LA SCRITTRICE PIÙ DISCUSSA DELL'ULTIMO VENTENNIO

La ristampa delle opere di Sibilla Aleramo merita un cenno

retrospettivo. Il successo del primo romanzo, edito nel 1906 e

tradotto rapidamente in sette lingue assunse carattere di grande

avvenimento letterario. Il gran numero dei giornali che ne parlarono

immediatamente, i critici che lo esaminarono, gli intellettuali dei

due sessi che lo discussero, provarono che il nuovo libro rivelava una

personalità artistica d'eccezione.

Lo pseudonimo oscuro divenne celebre in un breve volger di mesi.

Illustri giornalisti italiani e stranieri si recarono alla casa

dell'autrice di _Una Donna_ per intervistarla e la stampa dei due mondi

pubblicò avidamente notizie e illustrazioni della vita della novella

scrittrice. Una voce femminile, mai prima intesa, s'imponeva così, alla

coscienza dei lettori, commovendo profondamente con la sua eloquenza

tragica, la sua sincerità totale, la sua umanità potente.

Il romanzo successivo, apparso dopo parecchi anni, _Il Passaggio_,

non fu un successo minore, quantunque non potesse più avere il

fragore della rivelazione.

Il merito peculiare di questa opera è quello di perorare verità che

appassionano, senza mai mancare alle esigenze di un'arte pura. C'è

in essa una nobiltà rara di espressione, una audacia generosa di

confessione straziante dettata dalla più fremente delle sensibilità,

e che pure non vacilla mai e tende diritta ad una sua mèta d'interesse

umano, sprezzante qualsiasi interesse personale.

Dalle centinaia di articoli apparsi su quest'opera in tutti i grandi

paesi intellettuali stralciamo alcuni brani di singolare importanza.

=ARTURO GRAF= _per una lunga e profonda critica nella_ =Nuova

Antologia= _si può dire il più ampio illustratore del romanzo

«Una donna»_:

_Romanzo_, s'intitola il libro; ma, più che di romanzo, ha

carattere di giornale intimo, di un giornale a cui sia stata

data posteriormente la continuità e la pienezza che da prima

non ebbe, e come rifuso in un racconto, il quale procede per

una sua intima forza e cui non possono detrarre gran che alcune

incertezze e alcune deficienze. Noi sentiamo che esso scaturisce

dal profondo di un'anima. Di qui il suo principale interesse:

La donna che narra è tutta intesa in sè stessa, tutta assorta

nella meditazione del terribile problema di cui cerca con ansia

febbrile la soluzione. È per lei questione di vita o di morte.

La condizione è, per più rispetti, simile a quella dell'asceta

cristiano, febbricitante ed ansante nello sforzo ostinato di

salvarsi l'anima. Che sarà poi non sappiamo; ma, per ora, il

mondo esterno si direbbe che non esiste per questa donna, se non

quanto serve a darle più piena coscienza, a fornirle termini

di confronto e punti di appoggio. Ben poco di ozioso si può

notare in questo libro. I personaggi che si muovono intorno alla

protagonista sono vivi generalmente, e ben distinti, ma delineati

con brevi tocchi, come da chi voglia ricordarsi per uso

suo piuttosto che per rappresentare altrui. Dialogo quasi non

c'è. La scena dell'azione si vede appena. Le descrizioni sono

rapide brevi e in piccolissimo numero. Dice la donna tutta intesa

in sè stessa: «Tutto ciò che è succedersi di impressioni, vita

pulsante per eccitazioni esteriori, scintillio di immagini, eco

di suoni, non può venire da me risuscitato. Pure appaiono allo

sguardo una marina, un ciel di tramonto, un paesaggio alpino.

E appare Roma, cuore del mondo». «Pel cielo glorioso le nuvole

andavano, tutte avvolte dal sole, mutevoli e continue: le piazze,

le fontane, le case di pietra e le cupole e il fiume e le pinete

incise sull'orizzonte, e il deserto della campagna e i monti

lontani, tutto pareva seguire il lento viaggio delle nubi, e

com'esse appariva fluido ed eterno». «Lo sfavillio della massa

compatta di case, di torri, di alberi che mi si stendeva sotto

gli occhi era intenso, quasi insostenibile. In fondo, i monti

si staccavano turchini sul cielo, e lungo i declivi le macchie

candide dei castelli mandavano anch'esse barbagli. Fra i monti e

Roma la campagna, l'immensità». Chi ha potuto dir questo, potrà

dire molt'altro, volendo. Lo strumento non le manca di sicuro.

