Vedremo. —

Un istante dopo un uomo sui trent'anni, bruno quasi come un portoghese

od uno spagnuolo, con un occhio chiuso ed una rada barbetta nerissima,

entrava nel gabinetto del canadese.

Indossava un costume da _chaffeur_ piuttosto malandato e teneva in mano

un giornale.

— Il signor Gastone di Montcalm? — chiese, facendo un goffo inchino.

— Sono io, — rispose il canadese, alzandosi. — Indovino già lo scopo

della vostra visita.

Voi volete andare al Polo, è vero?

— Sì, signore, se voi mi ci condurrete.

— La vostra professione?

— Una volta ero marinaio, poi sono diventato _chaffeur_. Si cambia

sovente professione pur di migliorare e guadagnarsi meglio l'esistenza.

Credo d'altronde di fare per voi, avendo guidato l'automobile di lord

Hammer attraverso l'Alaska fino alla baia di Kotzebue.

— Sicchè avete molta conoscenza colle nevi e coi ghiacci.

— Sì, signore.

— Avete dei documenti che comprovino quanto asserite?

— Sì, signore.

— Sareste capace di aggiustare una macchina anche in mezzo ai ghiacci

polari?

— Sono stato baleniere, signore, e del freddo e delle bufere di neve me

ne rido, — rispose l'ex-marinaio.

— Sicchè voi vi impegnate di condurmi al Polo?

— Farò il possibile.

— Diecimila dollari di premio vi basterebbero?

— Per tale somma passerei sul corpo di tutti gli orsi bianchi del Polo,

— rispose lo _chaffeur_, mentre il suo unico occhio si accendeva d'una

luce intensa.

Il signor di Montcalm si era alzato. Accese un sigaro, poi disse:

— Ebbene, seguitemi nel mio _garage_. La mia macchina è già quasi

pronta e fra qualche giorno noi potremo slanciarci alla conquista del

Polo nord.

Ah! Come vi chiamate?

— Dik Mac Leod.

— Scozzese?

— Mio padre lo era.

— Venite, Dik: vi farò vedere la mia macchina. —

Uscirono dal gabinetto, attraversarono un piccolo giardino che si

stendeva dietro la palazzina ed entrarono sotto una vasta tettoia

chiusa da invetriate, dove cinque o sei uomini stavano lavorando

assiduamente intorno ad un'automobile che aveva dietro di sè una specie

di carrozzone tutto coperto, poco dissimile da quelli che usano i

saltimbanchi ambulanti.

— Ecco il mio treno, — disse il canadese, facendo segno agli operai di

sospendere il lavoro. — È una Thomas di sessanta cavalli, modificata

secondo i piani d'un ingegnere meccanico mio amico, e che credo ci

porterà direttamente al Polo senza troppi fastidi.

Osservatela bene Dik, giacchè sarete voi che dovrete condurla.

Come vedete abbiamo delle pneumatiche di ricambio, dentellate con

punte d'acciaio, perchè possano mordere i ghiacci quando noi ne avremo

bisogno, ed una riserva di benzina notevolissima, accumulata sotto la

prima vettura e divisa in casse assolutamente impermeabili.

Noi però non dovremo contare che sul carrozzone, il quale diventerà

la nostra casa. Avremo dei comodi letti, una buona stufa che brucerà

essenze minerali per poter resistere ai grandi freddi; viveri per tre

mesi; vesti di ricambio; una piccola armeria più che sufficiente per

noi; una minuscola biblioteca per non annoiarci troppo, una farmacia.

Guardate ora lassù, sul tetto della vettura: vi è un battello di pelle

di foca, poco dissimile dei _kayah_ esquimesi, ma capace di portare tre

uomini invece d'uno.

Io credo di aver pensato a tutto, però sono pronto a portare delle

modificazioni al mio treno se avete qualche cosa da dire.

