] Un primo esempio se ne ha in Bernabò Visconti, pag. 18.
[91] V. _Capitolo 19_, e nelle _Opere minori_, ed. Le Monnier, volume
I pag. 425, col titolo _Elegia_ 17. Senza dubbio al poeta diciannovenne
la causa di questa morte (v. pag. 62) era ignota.
[92] Negli _Hecatommithi_ del Giraldi trattasi di Ercole I, Alfonso I,
Ercole II nel l. I. _Nov_. 8 e nel VI, _Nov._ 1. 2. 3. 4 e 10, il tutto
essendo ancor vivi i due ultimi. — Anche nel Bandello si hanno molte
narrazioni riguardanti principi suoi contemporanei.
[93] Fra le altre nelle _Deliciae poetar. italor._
[94] Già menzionato ancora nel 1367, parlando di Niccolò il Vecchio,
nel _Polistore_, presso Murat. XXIV. col. 848.
[95] Burigozzo, nell'_Arch. Stor._ III. p. 432.
[96] Discorsi, I, 17.
[97] _De incert. et vanitate scientiar._ cap. 53.
[98] Prato, nell'_Arch. Stor._ III. p. 211.
[99] _De casibus virorum illustrium_. L. II. cap. 15.
[100] _Discorsi_, III, 6. — Cfr. _Storie fiorent._ L. VIII. — La
descrizione delle congiure è un'occupazione prediletta degl'Italiani
sin da tempo antichissimo. Già Luitprando ce ne dà alcune, che per lo
meno sono più circostanziate di quelle di qualunque altro contemporaneo
del secolo X; nel secolo XI la liberazione di Messina dai Saraceni,
operata per mezzo del Normanno Ruggero quivi chiamato (presso Baluz.
_Miscell_. I, p. 184), offre l'occasione ad un racconto abbastanza
caratteristico di questo genere (1060); per tacere anche del colorito
drammatico, che si diede ai racconti del Vespro siciliano. La medesima
tendenza si scorge notoriamente negli storici greci.
[101] Corio, fol. 333. Ciò che segue, ibid. fol. 305, 422 e segg. 440.
[102] Così la citazione del Gallo, presso Sismondi XI, 93. — Il motivo
sopra addotto per l'uccisione nelle chiese viene menzionato ancora
all'epoca dei Merovingi, v. Gregor. Turon. IX, 3.
[103] Corio, fol. 422. — Allegretto, _Diari sanesi_, presso Muratori
XXIII, col. 777. — Vedi sopra pag. 54.
[104] Si vegga nella relazione autentica dell'Olgiati, presso Corio,
un periodo come il seguente: «_quisque nostrum magis socios potissime
et infinitos alios sollicitare, infestare, alter alteri benevolos se
facere coepit. Aliquid aliquibus parum donare; simul magis noctu edere,
vigilare, nostra omnia bona polliceri, etc._».
[105] Vasari, III, 251. Nota alla _vita del Donatello_.
[106] _Inferno_, XXXIV, 64.
[107] Scritti dal testimonio auricolare Luca della Robbia, _Arch.
Stor._ I, p. 273. Cfr. Paul. Iov., _Vita Leonis X_, L. III, nei _Viri
illustres_.
[108] Presso Roscoe, _Vita di Lorenzo de' Medici_, vol. IV, _Appendice_
12. — Cfr. anche la Relazione, _Lettere di Principi_ (edizione Venez.
1577) III. fol. 162 e segg.
[109] Intorno all'ultimo punto veggasi Jac. Nardi, _Vita di Ant.
Giacomini_, pag. 18.
[110] _Genetliacon_, ne' suoi _Carmina_. — Cfr. Sansovino, _Venezia_,
fol. 203. — La più antica cronaca veneziana, presso Pertz, _Monum_.
IX, p. 5, 6, pone l'occupazione delle isole al tempo dei Longobardi, e
quella di Rialto espressamente più tardi.
[111] _De situ venetae urbis_.
[112] Tutta questa parte della città fu modificata poi per le nuove
costruzioni dei primi anni del secolo XVI.
[113] Benedetto: _Charolus VIII_. presso Eccard. _Scriptores_, II, col.
1597, 1601, 1621. — Nel _Chron. venetum_, presso Murat. XXIV, col. 26,
sono enumerate le virtù politiche dei veneziani: _bontà, innocenza,
zelo di carità, pietà, misericordia_.
[114] Molti nobili usavano di portare i capelli corti, v. _Erasmi
Colloq._ ed. Tigur, 1553, pag. 215, _miles et carthusianus_.
[115] _Epistolae_, lib. V, fol. 28.
[116] Malipieri, _Annali veneti_, nell'_Arch. stor._ VII, I, p. 377,
431, 481, 493, 530, II, p. 661, 668, 679. — _Chron. venetum_, presso
Murat. XXIV, col. 57. — _Diario ferrarese_, ibid. col. 240.
[117] Malipiero, nell'_Arch. Stor_. VII, II, p. 691. — Cfr. 694, 713 e
I, 535.
[118] Marin Sanudo, _Vite de' Duchi_, Murat. XXII, col. 1194.
[119] _Chron. venetum_, Murat. XXIV, col. 105.
[120] _Chron. venetum_, Murat. XXIV, col. 123 e segg., e Malipiero
l. c. VII, I, p. 175 e segg. narrano il caso significantissimo
dell'ammiraglio Antonio Grimani.
[121] _Chron. venetum_, l. c. col. 166.
[122] Malipiero, l. c. VII, I, p. 349; altri prospetti di questo genere
in Marin Sanudo, _Vite de' Duchi_, Murat. XXII, col. 990 (dell'anno
1426), col. 1088 (dell'anno 1440), presso Corio, fol. 435-438 (del
1483), presso Guazzo, _Historie_, fol. 151 e segg.
[123] Guicciardini (_Ricordi_, n. 150) forse nota pel primo che il
desiderio della vendetta può in politica soffocare il sentimento del
proprio interesse.
[124] Malipiero, l. c. VII, I, p. 328.
[125] Ancora assai limitatamente abbozzato e tuttavia importantissimo è
un prospetto statistico di Milano, che trovasi nel _Manipulus florum_
(presso Murat. XI, 711 e segg.) dell'anno 1288. Esso enumera le porte
delle case, la popolazione, gli uomini atti alle armi, le logge dei
nobili, le fontane, i forni, le taverne, le botteghe de' macellai,
i pescatori, il consumo del grano, i cani, gli uccelli da caccia,
i prezzi delle legne, del fieno, del vino e del sale, — ed inoltre
i notai, i medici, i maestri di scuola, i copisti, gli armaiuoli, i
maniscalchi, gli spedali di corte, i conventi, le fondazioni pie e le
corporazioni ecclesiastiche. — Un altro, forse più antico, può vedersi
nel _Liber de magnatibus Mediolani_, presso Heinr. de Hervordia, ed.
Potthast. p. 165. — Cfr. anche la statistica di Asti dell'anno 1280,
presso Ogerius Alpherius (Alfieri), _De gestis Astensium, Hist. patr.
Monumenta, Scriptorum_ t. III, col. 684 e segg.
[126] Specialmente Marin Sanudo nelle _Vite de Duchi di Venezia_,
Murat. XXII, passim.
[127] Presso Sanudo, l. c. col 958. Ciò che si riferisce al commercio
è riportato da Scherer, _Allgem. Geschs. des Welthandels_, I, 326, in
nota.
[128] Sotto questa indicazione comprendonsi tutte le case e non quelle
soltanto, che appartengono al governo. Anche queste ultime però
rendevano talvolta moltissimo. Cfr. Vasari XIII, 83, _Vita di Jac.
Sansovino_.
[129] Ciò presso il Sanudo, col. 963. Un computo di Stato del 1490 si
ha alla col. 1245.
[130] Anzi l'avversione parrebbe essersi tramutata nel veneziano Paolo
II in vero odio, talmente che egli chiamava eretici tutti gli umanisti.
Platina, _Vita Pauli_, p. 323.
[131] Sanudo, l. c. col. 1167.
[132] Sansovino, _Venezia_, l. XIII.
[133] Cfr. Heinr. de Hervordia ad a 1293 (pag, 213, ediz. Potthast).
[134] Sanudo l. c. col. 1158, 1171, 1177. Allorquando venne dalla
Bosnia il corpo di S. Luca, vi fu questione coi benedettini di Santa
Giustina di Padova, che credevano di possederlo, e l'autorità papale
dovette decidere. Cfr. Guicciardini (_Ricordi_, n. 401).
[135] Sansovino, _Venezia_, lib. XII.
[136] Villani, VIII, 36. — L'anno 1300 è anche la data fissa per la
Divina Commedia.
[137] Ciò fu già constatato da Vespasiano fiorent. intorno al 1470, v.
pag. 554.
[138] _Purgatorio_, VI, sulla fine.
[139] _De Monarchia_, L. I.
[140] _Dantis Alligherii epistolae, cum notis C. Witte._ Come egli
volesse assolutamente in Italia l'imperatore ed il papa, veggasi la
lettera a pag. 35, durante il conclave di Carpentras del 1314.
[141] Al che la statistica di un anonimo dell'anno 1339, presso il
Baluz. _Miscell._ IV, p. 117 e segg. offre un complemento desiderato.
Anche qui la stessa attività generale: _non est dives aut pauper in ea_
(civitate), _qui de arte certa se nutrire non valeat et suos_.
[142] Giov. Villani, XI, 20. — Cfr. Matteo Villani, IX, 93.
[143] Queste e simili notizie presso Giov. Villani, XI, 87, XII, 54.
[144] Giov. Villani, XI, 91 e segg. — Discostandosi da esso il
Machiavelli, _Stor. fiorent._, lib. II.
[145] Il parroco riponeva una fava nera per ogni bambino, una bianca
per ogni bambina: in ciò consisteva tutto l'artificio statistico.
[146] In Firenze, città fabbricata solidamente, esistevano già regolari
guardiani per gl'incendi. Ibid. XII, 35.
[147] Matteo Villani, III, 103.
[148] Matteo Villani, I, 2-7. Cfr. 58. — Per lo stesso tempo della
peste sta in prima linea la celebre descrizione del Boccaccio sul
principio del _Decamerone_.
[149] Giov. Villani, X, 164.
[150] _Ex annalibus Ceretani_, presso Fabroni, _Magni Cosmi Vita_, ad
not. 34.
[151] _Ricordi di Lorenzo_, presso Fabroni, _Laur. Med. magnifici
Vita_, adnot. 2 e 25. — P. Jovius, _Elog. Cosmus_.
[152] _Di Benedetto Dei_, presso Fabroni, _ibid. adnot._ 200.
L'indicazione del tempo è tolta dal Varchi, III, p. 107. — Il progetto
finanziario di un certo Lodovico Ghetti, con dati importanti, può
vedersi in Roscoe, _Vita di Lor. de' Medici_, vol. II, append. 1.
[153] Per es. nell'_Arch. Stor._, IV.
[154] Libri, _Hist. de sciences mathématiques_, II, 162 e segg.
[155] Varchi, _Storie fiorentine_, III, p. 56 e segg. sulla fine del
lib. IX. Alcuni numeri evidentemente erronei possono benissimo essere
derivati da sviste di copisti o tipografiche.
[156] Sui rapporti dei valori e della ricchezza in Italia in generale
io non posso, in mancanza di altri sussidi, dar qui che alcuni dati
sconnessi, quali li ho trovati a caso. Le evidenti esagerazioni si
lasciano da parte. Le monete d'oro, di cui parlano maggiormente i
documenti, sono: il ducato, lo zecchino, il fiorino d'oro, e lo scudo
d'oro. Il loro valore approssimativamente è lo stesso, da undici a
dodici franchi della nostra moneta.
In Venezia, per esempio, il doge Andrea Vendramin (1476) con 170,000
ducati passava per molto ricco (Malipiero, l. c., VII, II, p. 666).
Intorno al 1460 il patriarca d'Aquileia, Lodovico Patavino, con 200,000
ducati è riguardato come il più ricco fra gl'italiani (Gasp. veronens.
_Vita Pauli JI_, presso Murat., III, II, col. 1027). Altrove si hanno
dati favolosi.
Antonio Grimani (v. pag. 91-92) pagò 30,000 ducati l'esaltazione di
suo figlio Domenico al cardinalato. In solo danaro contante gli si
attribuiscono 100,000 ducati (_Chron. venetum,_ Muratori, XXIV, col.
125).
Intorno al grano in commercio e sul mercato di Venezia veggasi
specialmente Malipiero, l. c., VII, II, pag. 709 e segg., (Notizia del
1498).
Nel 1522 non più Venezia, ma Genova e Roma sono le città che passano
per le più ricche d'Italia. (Cosa appena credibile, perchè attestata
da un Franc. Vettori: veggasi la di lui _Storia_, nell'_Arch. Stor._,
append. T. VI, p. 343). Bandello, parte II, nov. 34 e 42, fa menzione
del più ricco mercante genovese del suo tempo, Ansaldo Grimaldi.
Tra il 1400 e il 1580 Francesco Sansovino calcola che il valore del
danaro sia disceso alla metà (Venezia, fol. 151 bis).
In Lombardia si crede che il rapporto dei prezzi dei grani alla
metà del secolo XV con quelli del nostro secolo fossero come di 3
ad 8 (_Sacco di Piacenza_, nell'_Arch. Stor._, append., tom. V; nota
dell'editore Scarabelli).
In Ferrara, al tempo del duca Borso, vi erano ricchi che possedevano da
50 a 60,000 ducati. (_Diario ferrarese_, Murat., XXIV, col. 207, 214,
218. Si ha poi un dato favoloso alla col. 187).
Per Firenze si hanno dati affatto eccezionali, che non conducono se non
a conclusioni approssimative. Di questo genere sono quei prestiti, che
figurano fatti da una sola o da poche case, ma che in fatto procedevano
da grandi compagnie, e tali sono altresì quelle enormi contribuzioni
imposte ai partiti che soggiacevano, come, per esempio, quelle che
dall'anno 1430 al 1453 furono pagate da settantasette famiglie per
l'ammontare di 4,875,000 fiorini d'oro (Varchi, III. p. 115 e segg.).
L'intero avere di Giovanni de' Medici ammontava, alla di lui morte
(1428), a 179,221 fiorini d'oro, ma de' suoi due figli Cosimo e Lorenzo
l'ultimo ne lasciò egli solo, alla propria morte (1440), ben 235,137
(Fabroni, _Laur. Medic._, adnot. 2).