_Ed ecco, a distanza di dodici anni, alla pubblicazione del

«Passaggio» la fervida lode di_ =RENATO SIMONI= _nei_ =Libri del

Giorno= _di Milano_:

Pagine non facili: nè a scrivere nè a leggere. Bisogna scoprirne

il filo delicato; e allora dopo avere gustata quella energia

verbale che fa lucide e ferme le parole, dopo aver sentito

che quella energia tiene salda la bella prosa, come una pietra

augustamente incisa di vaste epigrafi, sopra un impeto tumultuoso

che vuole rovesciarla, scopriamo l'originalità del libro, ch'è

riassunta da queste parole: «Siamo nati.... per l'intimo accordo

con il mistero». Il dramma di questa Rina che è la protagonista

di _Il Passaggio_, è in questo bisogno di trovare le radici e le

norme dei fatti in leggi occulte, in comandamenti che vengono da

mondi profondi.

. . . . . . .

Libro di palpito, di angoscia, di ombra, di luce, ma soprattutto

libro di poesia: la storia di questa Rina è la storia di ogni

lirismo che vuole ascendere, liberarsi e divenire puro spirito;

e poi, in una ebbrezza di luce e di musica, dissolversi ed

annientarsi.

=FRANCESCO MERIANO= _nel_ =Giornale del Mattino=:

Chi pretende giustamente di trovare in ogni pagina scritta

a scopo letterario la traccia di un'esperienza personale, un

insegnamento od anche soltanto una testimonianza, può restar

soddisfatto da questo nuovo libro dell'Aleramo. Raramente

una donna ci ha parlato con più franchezza e intimità di sè

stessa, della sua vita, del suo modo di vedere e di stimare il

mondo. Il _Passaggio_ è interessante per l'originalità dello

stile e per l'umanità del soggetto: è un libro che bisognerà

ricordare ogni qual volta ci si troverà davanti una scrittrice,

perchè segna forse l'estremo limite a cui una donna possa

giungere senza offendere la sua femminilità, senza superare

i confini della sincerità e della poesia. Le ricerche formali

sono condotte a fondo, senza paura di cadere nel grottesco e

nell'incomprensibile; la collocazione sintattica delle parole,

l'interpunzione, la spezzatura dei periodi, sono originalissime.

Il discorso ha ora la continuata leggerezza d'un volo cromatico,

ora una statuaria solidità dovuta alla successione di pause

profondamente musicali: qualità da più secoli inconsuete ad una

donna, talchè più d'una volta vien fatto di chiedersi quale altra

poetessa si sia mai espressa con tanta grandezza.

La virtù della parola riesce quasi ad illuderci sul contenuto

attivo dell'opera: mentre, come è logico e naturale, l'esperienza

si riduce in fondo alla solita gamma di sensazioni fisiche, che

costituisce per esempio la trama lirica d'una Guglielminetti.

Fortunatamente qui l'essenza intima della femminilità è meno

turbata; si sente sì, nonostante le imperiose aspirazioni

pàniche, che l'animalità è triste come dopo l'amplesso, ma non

si avverte il senso di disgusto cagionato dalle artefiziose

capziosità della casistica erotica. La donna la quale s'accorge

che le cime delle sue dita hanno tuttora la freschezza dei petali

intatti è quella che dona sè stessa consolando e piangendo,

materna amante, quella che gode del piacere altrui, offerta della

terra.

=PIETRO PANCRAZI=, _nel_ =Resto del Carlino=:

. . . . Come a molte pagine di ricordo e rievocazione del

primo libro, è facile riconoscere la forza e l'autenticità

della commozione, così nell'affannoso esprimersi del secondo

è facile scoprire momenti nei quali la sensibilità

della scrittrice si mostra e rivela in forme d'affinamento e di

evidenza finora a lei insolite....

