NOTIFICAZIONE

«_A bordo il_ Fulminante, 29 _giugno_ 1799

«Orazio lord Nelson, ammiraglio della flotta britannica nella rada

di Napoli, dà notizia a tutti coloro che hanno servito da ufficiali

nel militare e nelle cariche civili l’infame sedicente Repubblica

Napoletana, che se si trovano nel circuito della città di Napoli,

debbano in termine di 24 ore presentarsi ai comandanti del castello

Nuovo e del castel dell’Uovo, fidandosi alla clemenza di S. M.

Siciliana, e se si trovano nelle vicinanze di detta città fino alla

distanza di cinque miglia, debbano egualmente presentarsi ai detti

comandanti, ma in termine di 48 ore; altrimenti saranno considerati

dal suddetto ammiraglio lord Nelson come ribelli e nemici della

prefata M. S. Siciliana.»

Non potrei render conto dell’effetto che produssero in città gli atti

di lord Nelson, perchè noi dimorammo nella rada, e nessuno di noi mise

piede a terra dal 24 giugno, in cui arrivammo sino all’8 di agosto in

cui partimmo.

Il re aveva ricevuto al 2 di luglio a Palermo le lettere di Nelson e

Hamilton, scritte al 29 giugno, dopo l’esecuzione di Caracciolo; si

rammenterà il lettore che, nella sua lettera, sir William supplicava

il re di venire al più presto; egli si decise di venire a Napoli o

piuttosto nella baia di Napoli, e partì il 9 di luglio non già sul

_Seahorse_ che gli aveva mandato Nelson, ma sulla fregata napolitana

la _Sirena_: senza dubbio egli temeva di alienarsi completamente

la marina, già oltraggiata per la preferenza che egli aveva dato

a Nelson sopra Caracciolo, e attristata dal processo e dalla morte

dell’ammiraglio.

Quanto fu cattiva la prima traversata fu altrettanto eccellente la

seconda.

Un bastimento leggiero spedito da Nelson era ritornato al 6, e gli

aveva annunziato che il re era in cammino e arriverebbe probabilmente

al 7 od all’8.

Nelson risolse di affrettare l’assedio di castel S. Elmo, perchè il re

Ferdinando vedesse la sua bandiera su tutti i forti.

Il castel S. Elmo non era difficile a prendersi, colle disposizioni che

avea il suo comandante.

Al 3 luglio, vedendo incominciare contro di lui le disposizioni

d’attacco, e credendo che il cardinale fosse sempre l’alleato

degl’Inglesi, o piuttosto il generale che dirigeva l’operazione, gli

aveva mandato un messaggiero per dirgli che la guarnigione francese era

disposta a capitolare, prima che il castello fosse battuto in breccia,

colla condizione che gli desse un milione, e accompagnava questa

proposta colla minaccia di bombardare Napoli, se il milione non fosse

pagato entro quarantott’ore.

Il cardinale fece rispondere al colonnello Mejean che la guerra si

faceva col ferro e non coll’oro, che in tutti i paesi civilizzati

le leggi di guerra vietano di tirare sulle case poste in luoghi, da

cui non venivano nè gli attacchi nè le offese, e che le batterie che

si dirigerebbero contro di lui verrebbero probabilmente dalla parte

opposta della città; e che per conseguenza doveva dirigere anch’egli

il suo fuoco non già verso la città, ma verso la parte opposta; e

aggiungeva che se una sola bomba fosse tirata dal castello su di un

punto dal quale non fosse insultato, il colonnello Mejean risponderebbe

del male che farebbe colla sua testa, e con quella dei Francesi, che

erano sotto i suoi ordini.

Troubridge, molto speditivo in materia di guerra, aveva proposto di

minare il castello, di trasportarvi un centinaio di barili di polvere,

e di far saltare i Francesi e gli ostaggi che erano con essi.

Il cardinale, quantunque ritirato dalla coalizione, avendo avuto

cognizione del progetto proposto da Troubridge, protestò come di cosa

contraria alle leggi di guerra, e fu abbandonato.

Al primo di luglio Troubridge sbarcò con mille e cinquecento Inglesi,

vi unì cinquecento Russi e cominciò immediatamente i lavori di assedio,

assecondato dal capitano Ball; ma al quarto giorno Ball fu mandato a

Malta a sostituire il capitano Hallowell.