Dell'alta cifra, a cui salirono in generale i guadagni, fa
testimonianza, per esempio, il fatto che ancor nel secolo XIV le
quarantaquattro botteghe di orefici che erano sul Ponte Vecchio,
rendevano allo Stato 800 fiorini d'oro (Vasari, II, 114. _Vita di
Taddeo Gaddi_). — Il Diario di Buonaccorso Pitti (presso Delecluze,
_Florence et ses vicissitudes_, vol. II) è pieno di dati, i quali però
non provano se non in generale gli alti prezzi di tutte le cose e il
meschino valore del danaro.
Per Roma naturalmente le rendite della Curia, che affluivano da
tutta Europa, non sono un dato attendibile, e non si può fidarsi
affatto nemmen di quelli che parlano dei tesori papali e degli averi
dei cardinali. Il noto banchiere Agostino Chigi lasciò nel 1520
una sostanza complessiva del valore di 800,000 ducati (_Lettere
pittoriche_, I, append. 48).
[157] Per ciò che riguarda Cosimo (1433-1465) e suo nipote Lorenzo il
Magnifico (morto nel 1492), l'autore si astiene da ogni giudizio sulla
loro politica interna. Veggasi un'accusa molto autorevole (di Gino
Capponi) nell'_Arch. Stor_., I, p. 315 e segg. — Le lodi tributate
a Lorenzo da Roscoe sembrano essere state quelle che principalmente
provocarono una reazione (Sismondi, _Histoire des républiques
italiennes_, fra molti altri).
[158] Francesco Burlamacchi, il padre del capo dei protestanti
lucchesi, Michele Burlamacchi. Cfr. _Arch. Stor_., Append. tom. II, p.
176. — Come Milano colla sua durezza verso le città sorelle dal secolo
XI al XIII facilitò la formazione di un grande Stato dispotico, è noto
universalmente. Anche allo spegnersi della dinastia de' Visconti nel
1447, Milano nocque alla libertà dell'Italia superiore col rifiutare
ricisamente una federazione di città con parità di diritti. Cfr. Corio,
fol. 358 e segg.
[159] Nella terza domenica dell'Avvento del 1494 il Savonarola predicò
sul modo di attuare una costituzione come segue: _le sedici compagnie
della città dovrebbero preparare un progetto, i gonfalonieri scegliere
i quattro migliori, e da questi la Signoria l'ottimo!_ — Ma le cose poi
andarono diversamente, e precisamente per l'influenza stessa del Frate.
[160] Quest'ultima denominazione per la prima volta nel 1527, dopo la
cacciata de' Medici. Veggasi il Varchi, I, 121 ecc.
[161] Machiavelli, _Storie fiorent_., lib. III. «_Un savio dator delle
leggi_» poteva salvar Firenze.
[162] Varchi, _Storie fiorent_., I, p. 210.
[163] _Discorso sopra il riformar lo Stato di Firenze_, nelle _Opere
minori_, p. 207.
[164] La stessa opinione, senza dubbio tolta di qui, incontrasi in
Montesquieu.
[165] Per un tempo un po' posteriore (1522?) si confronti il
giudizio spaventevolmente sincero di Guicciardini sulla condizione
e sull'inevitabile organizzazione del partito mediceo, _Lettere di
Principi_, III, fol. 124 (ediz. Venez. 1577).
[166] _Aen. Sylvii Apologia ad Martinum Mayer_, p. 701. — In modo
simile Machiavelli, Discorsi, I, 55 e l. c.
[167] Quanto una mezza cultura e una forza d'istruzione affatto moderna
ponno influire sulla politica, appare dai parteggiamenti del 1535.
V. Della Valle, _Lettere Sanesi_, III, p. 317. — Un certo numero di
merciai, esaltati dalla lettura di Livio e dai Discorsi di Machiavelli,
pretendono sul serio i tribuni del popolo ed altre magistrature romane
contro il mal governo dei nobili e della burocrazia.
[168] Pierio Valeriano, _De infelicit. literator_., parlando di
Bartolommeo Della Rovere.
[169] Senarega, _De reb. genuens_., presso Murat. XXIV, col. 548.
Sulla poca sicurezza v. specialmente alle col. 519, 525, 528, ecc. V.
il discorso molto esplicito dell'inviato all'occasione della cessione
dello Stato a Francesco Sforza, presso Cagnola, _Archivio Stor._ III,
p. 165 e segg. La figura dell'arcivescovo, doge, corsaro e (più tardi)
cardinale Paolo Fregoso si distacca notevolmente dal quadro generale
delle condizioni italiane.
[170] Baluz. _Miscell_., ediz. Mansi, t. IV, p. 81 e segg.
[171] Così, benchè tardi oggimai, il Varchi, _Stor. fiorent._ I, 57.
[172] Galeazzo Maria Sforza nel 1467 dice veramente all'inviato di
Venezia il contrario, ma questa non è che una vanitosa millanteria.
Cfr. Malipiero, _Annali veneti, Arch. stor_. VII, 1, p. 216 e segg.
In ogni occasione città e villaggi si danno spontaneamente a Venezia,
benchè sieno tali, che per lo più escono dalle mani di qualche tiranno,
mentre Firenze è costretta a tener soggette colla forza le vicine
repubbliche avvezze alla libertà, come osserva Guicciardini (_Ricordi_,
n. 29).
[173] In modo affatto speciale in una _Istruzione_ dell'anno 1452 agli
inviati spediti a Carlo VII, presso Fabroni, _Cosmus adnot_. 107.
[174] Comines, _Charles VIII, chap. 10:_ si riguardavano i francesi
come _Santi_. — Cfr. chap. 17. — _Chron. venetum_, presso Murat. XXIV,
col. 5, 10, 14, 15. — Matarazzo, _Cron. di Perugia, Arch. stor_. XVI,
II, p. 23; per non dire di altre numerose testimonianze.
[175] Pii II _Commentarii_, X, p. 492.
[176] Gingins, _Dépêches des ambassadeurs milanais_ etc. I, p. 26, 153,
279, 283, 285, 327, 331, 345, 359, II, p. 29, 37, 101, 217, 306. Carlo
si espresse una volta di dare Milano al giovane duca di Orléans.
[177] Niccolò Valori, _Vita di Lorenzo_.
[178] Fabroni, _Laurentius magnificus, adnot_. 205 e segg. Perfino
in uno de' suoi Brevi era detto letteralmente: _flectere si nequeam
Superos, Acheronta movebo_, ma è sperabile che non intendesse alludere
ai Turchi (Villari, _Storia di Savonarola_, II, p. 48 dei Documenti).
[179] Per es. Giov. Pontano nel suo _Caronte_. Sulla fine egli aspetta
uno Stato unitario.
[180] Comines, _Charles, VIII, chap. 7_. — Come Alfonso cercasse in
guerra di prendere il suo avversario mediante un abboccamento, ci è
narrato da Nantiporto, presso Murat. III, II, col. 1073. — Egli è il
vero predecessore di Cesare Borgia.
[181] Pii II _Commentarii_, X, p. 492. — V. una fiorita lettera
di Malatesta, nella quale egli raccomanda a Maometto II un pittore
ritrattista, Matteo Passo di Verona, e gli annuncia l'invio di un
libro sull'arte della guerra, probabilmente dell'anno 1463, presso
Baluz. _Miscell_. III, 113. — Ciò che Galeazzo Maria di Milano disse
nel 1467 ad un incaricato di Venezia, non fu che per millanteria.
Cfr. Malipiero, _Ann. veneti. Arch. stor._ VII, I, 222. — Intorno a
Boccalino vedi sopra a pag. 35.
[182] Porzio, _Congiura de' Baroni_, l. I, p. 4. Che Lorenzo vi abbia
avuto una mano è appena credibile.
[183] _Chron. venetum_, presso Murat. XXIV, col. 14 e 76.
[184] Malipiero, l. c. p. 565, 568.
[185] Trithem, _Annales Hirsaug. ad an_. 1490, tom. II, p. 535 e segg.
[186] Malipiero, l. c. p. 161. Cfr. p. 152. — Sulla consegna di Zizim
a Carlo VIII veggasi a p. 145, dove appare chiaramente che esisteva una
corrispondenza delle più vergognose tra Alessandro e Bajazet, anche se
dovessero essere soppressi i documenti riportati da Burcardo.
[187] Bapt. Mantuanus, _De calamitatibus temporum_, sulla fine del
secondo libro, nel canto della Nereide Dori alla flotta turca.
[188] Tommaso Gar, _Relazioni della Corte di Roma_, I, p. 55.
[189] Ranke, _Geschichten der romanischen und germanirchen Völker_. —
L'opinione del Michelet (_Réforme_, p. 467), che i Turchi avrebbero
finito per fondersi con gli occidentali, non mi persuade affatto. —
Forse per la prima volta la missione riserbata alla Spagna trovasi
indicata nel discorso solenne, che Fedra Inghirami nel 1510 tenne alla
presenza di Giulio II, per festeggiare la presa di Bugia operata dalla
flotta di Ferdinando il cattolico. Cfr. _Anecdota litteraria_, II, p.
149.
[190] Fra gli altri il Corio, fol. 333. Cfr. il contegno tenuto con lo
Sforza, fol. 329.
[191] Nic. Valori. _Vita di Lorenzo_. — Paul. Jovius, _Vita Leonis X_,
L. I: quest'ultimo certamente dietro fonti autorevoli, benchè non senza
rettorica.
[192] Se il Comines in questa e in mille altre occasioni osserva e
giudica non meno oggettivamente di qualsiasi italiano, bisogna anche
tener conto dei rapporti ch'egli ebbe con gli Italiani, specialmente
con Angelo Catto.
[193] Cfr. per es. Malipiero, l. c. p. 216, 221, 236, 237, 478 ec.
[194] Presso Villari, _la Storia di G. Savonarola_, vol. II, p. XLIII
dei _Documenti_, tra i quali trovansi anche altre importanti lettere
politiche. — Altri documenti della fine del secolo XV specialmente
presso il Baluzio, _Miscellanea_, ed. Mansi, vol. I.
[195] Pii II _Commentarii_, L. IV, p. 190 ad a. 1459.
[196] Paul. Jovius, _Elogia_. Ciò fa ricordare Federigo di Urbino,
_che si sarebbe vergognato_ di tollerare nella sua biblioteca un libro
stampato. Cfr. Vespas. fiorent.
[197] Porcellii _Commentaria Jac. Piccinini_ presso Murat. XX. Una
continuazione per la guerra del 1453 ibid. XXV.
[198] Per isbaglio il Porcellio dice Scipione Emiliano, mentre intende
il vecchio Africano.
[199] Simonetta, _Hist. Franc. Sfortiae_, presso Murat. XXI, c. 630.
[200] Egli viene trattato anche come tale. Cfr. Bandello, _parte I_,
nov. 40.
[201] Cfr. per es. _De obsidione Tiphernatium_ nel 2.º volume dei
_Rer. ital. scriptores ex codd. florent._, col. 690. Avvenimento molto
caratteristico dell'anno 1474. — Il duello del maresciallo Boucicault
con Galeazzo Gonzaga 1406, presso Cagnola, Arch. Stor. III, p. 25.
— Come Sisto IV onorasse i duelli delle sue guardie, è raccontato
dall'Infessura. I suoi successori emanarono Bolle contro il duello in
generale. _Sept. Decretal._ V, tit. 17.
[202] I particolari nell'_Arch. Stor. Append. T. V._, ed in una lettera
presso Baluz. Miscell. III, p. 158, nella quale le truppe dello Sforza
sono rappresentate come una delle più terribili orde di mercenari, che
sieno mai state.
[203] Una volta per sempre rimandiamo qui alla _Storia dei Papi_ di
Ranke (v. I), e a quella di Sugenheim _Sull'origine e lo sviluppo dello
Stato della Chiesa_.
[204] Sull'impressione delle benedizioni di Eugenio IV in Firenze
veggasi Vespas. fiorent. 18. — Sulla maestà delle funzioni
ecclesiastiche di Niccolò V, v. Infessura (Eccard. II, col. 1883 e
segg.) e J. Manetti _Vita Nicolai V_ (Murat. III, II, col. 923). —
Sugli omaggi resi a Pio II, v. _Diario ferrarese_ (Murat XXI. col.
205), e Pii _Comment_. passim, specialmente IV, 201, 204, XI, 562.
Anche assassini di professione non osano attentare alla vita del Papa.
— Le grandi funzioni in chiesa furono trattate come cosa di molta
importanza dal vanitoso Paolo II (Platina, l. c. 321) e da Sisto IV,
che, ad onta della podagra, celebrò seduto la Messa pasquale (Jac.
Volaterranus, _Diarium_, Murat. XXIII, col. 131). In modo abbastanza
notevole il popolo fa distinzione tra la forza magica della benedizione
e l'indegnità di chi benedice: quando il Papa nel 1481 non volle dar
la benedizione nel dì dell'Ascensione, non gli mancarono maledizioni e
imprecazioni (Ibid. col. 133).
[205] Machiavelli, _Scritti minori_, pag. 142, nel noto Discorso
sulla catastrofe di Sinigaglia. — Vero è però che gli spagnuoli e i
francesi si mostravano assai più zelanti dei soldati italiani. — Cfr.
presso Paul. Jov., _Vita Leonis X_ (L. II) la scena che precedette la
battaglia di Ravenna, nella quale l'armata spagnuola, allo scopo di
ottenere l'assoluzione, fece ressa intorno al Legato del Papa, che ne
pianse di gioia. Veggasi inoltre (presso lo stesso) ciò che fecero i
Francesi a Milano.
[206] Invece quegli eretici della Campagna, propriamente di Poli, i
quali credevano che un Papa dovesse innanzi tutto avere a distintivo
la povertà di Cristo, potrebbero tutt'al più sospettarsi infetti
di dottrine simili a quelle dei Valdesi. Il modo, con cui vennero
imprigionati sotto Paolo II, è narrato dall'Infessura (Eccard. II, col.
1893) e dal Platina, pag. 317 ec.
[207] L. B. Alberti: _De Porcaria conjuratione_, presso Murat. XXV,
col. 309 e segg. — Il Porcari voleva: _omnem pontificiam turbam
funditus extinguere_. L'autore conclude: _video sane, quo stent loco
res Italiae; intelligo, qui sint, quibus hic perturbata esse omnia
conducat_.... Egli li chiama _extrinsecos impulsores_, e crede che il
Porcari avrebbe trovato più tardi degli imitatori. Infatti anche le
idee del Porcari avevano una certa somiglianza con quelle di Cola di
Rienzo.