=ALFREDO PANZINI= _nella_ =Perseveranza= _di Milano_:

_Una donna_ ha il suggello di una vita vissuta. Dunque un romanzo

sperimentale di tipo zoliano? dunque un romanzo psicologico

alla Bourget? Nulla di codesto: un libro immediato; intessuto di

pensieri e di fatti, libero da reminiscenze letterarie. Quel non

so che di appiccicaticcio e di falso che forma la preparazione in

Italia allo scrivere di maniera, qui, manca affatto.

Quel non so di voluttuoso, di melato di sospiroso che

abbonda negli scritti letterari delle donne, qui non appare.

Evidentemente l'autrice ha troppe cose da dire, troppo

profondamente ella sente, troppo gravi cose ella dice, gravi

in sè, le quali non hanno bisogno delle esagerazioni e della

rettorica sentimentale.

Avviene anzi in questo libro qualche cosa di cui l'autrice

stessa forse non ha la conoscenza piena: di mano in mano che

la narrazione procede, la parola che da prima appare pavida,

titubante, si fa più sicura, il pensiero si rafforza nel

pensiero, si imbeve di vigore al contatto della realtà, si fa

turgido, caldo, potente, e allora balena ignudo, come spada; e

giunge di colpo a trovare quelle espressioni scultorie, rapide

e immediate, semplici, che fermano il lettore e sono il martirio

dell'artista.

=UGO OJETTI= _nel_ =Corriere della Sera= _ammira il valore

sociale del libro «Una Donna»_:

Una donna che in una casa cupa come una tomba, presso un marito

sospettoso, subdolo, meschino, padrona soltanto, sente soffocare

nella propria mente ogni nozione del suo diritto e nel cuore

ogni spontaneità, può per non morire, fuggire anche quando deve

lasciare lì un bambino, il quale senza lei, presso il padre,

in quella casa funebre, mancherà d'affetto e d'esempio e dovrà,

fatalmente, dimenticare e dubitare della madre lontana?

Sibilla Aleramo, nome nuovissimo nella nostra letteratura

femminile, dice di sì in un libro che ha un semplice titolo: _Una

donna_. E lo dice a testa alta, e certe pagine son così sincere e

dolorose che par di udire quella donna da Lei inventata parlare

con un fremito nella voce, con un ultimo dubbio negli occhi e

fissarvi con la speranza di trovarvi il vostro consenso, non la

vostra condanna.

. . . . . . .

Questo libro è sincero, è crudele, è modernissimo. Solo per la

difesa della propria mente e della propria individualità, nessuna

donna in nessun romanzo di vent'anni fa sarebbe fuggita. Oggi è

possibile e questo romanzo purtroppo è verosimile.

=ALFREDO GARGIULO= _nel_ =Giornale d'Italia=:

Nella «bibbia» del femminismo, al posto della «genesi» dovrebbero

stare due opere d'arte: _Casa di bambola_ di Ibsen, e il romanzo

_Una donna_ di Sibilla Aleramo, che ora è già tradotto nelle

principali lingue europee. Mai, come nelle protagoniste di

quelle due opere, si è visto rappresentare con tanta cruda forza

la tragedia di un'anima femminile, che chiede la chiarezza su

l'essere suo, e la ragione della propria vita. Il dramma e il

romanzo, presi insieme, valgono mille dissertazioni e teorie:

più di qualunque dimostrazione persuadono gli indifferenti e gli

scettici a domandarsi se esiste davvero un problema femminile. In

quanto donna, la scrittrice italiana potrebbe vantarsi di aver

fatto a vantaggio del suo sesso più di quanto abbiano fatto e

vadano facendo tutte le femministe del mondo prese insieme.

=MASSIMO BONTEMPELLI= _nel_ =Grido del Popolo= _di Torino_:

Ecco, anzitutto, un libro profondamente, compiutamente

sano. Concetto qualche volta frainteso è questo della sanità

letteraria. Certi libri gai e superficiali che dilettano con

presentare leggermente e serenamente la vita comune di ogni

giorno, si dicon sani, mentre con tanta naturalezza accettano le

infinite deficienze, le contraddizioni, le assurdità crudeli di

cui essa vita è tutta intessuta, che dovrebbero invece apparir

frutto di corruzione morbosa e profonda del tempo e

dell'animo nostro. Certi altri che toccan piaghe terribili, che

frugano dolorosamente fra gli aspetti e fra gli effetti di quelle

assurdità fondamentali, son quelli che io dico sani, perchè

ammettono e ispirano la fede in un possibile rimedio.