— Signor di Montcalm, — disse lo studente bocciato, il quale girava

e rigirava intorno all'automobile ed alla vettura di rimorchio. — Io

credo che non vi sia più nulla da aggiungere. Il vostro rivale, quel

bisonte americano, non avrà certo un simile treno.

— Che cosa dite voi, Dik? — chiese il canadese al meccanico il quale,

da uomo pratico, esaminava attentamente il motore.

— Questa macchina è meravigliosa, — rispose il guercio. — Non ne avevo

mai visto prima di simili. Quali straordinarie modificazioni! Non sono

ancora i quattro cilindri fusi in blocco, coi movimenti a sfere, che

gl'ingegneri cercano da tanto tempo, ma questa, signore, vi assicuro

che è una macchina superba.

— Ho dovuto modificarla sui disegni d'un mio amico ingegnere che si

occupa molto di automobili. Noi non possiamo contare sulle più o meno

comode strade che attraversano il Canadà, quindi ho dovuto modificare

assai il mio treno perchè possa resistere alla lunghissima corsa

attraverso i ghiacci del Polo.

Come vedete il motore è semplice, solido, e nel medesimo tempo

leggiero, poichè una macchina pesante non avrebbe risposto allo scopo

che è quello di riunire il _maximum_ della forza col _minimum_ del

peso, ed il massimo rendimento col minimo consumo di combustibile.

Lo _chassis_ è di una solidità straordinaria, con balestre rinforzate

per quanto fu possibile, per resistere alle più forti scosse che

certamente dovremo subire nei salti attraverso gli _hummoh_ che

incontreremo in gran numero sugli sconfinati _paks_.

Guardate qui, Dik. Come voi sapete, il radiatore che è il congegno

più delicato, che rappresenta nella macchina quello che nell'uomo

è la circolazione del sangue, è stato sospeso mediante il sistema a

sospensione a molle Migevet, in modo che l'urto improvviso giungerà al

delicato istrumento doppiamente ammortito.

Ma poichè spesso gli urti non giungono solo alle ruote, in paesi ove

le strade sono affatto sconosciute, a proteggere il motore è stato

disposto un _carter_ d'acciaio che lo riparerà completamente dalle

punte dei ghiacci e dagli ostacoli imprevisti.

Il sistema di accensione è il magnete a bassa tensione, secondo il

nuovo sistema Bosch, il migliore che esista per mio conto.

Vi è inoltre un dispositivo speciale pel riscaldamento dell'olio prima

della partenza della macchina.

— Meraviglioso, — mormorò il meccanico. — Ecco ciò che si può chiamare

una macchina perfetta.

E pel congelamento dell'acqua avete pensato, signore? Capirete che

dovremo affrontare delle temperature spaventevoli.

— Naturalmente, ed è per questo che ho pensato, o meglio che il mio

amico ingegnere ha pensato di sostituirla con un miscuglio formato di

una metà d'acqua ed una di acquavite di grano, miscuglio che non potrà

gelare nemmeno a 60° sotto lo zero.

— Benissimo, signore.

— E le ruote?

— Sono delle pneumatiche coperte completamente di pelle, per evitare

che le basse temperature del Polo possano guastare le gomme.

Adopreremo prima quelle liscie, poichè finora sono state quelle che

hanno fatto la miglior prova sulle superficie gelate; più tardi vedremo

che cosa sapranno fare quelle dentellate.

Negli sgeli ci saranno forse più utili.

Guardate ora lo _chassis_. Corto, quadrato, solidissimo, molto più

rialzato degli altri per evitare maggiormente gli affondamenti nella

neve, aperto sul dinanzi e, come ben vedete, fornito d'una grossa

_capote_ di cuoio che può coprirlo interamente.

Per proteggervi meglio, ho fatto collocare dinanzi al volante uno scudo

di metallo rivestito di cuoio che vi riparerà perfettamente il petto e

le gambe ed un tubo che vi porterà l'aria calda nella ridotta, ottenuta

semplicemente coi prodotti dello scappamento.

— E la benzina?