[208] _Ut Papa tantutm vicarius Christi sit et non etiam Caesaris....
Tunc Papa et dicetur et erit pater sanctus, pater omnium, pater
ecclesiae_ etc.
[209] Pii II, _Commentarii_, IV, pag. 208 e segg.
[210] Platina, _Vitae Paparum_, p. 318.
[211] Battista Mantovano, _De calamitatibus temporum_, L. III. L'arabo
vende l'incenso, il fenicio la porpora, l'indiano l'avorio: _venalia
nobis templa, sacerdotes, altaria, sacra, coronae, ignes, thura,
preces, coelum est venale, Deusque_.
[212] Si veggano, per es., gli _Annales Placentini_, presso Murat. XX,
col. 943.
[213] Corio, _Storia di Milano_, fol. 416-420. Pietro aveva già
aiutato a far cadere la elezione su Sisto V. Infessura, presso
Eccard, _Scriptores_, II, col. 1895. È notevole che nel 1469 era stato
profetizzato, che dentro tre anni da Savona (patria di Sisto, eletto
nel 1471) sarebbe venuta la salute. V. la lettera colla sua data
presso Baluz. _Miscell_. III, p. 181. — Secondo il Machiavelli. _Stor.
fiorent_. L. VII i Veneziani avrebbero avvelenato il cardinale. Certo è
che i motivi non sarebbero loro mancati.
[214] Ancora Onorio II voleva, dopo la morte di Guglielmo I (1127),
incorporare l'Apulia _come feudo devoluto a S. Pietro_.
[215] Fabroni, _Laurentius magnif. adnot._ 130. Un referendario
scriveva di ambedue:_ hanno in ogni elezione a mettere a sacco questa
corte, e sono i maggiori ribaldi del mondo_.
[216] Corio, fol. 450.
[217] Un monitorio molto caratteristico veggasi in Fabroni, _Laurentius
magnif. adnot._ 217, e in estratto presso Ranke, _Die römischen
Päpste_, I, p. 45.
[218] E fors'anche feudi napoletani, per cui Innocenzo chiamò
nuovamente gli Angioini contro il re Ferrante, che a questo riguardo
faceva il sordo. Il contegno del Papa in questo negozio, e la sua
partecipazione alla seconda congiura dei Baroni rivelano inettitudine
e disonestà ad un tempo. Del suo modo brutale di trattar colle potenze
estere veggasi a pag. 125.
[219] Cfr. specialmente l'Infessura, presso Eccard, _Scriptores_, II,
passim.
[220] Ad eccezione dei Bentivoglio di Bologna e della casa Estense di
Ferrara. Quest'ultima fu costretta ad imparentarsi: Lucrezia Borgia fu
data in moglie al principe Alfonso.
[221] Secondo il Corio (fol. 479), Carlo pensava ad un Concilio, alla
deposizione del Papa e perfino alla sua deportazione in Francia, e
precisamente all'epoca del suo ritorno da Napoli. Secondo Benedetto
(_Charolus VIII_, presso Eccard _script_. II, col. 1584), Carlo,
offeso che il Papa e i cardinali non avessero voluto riconoscerlo nel
nuovo suo regno, avrebbe concepito ancora a Napoli l'idea _de Italiae
imperio deque pontificis statu mutando_, ma subito dopo l'avrebbe
abbandonata, accontentandosi di umiliare personalmente Alessandro. Il
Papa però si sottrasse a tempo. — I particolari da questo tempo in
avanti presso Pilorgerie, _Campagne et bulletins de la grande armée
d'Italie 1494-1495_ (Paris, 1866 8.º), dove si discorre della gravità
del pericolo, in cui si trovò più volte Alessandro (p. III, 117 ecc.).
Perfino nel suo ritorno (p. 281 e segg.) Carlo non pensava a fargli
alcun male.
[222] Corio, fol. 550. — Malipiero, _Ann. veneti, Arch. stor._ VII,
I, p. 318. — Da quale spirito di rapacità fosse dominata la famiglia
intera scorgesi, fra molti altri, dal Malipiero, l. c. p. 585. Un
nipote viene accolto splendidamente a Venezia in qualità di legato
pontificio e vi fa gran bottino di danaro vendendo dispense: le persone
addette al suo servizio rubano, partendo, tutto ciò su cui possono
mettere le mani, anche un arazzo tessuto in oro dell'altare maggiore di
una chiesa di Murano.
[223] Ciò presso il Panvinio (_Contin. Platinae_, p. 359): _insidiis
Caesaris fratris interfectus.... connivente.... ad scelus patre_.
Testimonianza certo autentica, contro la quale hanno poco peso le
asserzioni del Malipiero e del Matarazzo, che ne danno la colpa
a Giovanni Sforza. — Anche la commozione profonda di Alessandro
accennerebbe ad una complicità. Quando il cadavere fu estratto dal
Tevere, il Sannazzaro scrisse:
Piscatorem hominum ne te non, Sexte, putemus,
Piscaris natum retibus, ecce, tuum.
[224] Machiavelli, _Opere_, ediz. Milan. vol. V, p. 387, 393, 395,
nella _Legazione al duca Valentino_.
[225] Tommaso Gar, _Relazioni della Corte di Roma_, I, p. 12 nella
_Relaz_. di P. Capello. Letteralmente è detto: _il Papa rispetta
Venezia quanto nessun altro potentato del mondo, e però desidera che
ella_ (la signoria di Venezia) _protegga il figliuolo e dice voler fare
tale ordine, che il Papato o sia suo, ovvero della Signoria nostra_. La
parola suo non può riferirsi che a Cesare. Del resto delle incertezze
cagionate dall'uso del pronome possessivo si ha un saggio nella
questione oggidì ancor viva rispetto alle parole usate dal Vasari nella
_Vita di Raffaello_: «_a Bindo Altoviti fece il ritratto suo_» ecc.
[226] _Strottii poetae_, p. 19, nel poema sulla _Caccia_ di Ercole
Strozza, _cui triplicem fata invidere coronam._ Poi anche nell'_Elegia_
per la morte di Cesare, p. 31 e segg.: _speraretque olim solii decora
alta paterni_.
[227] Ibid. Giove una volta avrebbe promesso: _affore Alexandri
sobolem, quae poneret olim Italiae leges, atque aurea saecla referret_,
ecc.
[228] Ibid: _sacrumque decus majora parantem deposuisse_.
[229] Come è noto, egli era congiunto in matrimonio con una principessa
francese della casa di Albret, e n'ebbe una figlia: ma in qualche
modo avrebbe pur cercato di fondare una dinastia. Non si sa s'egli
abbia fatto passi per riprendere il cappello cardinalizio, quantunque
(secondo il Machiavelli, l. c. 285) dovesse calcolare sopra una
prossima morte del padre.
[230] Machiavelli, l. c. p. 334. Dei disegni su Siena, ed eventualmente
su tutta la Toscana, esistevano, ma non erano ancora maturi: inoltre
non si poteva prescindere dall'assenso della Francia.
[231] Machiavelli, l. c. p. 326, 351, 314. — Matarazzo, _Cronaca di
Perugia, Arch. stor. XVII_. II, p. 137 e 221: _egli voleva che i suoi
soldati si acquartierassero a loro piacere, per guisa che in tempo di
pace guadagnavano più ancora, che in tempo di guerra_.
[232] Così Pierio Valeriano, _De infelicitate literator_., parlando di
Giovanni Regio.
[233] Tommaso Gar, l. c. p. 11.
[234] Paulus Jovius, _Elogia, Caesar Borgia_. — Nei _Commentarii
urbani_ di Raffaello da Volterra il libro XXII contiene una
caratteristica di Alessandro scritta al tempo di Giulio II, e tuttavia
molto circospetta. Fra le altre cose vi si dice: _Roma.... nobilis jam
carnificina facta erat_.
[235] _Diario ferrarese_, presso Murat. XXIV, col. 362.
[236] Paul. Jovius, _Historiar_. II, fol. 47.
[237] Panvinius, _Epitome pontificum_, p. 359. Il tentativo
d'avvelenamento contro il posteriore Giulio II veggasi a p. 313. —
Secondo Sismondi (XIII, 246) morì nella stessa maniera anche Lopez,
cardinale di Capua, stato già lunghi anni il confidente di tutti i
segreti: secondo Sanuto (presso Ranke, _Röm. Päpste_, I, p. 52, nota)
anche il cardinale di Verona.
[238] Prato, _Arch. stor. III_. p. 254 — Cfr. Attilio Alessio, presso
il Baluz. _Miscell_. IV, p. 518 e segg.
[239] Ed anche assai sfruttato dal Papa. — Cfr. _Chron. venetum_,
presso Murat. XXIV, col. 133.
[240] Anshelm, _Berner Chronik_, III, pag. 146-156. — Trithem. _Annales
Hirsaug_. II, 579, 584, 586.
[241] Panvin., _Cont. Platina_e, p. 341.
[242] Da ciò la pompa dei monumenti sepolcrali posti ai prelati ancor
vivi, per togliere ai Papi almeno una parte del bottino.
[243] In onta all'asserzione del Giovio (_Vita Alphonsi ducis_), resta
sempre incerto, se Giulio realmente abbia sperato di potere indurre
Ferdinando il Cattolico a riporre sul trono di Napoli la dinastia
aragonese, che n'era stata cacciata.
[244] Ambedue le poesie, per es., presso il Roscoe, _Leone X_ ed.
Bossi, IV, 257 e 297. — Ma è anche vero che, quando Giulio nel luglio
del 1511 fu preso da un deliquio di molte ore e fu creduto morto, le
menti più esaltate tra le più illustri famiglie — Pompeo Colonna ed
Antonio Savelli — s'affrettarono tosto a chiamare al Campidoglio il
popolo e ad esortarlo a torsi dal collo il giogo della tirannia papale,
_a vendicarsi in libertà.... a pubblica ribellione_, come narra il
Guicciardini nel L. X.
[245] _Septimo decretal_. l. I, t. 3, cap. 1-3.
[246] Franc. Vettori, nell'_Arch. stor_. VI, 297.
[247] Oltre a ciò si vuole (secondo Paul. Lang. _Chronicon Citicense_)
che abbia fruttato non meno di 500,000 fiorini d'oro: l'ordine de'
Francescani soltanto, il cui generale diventò cardinale esso pure, ne
pagò 30,000.
[248] Franc. Vettori, l. c. p. 301.-_-Arch. stor. Appen. I_, p. 293 e
segg. — Roscoe, _Leone X_, ed. Bossi, VI, p. 232 e segg. — Tommaso Gar,
l. c. p. 42.
[249] Ariosto, _Satire_, VI, vs. 106:
Tutti morrete ed è fatal che muoja
Leone appresso. . . . . . . . . . .
[250] Una combinazione di questa specie può vedersi in un _Dispaccio_
del card. Bibiena datato da Parigi, 1518, nelle _Lettere de' principi_
I, 56.
[251] Franc. Vettori, l. c. p. 333.
[252] Presso Roscoe, _Leone X_, ed. Bessi, VIII. p. 105 e segg. trovasi
una declamazione spedita nel 1517 da Pico al Pirkheimer. Egli teme che
ancor sotto Leone il male prevalga sul bene, _et in te bellum a nostrae
religionis hostibus ante audias geri, quam parari_.
[253] _Lettere de' principi_, I, Roma, 17 marzo 1523: _questo Stato
sta per molte cagioni sulla punta di un ago, e Dio voglia che noi non
dobbiamo fuggir presto ad Avignone e agli ultimi confini dell'oceano.
Io veggo prossima dinanzi a me la caduta di questa spirituale
monarchia.... Se Dio non ci ajuta, noi siamo spacciati_. — Se Adriano
sia stato avvelenato o no, non si può ricavar con certezza da Blas
Ortiz, _Itinerar. Hadriani_ (Baluz, _Miscell. ed. Mansi_, I, p. 386
e segg.); tutto il male sta in questo che l'opinione pubblica lo
supponeva.
[254] Negro, l. c. in data 24 settembre e 9 novembre 1526, 11 aprile
1527.
[255] Varchi, _Stor. fiorent._ I, 43, 46 e segg.
[256] Paul. Jovius: _Vita Pomp. Columnae_.
[257] Ranke: _Deutsche Geschichte_, II, 375 e segg.
[258] Varchi, _Storie fiorent_. II, 43 e segg.
[259] Ibid., e Ranke, _Deutsche Geschichte_ II, p. 394, nota. Si
credeva che Carlo volesse trasportare la sua residenza a Roma.
[260] V. la sua lettera al Papa, in data di Carpentras, 1.º settembre
1527, negli _Anecd. litterar._ IV, pag. 335.
[261] _Lettere de' principi_, I, 72. Il Castiglione al Papa, Burgos 10
dicembre 1527.
[262] Tommaso Gar, _Relaz. della Corte di Roma_, I, 1527.
[263] I Farnesi poterono tentare ancora qualche cosa di simile, ma i
Caraffa non vi riuscirono.
[264] Petrarca, _Epist. fam._ I, 3, p. 574, dove egli ringrazia Iddio
di esser italiano. Inoltre l'_Apologia contra cujusdam anonymi Galli
calumnias_, dell'anno 1367, pag. 1068 e segg.
[265] Io intendo specialmente gli scritti di Wimpheling, Bebel ed
altri nel I vol. degli _Scriptores_ dello Scardio; ai quali sono
da aggiungere per un tempo un po' anteriore un Felice Fabri (_Hist.
Svevorum_), e per un tempo un po' posteriore un Francesco (_Germaniae
exegesis_, 1518).
[266] Un esempio per molti: la risposta del Doge di Venezia ad un
inviato fiorentino spedito per trattare degli affari di Pisa nel 1496,
presso il Malipiero, _Ann. veneti, Arch. stor_. VII, I, p. 427.
[267] Si notino le espressioni _uomo singolare, uomo unico_ per
esprimere i due maggiori gradi dello sviluppo individuale.
[268] In Firenze intorno al 1390 non vi era più nessuna moda prevalente
nei vestiti per uomo, perchè ognuno amava di vestirsi a modo proprio.
Cfr. la canzone di Franco Sacchetti: _contro alle nuove foggie_, nelle
_Rime pubbl. dal Poggiali_, p. 52.