=LUIGI PIRANDELLO= _nella_ =Gazzetta del Popolo= _di Torino,

chiudendo un lungo articolo_:

Pochi romanzi moderni io ho letti che racchiudano come questo

un dramma così grave e profondo nella sua semplicità e lo

rappresentino con pari arte, in una forma così nobile e schietta,

con tanta misura e tanta potenza.

_Ed ecco alcune incisive frasi tolte da un profondo e vibrato

articolo che_ =CLEMENTE REBORA= _ha dedicato al «Passaggio»

nella_ =Illustrazione Italiana=:

Chi scruti limpido questa forza ribelle, e legislatrice insieme,

scorgerà un'inesausta difesa commossa di ciò che ci fa vivere....

. . . . _Il Passaggio_ crea allegorie . . . .

Opera di profonda bontà, di più fonda umanità: opera che,

come la vita, si potrà bestemmiare ma non dimenticare, il

_Passaggio_, tutto pervaso da un senso di schianto e d'attesa,

così annunziatore, così immolatore, in contrasto e in armonia coi

tempi: quasi un Apocalissi dell'amore, e anche un lungo grido di

richiamo, da Saffo a Santa Caterina a Chitra. . . .

=P. MATTEI-GENTILI= _nel_ =Corriere d'Italia= _di Roma a

proposito di «Una donna»_:

Ecco un romanzo di una donna e nel quale si disegna la figura

di una donna «nuova». È tra i pochi romanzi notevoli che ci è

accaduto di leggere da qualche tempo in qua; e già raccoglie

un insolito consenso di lodi della critica. Notevole come opera

d'arte e come opera di pensiero: come opera d'arte, mentre pure

l'autrice sembra protestare di non aver voluto fare che un'opera

di verità, e forse appunto per questo: come opera di pensiero;

perchè vi è rappresentata la profonda lotta di uno spirito

femminile, per affermare di fronte all'egoismo dell'uomo la

dignità sua e del sesso chiamato, con una frase che suona

incosciente brutalità, sesso debole.

. . . . . . .

Bel libro, per la potenza vivificatrice dell'arte schietta e

rude; libro che vi soggioga con la profondità dell'osservazione

psicologica e vi dà a pensare per la vivacità con la quale denuda

una tormentata anima di donna e per la violenza con cui affronta

i problemi del femminismo.

=VERNON LEE= _nel_ =Marzocco=:

Il libro della signora Aleramo non è una requisitoria contro

il vecchio matrimonio, contro la barbarie sociale; è un

grido doloroso, un gemito che echeggia in chi lo sente, è

un urlo direi, che giunge a noi soddisfatti, a noi felici, a

noi fortunati, come giungerebbe l'urlo di un assassinato, e

che dovrebbe farci riflettere, se le istituzioni che a noi,

fortunati, sono riuscite tollerabili o propizie son per questa

ragione innocenti e sacrosante; dovrebbe farci domandare se

noi non ci rendiamo complici del male ricusando di convenirne,

ricusando di pensare, di scuotere i nostri pregiudizi, di

guardare la verità in faccia, anche se quella verità ci toglie

le fedi più care al nostro essere, le bugie vitali (per servirmi

delle parole di Ibsen) più essenziali nella nostra vita.

=PAUL MARGUERITTE= _parlando di «Una donna» inizia la serie degli

entusiasmi da cui i libri dell'Aleramo furono accolti nei paesi

stranieri_:

Se questo libro fosse firmato da una francese, potete esser

sicuri che essa sarebbe celebre domani. Il destino delle glorie

straniere è più fantastico. Non v'ha dubbio però che il libro

della giovane donna che porta come una maschera l'armonioso

pseudonimo di Sibilla Aleramo, non colpisca fortemente molti

cuori.

Esso appartiene a quella forma di letteratura personale, si

potrebbe dire confessionale, che ci ha dato dei rari ma squisiti

capolavori, come _Dominique_ di Fromentin.

Queste opere sono le più delicate e le più difficili a

realizzare: esigono altrettanto tatto che padronanza. «L'io è

odioso» dice un proverbio; esse devono evitare questo rimprovero.

Ma quand'esse sono riuscite, come rendono il suono vibrante di

un'anima, quale essenza di verità, esalano! E quando un grande

sofferente del pensiero e della vita, come Gian Giacomo Rousseau,

si confessa a noi, non ci sembra di veder palpitare il cuore

stesso dell'umanità?