Nella notte dall’8 al 9, il re arrivò a Procida, e aveva con sè il

generale Acton ed il principe di Castelcicala.

Rimase tutta la giornata del 9 a Procida, per assicurarsi senza dubbio

che il giudice Speciale vi facesse bene il suo dovere; in fine al 10

arrivò a bordo del _Fulminante_, ove la sua presenza fu salutata da 21

colpi di cannone.

Si era già sparsa per Napoli la notizia che il re era a Procida; le

salve tirate dal _Fulminante_, e la bandiera reale issata all’albero

maestro annunziarono la sua presenza a bordo del vascello ammiraglio.

La popolazione accorse subito a S. Lucia, al Molo, alla Marinella,

ed una quantità immensa di barche adorne di bandiere, al suono di

strumenti musicali, uscì dal porto e si diresse verso la squadra

inglese per felicitare il re del suo ritorno.

Appena il re fu a bordo del _Fulminante_, chiese un cannocchiale, salì

sul cassero e si mise a guardare verso S. Elmo; nello stesso momento

volle il caso che una palla russa spezzasse l’asta della bandiera

francese e la gettasse a terra; il re superstiziosissimo, esclamò:

«Buon presagio, caro Nelson! buon presagio!» Difatti, come se il

colonnello Mejeau si fosse inteso con Troubridge per fare una sorpresa

al re, la bandiera che succedette alla bandiera tricolore fu la

bandiera bianca, detta altrimenti parlamentare.

Questa bandiera, che sembrava di avere aspettato l’arrivo del re per

ispiegarsi, produsse un grande effetto; la folla diede in applausi, e

al cannone del _Fulminante_ risposero i cannoni di tutta la flotta.

Il cardinale aveva del resto ricevuto il giorno antecedente, cioè al 9,

un viglietto del re in data di Procida e concepito in questi termini:

«Procida, 9 luglio 1799.»

«Eminentissimo mio. Vi mando molti esemplari di una lettera che ho

fatta per i miei popoli; fatela immediatamente nota a’ medesimi, e

riscontratemi dell’esecuzione. Dal Simonetti col quale lungamente

ho parlato questa mattina, avrete inteso le mie determinazioni

relativamente agli impiegati del Foro.

«Il Signore vi conservi, come ve lo desidera il vostro

affezionatissimo

«FERDINANDO B.»

Quando il cardinale conobbe dalle salve del bastimento che il re era

a bordo del _Fulminante_, s’imbarcò e venne a bordo del bastimento

di Nelson, ove non era più ritornato dal giorno della rottura del

trattato; i prigionieri delle feluche, vedendolo passare, compresero

di avere in lui un difensore, e ripresero qualche speranza, perchè

sapevano ch’egli veniva a piatire la loro causa.

Difatti, appena il cardinale incontrò il re, cominciò la questione

dei trattati e disse altamente al re, che quella rottura sarebbe uno

scandalo pubblico, che risuonerebbe in tutte le corti d’Europa. Il re

rispose che prima di decidersi voleva sentire Nelson e sir William.

Li fece chiamare, e allora si rinnovò la prima discussione. Sir

William sosteneva la teoria diplomatica che il sovrano non deve

transigere con sudditi ribelli, dichiarando che, essendo tali, il

trattato doveva essere annullato; Nelson manifestò un odio implacabile

contro i rivoluzionarii francesi; diceva che bisognava sbarbicare

le radici del male, per impedire nuove e inattese sventure, che

i repubblicani ostinati ed incapaci di pentimento commetterebbero

nell’avvenire eccessi ancor più terribili, e che intanto l’esempio

della loro impunità servirebbe d’incoraggiamento a tutti gli altri

malintenzionati. Il cardinale era stato fermo sul principio che, fatta

una capitolazione, doveva essere osservata, ma le sue istanze non

prevalsero contro gli argomenti di Nelson e di sir William, che si

accordavano coi segreti sentimenti del re.

Furono trattenuti i prigionieri, i quali, vedendo il cardinale che

partiva colla testa bassa e colla fronte corrugata, compresero che

tutto era finito per essi.

Ritornando al suo quartier generale, il cardinale inviò una seconda

volta la sua dimissione.

Memorie di Emma Lyonna, vol. 8/8 · 第 7 / 25 题