[269] Sulla fine del secolo XVI Montaigne, fra molte altre
osservazioni, fa il seguente confronto: «_ils (les Italiens) ont plus
communement des belles femmes, et moins des laides que nous; mais
des rares et excellentes beautéz j'estime que nous allons à pair. Et
(je) en juge autant des esprits: de ceux de la commune façon ils en
ont beaucoup plus et evidemment: la brutalité y est sans comparaison
plus rare: d'âmes singulières et du plus hault estage, nous ne leur
en debvons rien_». (_Essais_, L. III, chap. 5, vol. III, p. 367
dell'edizione di Parigi del 1816).
[270] Ma essi non mancano di mettere in mostra anche quella delle
loro donne, come può notarsi rispetto agli Sforza e ad altre famiglie
regnanti dell'Italia settentrionale. Si confrontino nelle _Clarae
mulieres_ di Jacopo Bergomense le biografie di Giovanna Malatesta,
Paola Gonzaga, Orsina Torella, Bona Lombarda, Riccarda d'Este, e
delle più importanti donne della famiglia Sforza. Fra esse c'è più
d'una _virago_, cui non manca nemmeno l'ultimo perfezionamento della
individualità, una elevata cultura umanistica.
[271] Franco Sacchetti nel suo _Capitolo_ (_Rime pubb. dal Poggiali)_
pag. 56, enumera intorno al 1390 più di cento nomi di uomini
ragguardevoli dei partiti dominanti, che erano morti a sua memoria. Per
quante mediocrità possano esservi state fra essi, tuttavia l'insieme
è una testimonianza assai autorevole per comprovare il risveglio
dell'individualità. — Quanto alle «Vite» di Filippo Villani veggasi più
innanzi.
[272] _Trattato del governo della famiglia._ È stata messa innanzi
una nuova ipotesi, secondo la quale questo scritto sarebbe opera
dell'architetto Leon Battista Alberti. Cfr. Vasari, IV, 54, nota 5, ed.
Lemonnier. — Sul Pandolfini cfr. Vespas. fiorent. p. 379.
[273] _Trattato_, p. 65 e seg.
[274] Jov. Pontanus, _De fortitudine_, L. II. Sessant'anni più tardi
Cardano (_De vita propria_, cap. 32) poteva chiedere amaramente: _quid
est patria, nisi consensus tyrannorum minutorum ad opprimendos imbelles
timidos, et qui plerumque sunt innoxii?_
[275] _De vulgari eloquio_, L. I, cap. 6. — Sulla lingua italiana
ideale, _cap. 17_. — Sulla unità spirituale dei dotti, cap. 18. — Ma
anche il grido dell'esule nel celebre passo del _Purg. VIII_, 1 e segg.
e _Parad. XXV_, 1.
[276] _Dantis Alligherii Epistolae_, ed. Carolus Witte, p. 65.
[277] Ghiberti, _Secondo commentario_, Cap. XV. (Vasari, ed. Lemonnier,
I, p. XXIX).
[278] _Codri Urcei vita_, in principio delle sue opere. — Veramente
ciò confina col detto: _ubi bene, ibi patria_. — Le compiacenze
morali, indipendenti da ogni località e privilegio comune a tutti
gli Italiani più colti, alleviavano loro i dolori dell'esiglio. Del
resto il cosmopolitismo è un segno dell'epoca, nella quale si scoprono
nuovi mondi e si anela ad uscire dal vecchio. Accadde altrettanto in
Grecia dopo la guerra peloponnesiaca. Platone, a detta di Niebuhr, non
era un buon cittadino, e Senofonte ancor meno: Diogene si compiaceva
addirittura del suo cosmopolitismo e si diceva egli stesso ἄπολις, come
si legge in Laerzio.
[279] Boccaccio, _Vita di Dante_, p. 16.
[280] Gli angeli, che egli nel giorno anniversario della morte di
Beatrice disegnò sopra una tavoletta (_Vita nuova_, p. 61), potrebbero
essere stati qualche cosa di più che un semplice lavoro da dilettante.
Leonardo Aretino dice, che egli disegnava _egregiamente_ e che amava
grandemente la musica.
[281] Per queste notizie e le seguenti veggasi specialmente Vespasiano
fiorentino, fonte importantissima per la storia della cultura
fiorentina nel secolo XV. Cfr. p. 359, 379, 401 ecc. — Poi la bella e
istruttiva _Vita Jannottii Manetti_ (nato nel 1396) presso Murat. XX.
[282] Ciò che segue è tolto in via di esempio dalla caratteristica
di Pandolfo Collenuccio del Perticari, presso Roscoe, _Leone X_, ed.
Bossi, III, p. 197 e segg. e nelle _Opere_ del conte Perticari, Milano,
1823, v. II.
[283] Presso Muratori XXV, col. 295 e segg., e come complemento a ciò
Vasari, IV, 52 e seg. — Universale dilettante almeno, e al tempo stesso
maestro in molte specialità fu, per esempio, Mariano Socini, se si
presta fede alla caratteristica che ne dà Enea Silvio (_Opera_, p. 622,
Epist. 112).
[284] Cfr. Ibn Firnas. presso Hammer, _Literaturgesch. der Araber_, I,
_Introduz_. p. 51.
[285] _Quicquid ingenio esset hominum cum quadam effectuum elegantia,
id prope divinum ducebat._
[286] Quest'opera perduta è quella che dai moderni è ritenuta
sostanzialmente identica col Trattato del Pandolfini (v. sopra, p. 181
nota).
[287] Nella sua opera _De re aedificatoria_, L. VIII, cap. 1, si trova
una definizione di ciò che potrebbe dirsi una bella via: _si modo
mare, modo montes, modo lacum fluentem fontesve, modo aridam rupem aut
planitiem, modo nemus vallemque exhibebit_.
[288] Un autore per molti, Flavio Biondo, _Roma triumphans_, L. V, p.
117 e seg., dove sono raccolte le definizioni della gloria date dagli
antichi e dove si concede anche al cristiano di aspirarvi. — Lo scritto
di Cicerone _De gloria_, che il Petrarca possedeva, è andato perduto,
come è noto universalmente.
[289] Paradiso, XXV, sul principio: _Se mai continga_, ecc. Cfr.
Boccaccio, _Vita di Dante_, p. 49. _Vaghissimo fu d'onore e di pompa, e
per avventura più che alla sua inclita virtù non si sarebbe richiesto_.
[290] _De vulgari eloquio_, L. I, c. I. In modo specialissimo _De
Monarchia_, L. I, c. I, dove egli vuole dar l'idea della monarchia, non
solamente per essere utile al mondo, ma anche _ut palmam tanti bravii
primus in meam gloriam adipiscar._
[291] _Convito_, ed. Venezia 1529, fol. 5 e 6.
[292] _Paradiso_, VI, 112 e seg.
[293] Per esempio: _Inferno_, VI, 89, XIII, 53, XVI, 85, XXXI, 127.
[294] _Purgatorio_, V, 70, 37, 133, VI, 26, VIII, 71, XI, 31, XIII, 14.
[295] _Purgatorio_, XI, 79-117. Oltre la gloria, quivi si trovano
confusamente grido, fama, rumore, nominanza, onore, tutti sinonimi
della stessa cosa. — Boccaccio poetava, com'egli confessa nella
_Lettera di Giov. Pizinga_ (_Opere volgar_i), vol. XVI, _perpetuandi
nominis desiderio_.
[296] Scardeonius, _de urb. Patav. antiq_. (Graev, Thesaur. VI, III,
col. 260). È incerto se si debba leggere _cereis, muneribus_, o per
avventura _certis muneribus_. — L'individualità alquanto spiccata del
Mussato può riscontrarsi dalla solennità, con cui è scritta la sua
_Storia di Enrico VII_.
[297] _Epistola de origine et vita_ ecc. al principio delle sue opere:
_Franc. Petrarca posteritati salutem_. Certi critici moderni, che
si scagliano contro la vanità del Petrarca, al suo posto avrebbero
difficilmente saputo serbare tanta bontà e sincerità d'animo, come lui.
[298] Opera, p. 117: _De celebritate nominis importuna_.
[299] _De remediis utriusque fortunae_, passim.
[300] _Epist. seniles_, III, 5. Un'idea della celebrità del Petrarca ce
la dà, per esempio, Biondo Flavio (_Italia illustrata_, p. 416) cento
anni più tardi, quando ci assicura che anche un dotto non ne saprebbe
di più intorno al re Roberto il buono, se il Petrarca non l'avesse così
spesso e con tanto affetto ricordato.
[301] _Epist. seniles_, XIII, 3, p. 918.
[302] Filippo Villani, Vite, p. 19.
[303] L'una cosa e l'altra trovansi indicate nell'iscrizione sepolcrale
del Boccaccio: _Nacqui in Firenze al Pozzo Toscanelli: Di fuor sepolto
a Certaldo giaccio_ ecc. — Cfr. _Opere Volgari_ di Boccaccio, vol. XVI,
p. 44.
[304] Mich. Savonarola, _De laudibus Patavii_, presso Murat. XXIV, col
1157.
[305] La deliberazione del Consiglio di Stato del 1396 coi motivi
presso Gay, _Carteggio_, I, pag. 123.
[306] Boccaccio, _Vita di Dante_, p. 39.
[307] Franco Sacchetti, Nov. 121.
[308] La prima nel noto sarcofago presso S. Lorenzo, la seconda nel
Palazzo della Ragione, sopra una porta. I particolari del ritrovamento
nel 1411 v. Misson, _Voyage en Italie_, vol. I.
[309] _Vita di Dante_, l. c. Come mai dopo la battaglia di Filippi sarà
stato trasportato a Parma il corpo di Cassio?
[310] _Nobilitatis fastu_, ed anzi _sub obtentu religionis_, dice
Pio II (_Comment. X_, p. 473). Questa nuova specie di gloria doveva
dispiacere a taluni, che erano avvezzi ad altra e di tutt'altra specie.
[311] Cfr. Keyssler, _Neueste Reisen_, p. 1016.
[312] Plinio il Vecchio, come è noto, è oriundo di Verona.
[313] Questo si riscontra anche nello scritto notevolissimo: _De
laudibus Papiae_ (Murat. X) del secolo XIV: molto orgoglio municipale,
ma nessuna gloria speciale ancora.
[314] _De laudibus Patavii_, presso Murat. XXIV, col 1151 e segg.
[315] _Nam et veteres nostri tales aut divos aut aeterna memoria dignos
non immerito praedicabant. Quum virtus summa sanctitatis sit consocia
et pari emantur praetio_.
[316] Nei _Casus virorum illustrium_ del Boccaccio solo il nono ed
ultimo libro abbracciano un tempo, che non è antico. Ugualmente ancor
più tardi nei _Commentari urbani_ di Raffaele da Volterra il solo
vigesimo primo, che è il nono dell'antropologia: il vigesimo secondo
e il vigesimo terzo parlano specialmente di Papi e imperatori. —
Nell'opera _De claris mulieribus_ dell'agostiniano Jacopo Bergomense
(intorno al 1500) prevale l'antichità e ancor più la leggenda, ma
poi seguono alcune preziose biografie di donne italiane. Presso lo
Scardeonio, (_De urb. patav. antiq._ Graev. _Thesaur_. VI, III, col.
405 e segg.) vengono nominate soltanto donne celebri padovane: prima
una leggenda del tempo delle invasioni barbariche: poi alcune scene
tragiche delle lotte dei partiti nei secoli XIII e XIV; poi alcune
ardite eroine, fondatrici di conventi, politicanti, medichesse, una
madre di molti ed illustri figli, una letterata, una contadinella, che
muore per salvare la sua innocenza, e per ultimo la bella e colta donna
del secolo XIV, per la quale ognuno scrive poesie, nonchè la poetessa e
la novellatrice. Un secolo più tardi, a tutte queste celebrità padovane
si avrebbe potuto aggiungere la professoressa. — Le celebri donne di
casa d'Este, nell'Ariosto, _Orl. fur._ XIII.
[317] _Viri illustres_ di B. Facio, pubbl. dal Mehus, una delle opere
più importanti in questo genere, del secolo XV, che io disgraziatamente
non potei consultare.
[318] Un poeta latino del secolo XII, che col suo canto cerca
l'elemosina di un vestito, si esprime in questo senso. V. _Carmina
Burana_, p. 76.
[319] Boccaccio, _Opere volgari_, vol. XVI, nel sonetto 13.º: Pallido,
vinto ecc.
[320] Fra gli altri presso Roscoe, _Leone X_, ed. Bossi, IV, p. 203.
[321] _Angeli Politiani Epp._ L. X.
[322] Paul. Jovius, _De romanis piscibus, Praefatio_ (1525), dove dice
che la prima Decade delle sue storie sarebbe tra breve pubblicata _non
sine aliqua spe immortalitatis_.
[323] Cfr. a questo riguardo i Discorsi, I, 27. La tristizia può avere
la sua grandezza ed essere in alcuna parte generosa: la grandezza può
tener lontana da un fatto l'infamia: l'uomo può onorevolmente essere un
tristo, in contrapposto ad uno perfettamente buono.
[324] _Storie fiorent._ l. VI.
[325] Paul. Jov. _Elogia_, parlando di Mario Molza.
[326] Il medio-evo è ricco di poesie così dette satiriche, ma la satira
non è ancora individuale, bensì quasi affatto generale ed astratta,
rivolta contro classi intere, corporazioni, popolazioni ecc., e quindi
anche facilmente assume un colore e un andamento didascalico. Il tipo
generale di questa tendenza si ha principalmente nella favola del
_Reineke Fuchs_, sotto tutte le forme con cui fu redatta presso i
diversi popoli d'occidente. Per la letteratura francese di questa parte
speciale veggasi l'eccellente nuova opera di Lenient: _La satire en
France au moyen-âge_.
[327] In via eccezionale vi si trova anche un'arguzia insolente, _Nov._
37.
[328] _Inferno_, XXI e XXII. L'unico che potrebbe paragonarsi con
Dante, è Aristofane.
[329] Un modesto principio nelle _Opere_, p. 421 e segg., e nel _Rerum
memorand. libri IV_. Altro saggio si ha nelle _Epp. Seniles_, X, 2, p.
868. Il giuoco di parole si risente spesso del luogo dove si ricoverò
nel medio-evo, il convento.
[330] _Nov._ 40, 41: il condottiere è Ridolfo da Camerino.
[331] La nota farsa di Brunellesco e del grasso legnajuolo, per quanto
sia spiritosa, merita però sempre di esser detta crudele.