_Una donna_ ha questo di bellissimo, che è, secondo la parola

di Montaigne «un livre de bonne foi». Esso urla di sincerità. E

la semplicità e la naturalezza del racconto ci son garanti della

lealtà dello scrittore.

. . . . . . .

Per certi lati vi sono in questo libro delle pagine affatto nuove

che rassomigliano a nessun'altra: molte vite di donna, pertanto,

sono state analoghe a questa, migliaia di esistenze femminili

sono passate attraverso le stesse gioie e gli stessi dolori.

Ma ogni essere ha qualcosa d'unico in sè, un modo suo di sentire

e di tradurre. Di questa essenza propria, Sibilla Aleramo, ha

impregnato la sua straziante confessione.

Ciò basterebbe ad assicurare a questo romanzo «una place de

chevet» un angolo d'onore nello scaffale dei libri preferiti

dagli amatori di sensibilità rare. Ma questo romanzo

autobiografico si distingue per un insegnamento di significato

più grande. Esso ha il coraggio di mostrare il dilemma in cui

tante giovani donne moderne si dibattono e dal quale così poche

hanno il difficile eroismo d'uscire.

Questo dilemma Sibilla Aleramo l'ha esposto nella sua implacabile

crudeltà.

. . . . . . .

Sono rari i libri frementi di vita che hanno nel tempo stesso

la virtù degli atti. _Una donna_ è «uno di questi libri».

Ammiriamolo!

=DORA MELEGARI= _nel_ =Journal de Genève=:

Ce livre, dont la lecture devient par moments insupportable

tellement elle éveille d'impressions pénibles, et que pourtant

on ne peut quitter, qu'on lit avec fureur et tristesse, est à

la fois une étude poignante et un réquisitoire terrible contre

le mariage tel qu'il se conclut encore. Tandis que la pitié

pour cette âme aux abois étreint le coeur, on a la vision terne,

opprimante et vulgaire du milieu social où elle évolue, milieu où

la médiocrité et la corruption se mêlent honteusement.

=EDOUARD ROD= _nella_ =Revue Hebdomadaire=:

. . . . M.me Sibilla Aleramo, dont le premier livre, _Une femme_,

a eu la fortune très méritée de solliciter l'attention et de

soulever des discussions ardentes. C'est de fait un ouvrage

hors cadre, une «tranche de vie» plutôt qu'un roman soumis aux

usages de la narration. Il vaut par l'intensité du sentiment

qu'il exprime et des souffrances qu'il revèle, par une sincérité

presque terrible, par une sorte d'«éloquence intérieure» si l'on

peut dire, qui atteint souvent à la puissance sans jamais tomber

dans la rhétorique.

=CHARLES GÉNIAUX= _che la intervistò, scriveva nel_ =Paris

Journal=:

Sibilla Aleramo nous présente le type parfait, au physique et

au moral, de la nouvelle génération italienne. Décidée et un peu

garçonnière d'allure, elle rappellerait une Américaine; mais la

douceur de la voix, la grâce du sourire lumineux, la vivacité

et le feu de ses ripostes affirment en elle sa nationalité.

L'invasion des cosmopolites à Rome influe sur l'extérieur des

êtres et des choses, mais l'auteur d'_Une femme_ reste une Latine

passionnée pour la beauté et la vérité.

=RENÉE D'ULMÈS= _nel_ =Petit Parisien= _pubblicando un'intervista

con l'autrice di «Una donna» ricostruisce sull'armonia della sua

figura l'armonia della sua anima e dell'opera sua_:

Visage régulier, au teint blanc, au front un peu bombé, encadré

de souples cheveux blonds, noués en torsade sur la nuque, yeux

veloutés et noirs, aux longs cils, un peu recourbés, regard

enveloppé des ombres d'un passé douloureux, contrastant avec la

bouche si jeune, entr'ouverte sur de petites dents blanches.

Svelte, harmonieuse, en son très simple costume d'intérieur,

une longue blouse d'un bleu éteint, tombant en plis droits,

ouverte en carré, découvrant le cou rond et blanc, les jolis

bras. Et c'était une image bien des fois rencontrée dans les

musées, comme si, par exemple, la Sainte Cécile de Raphaël était

miraculeusement animée.