— Si trova sotto la seconda vettura, rinchiusa in serbatoi di

quattrocento litri ognuno, sufficienti quindi per tremila miglia e

divisi in latte di venti litri ciascuna.

— Basterà per giungere lassù? È un po' lontano il Polo. —

Il canadese sorrise.

— Ho pensato al pericolo di dover rimanere senza combustibile.

Guardate, sotto la seconda vettura, abbastanza lontana dal deposito

di benzina, ho fatto collocare una piccola macchina che noi potremo

alimentare con canape inzuppata d'olio di foca, con grasso d'orso e

magari di balena.

Non otterremo certo una notevole velocità, ma quella macchinetta ci

eviterà delle _panne_ inguaribili in una regione dove non troveremo

delle drogherie aperte per venderci il combustibile che ci è

necessario.

— Meraviglioso!... — mormorò per la seconda volta l'ex-marinaio. — Con

simile treno si può andare anche in capo al mondo. E l'illuminazione?

— Ho pensato anche a quella. Noi porteremo una riserva di carburo

abbastanza considerevole che ci servirà per alimentare due magnifici

fanali a vetri sostituibili. Quando non ne avremo più, arderemo

dell'olio di foca o di morsa e vedrete che mediante un sistema ottico

speciale avremo luce finchè vorremo.

— Che preparazione splendida!... — esclamò lo studente bocciato. — Quel

bisonte americano non avrà di certo un simile treno.

— Lo credo anch'io, — rispose il canadese.

— Non avete saputo più nulla di lui?

— Assolutamente no.

— Che sia già partito?

— È impossibile. E poi un americano non parte senza farsi fare della

_réclame_, e finora i giornali non hanno scritto una riga.

Venite a visitare la nostra casa, poichè la vettura di rimorchio

diventerà la nostra abitazione, quando i grandi freddi ci piomberanno

addosso.

Guardate, è tutta foderata di _hickory_, tutto è legato di

_chatterstone_, poichè colle basse temperature non è prudente fidarsi

del metallo.

Ecco i nostri letti, ecco la nostra cucina, la nostra stufa, e queste

ruote? Toccatele!... Non sono mica delle semplici pneumatiche, sono

delle _Ducasble_ che non si possono rompere e ne ho altre due di

ricambio. Potrei percorrere con tutta sicurezza, venticinquemila

chilometri.

E poi guardate questi predellini. Vi sembrano ben larghi ma questi

nascondono dei segreti. Quando correremo sulle nevi sorreggeranno

meravigliosamente la nostra casa e le impediranno di affondare.

E guardate sotto che cosa nascondono: delle scatole d'acciaio che

contengono incudini, lime, utensili d'ogni genere, i pezzi di ricambio,

tutti bene avvolti e classificati.

Che cosa vorreste di più? Io sono convinto di poter raggiungere il Polo.

— Ed io più di voi, signor di Montcalm, — disse lo studente bocciato.

— E voi, Dik? —

Il meccanico lo guardò col suo unico occhio, poi disse:

— Io spero di farvi salire perfino sulle cime degli _ice-bergs_ con una

simile macchina, signore. Vi assicuro che faremo una bella corsa.

— Toccheremo la Groenlandia, signore? — chiese Walter.

— Sì, ma molto tardi, poichè io conto di passare a ponente dell'immensa

baia di Hudson, anche perchè mi hanno riferito, per caso, che il mio

rivale passerà invece lungo le rive di levante.

Risparmierà via, questo è certo, ma io preferisco marciare sulle

innumerevoli isole che l'Artico racchiude nel suo seno.

Quando avremo raggiunta la terra di Grant, potremo andare a trovare gli

esquimesi, se ne troveremo a tale latitudine.

Ora basta: avete veduto abbastanza, quindi possiamo andare a far

colazione.

Fra un boccone e l'altro discuteremo sulla via da tenersi, quantunque

ormai abbia preso il mio partito, per evitare qualsiasi possibile

incontro con _mister_ Torpon.

Una sfida al Polo · 第 20 / 75 题