[332] Ibid, _Nov_. 49. E tuttavia, secondo la _Nov_. 67, si credeva
che un romagnuolo qualunque superasse in malizia il più malizioso
fiorentino.
[333] Agn. Pandolfini, _Il governo della famiglia_, p. 48.
[334] Franco Sacchetti, _Nov_. 156: _Nov_. 24. Le _facetiae_ del
Poggio, quanto alla sostanza, sono molto affini alle novelle del
Sacchetti: burle, insolenze, equivoci di uomini semplici congiunte
coll'oscenità più raffinata, poi parecchi giuochi di parole, che
rivelano il filologo. — Su L. B. Alberti cfr. a pag. 188 e segg.
[335] Conseguentemente anche nelle novelle degli italiani, il cui
contenuto è tolto di là.
[336] Secondo il Bandello, IV, _Nov_. 2, il Gonnella sapeva contraffare
la fisonomia e i tratti di chicchessia, e imitare tutti i dialetti
d'Italia.
[337] Paul. Jovius, _Vita Leonis X_.
[338] _Erat enim Bibiena mirus artifex hominibus aetate vel professione
gravibus ad insaniam impellendis_. Ciò fa venire in mente lo scherzo
che usò Cristina di Svezia co' suoi filologi.
[339] Il cannocchiale io non l'ho tolto soltanto dal ritratto di
Raffaello, dove esso può essere interpretato piuttosto come una lente
per osservare le miniature del libro delle preghiere, ma da una notizia
del Pellicano, secondo la quale Leone osservava una processione di
monaci mediante uno _specillum_ (cfr. il Zuricher Taschenbuch del 1858,
p. 177), e dal _cristallo concavo_ menzionato dal Giovio, di cui Leone
si serviva nelle cacce. — Secondo Attilio Alessio (Baluz. Miscell.
IV, 518): _oculari ex gemina_ (_gemma_?) _utebatur, quam manu gestans,
signando aliquid videndum esset, oculis admovebat_.
[340] Essa non manca neanche nelle arti figurative, e basta ricordare
a questo proposito la nota parodia, colla quale si mettono tre scimmie
a rappresentare il celebre gruppo del Laocoonte. Soltanto simili
fatti si limitarono d'ordinario a semplici disegni a mano, dei quali
taluni andarono anche distrutti. La caricatura è poi qualche cosa
di essenzialmente diverso: Leonardo ne' suoi grotteschi (Biblioteca
Ambrosiana) rappresenta il brutto, in quanto abbia in sè del comico, ed
innalza con ciò questo carattere comico a suo talento.
[341] Jovian. Pontan. _De Sermone_. Egli constata una speciale
attitudine al motteggio, oltre che nei Fiorentini, anche nei Sanesi e
nei Perugini, e per cortesia vi aggiunge poi anche la corte spagnuola.
[342] _Il Cortigiano_, L. II, fol. 74 e segg. — La derivazione del
motto dal contrasto, benchè non ancora abbastanza chiaramente, nel fol.
76.
[343] _Galateo_ del Casa, ed. Venez. 1789, p. 26 e segg. 48.
[344] _Lettere pittoriche_, I, 71, in una lettera di Vincenzo Borghini
del 1577. — Machiavelli, _Storie fior_. l. VII dice dei giovani signori
di Firenze dopo la metà del secolo XV: _gli studi loro erano apparire
col vestire splendidi, e col parlare sagaci ed astuti, e quello che più
destramente mordeva gli altri, era più savio e da più stimato_.
[345] Cfr. l'orazione funebre di Fedra Inghirami per Lodovico
Podacataro (1505) negli _Anecd. litt_. I, 319. — Il raccoglitore di
scandali Massaino è menzionato da Paul. Jov. _Dialogus de viris litt.
illustr_. (Tiraboschi, T. VII, parte IV, p. 1631).
[346] Così la pensava in complesso Leone X e non a torto: per quanto
i motteggiatori, dopo la sua morte, si sieno occupati di lui, non
hanno potuto tuttavia traviare l'opinione pubblica già formatasi a suo
riguardo.
[347] In questo caso si trovò il card. Ardicino della Porta, che nel
1491 voleva deporre la sua dignità e rifugiarsi in qualche lontano
convento. Cfr. Infessura, presso Eccard, II, col. 2000.
[348] V. la sua orazione funebre negli _Anecd. litter_. IV, p. 315.
Nella Marca di Ancona egli mise insieme una squadra di contadini, che
fu impedita di agire soltanto dal tradimento del duca di Urbino. — I
suoi bei madrigali amorosi, presso Trucchi, _Poesie ined_. III, p. 123.
[349] Com'egli adoprasse la lingua alla tavola di Clemente VII v. nel
Giraldi, _Hecatommithi_, VII, Nov. 5.
[350] Tutti i pretesi consigli tenutisi per rovesciare la statua di
Pasquino, presso P. Jov. _Vita Hadriani_, furono attribuiti ad Adriano
e sono da riportare a Sisto IV. — Cfr. nelle _Lettere de' principi_ I,
la lettera del Negro in data 7 aprile 1523. Pasquino aveva nel giorno
di S. Marco una festa speciale, che il Papa proibì.
[351] Per es. il Firenzuola, _Opere_, v. I, p. 126, nel _Discorso degli
animali_.
[352] Al duca di Ferrara, 1 gennaio 1536: «Voi viaggerete ora da Roma
a Napoli, _ricreando la vista avvilita nel mirar le miserie pontificali
con la contemplatione delle eccellenze imperiali_»
[353] Come egli con ciò si fosse reso terribile specialmente agli
artisti, non è qui il luogo di dimostrarlo. — Il mezzo di cui in
Germania si servì la Riforma per dar pubblicità a singole questioni
speciali, è l'opuscolo: l'Aretino invece è giornalista in questo senso,
che cioè prova un bisogno continuo di pubblicare.
[354] Per esempio, nel _Capitolo_ all'Albicante, cattivo poeta di quel
tempo: ma sventuratamente non è possibile citare i passi relativi.
[355] _Lettere_, ediz. Venez. 1539, fol. 12, del 31 maggio 1527.
[356] Nel primo _Capitolo_ a Cosimo.
[357] Gay, _Carteggio_, II, p. 332.
[358] V. L'imprudente lettera del 1536 nelle _Lettere pittor_. I,
_Append_. 34. — Cfr. sopra pag. 198 intorno al culto reso alla casa
dove nacque il Petrarca nella stessa Arezzo.
[359]
L'Aretin, per Dio grazia, è vivo e sano,
Ma il mostaccio ha fregiato nobilmente,
E più colpi ha, che dita in una mano.
(Mauro, _Capitolo in lode delle bugie_).
[360] Si vegga, per esempio, la lettera al cardinale di Lorena,
_Lettere_, ediz. Venez. 1539, in data 21 novembre 1534, come anche le
lettere a Carlo V.
[361] Perciò che segue veggasi Gay, _Carteggio_, II, p. 335, 337, 345.
[362] _Lettere_, ed. Venez. 1539, fol. 15, in data 16 giugno 1529.
[363] Forse era la speranza di ottenere il cappello cardinalizio e
forse il timore dei processi dell'Inquisizione, che cominciavano e
che egli ancora nel 1535 aveva osato biasimare (v. l. c. fol. 37),
ma che dopo la riorganizzazione del Tribunale avvenuta nel 1542
improvvisamente tornarono in vita e ridussero ognuno al silenzio.
[364] _Carmina Burana_ nella «Biblioteca della Società letteraria di
Stuttgard», vol. XVI. — La dimora in Pavia (pag. 68, 69), le località
italiane in generale, la scena colla pastorella sotto l'ulivo (pag.
145), la vista di un pino come albero di grande ombra in un prato
(pag. 156), l'uso ripetuto della parola _bravium_ (p. 137, 144), e
più ancora la forma _Madii_ per _Maji_ (p. 141) sembrano appoggiare la
nostra ipotesi.[365] — Il chiamarsi l'autore Gualtiero non giustifica
le induzioni sulla sua origine. Comunemente si suole identificarlo
con Gualtiero de Mapes, canonico di Salisbury e cappellano dei re
d'Inghilterra verso la fine del secolo XII. Ultimamente si è creduto
di riconoscerlo in un certo Gualtiero da Lilla o da Chatillon. Veggasi
Giesebrecht, presso Wattenbach: Deutschlands Geschichtsquellem im
Mittelalter, pag. 431 e segg.
[365] Veramente, studiando da capo a fondo questa Raccolta
singolarissima di Canti goliardici, non si saprebbe al tutto consentire
nell'opinione quì manifestata dall'illustre Autore. Il trovare in molti
di essi inserite espressioni francesi, tedesche ed inglesi li farebbe
credere piuttosto patrimonio di tutta Europa, come d'altra parte
sarebbe anche espressamente indicato da ciò che vi si legge a pag. 252,
che cioè _l'ordine dei vaganti_ accoglie in sè _uomini d'ogni nazione,
teutoni e boemi, slavi e romani_. NOTA DEL TRADUTTORE.
[366] Come l'antichità possa servir di guida e ammaestramento in tutte
le condizioni più elevate della vita, ce lo mostra a grandi tratti Enea
Silvio (_Opp_. p. 603 nella _Epist_. 105 all'arciduca Sigismondo).
[367] Pei particolari rimandiamo a Roscoe: _Lorenzo il Magnifico_ e
_Leon X_, nonchè a Voigt: _Enea Silvio_, e a Papencordt: _Storia della
città di Roma nel Medio-Evo_. — Chi vuol farsi un'idea dell'estensione,
che si dava agli studi degli uomini colti sul principio del secolo XVI,
consulti, prima d'ogni altro libro, i _Commentarii urbani_ di Raffaele
da Volterra. Quivi si vedrà come l'Antichità costituiva la parte più
sostanziale di ogni ramo dello scibile, dalla geografia e dalla storia
locale sino alle biografie di tutti i potenti ed illustri personaggi,
alla filosofia popolare, alla morale, alle singole scienze speciali e
perfino all'analisi dell'intero sistema aristotelico, con cui l'opera
si chiude. E per conoscere tutta l'importanza di quest'opera come fonte
per la storia della cultura, bisognerebbe confrontarla con tutte le
anteriori enciclopedie. Una trattazione circostanziata e completa di
questo tema trovasi nell'eccellente opera di Voigt: _Die Wiederbelebung
des classischen Alterthums_.
[368] L'argomento toccato qui solo di passaggio è stato in seguito
svolto in grandi proporzioni nell'opera di Gregorovius «_Storia della
città di Roma nel Medio-Evo_», alla quale rimandiamo una volta per
sempre.
[369] Presso Gugl. Malmesb. _Gesta regum Anglor._ L. II, § 169,
170, 203, 206 (ed. Londini, 1840, vol. I, pag. 277 e segg. pag. 354
e segg.) sono ricordati molti sogni di cercatori di tesori, indi è
fatta menzione di Venere apparsa sotto forma di amoroso fantasma, e
finalmente si parla del ritrovamento del corpo di Pallante, figlio di
Evandro, intorno alla metà del secolo XI. — Cfr. Iac. ab Aquis, _Imago
Mundi_ (_Hist. patr. Monum. Script._ T. III, col. 1603), sull'origine
della casa Colonna con riferimento all'invenzione di tesori nascosti.
— Oltre alle storie dei tesori disseppelliti, il Malmesbury riporta
tuttavia anche l'elegia di Idelberto di Mans, vescovo di Tours, che
è uno degli esempi più singolari di entusiasmo umanistico nella prima
metà del secolo XII.
[370] Dante, _Convito_, Tratt. IV, cap. 5.
[371] _Epp. familiares_, VI, 2, (p. 657); altrove parla di Roma prima
di averla veduta, (ibid. II, 9, p. 600); cfr. II, 14.
[372] _Dittamondo_, II, cap. 3. Il corteo fa risovvenire in parte le
ingenue figure dei tre Re Magi e il loro seguito. — La descrizione
della città, II, cap. 31, non è senza pregi dal lato archeologico.
— Secondo il Polistore (Murat. XXIV, col. 845) nel 1366 Nicolò ed
Ugo d'Este fecero un viaggio a Roma, _per vedere quelle magnificenze
antiche, che al presente si possono vedere in Roma_.
[373] Citiamo di passaggio un fatto, che mostra come anche fuori
d'Italia nel medio-evo si riguardasse Roma come una cava di marmi e
di pietre: il celebre abate Suggero, che (intorno al 1140) cercava
imponenti colonne per la sua fabbrica di S. Dionigi, pensò in
sulle prime niente meno che ai monoliti di granito delle terme di
Diocleziano, ma poi mutò consiglio: V. Sugerii libellus alter, presso
Duchesne, _Scriptores_, IV, p. 352. — Senza dubbio Carlomagno non aveva
avuto pretese così esorbitanti.
[374] _Poggii Opera_ fol. 50 e segg. _Ruinarum urbis Romae descriptio_.
Intorno al 1430, vale a dire poco prima della morte di Martino V. — Le
terme di Caracalla e di Diocleziano avevano ancora il loro rivestimento
e le loro colonne.
[375] Il Poggio, come uno dei primi raccoglitori di iscrizioni, appare
da una lettera riportata nella _Vita Pogii_, presso Muratori, XX, col.
177, e come raccoglitore di busti col. 183.
[376] Fabroni, _Cosmus, Adnot._ 86. Da una lettera di Alberto degli
Alberti a Giovanni Medici. — Sulle condizioni di Roma sotto Martino
V veggasi il Platina, p. 277, e durante l'assenza di Eugenio IV si
consulti Vespasiano Fiorent. p. 21.
[377] Ciò che segue, è tolto da Jo. Ant. Campanus, _Vita Pii II_,
presso Murat. III, II, col. 980 e segg. — _Pii II Commentarii_ p. 48,
72 e segg. 206, 248 e segg. 501 e altrove.
[378] Boccaccio, _Fiammetta_, cap. 5.
[379] Leandro Alberti, _Descriz. di tutta l'Italia_, fol. 285. —
Secondo Leonardo Aretino (Baluz. Miscell. III, p. III) Ciriaco percorse
l'Etolia, l'Acarnaia, la Beozia, il Peloponneso e vide Sparta, Argo ed
Atene.
[380] Due esempi per molti: la favolosa storia primitiva di Milano nel
_Manipulus_, (Murat. XI, col 552) e quella di Firenze, sul principio
della Cronaca di Ricordano Malaspini e presso Giov. Villani, secondo il
quale Firenze aveva ragione di osteggiar Fiesole anti-romana e ribelle,
mentre essa nutriva sentimenti così schiettamente romani (I, 9, 38, 41,
II, 2). — Dante, _Inf_. XV, 76.