Mais au lieu de la sérénité de la sainte, M.me Sybilla Aleramo

gardait sur ses traits purs l'empreinte des rêves, des espoirs

et des désespoirs, et le teint pâle s'animait, et le beau regard

expressif décelait l'âme fière et vibrante à l'excès.

. . . . . . .

M.me Aleramo parlait peu d'elle-même; mais, dans ses jugements,

sur les livres, sur les œuvres d'art, elle révélait une

instruction solide, un esprit remarquablement compréhensif,

une âme haute, mûrie par la souffrance, et une sensibilité

délicieuse.

_Il_ =Mercure de France=:

On doit à M.me Sibilla Aleramo d'avoir su créer un type de femme

très complet, que la littérature italienne n'avait pas analysé,

avec une subtilité psychologique remarquable et très remarquée.

=CAMILLE MAUCLAIR= _nel_ =Petit Niçois= _dopo aver parlato di un

libro di Gérard d'Houville, tratta di «Una donna» con senso di

superiore ammirazione_:

L'autre livre est tout dissemblable. Je ne sais rien de son

auteur, si non que M.me Sibilla Aleramo est jeune et que son

livre, _Une femme_, a produit une grande émotion en Italie et

sert d'argument aux partisans du divorce, lequel n'est pas

encore admis par les lois de la Péninsule. J'ai lu ce livre

avec une émotion croissante et je voudrais que vous le lisiez,

car il me semble tout à fait admirable. Il est écrit en forme

d'autobiographie.

. . . . . . .

C'est un drame tout intérieur. Le livre est écrit fermement,

avec sobriété, avec un absolu dédain de tout agrément de style.

Tout son mérite littéraire est dans la justesse concise de

l'expression et dans la gradation des sentiments. Il est vrai

que ce sont les qualités essentielles et les plus difficiles

à acquérir. M.me Sibilla Aleramo ne se soucie pas d'être une

artiste. Elle s'inquiète de bien penser. Elle n'est pourtant

pas de tout «masculinisée» et c'est là le curieux. Elle écrit et

pense comme un homme, et pourtant on a l'impression qu'une femme

seule pouvait concevoir un pareil ouvrage.

. . . . . . .

Mais si vous voulez savoir comment les femmes qui pensent, les

femmes intensément femmes, souffrent et conçoivent l'iniquité

de leur destin social, prenez alors le livre de M.me Sibilla

Aleramo. Après avoir souri, vous contemplerez une âme haute, une

des plus nobles que la littérature sociale ait suscitées dans

l'Italie contemporaine.

=MAURICE MURET= _nel_ =Journal des Débats=:

Son livre est tout vibrant de passion, de conviction, de révolte.

Il respire un pessimisme qui rappelle parfois l'amertume de Jules

Vallès ou celle de M. Octave Mirbeau, parfois celle du Suédois

Auguste Strindberg. Au point de vue littéraire, _Une femme_ est

un roman de valeur, un début remarqué et marquant, un de ces

livres en un mot, qu'il y avait lieu de traduire....

_Da un lungo articolo della_ =Revue Mondiale=, _firmato_ =R. DE

NOLVA=, _e dedicato al «Passaggio»_:

Cette fois la confession revêt la forme d'un poème; aussi

accepte-t-on plus aisément la crudité, non pas des mots, mais

des faits. Depuis trop longtemps les hommes divulguaient sans se

louer leurs passades ou leurs amours. Une femme fait de même. Et

pour contrebalancer les louanges au corps féminin, rythmées par

les hommes, comme elle a lu Whitman, elle exalte lyriquement «le

corps parfait d'Adam, faisceau d'herbes odorantes».

_Nell_'=Opinion= _di Parigi, l'eminente critico_ =PAUL SOUDAY=

_fa un lusinghiero paragone della nostra scrittrice, dicendo fra

l'altro_:

On est un peu surpris de trouver, dans un roman italien, une

manière si ferme, si robuste, si sévère; et l'on aurait la même

impression, quelle que fut la nationalité de l'auteur, pourvu

qu'il fût du même sexe. Je ne sais pas si un cerveau féminin

capable de tant de sérieux a paru depuis M.me de Staël; et

cette gravité, cette pénétration cette haute intellectualité ne

nuisent nullement à l'aisance, à la limpidité, à l'agrément de la

narration.

=ROBERTO LYND= _nel_ =Daily News=:

È un bello e coraggioso volume che in conclusione è in certo modo

come _Casa di bambola_ quantunque dal punto di vista artistico

non sia affatto simile. . . . . . . . .

Forse _Una donna_ differisce da molti dei libri della sua specie,

poichè ha per eroina una donna che ha della filosofia nel sangue

e che finisce per conquistarci, non tanto per la forza dei suoi

istinti primitivi quanto per le sue teorie. Nora, in _Casa di

bambola_, comunque esponga molte teorie nell'ultimo atto, non è

una teorica per natura. L'eroina del romanzo, invece, si occupa

di movimento femminista e ciò che essa fa lo fa per la ragionata

credenza che il dovere della donna verso la natura umana è

più grande del suo dovere verso il fanciullo. Non è verso un

amante che essa corre alla conclusione del romanzo, ma verso il

suo credo. I lettori che avrebbero chiamata questa conclusione

immorale, la chiameranno ora inumana.

_Numerosi ed entusiastici proseguono i giudizi della stampa

inglese e americana_:

_La_ =Westminster Gazette= (Westminster, 28 novembre 1908):

_Una donna_ non solamente ha prodotto una grande sensazione in

Italia ma ha quasi avuto altrettanto successo in tutte le lingue

europee in cui è stato tradotto. È un ottimo, serio contributo

alla letteratura dell'Italia moderna che non è impastoiata

dalle tradizioni e dalle formalità relative allo stile, e merita

un'attenta lettura.... lo stile è terso ed eccezionalmente chiaro

e semplice, eccellente è la traduzione inglese.

_E dopo aver esaminato i singolari aspetti del romanzo conclude

col porre in rilievo la grande importanza del libro, scrivendo_:

_Una donna_ non è un vero romanzo, ma il racconto

particolareggiato ed anche la soluzione di un problema. Se

nondimeno la signora Aleramo avesse ideato i suoi caratteri

con maggiore elaborazione, avesse dato loro una personalità più

vigorosa, colorita più grottescamente, come i tipi del romanzo

russo, qualche pagina del suo libro non sarebbe stata

attraente. Personalmente avrei corso questo rischio per far

sentire che l'autore ha un senso vitale così del carattere dei

suoi connazionali come dei loro problemi.

=The Dundee Advertiser= (11 novembre 1908):

_Una donna._ Un romanzo italiano di una donna italiana altamente

dotata, Sibilla Aleramo. È stato mirabilmente tradotto in

inglese da Maria H. Lansdale e fa una terribile rivelazione del

fallimento della vita coniugale.... Il diritto è affermato con

stupendo realismo e non comune vigoria.

_Il_ =Southport Guardian= (Southport, 19 dic. 1908):

Grazie a questa traduzione della signora Lansdale, i lettori

inglesi sono ora posti allo stesso livello di quelli francesi,

tedeschi, russi, spagnoli e svevi ed hanno la buona occasione di

leggere il romanzo _Una donna_ il quale, quando comparve suscitò

così veementi discussioni in Italia....

Tutto il libro è tessuto da una forte ed essenzialmente franca

e coraggiosa difesa della libertà della donna, e la eccellenza

della traduzione ci ha riserbato quelle qualità di eloquenza e

di soggettiva invocazione che fanno del libro un vero documento

umano.

=HELEN ZIMMERN= _nel_ =Corriere della Sera= _in un'intervista

con l'illustre scrittrice svedese_ =ELLEN KEY= _ne riporta il

giudizio sull'Aleramo_:

Molto caratteristiche e istruttive sono state per me le

accalorate discussioni suscitate da _Una donna_ di Sibilla

Aleramo, e se i giudizi le sono spesso stati sfavorevoli, c'è

stato pure un indizio di progresso nell'interessamento delle

italiane per simili problemi.

_Una donna_ io credo che faccia per l'Italia quello che fece la

_Casa di bambola_ di Ibsen per la Scandinavia; cioè riveli alle

donne che esse hanno dei doveri verso sè stesse.