[381] _Commentarii_, p. 206, nel libro IV.
[382] Mich. Cannesius, _Vita Pauli II_, presso Murat. III, II, col.
993. L'autore, per la pretesa parentela col Papa, non vuol essere
scortese nemmeno con Nerone: egli dice soltanto: _de quo rerum
scriptores multa ac diversa commemorant_. — Più singolare ancora parrà
che la famiglia Plato di Milano si lusingasse di discendere dal grande
Platone, e che Filelfo osasse dire ciò in un discorso per nozze e
ripeterlo poscia in un elogio del giurista Teodoro Plato, come altresì
che un Giovannantonio Plato al ritratto in rilievo del filosofo da
lui scolpito (nel cortile del palazzo Magenta in Milano) non esitasse
a porre un'iscrizione, nella quale si leggeva: _Platonem suum, a quo
originem et ingenium refert_.
[383] Su ciò veggasi il Nantiporto, presso Murat. III, II, col. 1094;
e l'Infessura, presso Eccard _Scriptores_, II, col. 1951. — Matarazzo,
nell'_Arch. stor._ XVI, II, p. 180.
[384] Già sotto Giulio II si continuò a scavare nella persuasione di
trovare altre statue. Vasari XI, p. 302, _Vita di Giov. da Udine_.
[385] Quatremère, _Storia della vita etc. di Raffaello_, ed. Longhena,
p. 531.
[386] _Lettere pittoriche_, II, I. Il Tolomei al Landi, 14 nov. 1542.
[387] Egli voleva _curis animique doloribus quacumque ratione
aditum intercludere_; le allegre riunioni e la musica lo attraevano
moltissimo, e in tal modo sperava di prolungar la vita. _Leonis X vita
anonyma_, presso Roscoe, ed. Bossi, XII, p. 169.
[388] Delle satire dell'Ariosto riferisconsi a questo argomento la I
(_Perch'ho molto_ ecc.) e la IV (_Poichè, Annibale_ ecc.).
[389] Ranke, _Die röm. Päpste_, I, 408 e segg. — _Lettere de'
principi_, I. Lettera del Negri, 1 settembre 1522.... _tutti questi
cortigiani esausti da Papa Leone e falliti_.
[390] _Pii II Commentarii_, p. 251, nel libro V. — Cfr. anche l'elegia
di Sannazzaro _in ruinas Cumarum_, nel libro II.
[391] Polifilo, _Hypnerotomachia_, senza numerazione di pagine. In
estratto presso Temanza, p. 12.
[392] Mentre tutti i Padri della Chiesa e tutti i pellegrini non
parlano che di una grotta. Anche i poeti fanno senza del palazzo. Cfr.
Sannazzaro, _De partu Virginis_, L. II.
[393] Principalmente da Vespasiano Fiorentino, nel vol. X dello
_Spicileg. romanum_ del Mai. L'autore era un librajo fiorentino e
spacciatore di copie, intorno alla metà del secolo XV e dopo.
[394] Come è noto, si spacciarono anche delle falsificazioni, per
trarre in errore o mettere in derisione i dilettanti di antichità.
Veggansi nelle opere bibliografiche, per molti altri, gli articoli
concernenti Annio da Viterbo.
[395] Vespas. Fior. p. 31: _Tommaso da Serezana usava dire, che dua
cose farebbe, s'egli potesse mai spendere, ch'era in libri e murare. E
l'una e l'altra fece nel suo pontificato._ — Intorno a' suoi traduttori
veggasi Aen. Sylv. _De Europa_, cap. 58, p. 459, e Papencordt, _Gesch.
der Stadt Rom_, p. 502.
[396] Vespas. Fior. p. 48 e 658, 665. Cfr. J. Mannetti, _Vita Nicolai
V_, presso Murat. III, II, col. 925 e segg. — Se e come Calisto III
abbia in parte catalogato la raccolta, veggasi in Vespas. Fior. p. 284
e segg., coll'avvertenza del Mai.
[397] Vespas. Fior. p. 617 e segg.
[398] Vespas. Fior. p. 547 e segg.
[399] Vespas. Fior. p. 193. Cfr. Marin Sanudo, presso Murat. XXII, col.
1185 e segg.
[400] Come l'affare sia stato trattato, veggasi presso Malipiero, _Ann.
veneti, Arch. Stor._ VII, II, p. 663, 655.
[401] Vespas. Fior. p. 124 e segg.
[402] Forse nella presa di Urbino effettuata dalle truppe di Cesare
Borgia? — Si mette in dubbio l'esistenza del manoscritto, ma non posso
indurmi a credere che Vespasiano abbia scambiato il semplice estratto
delle _sentenze_ di Menandro (forse un duecento versi) con _tutte le
opere_ del medesimo, specialmente in una serie di codici tanto completi
(fossero pure il Sofocle e il Pindaro quali giunsero sino a noi). E non
è neanche impossibile, che quel Menandro una volta o l'altra non torni
a rivivere.
[403] Se Piero de' Medici, alla morte del re bibliofilo Mattia Corvino
d'Ungheria, prevede che gli amanuensi dovranno ribassare il prezzo
delle loro mercedi, poichè altrimenti non troveranno più da occuparsi
presso nessuno (e voleva dire, fuorchè presso di noi), ciò non può
intendersi che rispetto ai greci, poichè i calligrafi abbondavano ancor
molto in Italia. — Fabroni, _Laurent. Magn. Adnot._ 156. Cfr. _Adn._
154.
[404] Gaye, _Carteggio_, I, p. 164. Una lettera del 1455 sotto
Calisto III. Anche la celebre Bibbia miniata di Urbino è scritta da un
francese, al servizio di Vespasiano. Vegg. D'Agincourt, _la Peinture_
tab. 78.
[405] Vespas. Fiorent. p. 335.
[406] Anche per le biblioteche di Urbino e di Pesaro (quella di Aless.
Sforza, v. pag. 38) il Papa usò una simile cortesia.
[407] Vespas. Fiorent. pag. 129.
[408] _Artes-Quis labor est fessis demptus ab articulis,_ in una
poesia di Roberto Orso, intorno al 1470, _Rerum ital. scriptor. ex
codd. florent._ T. II, col. 693. Egli si rallegra un po' prima della
sollecita diffusione, che era a sperarsi, degli autori classici. Cfr.
Libri, _Hist. de sciences mathématiques_, II, 278 e segg. — Sugli
stampatori di Roma v. Gaspar. Veron._ Vita Pauli II_, presso Murat.
III, II, col. 1046. Il primo privilegio in Venezia v. Marin Sanudo,
presso Murat. XXII, col. 1189.
[409] Qualche cosa di simile c'era stato già al tempo dei copisti. V.
Vespas. Fiorent. p. 656 e segg. a proposito della _Cronaca del mondo_
di Zembino da Pistoja.
[410] Fabroni, _Laurent. Magn. Adnot._ 212. — Ciò accadde rispetto al
libello _De exilio_.
[411] Cfr. Sismondi, VI, p. 149 e segg.
[412] La morte successiva di questi greci è constatata da Pierio
Valeriano, _De infelicitate literator_. parlando dei Lascaris. E Paolo
Giovio sulla fine de' suoi _Elegia literaria_ dice dei tedeschi....
_quum literae non latinae modo cum pudore nostro, sed graecae et
hebraicae in eorum terras fatali commigratione transierint._ (Intorno
al 1540).
[413] Ranke _die Päpste_, I, 486. — Si confronti la fine di questa
parte del nostro lavoro.
[414] Tommaso Gar, _Relazioni della corte di Roma_, I, p. 338, 379.
[415] Giorgio da Trebisonda assunto a Venezia nel 1459 con
centocinquanta ducati a professore di rettorica, v. Malipiero, _Arch.
stor._ VII, II, p. 653. — Sulla cattedra di greco in Perugia v. _Arch.
stor._ XVI, II, p. 19 dell'Introduzione. — Per Rimini resta il dubbio
se vi si insegnasse il greco; cfr. _Anecd. litter._ II, p. 300.
[416] Vespas. Fior. p. 48, 476, 578, 614. — Anche fra Ambrogio
Camaldolese conosceva l'ebraico. _Ibid_. p. 320.
[417] Sisto IV, che alzò l'edifizio per la Vaticana e che l'accrebbe
con molti acquisti, sciupò anche alcuni stipendi a pagare copisti dal
latino, dal greco e dall'ebraico (_librarios_), v. Platina, _Vita Sixti
IV_, p. 332.
[418] Pierius Valerian. _De infelicit. literat._ parlando del Mongajo.
— Intorno al Ramusio cfr. Sansovino, _Venezia_, fol. 250.
[419] Specialmente nell'importante lettera dell'anno 1485 ad Ermolao
Barbaro, presso _Ang. Polit. epist. L. IX._ — Cfr. _Jo. Pici Oratio de
hominis dignitate_.
[420] Come essi medesimi si giudicassero, appare da un passo del Poggio
(_De Avaritia_, fol. 2), ove è detto, che solo coloro possono dire
di essere vissuti, che scrissero dotti ed eloquenti libri latini o ne
tradussero qualcuno dal greco in latino.
[421] Libri, _Histoire des sciences mathém._ II, 159 e segg., 258 e
seguenti.
[422] _Purgatorio_ XVIII, dove se ne trovano esempi non dubbi: Maria
s'affretta al monte, Cesare alla Spagna; Maria è povera e Fabrizio
disinteressato: — In questa occasione è da far notare l'introduzione
cronologica delle Sibille nell'antica storia profana, quale fu tentata
nel 1360 dall'Uberti nel suo «Dittamondo».
[423] _Poeta_ anche presso Dante (_Vita nuova_, p. 47) significa
soltanto colui che scrive versi latini, mentre per chi scrive in
italiano si usano le espressioni _rimatore, dicitore per rima_.
Coll'andar del tempo però queste espressioni e queste idee finiscono
col fondersi reciprocamente.
[424] Anche il Petrarca al colmo della sua gloria ha dei momenti
melanconici e si lagna che la sua cattiva stella lo abbia condannato a
vivere i suoi ultimi anni in mezzo a furfanti (_extremi fures_). Nella
finta lettera a Livio, _Opera_, p. 704 e segg.
[425] Più strettamente si tiene il Boccaccio alla poesia propriamente
detta nella sua lettera posteriore al Pizinga, nelle _Opere volgari_,
vol. XVI. Ma anche qui egli non conosce altra poesia che quella
dell'antichità, e ignora affatto i trovatori.
[426] Boccaccio, _Vita di Dante_, p. 50: _la quale_ (laurea) _non
scienza accresce, ma è dell'acquistata certissimo testimonio e
ornamento._
[427] _Paradiso_, XXV, 1 e segg. — Boccaccio, _Vita di Dante_, p.
50: _sopra le fonti di S. Giovanni si era disposto di coronare_. Cfr.
_Paradiso_, I, 25.
[428] La lettera di Boccaccio allo stesso, nelle _Opere volgari_, vol.
XVI: _si praestet Deus, concedente senatu Romuleo..._
[429] Matteo Villani V, 26. Vi fu una solenne cavalcata per la città,
nella quale i seguaci dell'imperatore, i suoi baroni, accompagnarono il
poeta. — Anche Fazio degli Uberti fu incoronato, ma non si sa dove, nè
da chi.
[430] Jac. Volaterranus, presso Murat. XXIII, col. 185.
[431] Vespas. Fior. p. 575, 589. — _Vita Jan. Manetti_, presso Murat.
XX, col. 543. — La celebrità di Leonardo Aretino, anche vivo, era
tale che veniva gente d'ogni paese solo per vederlo, e uno spagnuolo
si gettò in ginocchio dinanzi a lui. Vespas. p. 568. — Pel monumento
di Guarino il magistrato di Ferrara decretò nel 1461 la somma, allora
considerevole, di cento ducati.
[432] Cfr. Libri, _Hist. des sciences mathémat._ II, p. 92 e segg.
— Bologna, come è noto, era più antica; Pisa per contrario fu una
fondazione di Lorenzo il Magnifico _ad solatium veteris amissae
libertatis_, come dice Giovio, _Vita Leonis X_, L. I. — L'università di
Firenze (cfr. Gaye, _Carteggio_, I, p. 251 sino a 580 passim; Matteo
Villani I, 8; VII, 90) già esistente nel 1321, con obbligatorietà
di studi pei nativi della città, fu ripristinata dopo la pestilenza
del 1348 e dotata di duemila e cinquecento fiorini d'oro annui, ma
sonnecchiò di nuovo, e nel 1357 fu riformata una seconda volta. La
cattedra per la spiegazione della Divina Commedia, fondata dietro
domanda di molti cittadini nel 1373, fu in seguito unita per lo più a
quella di filologia e di rettorica, anche quando la tenne il Filelfo.
[433] A questo si deve far attenzione nelle enumerazioni, come
per es. nel prospetto di professori di Pavia intorno all'anno 1400
(Corio, _Storia di Milano_, fol. 290), dove, fra altri, figurano venti
giuristi.
[434] Marin Sanudo, presso Murat. XXII, col. 290.
[435] Fabroni, _Laurent. Magn. Adnot._ 52, dell'anno 1491.
[436] Allegretto, _Diari Sanesi_, presso Murat. XXIII, col. 824.
[437] Filelfo chiamato all'Università di Pisa, recentemente fondata,
pretese per lo meno 500 fiorini d'oro. Cfr. Fabroni, _Laurent. Magn.
Adnot._ 41.
[438] Cfr. Vespas. Fior. p. 271, 572, 580, 625. — _Vita Jan. Manetti_,
presso Murat. XX, col. 531 e segg.
[439] Vespas. Fior. p. 640. — Non mi fu mai dato di vedere le biografie
di Guarino e di Vittorino del Rosmini.
[440] Vespas. Fiorent. p. 646.
[441] All'arciduca Sigismondo, Epist. 105, p. 600 e al re Ladislao
Postumo, p. 605: quest'ultima lettera è in forma di trattato: _De
liberorum educatione_.
[442] Ecco le parole di Vespasiano: _a vederlo in tavola così antico
com'era, era una gentilezza_.
[443] Ibid. p. 485.
[444] Secondo Vespas. p. 271 qui v'era un convegno di dotti, dove anche
si disputava.