_Il_ =Literary Supplement= _del_ =Times= _(del 5 febbraio 1920),

dedica una colonna molto simpatica al «Passaggio». Curioso

l'esordio nel quale si afferma che i romanzi italiani somigliano

tanto ai romanzi inglesi quanto i vigneti piantati sui declivi

del Vesuvio dell'Etna rassomigliano ad un frutteto del Kent_.

_Nella_ =Neue Freie Presse= _di Vienna l'illustre poeta e

critico_ =STEFAN ZWEIG= _dice fra l'altro_:

Anche la donna in Italia è diventata viva, non è più l'ignava,

l'ingannevole, la frivola di una volta, la ignorante, sprezzata

schiava dell'uomo e dell'amore; il movimento femminile ha trovato

qui presto il suo seguito.

La prima scrittrice a me nota, nelle opere della quale le

moderne idee di indipendenza della donna hanno trovato una forte

espressione è Sibilla Aleramo col suo romanzo _Una donna_, che

suscitò un anno fa generale sensazione in Italia e che già anche

in Francia desta vivo interesse.

È la storia di una donna che coraggiosamente e decisamente si

apparta nell'isolamento da un matrimonio forzato, infelice. E il

grande, il nuovo, il bello di questo libro è l'assoluta rinuncia

ad ogni trastullaggine, ad ogni civetteria amorosa ed erotica.

È uno studio di finissima psicologia femminile, tenero e delicato

in tutti i dettagli, spietato ma non mai volgare nello scoprire

le cose più segrete: ma nell'intimo talvolta molle e delicato,

infantilmente timido e vergognoso, una confessione senza la

coscienza cattiva e senza implorare grazia e approvazione.

Delicato, con trapassi appena avvertiti, il passaggio qui

espresso dalla fanciullezza all'adolescenza e dall'adolescenza

alla maternità: e tutto questo come presentimento di una nuova

realtà, della propria vita e propri scopi, non più per volere

dei genitori e non dell'uomo, e non del bambino, ma di sè stessa,

una tardiva coscienza di sè ma che è più amore per tutti che non

amore per sè stessa.

_Il_ =Frankischer Kurier= _di Norimberga diceva_:

Sibilla Aleramo scrive in modo chiaro, senza alcuna esagerazione

ed appunto in questa forma piana pare consista il grande segreto

del suo successo.

Essa accenna occasionalmente alla sua indignazione per il

fatto che tanti mediocri libri scritti da donne piovono nella

redazione in cui essa lavorava una volta a Roma e si domanda:

«Perchè non vogliono capire tutte queste 'Intellettuali' che la

donna può giustificare la sua cooperazione nel campo già mietuto

della Letteratura e dell'Arte solo con opere tali che portino

un'impronta propria?».

=SEM BENELLI= _trattando sul_ =Giornale d'Italia= _del

sonnambulismo e di una celebre sonnambula prendeva occasione

per ricordare la straordinaria azione che nel campo femminista

esercitò il primo libro della nostra scrittrice_:

Alle donne ben pensanti, alle donne vere, spetta la redenzione

delle altre. Per ora le sonnambule fanno affari d'oro.

Ho visto di recente un gran numero di scrittrici inveire quasi

contro l'autrice di un romanzo ardito, ma fiero: _Una donna_ di

Sibilla Aleramo.

Che cosa penserà questa Sibilla (giacchè si chiama _Sibilla_)

di Ortensia e delle sue ingenue donatrici? Non troverà ella in

questo fatto una ragione per opporre, a tanta leggerezza, la sua

fierezza inesorabile?...

_Infine, ricordiamo l'alto appellativo di_ =GABRIELE D'ANNUNZIO=

_che chiamò Sibilla Aleramo: «l'attenta sorella»_.

«_Una donna_» fu tradotta:

In francese, da PIERRE-PAUL PLAN, editore Calmann Lévy, Parigi, 1908.

In inglese, da MARY LANSDALE, editore Putnam's Sons, New-York-London,

1909.

In tedesco, con prefazione di GEORG BRANDES, editore Marcquardt,

Berlino, 1909.

In spagnolo, editore Sempere, Barcellona, 1908.

In svedese, nella rivista _Mitt Hem_.

In russo, nella rivista _Obrasovanie_.

In polacco, nella rivista _Pravda_.

Del «_Passaggio_» si pubblicherà prossimamente la traduzione francese.

Momenti: Liriche · 第 49 / 51 题