[445] Veggasi la di lui vita in Murat. XX, col. 522 e segg.
[446] Ciò che di essa si sapeva prima, non può riguardarsi che come una
cognizione puramente frammentaria. Una strana disputa ebbe luogo nel
1438 a Ferrara tra Ugo da Siena e i Greci venuti al Concilio intorno
all'antagonismo che esiste fra Aristotele e Platone. Cfr. Enea Silvio,
_De Europa_, cap. 52. (_Opera_, p. 450).
[447] Presso Nicolò Valori, nella _Vita di Lorenzo il Magnifico_. Cfr.
Vespas. Fiorent. p. 426. — I primi protettori dell'Argiropulo furono
gli Acciajuoli. Ibid. 292: Il cardinal Bessarione e i suoi paragoni
tra Platone e Aristotele. Ibid. 223: Il Cusano come platonico. Ibid.
308: Narciso da Catalogna e le sue dispute coll'Argiropulo. Ibid. 571:
Singoli dialoghi di Platone già tradotti da Leonardo Aretino. Ibid.
298: Primi sintomi d'influenza del neoplatonismo.
[448] Varchi, _Storie fiorent._ L. IV, p. 321, dove si ha un eccellente
pittura del modo di vivere di Filippo.
[449] Le Biografie sopra menzionate del Rosmini (intorno a Vittorino
e al Guarino), come anche la _Vita del Poggio_ dello Shepherd, debbono
contenere molte notizie su questo riguardo.
[450] _Epist._ 39, _Opera,_ p. 526, a Mariano Socino.
[451] Non bisogna lasciarsi trarre in errore dal fatto che, accanto
a queste lodi, sono frequenti i lamenti sulla grettezza dei Mecenati
principeschi e sull'indifferenza di alcuni principi per gli uomini
celebri. — Un esempio se ne ha in Battista Mantovano (_Eclog_. V)
ancora nel secolo XV. Era impossibile piacere a tutti.
[452] Per ciò che riguarda la protezione accordata dai Papi alle
scienze sin verso la fine del secolo XV, dobbiamo, per amore di
brevità, rimandare alla conclusione della _Storia della città di Roma
nel medio-evo_ di Papencordt.
[453] Lil. Greg. Gyraldus, _De poetis nostri temporis_, parlando di
Sferulo da Camerino. Il buon uomo non terminò il poema a tempo, e
si trovò il lavoro sul tavolo ancora quarant'anni dopo. Sui magri
emolumenti accordati da Sisto IV cfr. Pierio Valer. _De infelicit.
literator._, parlando di Teodoro Gaza. — Sull'esclusione degli umanisti
dal cardinalato sotto i predecessori di Leone, reggasi l'orazione
funebre di Lorenzo Grana sul card. Egidio. _Anecd. litterar._ IV, p.
307.
[454] Il meglio nelle _Deliciae poetarum italorum_ e nelle appendici
alle diverse edizioni di Roscoe, _Leone X_.
[455] _Pauli Jovii Elogia_, parlando di Guido Postumo.
[456] Pierio Valeriane nella sua _Simîa_.
[457] V. L'elegia di Giovanni Aurelio Muzio, nelle _Deliciae poetarum
ital_.
[458] La nota storia della borsa di velluto rosso con pacchetti d'oro
di diversa grandezza, nella quale Leone metteva la mano alla cieca,
veggasi presso Giraldi, _Hecatommithi_, VI, nov. 8. E per converso
gl'improvvisatori latini di Leone venivano battuti a colpi di staffile,
qualora avessero fatto versi non eleganti e di non giusta misura. Lil.
Greg. Gyraldus, _De poetis nostri temporis_.
[459] Roscoe, _Leone X_, ed. Bossi, IV, 181.
[460] Vespas. Fior. pag. 69 e segg. Le traduzioni dal greco, che
Alfonso fece fare, p. 93. — _Vita Jan. Manetti_, presso Murat. XX, col.
541 e segg. 550 e segg. 595. — Il Panormita: _Dicta et facta Alphonsi_,
insieme alle Glosse di Enea Silvio.
[461] Ovid. _Amores_, III, 15, vs. II. — Jovian. Pontan. _De principe_.
[462] _Giorn. Napolet._ presso Murat. XXI, col. 1127.
[463] Vespas. Fior. 3, 119 e seg. — _Volle avere piena notizia di ogni
cosa, così sacra come gentile._ — Cfr. sopra pag. 59 e segg.
[464] L'ultimo dei Visconti divideva la sua ammirazione tra Livio, i
Romanzi della Cavalleria francese, Dante e il Petrarca. Gli umanisti,
che gli si presentavano colla promessa di «dargli fama», di regola
erano congedati da lui nel giro di pochi giorni. Cfr. il Decembrio,
presso Murat. XX, col. 1014.
[465] Paul. Jov. _Vita Alphonsi ducis_.
[466] Sul Collenuccio alla corte di Giovanni Sforza di Pesaro (figlio
di Alessandro, v. pag. 37), che poi lo ricompensò colla morte, veggasi
a pag. 188 nota 1, 3. Presso l'ultimo degli Ordelaffi di Forlì il posto
era preso da Codro Urceo. — Fra i tiranni colti va annoverato anche
Galeotto Manfredi di Faenza, ucciso nel 1488 dalla propria moglie, ed
ugualmente anche alcuni dei Bentivoglio di Bologna.
[467] _Anecd. literar._ II, p. 305 e segg. 405. Basinio di Parma si
burla di Porcellio e di Tommaso Seneca; essi, come affamati parassiti,
dovettero nella loro vecchiaia servire ancora in qualità di soldati,
mentr'egli possedeva campi e ville. (Intorno al 1460: documento
importante, dal quale emerge, che vi erano ancora degli umanisti, come
i due ultimi nominati, i quali cercavano difendersi contro l'invasione
sempre crescente della filologia greca).
[468] Maggiori particolari su queste tombe in Keyssler, _Neueste
Reisen_, p. 924.
[469] _Pii II Comment._ L. II, p. 92. La parola _historiae_ qui
comprende l'intera antichità.
[470] Fabroni, _Cosmus_, adnot. 117. — Vespas. Fior. passim. — Un
passo importante su ciò che i Fiorentini esigevano dai loro segretari,
veggasi presso Enea Silvio, _De Europa_, cap. 54 (_Opera_ pag. 454).
[471] Cfr. pag. 293 e Papencordt, _Geschichte der Stadt Rom_, p. 512,
sul nuovo collegio degli abbreviatori fondato da Pio.
[472] _Anecdota literar._, I, p. 119 e segg. Arringa di Iacopo da
Volterra in nome dei segretari, senza dubbio del tempo di Sisto IV. —
Le pretese umanistiche degli avvocati concistoriali si basavano sulla
loro eloquenza, come quelle dei segretari sulle loro lettere.
[473] Enea Silvio conobbe a fondo la vera Cancelleria imperiale sotto
Federico III. Cfr. _Epp._ 23 e 105,_ Opera_, p. 516 e 607.
[474] Corio, _Storia di Milano_, fol. 449, la lettera d'Isabella di
Aragona a suo padre Alfonso di Napoli; fol. 451, 464 due lettere del
Moro a Carlo VIII. — Con che è da confrontare la relazione, contenuta
nelle _Lettere pittoriche_, III, 86 (Sebastiano del Piombo all'Aretino)
del come Clemente VII, durante il sacco dì Roma, abbia chiamato a sè
nel Castello i suoi dotti e ad ognuno abbia dato l'incarico separato di
preparare una lettera per Carlo V.
[475] Sulla raccolta delle lettere dell'Aretino vegg. sopra pag. 223
e nota. — Collezioni di lettere latine erano state stampate ancora nel
secolo XV.
[476] Si confrontino le Orazioni nelle opere di Filelfo, Sabellico,
Beroaldo ed altri e gli scritti e le biografie di Giannozzo Manetti,
Enea Silvio ecc.
[477] _Diario ferrarese,_ presso Murat. XXIV, col. 198, 205.
[478] _Pii II Comment._ L. I, p. 10.
[479] Proporzionata alla gloria di chi riusciva era la vergogna di
colui che dinanzi a sì numerose e illustri assemblee si confondeva e
perdeva la parola. Esempi di questo genere di spavento trovansi citati
in Pietro Crinito, _De honesta disciplina_, V, cap. 3. Cfr. Vespas.
Fior. p. 319, 430.
[480] _Pii II Comment._, L. IV, p. 205. C'erano inoltre dei Romani, che
lo aspettavano a Viterbo. _Singuli per se verba facere, ne alius alio
melior videretur, cum essent eloquentia ferme pares_. — Il fatto che
il vescovo d'Arezzo non abbia potuto prendere la parola per tutte le
ambascerie mandate dagli Stati italiani al nuovo papa Alessandro VI,
è annoverato dal Guicciardini (nel principio del I libro) fra le cause
più serie, che contribuirono alle sventure d'Italia dell'anno 1494.
[481] Riportata da Marin Sanudo, presso Murat. XXIII, col. 1160.
[482] _Pii II Comment._, L. II, p. 107. Cfr. p. 87. — Anche un'altra
principessa, Madonna Battista da Montefeltro, maritata in Malatesta,
arringò in latino Sigismondo e Martino. Cfr. _Archivio Storico_ IV, I,
p. 452, nota.
[483] _De expeditione in Turcas_, presso Murat. XXIII, col 68.
_Nihil enim Pii concionantis maiestate sublimius_. — Oltre la ingenua
compiacenza con cui Pio stesso descrive i propri trionfi, veggasi il
Campano, _Vita Pii II_, presso Murat. III, II, passim.
[484] Carlo V una volta, non potendo tener dietro in Genova alla
fiorita dicitura latina di un oratore, uscì confidenzialmente col
Giovio in questa esclamazione: «Ahimè, quanto aveva ragione una volta
il mio maestro Adriano, quando mi prediceva, che sarei stato punito
della mia poca diligenza nello studio del latino!» — Paul. Jov. _Vita
Hadriani VI_.
[485] Lil. Greg. Gyraldus, _De poetis nostri temporis_, parlando del
Collenuccio. — Filelfo, laico e ammogliato, tenne nel duomo di Como un
discorso per l'ingresso del vescovo Scarampi nell'anno 1460.
[486] Fabroni,_ Cosmus, Adnot._ 52.
[487] Il che però scandolezzò alquanto Jacopo da Volterra (Murat.
XXIII, col. 171) udendo il discorso commemorativo in lode del Platina.
[488] _Anecd. literar._, I, p. 299, nell'orazione funebre di Fedra per
Lodovico Podocataro, che il Guarino sceglieva di preferenza per tali
uffici.
[489] Di simili Prolusioni molte sono conservate nelle opere del
Sabellico, di Beroaldo il vecchio, di Codro Urceo ecc.
[490] La fama dell'eccellente modo di porgere del Pomponazzo è
attestata da Paolo Giovio, _Elogia_.
[491] Vespas. Fior. p. 103. Cfr. il racconto (p. 598) del come
Giannozzo Manetti venne a lui nell'accampamento.
[492] _Arch. stor._ XV, p. 113, 121, l'introduzione di Canestrini; p.
342 e segg. due allocuzioni militari stampate; la prima, di Alamanni, è
veramente bella e degna della circostanza (1528).
[493] Su ciò Faustino Terdoceo, nella sua satira _De triumpho
stultitiae_, lib. II.
[494] Due casi sorprendenti di questo genere in Sabellico (_Opera_,
fol. 61-82), _De origine et auctu religionis_, discorso tenuto a Verona
dinanzi al capitolo degli Scalzi: _De sacerdotii laudibus_, altro
discorso tenuto a Venezia. — Cfr. pag. 312 nota 2.
[495] _Jac. Volaterrani Diar. roman._ presso Murat. XXIII. passim. —
Alla col. 173 viene menzionata una notevolissima predica tenuta alla
corte, in assenza di Sisto IV: il padre Paolo Toscanella tuonò contro
il Papa, la di lui famiglia e i cardinali; Sisto quando lo seppe, ne
rise.
[496] Filippo Villani, _Vite_, p. 33.
[497] _Georg. Trapezunt. Rhetorica_, il primo trattato completo. — Aen.
Sylvius: _Artis rhetoricae praecepta_, nelle _Opere_, p. 992; non si
occupa a bello studio che della testura dei periodi e del nesso delle
parole; del resto è assai caratteristico per la perfetta cognizione
delle pratiche in uso. Egli cita parecchi altri trattatisti.
[498] La di lui _Vita_, presso Murat. XX, è piena dei trionfi della sua
eloquenza. — Cfr. Vespas. Fior. 592 e segg.
[499] _Annales Placentini_, presso Murat. XX, col. 918.
[500] Così si faceva col Savonarola, cfr. Perrens, _Vie de Savonarole_,
I, p. 163. Ma gli stenografi non sempre erano in grado di tenergli
dietro, come accadde anche con altri focosi improvvisatori.
[501] E non è neanche uno dei migliori. Il punto più notevole è il
fervorino della conclusione: _Esto tibi ipsi archetypon et exemplar,
teipsum imitare_ ecc.
[502] Lettere e discorsi di questa specie scrisse Alberto da Ripalta:
veggansi gli _Annales Placentini_ scritti da lui, presso Murat. XX,
col. 914 e segg., dove quel pedante descrive la propria carriera
letteraria in modo molto istruttivo.
[503] _Pauli Jovii Dialogus de viris litteris illustribus_, presso
Tiraboschi, tom. VII, parte IV. — Ma un decennio più tardi, sulla fine
de' suoi _Elogia literaria_, egli scrive: _Tenemus adhuc_ (dopochè
il primato della filologia era passato alla Germania) _sincerae et
constantis eloquentiae munitam arcem etc._
[504] Un genere speciale costituiscono naturalmente i Dialoghi
mezzo-satirici, che il Collenuccio e specialmente il Pontano imitarono
da Luciano. Il loro esempio produsse più tardi quelli di Erasmo e di
Hutten. — Pei trattati propriamente detti pare che in sul principio
abbiano servito di modello alcuni brani delle opere morali di Plutarco.
[505] Benedictus: _Charoli VIII histor_., presso Eccard, _Scriptor II_,
col. 1577.
[506] Pietro Crinito deplora questo disprezzo nel suo libro _De honesta
disciplina_, L. XVIII, cap. 9. Gli umanisti in ciò somigliano agli
autori della più tarda antichità, i quali ugualmente si discostavano
dal loro tempo. — Cfr. Burckhardt, _die Zeït Constantino des Grossen_,
pag. 285 e segg.
[507] Nella lettera al Pizinga (_opere volgari_, vol. XVI). — Ancora
presso Raffaello da Volterra, L. XXI, il risveglio intellettuale
comincia col secolo XIV. Egli è quel medesimo scrittore, i cui primi
libri contengono tanti prospetti, eccellenti per quel tempo, della
storia speciale di tutti i paesi.
[508] Come quelli, per esempio, che ottenne Giannozzo Manetti in
presenza di Nicolò V, di tutta la Curia e di un gran numero di
stranieri venuti da lontani paesi. Cfr. Vespas. Fior. p. 592, e la
_Vita Jann. Manetti_, più volte citata.
[509] Ciò potrebbe affermarsi anche rispetto al passato, parlando del
Machiavelli.
[510] Infatti fin d'allora si era trovato che in Omero, anche solo,
si ha la somma di tutte le arti e le scienze antiche, e che esso
è una vera enciclopedia. Cfr. _Codri Urcei opera. Sermo XIII_, la
conclusione. — Vero è però che una simile opinione s'incontra anche in
alcuni scrittori antichi.
[511] Un cardinale sotto Paolo II fece perfino insegnare l'Etica di
Aristotele a' suoi cuochi. Cfr. Gasp. Veron. _Vita Pauli II_, presso
Murat. III, II, col. 1034.
[512] Per lo studio di Aristotele in generale è particolarmente
istruttivo un discorso di Ermolao Barbaro.
[513] Bursell. _Annales Bonon._, presso Murat. XXIII, col. 898.
[514] Vasari, XI, p. 189, 257, _Vite di Sodoma e di Garofalo_. —
S'intende da sè che alcune donne scostumate di Roma s'impadronirono
dei più armonici fra i nomi antichi, come Giulia, Lucrezia, Cassandra,
Porzia, Virginia, Pentesilea ecc., coi quali noi le vediamo nominate
dall'Aretino. — Gli ebrei adottarono forse fin d'allora i nomi dei
grandi nemici di Roma di razza semitica, Amilcare, Annibale, Asdrubale
ecc., che ancor oggi s'incontrano così frequenti presso di loro a Roma.
[515]
Quasi che 'l nome i buon giudici inganni,
E che quel meglio t'abbia a far poeta,
Che non farà lo studio di molt'anni!
così scrive beffardamente l'Ariosto, il quale del resto ebbe la fortuna
di ricevere un nome armonioso (_Sat. VII_, vs. 64).
[516] O di quelli del Bojardo, che in parte sono anche i suoi.
[517] Così i soldati dell'esercito francese del 1512 vengono _omnibus
Diris ad inferos evocati_. Del buon canonico Tizio, che prendeva la
cosa sul serio e scagliava contro le truppe straniere un'imprecazione
tolta a prestito da Macrobio, torneremo a far menzione più sotto.
[518] _De infelicitate principum_ nelle _Opere_ di Poggio, fol. 152:
_Cujus_ (Dantis) _extat poema praeclarum, neque, si literis constaret,
ulla ex parte poetis superioribus_ (agli antichi) _postponendum_.
Secondo il Boccaccio (_Vita di Dante_, p. 74), ancora a quel tempo
molti e saggi uomini agitarono la questione, perchè Dante non abbia
poetato in latino?
[519] Chi vuol conoscere tutto il fanatismo che c'era in questo
riguardo, vegga Lil. Greg. Gyraldus, _De poetis nostri temporis_ qua e
là.
[520] Veramente ci sono anche esercitazioni stilistiche confessate come
tali, come per esempio nelle _Orationes_ ecc. di Beroaldo il vecchio
due novelle del Boccaccio tradotte in latino, ed una canzone del
Petrarca.
[521] Cfr. le lettere del Petrarca dal mondo di quassù ad alcune
illustri ombre. _Opera_, p. 704 e segg. Oltre a ciò, a pag. 372 nello
scritto _De republ. optime administranda_ egli dice: «_sic esse doleo,
sed sic est_».
[522] Un'immagine buffa del purismo fanatico in Roma la dà Giov.
Pontano nel suo _Antonius_.
[523] _Hadriani_ (Cornetani) _card. S. Chrysogoni de sermone latino
liber_. Principalmente la introduzione. — Egli trova in Cicerone e ne'
suoi contemporanei la latinità, quale essa veramente è in sè stessa.
[524] Paul. Jov. _Elogia_ parlando di Battista Pio.
[525] Paul. Jov. _Elogia_, parlando del Navagero. Il loro ideale
sarebbe stato: _aliquid in stylo proprium, quod peculiarem ex certa
nota mentis effigiem referret, ex naturae genio effinxisse._ — Il
Poliziano s'inquietava già, quando avea fretta, di scrivere le sue
lettere in latino. Cfr. Raph. Volat. _Comment. urban_. L. XXI.
[526] Paul. Jov. _Dialogus de viris literis illustribus_, presso
Tiraboschi, ed. Ven. 1796, tom. VII, parte IV. Come è noto, il Giovio
voleva per un certo tratto di tempo intraprendere lo stesso grande
lavoro, che compì poi il Vasari. — In quel dialogo egli presente anche
e deplora che l'uso dello scriver latino fosse assai prossimo a cessare
del tutto.
[527] Nel Breve del 1517 a Franc. de' Rosi, concepito dal Sadoleto,
presso Roscoe, _Leone X_, ed. Bossi VI, p. 172.
[528] Gasp. Veronens., Vita _Pauli II_, presso Murat. III, II. col.
1031. Oltre a ciò furono rappresentate forse le tragedie di Seneca e
alcune traduzioni latine di produzioni drammatiche greche.
[529] In Ferrara si rappresentava Plauto per lo più rifatto in veste
italiana dal Collenuccio, da Guarino il giovane e da altri, per le cose
che esso contiene. Ma Isabella Gonzaga si permetteva di trovarle molto
noiose. — Intorno a Pomponio Leto cfr. il Sabellico, _Opera, Epist._ L.
XI. fol. 56 e segg.
[530] Per ciò che segue veggansi le _Deliciae poetar. italor._; — Paul.
Jov. _Elogia_; — Lil. Greg. Gyraldus, _De poetis nostri temporis_; le
_Appendici_ al Roscoe, _Leone X_, ed. Bossi.
[531] Filippo Villani, _Vite_, pag. 5.
[532] _Franc. Aleardi oratio in laudem Franc. Sfortiae_, presso Murat.
XXV, col. 384. — Nel parallello tra Scipione e Cesare il Guarino stava
per quest'ultimo, il Poggio pel primo (_Opera_, epp. fol. 125, 134
e segg.). — Scipione e Annibale nelle miniature dell'Attavante, v,
Vasari, IV. 41. _Vita del Fiesole_. — I nomi di entrambi adoperati a
designare il Piccinino e lo Sforza, v. pag. 135.
[533] Le splendide eccezioni, in cui la vita campestre è trattata nella
sua realtà effettiva, saranno anch'esse menzionate al luogo opportuno.
[534] Ristampato dal Mai, _Spicilegium romanum_, vol. VIII. (Circa 500
esametri). Pierio Valeriano continuò a cantare ulteriormente su questo
mito: veggasi il suo _Carpio_ nelle _Deliciae poetar. italor_. — Gli
affreschi del Brusasorci nel palazzo Murari a Verona rappresentano la
favola intera del Sarca.
[535] _De sacris diebus._
[536] Per esempio, nell'Egloga ottava.
[537] Roscoe, _Leone X_, ed. Bossi VIII, 184: come anche una poesia di
stile somigliante XII. 130. — E molta affinità si riscontra anche nella
poesia di Angilberto della corte di Carlomagno. Cfr. Pertz, _Monum.
II_.
[538] _Strozii poetae_, p. 31 e segg. _Caesaris Borgiae ducis
Epicedium_.
[539]
Pontificem addiderat, flammis lustralibus omneis
Corporis ablutum labes, Diis Juppiter ipsis etc.
[540] È il posteriore Ercole II di Ferrara, nato il 4 aprile 1508,
probabilmente poco prima o poco dopo la composizione di questa poesia.
_Nascere magne puer matri exspectate patrique_, è detto verso la fine.
[541] Cfr. le collezioni degli _Scriptores_ dello Scardio, del Freher
ecc.
[542] Uzzano, v. _Arch. stor._ I, 296. — Machiavelli, _I Decennali_.
— La storia di Savonarola sotto il titolo _Cedrus Libani_ di fra
Benedetto. — _Assedio di Piombino_, presso Murat. XXV. — Come riscontro
a ciò, il _Teuerdank_ ed altre opere rimate del nord a quel tempo.
[543] Della _Coltivazione_ di L. Alamanni cantata in versi sciolti
potrebbe affermarsi, che tutti i passi veramente poetici che
s'incontrano in essa e che possono gustarsi anche oggidì, sono tolti
direttamente o indirettamente dagli antichi.
[544] In questo caso dall'introduzione di Lucrezio e da Orazio, Od. IV,
I.
[545] L'uso di invocare un santo protettore anche in un'impresa
essenzialmente profana l'abbiamo già veduto (pag. 78) in una occasione
molto più seria.
[546]
Si satis ventos tolerasse et imbres
Ac minas fatorum hominumque fraudes,
Da, Pater, tecto salientem avito
Cernere fumum!
[547] _Andr. Naugerii orationes duae carminaque aliquot_, Venet.
1530, in 4.º — I pochi _Carmina_ trovansi anche per la maggior parte o
completamente nelle _Deliciae poetar. italor._
[548] Per dare un'idea di ciò che Leone X si lasciava dire, basta citar
la preghiera di Guido Postumo Silvestri a Cristo, a Maria ed ai Santi,
affinchè volessero conservare ancor lungamente al bene dell'umanità
questo nume, poichè il cielo ne ha già abbastanza. Ristampata da
Roscoe, _Leone X_, ed. Bossi, v. 237.
[549] Boccaccio, _Vita di Dante_, p. 36.
[550] Il Sannazzaro si burla di uno, che lo importunava con tali
falsificazioni: _sint vera haec aliis, mï nova semper erunt_.
[551] _Lettere de' principi_, I, 88, 91.
[552] Malipiero, _Annali veneti, Arch. stor. VII_, I, p. 508. Sulla
fine, riferendosi al toro, come stemma dei Borgia, è detto:
Merge, Tyber, vitulos animosas ultor in undas;
Bos cadat inferno victima magna Jovi!
[553] Intorno a questo affare veggasi Roscoe, _Leone X_, ediz. Bossi,
VII, 211, VIII, 214 e segg. La collezione stampata, ora assai rara, di
questi _Goryciana_ dell'anno 1524 contiene soltanto le poesie latine.
Vasari vide presso gli Agostiniani anche un libro speciale, dove si
trovavano eziandio dei sonetti ecc. L'affiggere poesie era divenuta
un'usanza così generale, che si dovette isolare il gruppo mediante un
cancello, e perfino impedirne la vista. La trasformazione di Göritz
in _Corycius senex_ è tolta da un passo di Virgilio, _Georg._ IV, 127.
La trista fine di quest'uomo, dopo il sacco di Roma, veggasi in Pierio
Valeriano, _De infelicitate literat._
[554] Ristampato nelle appendici al Roscoe, _Leone X_, e nelle
_Deliciae_. Cfr. Paul. Jov. _Elogia_, parlando di Arsillo. Inoltre, pel
gran numero degli scrittori di epigrammi veggasi Lil. Greg. Gyraldus,
l. c. Una delle penne più mordaci fu Marcantonio Casanova. — Fra i
meno conosciuti merita di esser notato Giov. Tommaso Mosconi (v. le
_Deliciae_).
[555] Marin Sanudo, nelle _Vite dei Duchi di Venezia_ (Murat. XXII), le
riporta regolarmente.
[556] Scardeonius, _De urb. Patav. antiq._ (Graev. _Thesaur_, VI, III,
col. 270) nomina, come vero inventore del genere, un certo Odaxio da
Padova, intorno alla metà del secolo XV. Ma versi misti di latino e
della lingua di qualche paese se ne hanno molti anche prima e dovunque.
[557] Non si dimentichi, che essi furono pubblicati assai per tempo
corredati degli antichi scolii e di commenti nuovi.
[558] Ariosto, _Satira VII_ dell'anno 1581,
[559] Di tali fanciulli se ne incontrano parecchi, ma io non posso
fornire una prova di fatto di ciò che qui ho detto. Il fanciullo
miracoloso Giulio Campagnola non è di quelli che furono portati in alto
per viste ambiziose. Cfr. Scardeonius _de Urb. Patav. antiq._ presso
Graev. _Thesaur_, VI, III, col. 276. — Il fanciullo miracoloso Cecchino
Bracci, morto a quindici anni nel 1544, v. Trucchi, _Poesie ital.
ined._ III, p. 229. — Come il padre del Cardano gli volesse _memoriam
artificialem instillare_, e come lo istruisse, ancor fanciullo,
nell'astrologia arabica, v. Cardanus, _De vita propria_, cap. 34.
[560] Espressione di Filippo Villani, _Vite_, p. 5, in circostanza
analoga.
[561] Bapt. Mantuani, _De calamitatibus temporum_, L. I.
[562] Lil. Greg. Gyraldus, _Progymnasma adversus literas et literatos_.
[563] Lil. Greg. Gyraldus: _Hercules_. La dedica è una testimonianza
parlante del primo insorgere minaccioso dell'Inquisizione.
[564] _De infelicitate literatorum._
[565] In questo riguardo veggasi Dante, _Inferno XIII_.
[566] _Coelii Calcagnini Opera_, ed. Basil, 154, pag. 101, nel libro
VII delle _Epistole_. Cfr. Pier. Valer. _De infelic. literat._
[567] _M. A. Sabellici Opera. Epist._ L. XI, fol. 56, ed anche la
relativa biografia negli _Elogia_ di P. Giovio.
[568] Jac. Volaterranus, _Diar. Roman._, presso Murat. XXII, col. 161-
171-135. — _Anecd. litter._ II, p. 168 e segg.
[569] Paul. Jov. _De romanis piscibus_, cap. 17 e 34.
[570] _Sadoleti Epist._ 106, dell'anno 1529.
[571] _Ant. Galatei Epist._ 10 e 12, presso il Mai, _Spicilegium
roman._ vol. VIII.
[572] Questo ancor prima della metà del secolo. Cfr. Lil. Greg.
Gyraldus, _De poetis nostri temporis_, II.